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Ho rivisto ‘Ceiling zero’, un film diretto da Howard Hawks nel 1936, e mi sono divertito fino alle lacrime. Cosa mi ha portato agli estremi di questo piccolo film del grande Hawks? Il ritmo. (Nell’arte audiovisiva “ritmo” vuol dire “successione articolata nel tempo di rumori, parole, musiche, ambienti, situazioni, movimenti di attori e di cineprese, di piani di ripresa, di durate di inquadrature...). Se immaginiamo – semplificando – il film diviso in quattro movimenti, il primo ha un ritmo veloce, incalzante, serrato. Il secondo inizia a zoppicare, e si spezza. Il terzo è lento, trascinato, disperato. Il quarto torna a correre, allegro solo perché in vista del traguardo. Questi ritmi filmici corrispondono perfettamente ai suoi contenuti drammatici (no, non ve la rivelo la trama di quest’opera: procuratevela e poi mi saprete dire - il titolo italiano del film è ‘Brume’). Il ritmo mi diverte, “la compiuta astrazione del contenuto”- scriveva Sergej M. Ejzenštejn.

Pubblicato il 23/11/2006 alle 7.32 nella rubrica descrizioni di descrizioni.

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