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racconti di poche parole - 48 - Anna Lo Giudice

Anna rimase vedova giovane e morì prima d’invecchiare, di asma. Contrasse la malattia una mattina di novembre. Erano trascorsi dieci anni dalla morte di Giuseppe, il marito della gioventù, e i familiari tutti erano al cimitero per assistere all’esumazione della salma. Lei no, non era voluta andare, non voleva vedere. Così, stava affacciata alla terrazza pergolata della casa all’Eremo, la collina puntuta che domina Reggio Calabria e il cimitero, distante dalla casa un tiro di fucile. Nel momento in cui aprirono la cassa lei vide “comu na fumata” salire al cielo. Giuseppe era morto per le tante ferite della Grande Guerra, per cominciare a seguirlo ad Anna bastò una ferita sola, lunga “quantu nu tiru di dubotti”. Soltanto io sapevo farla ridere. Me la ricordo ancora, gli occhi buoni e appiccicosi come le more dei suoi gelsi, sorride ansimando e pregando “Non mi fari rririri, peppinuzzu, non mi fari rririri”, nonna Anna.

Fulmini

Pubblicato il 21/2/2008 alle 6.29 nella rubrica racconti di poche parole.

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