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PROVE DI DISCUSSIONE 1 - Il terrorismo all'italiana

Nell'occasione del cinquantanovesimo compleanno del suo Direttore, la redazione al completo del blog-rivista, consideratata la sua passione per la discussione (vedi post del 3 febbraio 2007 - Un mondo di chiacchiere) dà vita ad una nuova rubrica mensile intitolata PROVE DI DISCUSSIONE. Questo post d'apertura durerà più giorni - e più notti, per dare il tempo e il modo necessari e sufficienti ad una discussione meditata e vivace, che ci infiammi e ci trasformi tutti insomma (almeno un po', altrimenti a che serve una discussione?)

fotografie 156 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine ovest)
“Voglia di morte” e “Rimandiamoli a scuola”, una tremenda idea e una modesta proposta mi vengono in mente leggendo questo libro-documentario: “Il libro nero delle Brigate Rosse”, Newton Compton 2007.

fotografie 157 - Roma, 6 marzo 2006, Quartiere di Centocelle (confine nord)
“Voglia di morte”: questi uomini e queste donne delle Brigate Rosse sono stati e sono evidentemente divorati non da “un desiderio feroce di cambiare il mondo” – come scrive Pino Casamassima autore del librone bianco e nero, bensì da una “triste voglia di morte”, morte data agli altri - morte cercata per se stessi, “correndo a fari spenti nella notte”.

fotografie 158 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine sud)
“Rimandiamoli a scuola”: questi e queste che hanno scritto il documento-manifesto ritrovato il 12 febbraio di quest’anno nel corso del loro arresto, non bisogna restringerli in prigione, no, bisogna rimandarli a scuola. Sì. Esaminate il suo contenuto e osservate la sua forma, e vi renderete atrocemente conto che non sanno ancora leggere (il mondo) e scrivere (un testo).

fotografie 159 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine est)
“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” – ha lasciato detto Antonio Gramsci. Ma che ne sanno costoro di Gramsci, e di Marx, del mondo grande e terribile, e del tempo di ferro e di fuoco? Costoro, per usare il sarcasmo appassionato praticato e predicato dal profugo di Treviri e dal prigioniero di Ales, “non sanno quando stiamo andando”.

Pubblicato il 12/3/2007 alle 7.41 nella rubrica PROVE DI DISCUSSIONE.

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