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La robinia è un albero a crescita veloce, provvisto di un apparato radicale molto sviluppato - eccellente per rafforzare i terreni franosi e recuperare quelli degradati, produce fiori profumati a grappoli bianchi dai quali le api ricavano un gran miele, ha un legno ottimo combustibile e molto duraturo - è il legno europeo più resistente in ambiente esterno: adattissimo per lavori di falegnameria pesante, paleria, mobili da esterno e parquet, è tutto azotofissatore - insomma migliora la fertilità del terreno, e la sua corteccia è molto apprezzata dai conigli selvatici. E’ capace di ogni bene dunque. Da giovane. Da vecchia è buona solo a lamentarsi, come certe persone – giovani o vecchie che siano. Ieri, all’alba, ero a Roma e traversavo un piazzale Appio finalmente vuoto e silenzioso, quand’ecco che rasentando la robinia cadente tra le Mura e la Coin la sento farfugliare così: “Perdo le foglie, ma non è autunno fuori. Non vedo cadere foglie dalle altre robinie dintorno, se sono robinie quelle che vedo. O forse… (Là, un uccello?) Divento sempre più insicura della mia vista, man mano che perdo le foglie. (Ecco, un’altra si è lasciata andare?) Noi robinie vediamo con le foglie. Ogni autunno le perdiamo – di giorno una ad una, di sera in coppia, a scrosci se piove, a stormi quando tira vento – finché, senza occhi, ci addormentiamo. (Era un’ombra?) È primavera fuori, e dove sono i miei grappoli gonfi di fiori bianchi?… A pensarci bene, se fossero violetti, nel rosa non li distinguerei: ero robinia e sono glicine? (Qualcosa si sfianca, si stacca… Da dove?) Dentro è notte, e non ho sonno… è notte fuori?”

Pubblicato il 12/11/2006 alle 8.21 nella rubrica fratelli alberi.

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