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racconti di poche parole 28 - Il merlo del cortile

(Con preghiera di lettura serale ai bambini e alle bambine)
C'era una volta, ma forse c'è ancora, un merlo di città. Sai, quell’uccello più grande di un passero e più piccolo di un piccione, con le penne nere come la tristezza e il becco arancione come la gioia. Maschio o femmina? - ti stai chiedendo tu / col naso all'insù? Maschio, certo che maschio: il merlo femmina ha le penne color marroncino come l’autunno e il becco grigio come l’inverno.
Che dicevo? Ah sì, un merlo di città. Nessuno sapeva dove avesse il nido, ma ogni mattina aprivi la finestra e stava lì ad aspettarti, appollaiato sul rampicante della signora di fronte. Sai, quella che intravedi un momento, e non la vedi più per tutto il giorno. Appollaiato, stava il merlo, gonfio e morbido e con le zampe rintanate al calduccio sotto il morbido. Non faceva nient’altro?
Guardava. Gli piaceva guardare le persone che spalancavano le finestre, la mattina. Aspettava lì buono buono fino a che tutte, ma proprio tutte le persone che avevano le finestre sul cortile, le avessero aperte tutte, e avessero bevuto con gli occhi il primo sorso della luce del giorno. Ogni mattina, sai? ogni mattina, ed era sempre pieno di gioia, e sempre pieno di tristezza. Gioia e tristezza insieme? Proprio così.
Il merlo di città era triste e gioioso perché viveva in simbiosi con tutte le persone: era triste per le persone che non si affacciavano più, era gioioso per le persone che facevano capolino. E accogliendo i mattinieri e aspettando i ritardatari,  si gonfiava, sempre di più, di gioia per gli uni e di tristezza per gli altri. Tu a volte ti senti triste e altre volte provi gioia, vero? Lui era sempre triste e sempre gioioso. Infatti aveva le penne nere come la tristezza e il becco arancione come la gioia.
Aveva? Ma come? ti stai chiedendo tu / c'era una volta e adesso non c'è più? Aspetta un po'... Mi alzo dalla scrivania, vado alla finestra che è ancora serrata, la spalanco, bevo con gli occhi un sorso di luce del nuovo giorno ed ecco, appollaiato sul rampicante della signora di fronte, gonfio che sta per scoppiare, chi ti trovo? Il merlo! Mi guarda bene mettendo la testa di profilo, si guarda intorno. Anche io mi guardo intorno. Tutte le finestre sono aperte ormai, quelle che si aprono. Sento il suo fischio gioioso, mi volto, dov’è? Ci vediamo domani.

(fotografie 179 - Roma, un merlo maschio nel Parco di Colle Oppio, 13 marzo 2007)

Pubblicato il 4/4/2007 alle 7.1 nella rubrica racconti di poche parole.

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