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fratelli alberi 7 - Il limone

L’albero che chiamiamo ‘limone’ vive da queste parti dal medioevo - portato dagli arabi, o forse prima – alcuni lo intravedono negli affreschi di Pompei. Non so voi, io non so vivere senza il limone, coi suoi decisi colori: verde e giallo e bianco e viola, e il suo profumo complesso: mare-vento-campagna-donna. Un tempo avevo un limoneto sulle coste ioniche, nelle notti di luna infilavo nella mia tasca di ragazzo un po’ di sale fino, uscivo alla campagna, aprivo il coltellino che tenevo sempre con me, sceglievo il più fragrante dei frutti di polpa rosata, lo facevo a fette - con tutta la buccia spiritosa s’intende, un pizzico di sale, e lo mangiavo come un orso mangia un salmone. Anche in insalata di sale e olio e aceto, mangiavo-bevevo i miei limoni, o frammisti ad arance colorate di sole di sangue di more. Anni dopo, grazie ai ciprioti e alle cipriote, ho imparato a farne spremute aggiunte di un pizzico di sale, sì, sempre sale, non zucchero – quello è per le signorine e i siciliani. Una bevanda straordinariamente rinfrescante e dissetante. Adesso quando mi capita di vederlo – viaggiando lungo l’Italia occidentale, a Roma è confinato in periferia -


(foto di repertorio)

l’albero fratello, è un’epifania straziante la sua comparsa e fuga nello specchietto retrovisore o nel finestrino eurostar. Che altro? Ah, la potatura. Fatela a cupola, a spalliera, a rosa spampanata, come più v’aggrada. Ma dopo l’inverno non dimenticate di eliminare i rami secchi.

Pubblicato il 8/2/2007 alle 6.20 nella rubrica fratelli alberi.

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