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7 novembre 2007
(Diario della Sera - 78) fotografie 328 - Roma, scalinata di Piazza Iside - quartiere Monti, 7 novembre 2007
arte
7 novembre 2007
I NOSTRI INVIATI - 42 - Valerio Magistro, Semilunare, 2007

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letteratura
7 novembre 2007
AGATHOTOPIA - 7 - Una scatola con dei motivi allegri.
Era una statuetta di gesso smaltato, piuttosto brutta. Non si capiva neppure bene che cosa volesse raffigurare, di certo un ragazzo vestito in modo dimesso, certo un povero. L'aveva comprata Greta, sicuramente in un mercatino itinerante, doveva averla trovata in mezzo ad altre tutte uguali.

L'aveva messa, tra il disappunto degli altri componenti della famiglia, su un bel mobiletto in mezzo ad altre statuine più belle, certo di valore. Non avevano torto, era proprio brutto e in mezzo alle altre si notava ancora di più. Si sentiva imbarazzato, lui ammesso tra quelle statuine di porcellana finissima che sembravano snobbarlo, imbarazzato come l'operaio di Pasolini ammesso tra gli affreschi di Piero a Arezzo. Loro erano sicuramente ricche, tutte avevano qualcosa in mano, lui non aveva niente.

Le spolveravano con delicatezza, certo pulivano anche lui, ma in modo diverso, con fastidio per non dispiacere a Greta, lo rimettevano sul mobile in modo quasi violento, forse nella speranza che si rompesse. Riuscirono solo a lasciare dei segni sul legno e questo aumentò la loro ostilità verso di lui. L'artigiano che l'aveva modellato non era un artista ma gli aveva dato robustezza e poi Greta lo voleva, a volte lo puliva lei con cura, allora pensava che forse non era così brutto. Una mattina quando lei, dopo averlo spolverato, lo aveva rimesso in mezzo agli altri aveva notato di essere il più alto. Si sentiva importante, dalla finestra entrava il sole, lui amava la luce, era stato fortunato. Forse chi fra gli altri mostrava, a parte Greta, più affetto per lui era proprio chi desiderava che sparisse, ma lo accettava proprio per Greta. Per loro lui era sempre così presente e così diverso e quindi così lontano. Fecero di tutto per accettarlo, provarono persino ad amarlo, a pensare che avesse una utilità, e fu proprio per questo che si sentì umiliato, non lo avrebbero mai fatto per altri, gli altri sarebbero stati i benvenuti.

Era prevedibile che sarebbe successo: una mattina Greta lo mise sul mobile di fronte, subito non capì poi lei lo mise con freddezza in una scatola bianca disegnata con dei motivi allegri, che poteva dire? Al suo posto era stata messa una statuetta degna delle altre, un giovane ben vestito dall'aspetto allegro e gentile. Era comunque una bella scatola, lui poteva essere solo grato per il periodo concesso. Essere messo in quella scatola non voleva dire essere buttato via, voleva dire essere conservato in maniera tale che se fosse servito in futuro poteva essere recuperato. Quando lei mise il coperchio si adattò per un attimo al buio, ma solo per un attimo, dagli umani aveva appreso un grosso difetto: l'orgoglio. Lo aveva messo in cantina, così chiamano il locale dove si mettono le cose vecchie che possono ancora servire, quando lei uscì, lasciandolo al buio, nessuno sentì un lieve rumore come di un coperchio di cartone che si solleva, e poi chi poteva pensare che una statuetta di gesso potesse muoversi? Le cose inanimate non si muovono e proprio per questo non fanno rumore e nessuno lo capisce. Soltanto i bambini, perché sono fantasiosi e innocentemente bugiardi, possono dire di aver visto una statuetta sulle scale, solo i bambini possono dire di averla vista in una casa sulla collina, così lontano dal centro della città. Ma i bambini sono bugiardi, fantasiosi e lui era così brutto, così uguale agli altri che sicuramente doveva essere un altro uguale a lui che era stato visto. Non gli importava molto di essere stato escluso, neanche il motivo per cui lo avevano fatto, sicuramente, con la sua assenza, era scesa in quella casa la tranquillità della speranza. Quello che lo aveva ferito era che era stata lei, Greta, a chiuderlo in una scatola e questo gli fece capire il suo cambiamento, cosa può diventare una piccola, stupida, insignificante statuetta di gesso, il carattere degli umani, imparato da loro, l'astio, la vendetta, il non dire le cose, l'essere bugiardi all'occorrenza.

Si mente il meno possibile soltanto se si mente il meno possibile, non se si ha il minimo possibile di occasioni per farlo. (Franz Kafka, Aforismi di Zürau.)

Ecco ora aveva capito, aveva imparato, ora era pronto, sapeva mentire nel modo peggiore: il non dire e soprattutto il saper sorridere e far finta di non capire. Ne aveva il diritto, aveva sofferto e questo toglieva a loro il diritto alla lealtà, soprattutto a Greta, era stata lei a rinchiuderlo in quella scatola lei che pensava di essere stata costretta dagli affetti, ma era solo convenienza, pensava a se stessa, poteva rifiutare di metterlo da parte ma non era riuscita a farlo, aveva cercato un'altra statuina. Era bella quella casa sulla collina, molto più bella della casa di Greta, non c'era il silenzio che lui aveva imparato, loro parlavano, lo guardavano sorridendo. Si era abituato al buio della scatola e ora gli piaceva uscire alla sera al buio, chissà cosa succedeva in casa di Greta, sicuramente erano felici che lei avesse deciso di sbarazzarsi di lui. Il non vedere Greta lo rendeva triste ma ormai qualcosa era cambiato. Eppure sentiva che quella statuina che aveva preso il suo posto non era quello giusto, sentiva che Greta sarebbe tornata, non si stupì quindi quando lei sollevò il coperchio della scatola, lo prese e lo riportò in casa, lei non si accorse che lui era cambiato, aveva imparato molto bene a nascondere i suoi sentimenti. Fu rimesso al suo posto, sembrò tutto tornato come prima ma non ci volle molto a capire che l'altra statuina era in un'altra stanza e che lei continuava a vederlo. Ora lui si assentava di giorno e nessuno notava la sua assenza, non si accorsero neppure di non averlo spolverato quella mattina, neppure Greta lo aveva notato, lui non c'era. Tornò nel pomeriggio stranamente allegro. Forse le statue di gesso non hanno vita lunga o forse si ammalano come gli uomini, non certo al cuore, forse al sangue, ma hanno il sangue? Sicuramente muoiono in modo diverso, alcune ingialliscono e nessuno si accorge che sono morte, lui preferì una morte diversa. Una mattina lo trovarono in frantumi, pezzi piccolissimi, ridendo lo raccolsero con una paletta e lo buttarono nella spazzatura, poi infastiditi tolsero la polvere che aveva lasciato.

Dopo qualche tempo lo ritrovarono al suo posto, ma non ne avevano raccolto le briciole? Greta ne aveva comprato un altro uguale? Non dissero niente, lo osservarono attentamente, certo era talmente identico da sembrare lo stesso, il suo aspetto esteriore era proprio lo stesso.

Un Viaggiatore

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6 novembre 2007
(Diario della Sera 77) fotografie 327 - scalinata di Piazza Iside - quartiere Monti, 6 novembre 2007
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6 novembre 2007
fotografie 326 - Roma, scalinata di Piazza Iside - quartiere Monti, 5 novembre 2007

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CULTURA
6 novembre 2007
PROVE DI DISCUSSIONE - 10 - cosa può fare un disoccupato
La condizione di disoccupato, senza mezzi e in cerca di lavoro, non impedisce a nessuno di noi di fare qualcosa di socialmente utile e  storicamente necessario – se il fine che ci assilla è piccolo e plebeo e insieme grande e nobile, per esempio “salvare la povera Italia”.

A questo pensavo ieri leggendo l’asciutta e sapida Storia della letteratura italiana di Ugo Dotti (Carucci, 2007), giunto al capitolo dedicato a Niccolò Machiavelli.

Il quale Niccolò, caduta la Repubblica Fiorentina, tornati a Firenze i Medici, perde l’impiego di Segretario della Seconda Cancelleria, è imprigionato, leggermente torturato, confinato, e, dal confino, imperterrito, in sei mesi, dal luglio al dicembre 1513, scrive il Principe. Per cercare di guadagnarsi il pane, certo,  per richiamare l’attenzione su di sé, certo, ma nello stesso tempo per “salvare la “povera Italia”.

Per trovare rimedio alla povertà e alla debolezza italiana, alla sua crisi storica, dovuta alla “tristizia dei principi italiani, non alla natura trista degli italiani”, Niccolò fonda la scienza politica e lo Stato moderno, il cui compito storico doveva essere, ed è stato (fino a quando non è entrato in crisi a sua volta) “sottrarre all’uomo l’occasione di fare il male in virtù delle leggi garantite dalla forza” (Dotti, pagina 163)

Oggi, autunno 2007, che la vita politica e statale italiana è piena di baruffe mediatiche, strepiti giudiziari, cipigli politici - insomma, per dirla col Machiavelli critico delle milizie mercenarie, di “battaglie senza morti” - leggere Machiavelli per fare come Machiavelli è ‘fare la cosa giusta’.

Tu, disoccupato, senza mezzi e in cerca di lavoro, cosa stai facendo?

Fulmini

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5 novembre 2007
Diario della Sera - 76 - Roma, Via Carlo Alberto - quartiere Esquilino - 5 novembre 2007
letteratura
5 novembre 2007
haiku rimati - 60 -

In alto ruota
nel blu il carro, sotto
nuota il falco.


Fulmini

musica
4 novembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 24 – Tchaikovsky: Variazioni su un tema Rococò
Oggi facciamo un piccolo esperimento, vi proponiamo tre variazioni su un tema che non ascolterete e che, ne siamo sicuri, indovinerete da soli una volta giunti alla fine dell’ascolto. Non solo: siamo altresì pronti a scommettere che sarete tutti convinti che il tema in fondo altro non è che una variazione come le altre.
Qualche giorno fa facevamo la considerazione che è difficile chiudere un concerto per violino. E uno per violoncello allora? Come si fa, col violoncello che non riesce nemmeno a salire più in alto dell’orchestra? Non ci riesce? Ne siete proprio sicuri?
Ascoltate le ‘Variazioni su un tema Rococò’ per Violoncello ed Orchestra in A major, op. 33 di Peter Ilic Tchaikovsky (ho scelto la seconda, la quarta e l’ultima variazione, la settima, che state ascoltando in successione) nell’esecuzione dei Berliner Philharmoniker sotto la direzione di Herbert von Karajan; al violoncello Mstislav Rostropovich.

Niente è mai come sembra, ricordate?
E difatti il tema non è affatto un tema Rococò, è un tema originale di Tchaikovsky (il quale talvolta nello scegliere i titoli delle sue composizioni non diceva tutta la verità).
Ma c’è di più: la composizione non è nemmeno interamente di Tchaikovsky, infatti…..
Siamo nel Dicembre del 1876, Peter Ilic rifiuta l’invito a passare le feste di Natale presso la famiglia della sorella per potersi concentrare: “sto scrivendo delle variazioni per violoncello solo ed orchestra”. Ma non riesce a lavorare, “sembra che tutta Pietroburgo abbia avuto l’idea di passare a salutarmi”. Tchaikovsky lavora contemporaneamente alla versione per violoncello ed orchestra e alla trascrizione per pianoforte e violoncello dello stesso brano. Nel marzo del 1877 l’abbozzo della versione per piano e violoncello è terminata e prima di passare all’orchestrazione del pezzo Peter Ilic chiede al violoncellista Wilhelm Fitzenhagen (al quale l’opera è dedicata) di controllare il manoscritto (avrete ormai notato come Tchaikovsky facesse controllare i propri manoscritti da qualche strumentista di sua fiducia; un po’ come Brahms li faceva controllare da Clara Schumann e Beethoven da se stesso). Fitzenhagen apporta modifiche alla parte del violoncello. Tchaikovsky termina l’orchestrazione dell’altra versione sulla base della revisione di Fitzenhagen.
La prima, nel novembre del 1877, condotta da Rubinstein e con Fitzenhagen al violoncello è un successo. Tchaikovsky (che è all’estero) viene informato da una lettera di Nadezhda von Meck. Lo spartito va in stampa, ma nel febbraio del 1878 l’editore Jurgenson protesta con Peter Ilic che Fitzenhagen sta apportando modifiche non autorizzate al manoscritto (fra l’altro, cancellerà l’ottava variazione e modificherà l’ordine delle altre): “Quest’orribile Fitzenhagen insiste nel modificare il vostro pezzo per violoncello, e pretende di avere la vostra autorizzazione. Figuriamoci: Tchaikovsky rivisto e corretto da Fitzenhagen!”  Tchaikovsky non reagisce alla lettera dell’editore, nemmeno chiede di vedere le modifiche. Nei mesi successivi Fitzenhagen porta in giro il ‘suo’ lavoro per violoncello ed orchestra, riscuotendo un enorme successo. Ne scrive a Tchaikovsky, gli riferisce del giudizio ammirato di Franz Liszt nel pubblico. Le “variazioni” vanno in stampa con tutte le modifiche di Fitzenhagen.
Molto è stato scritto sulla presunta fine dell’amicizia fra Peter Ilic e Wilhelm a causa di questa storia e sulla presunta ira di Peter Ilic contro Wilhelm. Molti dibattono su quale sia la versione autentica dell’opera. Noi non sappiamo dire, cogliamo però quest’occasione per ribadire la nostra profonda convinzione che la creazione sia un processo estremamente complesso; osserviamo altresì, incidentalmente, che più tardi Tchaikovsky condurrà lui stesso le sue ‘Variazioni su un tema Rococò’.

Per coloro che comprendono (nel senso di ‘prendere in sé’) la musica con gli occhi, che hanno bisogno di vedere le mani dell’esecutore e gli strumenti alternarsi per godere appieno delle note, due filmati (in successione) con l’esecuzione completa (tema e tutte le variazioni) del brano di Tchaikovsky. Per tutti è anche l’occasione per incontrare Mstislav Rostropovich. Parleremo di quest’incredibile personaggio un’altra volta: per ora godetevelo, ammirate il piacere che prova suonando (sta suonando per sé, è chiaro, gli hanno persino messo a disposizione un’orchestra con tanto di pubblico), questo settantenne con le mani da giovincello, osservatelo distribuire comandi al direttore (al quale indica quando deve attaccare) e cenni insistiti al primo violino (per esempio verso la fine dell’ultima variazione, per assicurarsi che non perda il passo sul più bello, nel bel mezzo di quella tempesta di note che nel frattempo sta suonando).



Questa è la struttura completa del brano (non c’è pausa nella transizione fra una variazione e la successiva, con l’eccezione dell’ultima transizione):
Peter Ilic Tchaikovsky (1840-1893), Variazioni su un tema Rococò, in A major, op. 33:
1. Moderato quasi Andante
2. Tema. Moderato semplice
3. Variazione I. Tempo del Tema
4. Variazione II. Tempo del Tema
5. Variazione III. Andante sostenuto
6. Variazione IV. Andante grazioso
7. Variazione V. Allegro moderato
8. Variazione VI. Andante
9. Variazione VII. Coda. Allegro vivo

P.S. = Ah, abbiamo dimenticato di precisare che nel condurre le sue ‘Variazioni su un tema Rococò’ Tchaikovsky adottò la versione di Fitzenhagen.]

Venises




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arte
4 novembre 2007
Diario della Sera - 75 - creare non è vomitare
È da un po’ di tempo – dai tragicomici anni Sessanta del Novecento – che in Occidente un terzo degli artisti di professione non crea, vomita.

Si sono messi in testa che, per essere più liberi e profondi e autentici, devono dare immediato e cieco e incontrollato sfogo a ciò che ‘sentono’, ciò che ‘viene da dentro’, vomitandolo appunto su coloro che li ascoltano e li guardano.

Eh no, cari amici vicini e lontani: l’arte è artificio, l’arte è il risultato di una trasformazione, di una digestione, l’arte è… tronco e rami e foglie dell’albero. In basso ci sono le radici, confitte nella terra, nella sabbia, nel fango, e in alto ci sono i fiori, svettanti nell’aria, nella luce, nel cielo. Per costruire i fiori, serve un passaggio complesso, titanico, superbo, dalla terra al cielo. A questo servono gli artisti, questo significa fare arte.

Fulmini

[Supplemento per i più curiosi. Il secondo terzo degli artisti di professione non ci prova nemmeno, a creare: tiene famiglia e  tira a campare. Il terzo terzo è infine del genere ‘tronco e rami e foglie’. È una minoranza, lo so, ma ciò che è profondo e nuovo è anche difficile – come sosteneva nei tragici anni Sessanta del Seicento Baruch Spinoza.]



CULTURA
4 novembre 2007
Eftimios - 43 - fiori/poesie in cielo e in terra
Continuo a parlarvi, a parlarti di Eftimios, oltre il racconto-testimonianza della sua vita breve che ho pubblicato fin qui.

Vorrei ora costellarlo intorno, Eftimios - nel suo cielo, e seminarci sopra - alla sua terra, un po’ di fiori, ma non fiori recisi, agonizzanti, e nemmeno fiori piantine, moriture, bensì fiori di carta, fiori di parole, fiori-poesie insomma, sempreverdi. Lo farò con i fiori della poesia italiana di tutti i tempi. Un poeta, una poesia.

Comincio con 'Novembre' di Giovanni Pascoli, una poesia che amavamo, che amiamo, una poesia perfetta. E comincio con la perfezione perché troppi ancora pensano che ‘la perfezione non è di questo mondo’. Amico mio peccatore, amica mia peccatrice, se hai occhi per vedere e orecchie per sentire, leggi e senti questa poesia, e convertiti.

Questo in generale. In particolare, nota – ti prego - che la prima parola di questa poesia suona “gèmmea” con l’accento sulla prima e. Viene da "gemma", da “gemmare”. Memorabile il fatto che Pascoli parli d’autunno e scriva di primavera, no?

Fulmini

Novembre

Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini e orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli


[fotografie 324 - Poppi, nel Casentino (da casa di Nicola e Doretta), 17 marzo 2007 07:42:01]
cinema
3 novembre 2007
Diario della sera - 74 - la festa di Giuseppe
Le feste, le mostre, i festival di cinema sono luoghi di perdizione. Sono il peggio delle stazioni, delle città, dei paesi, con quel senso di provvisorio e di vuoto delle stazioni, quella attività frenetica e sovraeccitata delle città, quel “ci conosciamo tutti maledizione” dei paesi.

Eppure le feste, le mostre, i festival di cinema sono luoghi di incontro. Giuseppe La Russa professore di inglese e critico di cinema l’ho conosciuto infatti nella Mostra Internazionale del Cinema di Pesaro di tanti anni fa e lo ritrovo ogni anno alla Festa Internazionale del Cinema di Roma. Lui vive e lavora a Palermo, io a Roma – entrambi per “vocazione e professione”.

Giuseppe mi piace molto e per molte ragioni. Fra queste, il suo essere asciutto con leggerezza nei giudizi, della serie “una parola è poco, due sono troppe”. L’ultimo film di Silvio Soldini, Giuseppe? “Non era necessario.” E Francis Ford Coppola? “Alla presentazione del suo ultimo film ha detto che ha voluto fare un film povero, un film d’artista, ed ha concluso rivelando che è costato 15 milioni di dollari...” E sorride con un sorriso fine, ricordo di quello dell’Ignoto Marinaio di Antonello da Messina.



[Giuseppe, tu che compi gli anni oggi, ascolta. Sei arrivato in cima (cinquanta anni) sempre pedalando e spesso in piedi sui pedali, adesso per continuare tornando in pianura ricorda che è solo questione di manubrio e freni. Auguri.]

Fulmini

fotografia
3 novembre 2007
fotografie 323 - Marciana Marina (Isola d'Elba), 1 agosto 2007

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CULTURA
3 novembre 2007
SOCIOGRAFIE - 2 - Quel negoziaccio brutto di Via Cairoli.
Via Cairoli esiste nella mia città, ma esiste anche in molte altre città italiane. In quella della mia città vi è un bel locale, ancora non utilizzato, dalle caratteristiche arcate e con le pietre a faccia-vista, che gode dell’ammirazione dei turisti che si fermano a contemplarlo. Ma viene anche rimirato da molti giovani che vi scorgono una possibilità di lavoro, una prospettiva, chiamiamola imprenditoriale, nel settore del commercio.

Così si verifica che qualcuno dei rimiratori, dopo una attenta riflessione condivisa con qualche esperto di chiara fama, si convinca e prenda la decisione fatale: lo chiede in affitto, stipula il contratto e avvia la sua occasione imprenditoriale. Per farlo, dopo aver predisposto il cosiddetto e costoso “business-plan”, chiede ed ottiene un finanziamento da una qualche Banca per il quale i suoi genitori o qualche altro affettuoso parente firmano disinvoltamente una fideiussione a garanzia. Iniziano i lavori di ulteriore abbellimento del locale, di ristrutturazione e di arredamento; vengono acquistate (e pagate) le merci da vendere, si organizza una fastosa (e costosa) inaugurazione e si dà il via alla nuova avventura commerciale.

La prima cosa di cui il nuovo imprenditore si accorge suo malgrado è che, tra i nuovi clienti, brillano per presenza e assiduità alcuni visitatori particolari: funzionari della Asl e dei Vigili del Fuoco, carabinieri e polizia, vigili urbani e finanzieri, tecnici del Comune e della Provincia, rappresentanti della SIAE e dell’Ispettorato del lavoro etc. Il suo vero lavoro consiste nel badare alla vorace burocrazia. Ognuna di queste figure è animata da un sacro furore teso all’assoluto rispetto della legalità e delle norme sanitarie, di sicurezza, di prevenzione, di vigilanza etc.

Passa inesorabile il tempo e il giovane imprenditore osserva, suo malgrado, che i giorni delle illusioni stanno cedendo il posto ai giorni della delusione: i clienti sono sempre di meno perché nei Centri Storici il Commercio ha ceduto il passo e il posto ai nuovi splendenti, funzionali, attraenti Centri Commerciali della periferia. Gli affari non vanno proprio bene, anzi cominciano ad andare piuttosto male; si inizia a mandare indietro qualche pagamento, la crisi incalza, come la tristezza che sopraggiunge e la sensazione, forte, di non potercela più fare. Alla fine, dopo resistenze e sforzi inimmaginabili, il giovane imprenditore si arrende e “chiude bottega”. Inizia il Calvario dei debiti da pagare.

Quel locale di Via Cairoli si svuota nuovamente continuando ad esercitare il suo fascino e il suo richiamo sugli ignari turisti e sui giovani aspiranti imprenditori. Di lì a poco qualcun altro lo prenderà nuovamente in affitto; si indebiterà per ri-ristrutturarlo, chiederà dei prestiti e delle garanzie che saranno poi dolorosamente e ancora onorate da altri parenti ed altri amici. È una vecchia storia che si ripete nei tempi e nei luoghi perché una Via Cairoli esiste in ogni città del nostro belpaese e, di certo, non mancano i giovani speranzosi.

Quanto a quel giovane sfortunato di questa nostra storia, inizierà a guardare la vita in modo diverso, un certo rancore si insinuerà nel suo sguardo e una tristezza di fondo lo accompagnerà per sempre nel suo cammino. Comincerà a cercare un posto fisso, magari nella Pubblica Amministrazione, per non far parte della più bassa categoria sociale che esista: quella dei precari veri, che non hanno neanche una battaglia da fare. Quel giovane comincerà a frequentare le anticamere e non passerà più in Via Cairoli.

Pietro Pacelli

CULTURA
2 novembre 2007
Diario della sera - 73 - noi, i bastoni e loro
Perché non si sono bastonati l’altra sera romanisti e laziali dopo il derby me lo spiega Tiberio, giovane tabaccaio romanista del quartiere Prati.

“Noi, romanisti e laziali, avevamo imbucato i bastoni dentro i cespugli fuori lo stadio, pe’ menacce. Semo usciti da’ partita, annavamo de corsa ai bastoni quanno i capi laziali e romanisti se so’ detti: ‘Ma ché, se menamo tra de noi co’ quello che ianno fatto a ‘na romana? Annamo a menà i rumeni, ‘sti bastardi, annamo a Tor di Quinto!’ Ma le guardie, nun so come, se so’ accorte, ‘ste faine, e nun s’è potuto fa’ gnente. Ecco perché.”

Fulmini

CULTURA
2 novembre 2007
A QUATTRO MANI - 8 - poesiafotografia

affanno



fermavo le navi in partenza
tremavo
- divino amore girato di spalle –




chiedevo asilo nella stiva
piangevo
e la ciurma nascosta rideva



affanno

AlfaZita e Fulmini

[da DODICI PENSIERI SGHEMBI di Alfazita e DODICI FOTO FURTIVE di Fulmini]

musica
2 novembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 23 – Mozart: Appunti per un Balletto per un Intermezzo

[BRICIOLE DI BUON UMORE – Mozart (?): Il fabbro e le sue mogli
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791):  due estratti da “Appunti per un Balletto per un Intermezzo”, KV299c (appunti completati ed orchestrati da Erik Smith)
1.    “Elle le prend par le nez”. Contredanse. Allegro Agitato
2.    Gigue:  “Ils dansent ensemble”

«Il brano KV299c consiste di due fogli di musica, uno ritrovato a Berlino con i numeri 12-15 e l’altro a Parigi con i numeri 17-27 e alcune indicazioni della trama nell’incerto francese di Mozart. Potremmo intitolare il balletto “Le forgeron et ses femmes”. Questa musica non rivela un forte sapore mozartiano; si può pensare che si tratti di musica altrui buttata giù a memoria; ma uno dei pezzi presenta la melodia del rondò K269 per violino ed orchestra, dal che si potrebbe dedurre la probabile autenticità di tutto il balletto, se fossimo sicuri che la composizione del rondò precedette la visita del musicista a Parigi. In ogni caso, la Neue Mozart Ausgabe ha accertato il balletto come autentico».  (Erik Smith) ]

Venises



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CULTURA
1 novembre 2007
Diario della sera - 72 - contro il manierismo
Aurelia, una splendente liceale che s’interessa di cinema e s’avventura spesso su questa piazza di parole-immagini-suoni che è il blog-rivista, mi ha chiesto l’altro giorno perché io ce l’abbia tanto con il “manierismo”. Parlavamo del cinema contemporaneo, ho detto (storcendo il naso) che è quasi tutto “manierista” e lei – che lo aveva appena visto-e-sentito in DVD – ha replicato (inclinando il capo): “Ladri di bambini di Gianni Amelio no però.” Il dialogo è proseguito più o meno così:

“Aurelia, conosci Quino?” “L’autore di Mafalda? Certo!” Ebbene, Michele Serra qualche tempo fa lo intervistava per 'la Repubblica' notando che ‘oggi, diversamente dagli anni Sessanta, c’è una certa stagnazione, come se anche i linguaggi si fossero fermati’.  E Quino gli ha risposto: ‘Beh, sì. Lo vedi anche nella pittura, nell’arte in genere, mancano nuovi movimenti forti e riconoscibili. Io credo che manchino gli ideali, i sogni, l’impulso al cambiamento, la speranza di ottenerlo.’ Nota anche, Aurelia, che l’intervista è stata realizzata in occasione dell’uscita in Italia dell’antologia di disegni del cartonist argentino intitolata ‘Ci è sparito l’orizzonte.’”

(Pausa mia. Lei si è mordicchiata il labbro. Ho continuato.)

“Tutto questo c’entra con il manierismo che tanto mi preoccupa. Infatti: la repulsione che provo nei confronti del sistema dominante delle opere manieristiche non dipende da un mio particolare gusto o da una personale idiosincrasia. No. E’ una questione di moralità intellettuale. Gli ideali, i sogni, gli impulsi al cambiamento, le speranze di ottenerlo ‘non cadono dal cielo’, siamo noi che li facciamo nascere e li coviamo.”
 
“Insomma – ho concluso, alzando un po’ il tiro - occorre far altro che ripetere, variamente combinandoli, i linguaggi correnti (= fare alla maniera di altri in altri momenti storici = manierismo). Occorre far altro che ripeterli senza cercare di costruire NUOVI linguaggi per rappresentare le NUOVE realtà economiche e religiose e tutto quello che vuoi. Certo, non si può non partire dai linguaggi dati (tradizionali, convenzionali) ma bisogna provare a costruirne di nuovi. Fare questo significa già fare, come si diceva una volta, ‘la rivoluzione’ (Marx, Lenin, e il Che che campeggia nella tua casa). O meglio, come si dovrebbe dire oggi, con un NUOVO linguaggio corrispondente ad una NUOVA realtà, ‘una riforma intellettuale e morale’ (Gramsci).”

“E questo cosa c’entra con Ladri di bambini? – ha insistito (aggrottando la fronte) Aurelia. “Ladri di bambini – le ho risposto – è fatto alla maniera del cinema neorealista, no? “ “Certo! – ha replicato Aurelia, e stava per continuare quando s’è bloccata ed ha sorriso.

Fulmini
 
musica
1 novembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 22 – Martin y Soler: Un Briccone senza Cuore


[BRICIOLE DI BUON UMORE - Battibecchi celebri e litigate memorabili.
Una vera scenata di gelosia, senza mezzi termini.
Di Vicente Martin y Soler (1754-1806) ascoltate il duetto “Un briccone senza cuore” dall’opera “Una Cosa Rara (ovvero Bellezza ed Onestà)” (prima: 17 novembre 1786).
Il libretto è di Lorenzo Da Ponte, che lo compose proprio negli stessi giorni in cui scriveva il libretto de “Le Nozze di Figaro” per Mozart (prima: 1 maggio 1786).  L’opera ebbe più successo delle “Nozze” mozartiane. A Vienna non si parlò d’altro, quell’anno.
Mozart accusò il colpo e – unica eccezione nella sua carriera di compositore – citò l’aria più famosa di “Una Cosa Rara” (“Oh quanto un sì bel giubilo”) nella sua opera successiva, il Don Giovanni, all’interno dell’Aria “Già la mensa è preparata”. Come si fa una citazione musicale all’interno di un’altra opera? Mozart la fa eseguire ai suonatori pagati da Don Giovanni per rallegrare il festino (“Già che spendo i miei danari, io mi voglio divertir”).
Se v’interessa, ve le faremo ascoltare, una accanto all’altra.
Ultima notazione: verso la fine della stessa aria del Don Giovanni, Wolfgang si concede una seconda citazione (“Questa poi la conosco, purtroppo”): si tratta di “Farfallone amoroso”, dalla sua opera “Le Nozze di Figaro”. C’è un limite anche alle eccezioni! ]

Venises

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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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