Blog: http://fulmini.ilcannocchiale.it

L’ippocastano è un albero rustico e nobile dal portamento imponente, e dalla chioma espansa, che tende a configurarsi come la cupola di San Pietro realizzata da Giacomo Della Porta e può raggiungere – se non è inquinato, o segato prima del tempo suo - l’altezza di un edificio di dieci piani. E’ migrato a noi da Costantinopoli-Bisanzio-Istànbul negli anni in cui moriva Tiziano e nasceva Caravaggio, arricchendo la flora, le città, il miele occidentale. In primavera è decorato da fiori ermafroditi riuniti a formare infiorescenze a racemo – grappoli insomma, ma non a mammella in giù come le viti bensì a testa in su come la spirale di Sant’Ivo alla Sapienza costruita da Francesco Borromini. I suoi frutti – maturi in autunno, vale a dire in questi giorni – a prima vista paiono castagne ma a osservarle meglio si rivelano più sferiche e birorzolute e, tenuti nella tasca da un ragazzo o guardati nella borsetta di una donna o stipati nello zaino di un uomo, sembrano preservare dal raffreddore, curare artrite e reumatismi, trasmettere tranquillità. I terapisti dell’antichità consigliavano perciò di abbracciare regolarmente alberi di ippocastano. Fatelo a prescindere, amico e amica telematici: fa bene abbracciare, bene fa essere abbracciati.

Pubblicato il 20/10/2006 alle 5.38 nella rubrica fratelli alberi.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web