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descrizioni di descrizioni 35 - Essere se stesso e diventare un altro

Secondo Emanuele Severino filosofo, essere e diventare, essere se stesso e diventare un altro, è l’illusione costitutiva, il peccato originale dell’Occidente. L’ha scritto nell’ultimo mezzo secolo di libri, ora lo dice in Identità della follia, Rizzoli, 2007 (trascrizione della prima parte delle sue ‘lezioni veneziane’ – curata dai suoi devoti allievi).
Ammiro l’ambizione del suo progetto (in un mondo di modesti filosofi) e la ‘ben rotonda’ sua filologia (in un mondo di superbi chiacchieroni). Eppure dissento.
Severino sostiene che un essere umano non può che essere se stesso, e mai diventare un altro. Io ritengo invece che un essere umano per essere se stesso deve diventare continuamente un altro. E lo dimostro così: nessuno può ripetersi (replicarsi, raddoppiarsi, restare identico nello spazio e nel tempo), e ognuno è condannato (o graziato - dipende dai punti di vista), nel flusso della vita che lo muove da dentro (nel progetto genetico)  e intorno (per le vie del mondo universo) a essere se stesso diventando incessantemente un altro.
Dunque, non “essere-e-essere” (Severino), e nemmeno “essere-o-non essere”  (Amleto), bensì “essere-e-non essere”: questo è il problema, e questa è la soluzione. Che ognuno cerca e trova a modo proprio. Voi, tu, e tu, non so. Io ci provo vivendo-e-scrivendo: scrivo opere e le opere riscrivono me.

Pubblicato il 21/7/2007 alle 6.53 nella rubrica descrizioni di descrizioni.

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