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26 luglio 2007
L'ULTIMOGIORNODELMESE 3 - Eventi di Luglio
Ci incontriamo di nuovo, complici di blog, per ‘fare insieme’ in questo blog-rivista, L’ULTIMOGIORNODELMESE. Sì, luglio di giorni “ne ha trentuno”, ma sì come il 31 non potrò usare il computer, per questo mese anticipo leggermente.

“Ma è già l’ora di andare, io a morire [in un posto senza computer per una settimana] voi a vivere: pur, chi di noi vada a miglior sorte è ignoto a tutti, fuorché a Dio.”
Platone, Apologia di Socrate.

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CLEMENTINA FORLEO, OTTIMO MAGISTRATO

Credo non sia stato dato sufficiente spazio, nelle polemiche di questi giorni come riportate nei media, alle motivazioni squisitamente tecniche che han fatto sì che il Gip di Milano Clementina Forleo abbia scritto di un reale coinvolgimento e non semplice “tifo” da parte degli uomini politici nella vicenda Unipol.
Tale giudizio era necessario per evidenziare la necessità di porre agli atti le intercettazioni riguardanti gli uomini politici coinvolti, cosa che in qualità di giudice per le indagini preliminari ella ha ritenuto importante. Quindi, tale valutazione non esorbitava dai suoi compiti in senso stretto.
Credo che molte inutili polemiche potrebbero essere evitate se esistesse una maggiore cultura giuridica, sia negli uomini politici che nei giornalisti. Trapela a volte appunto una incultura giuridica, che si riverbera poi fatalmente sulla opinione pubblica, ed è una incultura che colpisce non solo i magistrati, ma anche gli imputati.
Di tale incultura è stata spesso vittima Clementina Forleo, che, proprio perché sempre aliena da considerazioni extragiuridiche, ha subito, da destra e sinistra, dure critiche e fraintendimenti. Laddove ha sempre svolto il proprio lavoro rigorosamente sulla scorta del diritto (a prescindere dal fatto che il suo modo d’interpretarlo nei fatti specifici non sia comunque l’unico possibile, certo).
In fin dei conti, è stata criticata solo perché non ha riguardi per considerazioni politiche, extragiuridiche, che sono la passione di politici e giornalisti.
Ma è proprio questo che ne fa un ottimo magistrato.

[http://bizblog.splinder.com]

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PIERO WELBY E GIOVANNI NUVOLI

Il non luogo a procedere a carico di Mario Riccio, il medico che il 20 dicembre scorso staccò il respiratore di Piero Welby, l’uomo che aveva chiesto di essere lasciato morire, ha coinciso con l’epilogo della lunga agonia di Giovanni Nuvoli, 53 anni, malato di sclerosi laterale amiotrofica da sette, morto la sera del 23 luglio intorno alle 22:30.
Una giornata che ha segnato e segna la conclusione di due vicende distinte, rilanciando il dibattito e la discussione intorno ai temi del fine-vita, della libertà di scelta e della normativa da ricercare in materia.
Nuvoli si era lasciato morire di fame.
Pietà e rigore etico imporrebbero contegno e decisioni svincolate da posizioni astrattamente valoriali. Senza aprire la porta allo svilimento nichilista di scelte e passaggi di vita personale che vanno considerati per il carico di interrogativi che pongono, se scritti in forza di norme che allo stato della conoscenza non possono che essere parziali.
Non esiste al momento una definizione scientificamente condivisa di cosa separi o distingua uno stato patologico terminale da una condizione irreversibile di non ritorno. Non è questione che possa essere affrontata con spensieratezza. Né svilita da contrasti che richiamino diritti che tali non sono, pur rientrando nelle facoltà coscienti di chi scelga di interrompere condizioni insostenibili di deprivazione, o mutilazione, di quella forma alta di esistenza in vita che chiamiamo dignità.

[http://ethos.ilcannocchiale.it]

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PAOLO BORSELLINO

Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 –  Palermo, 19 luglio 1992) è stato un magistrato italiano.

« Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha una volta sola. »
                       (Paolo Borsellino)

[http://ilbokkaglio.ilcannocchiale.it]

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I POMODORI E LA GENTE

Luglio è spuntato, rosso, liscio e sodo, nell’angolo più a est del mio terrazzo. L’ho tenuto fra le mani, l’ho pulito per bene e, quando l’ho mangiato, il mio pomodoro aveva il sapore del sole, nonostante quattro piani più sotto scorra incessante il traffico delle auto. Mi sono detta che forse è perché ha fatto come faccio io, che non guardo mai in basso ma sempre verso l’alto, verso il cielo.
Ho pensato che le cose che crescono spontanee in certi luoghi possono nascere e maturare anche in luoghi assai meno propizi, purché vengano nutriti, curati, annaffiati.
Mi piace credere che sia così anche con la gente.

[http://prishilla.splinder.com]

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EVOLUZIONE E RIVOLUZIONE

Ottobre è il mese delle rivoluzioni, si dice, ma sarebbe più giusto dire luglio. Prima di tutto perché la Rivoluzione d’Ottobre in realtà avvenne a novembre, poi perché le maggiori rivoluzioni borghesi, l’americana e la francese, avvennero entrambe in luglio, maturi frutti dal calore estivo che, sono certo, ha effetti dirompenti sulle menti degli individui.
L’Italia è un paese senza rivoluzioni e i giornali di luglio trattano della «morsa del caldo» o dei pericoli dell’abbronzatura. Spiccano però un paio di notiziole: il senatore Selva usa un’ambulanza per andare più in fretta a farsi intervistare dalla TV. Si vanta del fatto e invece dei complimenti riceve critiche. Offeso fa finta di dimettersi, ma poi torna sui suoi passi perché il popolo glielo chiede…(Vox populi vox Dei, come si diceva un tempo). Il vicepresidente della regione Veneto, Zaia, ovviamente un leghista, viene pescato mentre va a 200 all’ora in autostrada. Tutto ciò che ha da dichiarare è che i limiti di velocità sono «obsoleti». Quello che è veramente obsoleto in Italia è il rispetto per le leggi e i regolamenti e la conseguente disistima sociale che dovrebbe colpire chi li disapplica, specie se è un politico. La vera rivoluzione in questo paese sarebbe rappresentata dunque da una vampata di vergogna. O forse sarebbe piuttosto un’evoluzione?

[http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it]

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OMOSESSUALITA’ E CRISTIANESIMO:
condannati all’inferno da Dio o dalla chiesa?
 
Non esiste un impianto teologico coerente che esplichi al  Popolo di Dio, all’Ecumene religioso, il quadro sopra le questioni omosessuali. Il cristianesimo è religio dell’obbligo, proprio come il giudaismo lo era al tempo di Cristo: ecco la ragione del successo del Codice di Dan Brown, o le illazioni sterminate sopra la povera Maddalena tanto reietta. Un omosessuale è per antonomasia il condannato a star fuori dal regno dei cieli, ma la condanna proviene da Dio o dalla chiesa? Dalla chiesa, non da un Dio che ci dicono sia amore e accoglienza e non esclusione! In duemila anni di cristianesimo l’omosessualità è stata condannata, credo che adesso sia giunto il tempo di riscrivere  il cristianesimo sotto aspetti assolutamente differenti. Se da un lato stiamo tentando di rileggere le Scritture sotto il profilo dell’omofobia  dell’ottica “carnefice vittima”, e vero che era la sacra prostituzione maschile e femminile ad essere condannata quale pratica religiosa. Il sesso ha sempre avuto funzione sacrale nei culti misterici: anche il cristianesimo celebra un atto sessuale, l’incarnazione nel seno della vergine Maria è un atto erotico, come insegna Agostino. Cosa ci si può attendere dal prossimo futuro? Niente di buono temo! Il cristianesimo vive una forte, tremenda crisi proprio perché è religio dell’obbligo più che dell’amore.

[http://teologia.ilcannocchiale.it]


 



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fotografia
25 luglio 2007
Caravaggio, Chiamata di Matteo - Raggi X (particolare)



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arte
25 luglio 2007
IL LEGAME 13 - Comme je te vois
Comme je te vois

Chère Lucie,
Voilà une peinture qui me parle de toi, de comme je te vois.

Tu trouveras mon choix incompréhensible.
Tu penseras que ton assourdissant silence m'a fait devenir fou, que ton éblouissant souvenir m'a blessé les yeux.
Il y n'a pas de caractères féminins dans ce tableau!
Et tu seras encore plus surprise quand je te dirai que je te vois non pas dans un, mais dans trois des personnages représentés là.

Il s’agit, selon moi, d’un des meilleurs tableaux du Caravage, dans lequel sont exprimés la découverte et le choix d'une nouvelle existence.
Mathieu est appelé, semble-t-il, par le Christ – dont le geste, si déterminé et pur, indique l'évidence, l'absence absolue de doute, la nécessité. Si pur que Mathieu semble hésiter à croire que ce geste lui soit adressé. Ca semble arriver soudainement, au plein milieu d'occupations futiles, mais dans ce tableau il y a l’écoulement du temps.
Que fait donc  Pierre, quel besoin il y a-t-il vraiment de lui? Il ne fait qu'imiter le geste du Christ mais il le fait de manière incomplète:  le bras hésite, le doigt n'indique pas, la posture est courbe. Mathieu, Pierre, le Christ sont la même personne. Pierre et Christ ne sont autre que la conscience de Mathieu, représentée dans des moments successifs de cette transition. Pierre semble couvrir le Christ mais c'est plutôt le Christ, la conscience complètement formée, qui émerge d'où était Pierre.

Tu n’y crois pas? Vois-tu deux groupes, un composé par les cinq joueurs et l'autre formé par les deux personnages debout? Non, tu te trompes:  il y a deux groupes, c’est vrai, mais Mathieu appartient au même groupe que le Christ et Pierre:  ne vois-tu pas le geste de la main qui unit les trois et qui les sépare des autres? Ne vois-tu pas comme la lumière (mais d'où vient-elle d’ailleurs, pourquoi ne rentre-t-elle pas par la fenêtre?) extrait Mathieu du groupe des autres joueurs?

Il y a toi dans ce tableau, mais il y a aussi un peu de moi – ou au moins de comme je voudrais que notre rencontre te transformât.
Je te vois ainsi : comme Caravage te voyait.
                            Alessandro

Alessandro,
n’arrête jamais de parler à mon coeur, même si je ne sais pas encore comme t’écouter.
                            Lucie


[Caravaggio, Chiamata di Matteo - Olio su tela, cm 322 x 340 - Roma, San Luigi dei Francesi]

Come io ti vedo

Cara Lucie,
ti invio un quadro che mi parla di te, di come io ti vedo.

Troverai la mia scelta incomprensibile.
Penserai che il tuo assordante silenzio m’abbia fatto impazzire, che il tuo abbagliante ricordo m’abbia ferito gli occhi.
Non ci sono figure femminili in questo quadro!
E sarai ancora più sorpresa quando ti dirò che ti vedo non in uno, ma in tre dei personaggi lì raffigurati.

Questo è, secondo me, uno dei quadri migliori del Caravaggio, nel quale viene espressa la scoperta e la scelta di una nuova esistenza.
Matteo è chiamato, sembra, dal Cristo – il cui gesto, così determinato e puro, indica l’evidenza, l’assoluta assenza del dubbio, la necessità. Così puro che Matteo sembra esitare a credere che quel gesto sia a lui rivolto. Sembra arrivare all’improvviso (nel bel mezzo di futili occupazioni) ma in questo quadro c’è lo scorrere del tempo.
Che ci fa infatti Pietro, che bisogno altrimenti ci sarebbe di lui? Non fa che imitare il gesto del Cristo ma lo fa in modo incompleto: il braccio esita, il dito non indica, la postura è curva. Matteo, Pietro, Cristo sono la medesima persona. Pietro e Cristo non sono altro che la coscienza di Matteo, colta in momenti successivi di questo processo di transizione. Pietro sembra coprire il Cristo ma invece è il Cristo, la coscienza pienamente formata, ad emergere da dove era Pietro.

Non ci credi? Vedi due gruppi, uno composto dai cinque giocatori e l’altro composto dai due personaggi in piedi? No, ti sbagli: i gruppi sono due, è vero, ma Matteo appartiene al medesimo gruppo con Cristo e Pietro: non vedi il gesto della mano che unisce i tre e li separa dagli altri? Non vedi come la luce (ma da dove viene, perché non entra dalla finestra?) estrae Matteo dal gruppo degli altri giocatori?

Ci sei tu in questo quadro, ma c’è anche un po’ di me – o perlomeno di come il nostro incontro vorrei ti trasformasse.
Io ti vedo così: come ti vedeva Caravaggio.
                            Alessandro


Alessandro,
non smettere mai di parlare al mio cuore, anche se io non so ancora come ascoltarti.
                            Lucie


Venises



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arte
24 luglio 2007
I NOSTRI INVIATI 22 - Valerio Magistro, Sensi di colpa, 2007



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letteratura
24 luglio 2007
racconti di poche parole 39 - L'ateo invidioso

Aveva una doppia vita. Era ateo, ma non voleva essere da meno di un religioso.




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fotografia
23 luglio 2007
I NOSTRI INVIATI 21 - AlfaZita, Da Parigi a Roma, giugno 2007
[Da oggi fra I NOSTRI INVIATI abbiamo 'AlfaZita', una misteriosa donna con la quale tutto comincia e tutto finisce.]





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letteratura
23 luglio 2007
haiku rimati 50 -

Correva l'anno,
l'estate, persino tu,
le tue risate.




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musica
22 luglio 2007
BRICIOLE MUSICALI 1 - Fanfare
 
[Un brano come si conviene per celebrare l’inizio di questa nuova rubrica, una fanfara. Suonata da strumenti molto speciali: campane, tamburi, trombe e… fulmini!  -   in omaggio al nostro Direttore (e mica è facile trovare un pezzo con dei fulmini dentro, che vi credete!).
Ascoltate: Anonimo, ‘El Misteri d’Elx’, Fanfare.]

Venises




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fotografia
22 luglio 2007
fotografie 250 - Roma, Musei Capitolini, giugno 2007



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letteratura
22 luglio 2007
Eftimios 29/ 42 - Tanto, restano gli occhi.
Se vi cambiano i pezzi, cosa non dovete mai cambiare?
Cominciano a cambiarci i pezzi che non funzionano - dobbiamo funzionare, che non ci piacciono -  dobbiamo piacere. Il cuore, il naso, le mani, i reni. Fate pure, fai pure, ma gli occhi no. Gli occhi sei tu. Anche se sei cieco sei tu. Non hai gli occhi di dentro, forse?
Prima le cure della leucemia, poi le cure del tumore, avevano cambiato Eftimios. Il cortisone. Il cortisone lo gonfiava. La cobaltoterapia gli sfarinava i capelli. I farmaci in polvere, i liquidi nelle vene, le iniezioni nel midollo, lo cambiavano. Di fuori. Una delle caratteristiche proprie di Eftimios era che non era influenzabile, condizionabile, conformabile. L’essere umano autonomo, che si dà le regole da solo, e le osserva, rinnovandole continuamente, tenendo in conto gli altri, tutti gli altri, la loro felicità, il loro bene. Autonomo, ho scritto, non indipendente: il rovescio di un ente non è il suo contrario, no?
Le persone si fanno le opinioni imitando gli altri, o contrapponendosi agli altri: “distinguersi per apparire”, no? Eftimios era diverso, costruiva il suo pensiero senza appigli, senza stampelle, senza note a pie’ di pagina. Quando incontrava un problema o un altro essere, partiva dal problema e dall’altro, trovava la sua soluzione, il suo altro. Cominciando sempre, incessantemente, dal principio, sempre di nuovo, sempre nuovo.
Il corpo no. Quello va per conto suo, come una casa, che tende a cadere, a corrompersi, come una nota del pianoforte, che tende a diminuire per quanto si batta forte sulla tastiera. Gli cambiavano il corpo, la natura, i farmaci, i dottori e le dottoresse, lo gonfiavano, lo impallidivano, lo invecchiavano, il tumore è una accelerazione mostruosa del tempo, no? Ma gli occhi? Gli occhi no. Restano sempre gli stessi, sempre uguali al principio. Tu apri gli occhi e hai il tuo sguardo, solo tuo. Il mondo fa bene a rassegnarsi a quel tuo sguardo. Dietro la faccia, dietro le palpebre, gli occhi di Eftimios sono rimasti sempre gli stessi, fino alla fine, e oltre.




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fotografia
21 luglio 2007
fotografie 249 - Roma, sull'ottantasette inteso come autobus, 30 aprile 2007



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letteratura
21 luglio 2007
descrizioni di descrizioni 35 - Essere se stesso e diventare un altro
Secondo Emanuele Severino filosofo, essere e diventare, essere se stesso e diventare un altro, è l’illusione costitutiva, il peccato originale dell’Occidente. L’ha scritto nell’ultimo mezzo secolo di libri, ora lo dice in Identità della follia, Rizzoli, 2007 (trascrizione della prima parte delle sue ‘lezioni veneziane’ – curata dai suoi devoti allievi).
Ammiro l’ambizione del suo progetto (in un mondo di modesti filosofi) e la ‘ben rotonda’ sua filologia (in un mondo di superbi chiacchieroni). Eppure dissento.
Severino sostiene che un essere umano non può che essere se stesso, e mai diventare un altro. Io ritengo invece che un essere umano per essere se stesso deve diventare continuamente un altro. E lo dimostro così: nessuno può ripetersi (replicarsi, raddoppiarsi, restare identico nello spazio e nel tempo), e ognuno è condannato (o graziato - dipende dai punti di vista), nel flusso della vita che lo muove da dentro (nel progetto genetico)  e intorno (per le vie del mondo universo) a essere se stesso diventando incessantemente un altro.
Dunque, non “essere-e-essere” (Severino), e nemmeno “essere-o-non essere”  (Amleto), bensì “essere-e-non essere”: questo è il problema, e questa è la soluzione. Che ognuno cerca e trova a modo proprio. Voi, tu, e tu, non so. Io ci provo vivendo-e-scrivendo: scrivo opere e le opere riscrivono me.




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cinema
20 luglio 2007
EYES WIDE OPEN 1 - An-Estetica: la televisione che si guarda ad occhi chiusi (e russando)
[Nasce oggi una nuova rubrica, EYES WIDE OPEN, che ha per tema l’arcipelago audiovisivo, ed è firmata da Fabio Benincasa.
Domanda: Ma non vi riposate mai? Risposta: ‘Mai’ è una parola grossa. Diciamo che a nostro superbo avviso “Riposare stanca”.]


An-Estetica: la televisione che si guarda ad occhi chiusi (e russando)

Il caro Fulmini mi ha proposto di occuparmi di audiovisivo di tanto in tanto sul suo blog. E’ una proposta che accetto con entusiasmo. Più o meno tutti noi sappiamo che cos’è l’audiovisivo, anche se è difficile darne una definizione precisa. Le immagini parlanti (o suonanti) sono un ambito unitario, articolato ma in qualche modo percepito come omogeneo, specialmente dai più giovani, che sono cresciuti in un mondo pienamente audiovisuale. Potrei spendere qualche parola in più per espandere il concetto, ma vorrei attenermi ad un discorso concreto.
In realtà l’ambito della riflessione teorica e quello dell’applicazione concreta sono qui strettamente connessi. Facciamo qualche esempio. La televisione italiana da anni non riflette più teoreticamente sul mezzo e questo incide anche sulla concreta efficacia della produzione audiovisuale. Se leviamo dal palinsesto serial e telefilm di produzione americana, prodotti di un’estetica molto raffinata, la maggior parte delle trasmissioni che rimangono potrebbero essere fruite con gli occhi chiusi o con le spalle voltate allo schermo.


[fotografie 248 - Nicosia (Cipro), 22 maggio 2006]

Questa specie di radio con le immagini è lo stigma rivelatore di un pessimo rapporto con l’audiovisivo. La TV italiana è fatta di chiacchiere che dovrebbero veicolare i supposti contenuti, mentre le immagini scorrono come i campi di patate fuori dai finestrini di un treno in marcia: lente, costanti e senza significato specifico. Siccome poi le chiacchiere finiscono per non veicolare alcunché, si produce lo straniante effetto di avere fiumi di parole vuote che subissano flussi di immagini piatte. Un esempio lampante di questo fenomeno è Porta a Porta, dove decine di politici con gambetta accavallata distendono una moquette di chiacchiere, commentato da elaborati montaggi di zumate sul pubblico in studio (o sui calzini del politico di turno).
Avendo vissuto per lungo tempo all’estero mi sembra che uno dei punti più deboli della TV nostrana sia proprio il telegiornale. La novità del videogiornalismo, quando fu introdotto, era rappresentata dal fatto di mostrare le cose mentre succedevano (o quasi). Lo sbarco sulla Luna, l’agguato di Via Fani o il nuovo Papa che si affaccia alla finestra.
All’estero è ancora quasi sempre così. Se c’è qualche immagine da mostrare ci sarà un collegamento con un giornalista sul posto che ci inquadra e commenta la casa in fiamme, il presidente che fa un discorso o i morti stesi per terra. Se non ci sono immagini da mostrare due giornalisti in studio commentano la notizia o intervistano qualcuno che può approfondirla. In Italia ovviamente no.
Il giornalista parla della riforma delle pensioni e la sua voce fuori campo viene sommersa da immagini irrelate di repertorio. Vecchietti che fanno la fila alla posta, vecchietti che danno da mangiare ai piccioni, vecchietti che vanno al centro anziani. Se parla del ministro Tal-de-Tali per un attimo si vedrà il ministro che sale o scende da un’auto blu. Se parla di Roma si vedrà il Colosseo, etc.
Questi montaggi non «mostrano» niente, valgono più o meno come la musica che si sente in ascensore. Si possono dunque dare le spalle allo schermo e ascoltare solo il giornalista che legge la notizia. Magari così ci si concentra di più e si riesce a capire se sta dicendo sciocchezze (di solito è così).
La parola d’ordine dovrebbe essere «uso del mezzo», ma è evidente che proprio alla TV c’è invece una fortissima sfiducia nelle immagini e un’eccessiva fiducia nelle parole che fa il paio con l’eccessiva fiducia nei dialoghi esibita dal cinema italiota. A che cosa può essere dovuta questa sfiducia? Nei prossimi mesi cercheremo di dare una risposta a questa domanda…

Fabio Benincasa




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letteratura
19 luglio 2007
IL LEGAME 12 - Odissee
Il est des gens comme des voyages

Ceux dont, comme des chemins peu sûrs ou sans intérêt, on se détourne instinctivement.
Certains par contre sont des chemins familiers où vous ralentissez le pas et baissez la garde.
D'autres encore sont des lieux tellement exotiques qu'ils n'invitent même plus au voyage.
D'autres enfin, vous emmènent au delà d'eux, au delà de vous-même.  Bien au delà de ce que vous vous croyiez capable. Vers un ailleurs même pas imaginé en rêve, un ailleurs construit de deux univers qui ne font plus qu'un. Immensément plus grand.
Ces gens là sont des odyssées.


[fotografie 247 - Roma, quartiere Garbatella, 16 luglio 2007]

È delle persone come dei viaggi


Alcune dalle quali, come sentieri insicuri, senza interesse, ci si allontana istintivamente.
Certe invece sono dei percorsi familiari, nei quali si rallenta il passo e si abbassa lo sguardo.
Altre ancora sono dei luoghi talmente esotici da non invitare neppure più al viaggio.
Altre infine ci spingono al di là di se stessi, al di là di noi stessi. Ben al di là di ciò di cui ci crediamo capaci. Verso un altrove neppure immaginato in sogno, un altrove costruito di due universi che non sono più che uno solo. Immensamente più grande.
Queste persone sono delle odissee.

Venises




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fotografia
18 luglio 2007
I NOSTRI INVIATI 20 - Leonardo Ancillotto, Theba, 2007



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letteratura
18 luglio 2007
LO SPACCO 8 - poesie senza virgola e punto
insulti e morali 8
tenebre curvose a senso unico alla soglia dell’arte oscurità stimolante solenne abbraccio dei nemici eterni illusioni delusioni e religioni misticopaiche bestie dell’occulto bugia amata ed inganni eccellenti falsari dei sentimenti pneumatici amori impossibili dolori euforici odio continua a pungere o dio perpetue preghiere beat’a chi non crede comunque dunque stanotte non piove ma il cielo é rosso antico barocco nuvoloso goloso di sangue

Umit Inatci




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ECONOMIA
17 luglio 2007
IL CROGIOLO 4 - Unipol, Banca Popolare Italiana - Banca Antonveneta, Rizzoli - Corriere della Sera
Si è scatenata nuovamente, dopo l’estate del 2005, un attacco del centro-destra contro i riformisti dei DS (D’Alema, Fassino, Bersani) per l’affare UNIPOL BNL. Per ricordare brevemente - si trattava del tentativo di acquisto, da parte di una compagnia di assicurazioni, di una banca con un patrimonio il doppio della società acquirente. Su questa operazione esistono delle registrazioni di colloqui intercorsi tra Consorte (Amministratore di Unipol) con esponenti dei DS che si dichiaravano d’accordo sull’operazione. La destra da due anni in varie occasioni ha scatenato una campagna mediatica accusando la sinistra di connivenza con il mondo economico. Ma ne ha i titoli? Nel 2005 erano in corso altre operazioni economiche.
La Banca Popolare Italiana intendeva acquistare La Banca Antonveneta: operazione appoggiata dall’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, da deputati di Forza Italia, dalla Lega Nord. La magistratura ha indagato, Fiorani Amministratore della Banca è andato in prigione, Fazio si è dimesso, l’operazione non è riuscita.
Terza operazione tentata e non riuscita, l’acquisto di RCS - società che controlla il Corriere della Sera, operazione favorita da gruppi che si rifacevano al centro-destra con l’aiuto di editori - finanzieri spagnoli e francesi di destra. Il fine era quello di spostare la linea editoriale del giornale a destra appoggiando il governo Berlusconi. I referenti politici di queste operazioni erano di destra e di sinistra, alcuni dei protagonisti hanno avuto un ruolo in tutte e tre le operazioni (Ricucci) altri in due (Consorte).
Questa vicenda segnala un degrado delle istituzioni democratiche. La trasversalità di queste operazioni, e cioè la presenza di esponenti di destra e di sinistra nella stessa operazione, fa capire come i confini programmatici, di cultura politica, tra i due schieramenti sono solo proclamati: la gestione del potere (ASL, Province, Regione, Banche, Giornali) viene praticata attraverso accordi segreti tra tutti i partiti. Questo operare senza principi porterà il fragile sistema democratico italiano ad assumere forme proprie dei sistemi istituzionali dei paesi sud-americani. Il post che segue tenta di individuare alcune delle cause che hanno determinato questa situazione.


In questa già calda primavera-estate 2007, sono ritornate prepotentemente alla ribalta le vicende delle operazioni effettuate dai cosiddetti “furbetti del quartierino” nell’estate 2005. Le pubblicazioni dei verbali degli interrogatori, con annesse registrazioni delle telefonate, evidenziano in modo sempre più chiaro il coinvolgimento di tutto il sistema politico italiano col mondo degli affari. Tale coinvolgimento pone una prima riflessione: vi è la consapevolezza che l’alleanza di un politico o di un partito politico con un’impresa può portare all’esclusione arbitraria dal mercato di altre imprese o di altri gruppi economici e che tale comportamento di fatto altera il corretto funzionamento del mercato? I metodi e i soggetti che possono determinare un funzionamento anomalo del mercato sono differenti; il Governatore Fazio ergendosi a difensore del principio dell’italianità delle banche, i politici scendendo in campo e giocando a favore di un impresa contro altre imprese. Ma il punto di domanda principale è questo: è presente nella cultura istituzionale e tra le forze politiche italiane il principio che limiti il ruolo del Parlamento e del Governo alla elaborazione delle leggi che abbiano come fine il corretto funzionamento del mercato? Le vicende di questi ultimi anni, con le annesse registrazioni telefoniche, hanno dimostrato che i legislatori non sono neutrali e si schierano di volta in volta con questo o quel gruppo economico.
Viene dunque a cadere uno dei principi cardine della democrazia rappresentativa.
Uno dei dibattiti storicamente significativi all'Assemblea costituente francese, da cui nacque la costituzione del 1791, fu quello che vide il trionfo di coloro che sostennero che il deputato una volta eletto, diventava il rappresentante della nazione e non era più il rappresentante degli elettori e/o degli interessi economici costituiti. Questo è uno dei principi meno conosciuti e più disattesi in Italia.
Il secondo aspetto, che caratterizza in modo negativo l’andamento del mercato economico -finanziario italiano, è rappresentato dal ruolo delle Authority. In passato molti dei controlli, non solo sul mercato finanziario, ma anche su quello dell’energia, dell’antitrust, per le garanzie delle comunicazioni, venivano svolti presso le Direzioni dei vari Ministeri competenti pertanto con un controllo diretto della politica. Il governo di centro sinistra nel 1996 iniziò ad introdurre nel mercato e nell’ordinamento italiano le Authority indipendenti. Queste dovevano svolgere un ruolo di controllo del mercato e delle società ma per ottemperare a questo i vertici di queste Autorità dovevano essere indipendenti sia dal livello politico che dai soggetti economici controllati. La traduzione italiana di queste strutture, a differenza di quanto avviene nei mercati anglo-sassoni da cui sono state mutuate, è stata di subire un condizionamento sia dalle lobby politiche che dai soggetti economici che avrebbero dovuto controllare. La perdita ad esempio, dei risparmi investiti nelle azioni Parmalat, Cirio, nei Bond argentini sono da addebitare ai mancati controlli di Banca d’Italia e di Consob sul sistema bancario che ha permesso a quest’ultimo di scaricare sul risparmiatore finale titoli con rischio elevato.
Abbiamo delineato solo alcuni elementi che determinano una irregolarità di funzionamento del mercato economico italiano la cui soluzione porterebbe ad un aumento della fiducia del risparmiatore italiano nei confronti del sistema finanziario e ad un incremento degli investimenti  stranieri in Italia finalmente certi nell’esistenza di uno Stato di diritto. Il nascente Partito Democratico dovrebbe porre alla base del suo programma tali punti. Ciò costituirebbe una vera rivoluzione in Italia, infatti, siamo consapevoli che statuti, programmi, abbondino di dichiarazioni e affermazioni sui principi e i valori della democrazia, del libero mercato e sull’importanza della costruzione di uno stato liberale, ma sono i comportamenti che smentiscono tali affermazioni di principio. La causa vera profonda della progressiva deriva istituzionale è rappresentata dal fatto che i partiti politici storicamente in Italia non hanno avuto e non hanno una cultura liberal-democratica (da non confondere con il liberismo). Il PCI era un partito che teorizzava la fuoriuscita dal sistema capitalistico, la DC è progressivamente diventata un partito statalista, il MSI era un partito antisistema, Forza Italia è un partito azienda, i politici che militano oggi nei due ex partiti antisistema prima citati, in assenza di una coerente cultura democratica, si vanno spaccando in due tronconi, chi ritorna a rifugiarsi nelle ideologie e chi si propone come fiancheggiatore di soggetti economici o si mette direttamente in affari per favorire il proprio gruppo di appartenenza. E così ritorniamo agli interrogativi posti all’inizio di questo post.

                                                                Mario Pennetta




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letteratura
17 luglio 2007
A QUATTRO MANI 4 - Mi ami e non mi vuoi. Lavora per tutti, lavora per NOI.


Poi non così casta mi dai
mani per difendermi
e finisci con l'offendermi.

@lbelù (quattro mani su per giù)




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letteratura
16 luglio 2007
haiku rimati 49 -

Fue el adiós, de
todas sus obras, la que
le salió mejor.


(Fu l’addio, di
tutte le sue opere, quella che
gli riuscì meglio.)





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fotografia
16 luglio 2007
fotografie 246 - Roma, albero di palma del quartiere Monti, 2007



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letteratura
15 luglio 2007
Eftimios 28/42 - Non si potano tutti gli alberi, papà?
Sofia abbracciava gli alberi, da piccola.
Gli alberi che Eftimios ha piantato, Sofia ha abbracciato. Lui non c’era più. Dov’era? Dentro gli alberi, credo. Per questo lei abbracciava gli alberi, tenendoli stretti, ché non volassero via.
Eftimios l’aveva tenuta fra le sue braccia Sofia. Si erano dati presto il cambio, il testimone. Sofia ha lo stesso suo portamento, il suo medesimo odore. Per ciò scrivo questa testimonianza, Sofia, per fartelo conoscere, e per farlo conoscere un po’ a te che leggi a voce muta, a voi che leggete a voce alta, a turno, gli uni alle altre, nelle serate della nostra terra che ruota intorno al nostro sole.
Gli alberi. Gli alberi sono diversi. Uno dice “gli alberi”, ma dire “gli alberi” è come dire “i cinesi”, che sembrano tutti uguali e sono tutti diversi. Prendete Susy che fa la cameriera in un ristorante cinese sulla Casilina, e poi prendete Li, che anche lei fa la cameriera nello stesso ristorante. Una principessa ed una schiava. Susy sa e intima, Li tentenna e china il capo.  Susy ha occhi per tutti e per te, Li gli occhi li punta a terra o verso se stessa. Diversi, specie da specie, individuo da individuo. Ma fermiamoci un momento sulle specie.
Se potate un pruno come un ulivo, lo uccidete. Il pruno va potato poco, l’ulivo poco o molto non importa. Il pruno vive qualche anno, l’ulivo qualche secolo. E la quercia? E il melo? A ciascuno il suo taglio. Ma potare bisogna. Tutti gli alberi, come tutti gli uomini e tutte le donne: l’educazione è una potatura. Se non poti, l’albero si inselvatichisce.
Prendi, prendete i figli del Sessantotto: non li hanno potati e si sono inselvatichiti. L’ho capito subito, un’alba del Sessantasette. Fuoriesco di mattina presto dalla Facoltà di Architettura (di Roma) che occupavamo, e vedo un gruppetto di ragazzi e ragazze che ballano, senza regole, senza grazia. Pensavano bastasse liberarsi delle regole, per raggiungere la grazia. Ho capito che era finita prima di cominciare. Regolare bisogna, potare bisogna. Con una sola eccezione: i fichi. I fichi non hanno bisogno di niente, di concime, di acqua, di niente, tanto meno di potatura. Stanno bene come stanno.




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letteratura
14 luglio 2007
pensieri spettinati 47 - (aforismi speculari)
L'attività afferma, la reattività rafferma.




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fotografia
13 luglio 2007
fotografie 245 - Viterbo, 15 giugno 2007



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letteratura
13 luglio 2007
poesie su commissione 12 - (poesie figurate)

Mi dici
certe volte
che le chiome
paiono
aprirsi come
capovolte
radici.





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letteratura
12 luglio 2007
Con la musica è un'altra musica
Da oggi - grazie a 'Venises', il collaboratore scatenato (o collaboratrice - chissà) - nel nostro blog-rivista entra la musica. Una musica che dura quanto la lettura e la visione del testo scritto e figurato. Se andiamo avanti così arriveremo a fare, come diceva un ruspista livornese di nome Niccolò, "la boccuccia alle bambole".





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musica
11 luglio 2007
IL LEGAME 11 - La mia vita per una messa
Ma vie pour une Messe

La période de la splendeur de la cathédrale de Saint Pétrone à Bologne, comme centre d'excellence musicale commence en 1657, avec la nomination comme maître de chapelle de Don Maurizio Cazzati, un ‘étranger’ qui n’avait même pas candidaté à ce poste.

[Bologna, San Petronio]
[Bologna, San Petronio]

Aujourd'hui tombé dans l’oubli, Cazzati fut un des compositeurs les plus connus et les plus prolifiques de son temps. Innovateur, ce fut lui qui donna plus d’importance à la musique instrumentale dans la musique sacrée, en établissant la forme ‘Grave-Allegro-Adagio-Allegro’ de la Sonate d'Église. Ce fut lui qui emmena l'école de violon de Bologne à exceller ; ses musiques pour trompette et cordes anticipent la forme du Concerto et ils représentent, même si limité en quantité, la partie la plus révolutionnaire de son vaste répertoire. Il était bien connu en Angleterre, où ses compositions étaient souvent exécutées. Il donna par ailleurs une contribution fondamentale au plein développement du contrepoint.

À peine nommé, il commença à réformer, à changer, à réorganiser.
Il transformait, la musique et les hommes: lesquels, bientôt, soit l'adorèrent, soit le haïrent.

L'autre centre d'excellence musicale de Bologne était l'Académie Philharmonique, fondée en le 1666 et gardienne de l'orthodoxie musicale, sous la férule de l'organiste bolognais Giulio Cesare Arresti;  à laquelle les compositeurs avaient coutume de soumettre leurs oeuvres pour approbation et correction et à laquelle Maurizio n’appartint jamais.

[Bologna, Accademia Filarmonica]
[Bologna, Accademia Filarmonica]

Et pourquoi le compositeur le plus illustre de Bologne n’est-t-il jamais rentré à l'Académie? Parce que, d’innovation en innovation, Maurizio composa le Kyrie de sa Missa Primi Toni op.17. Trop de contrepoint, vraiment trop:  plein de passages pas acceptables, plein de fautes musicales, dit Giulio:  à corriger.
Mais non, Maurizio ne corrigea pas: au contraire, il affronta l'organiste. Un conflit prolongé, tellement violent qu’il finit par impliquer la ville entière. Ses musiques furent interdites, l'éditeur finit par refuser de publier ses oeuvre. Mais Maurizio ne céda pas et arriva à fonder sa propre maison d'édition pour les  publier! Il continua à composer, à donner des leçons……  tant et si bien qu'ils le chassèrent de Bologne.  
Il se réfugiera à Mantoue, où – maître de chapelle –  y mourut dix ans après.

La mia vita per una Messa

Il periodo dello splendore della cattedrale di San Petronio a Bologna come centro d’eccellenza musicale inizia nel 1657, con la nomina a maestro di cappella di Don Maurizio Cazzati, uno ‘straniero’ che non aveva nemmeno fatto domanda per quel posto.

Oggi dimenticato, Cazzati fu uno dei compositori più noti e prolifici del suo tempo. Innovatore, fu lui a dare maggiore importanza alla musica strumentale nella musica da chiesa, stabilendo la forma ‘Grave-Allegro-Adagio-Allegro’ della Sonata da Chiesa. Fu lui a portare la scuola di violino di Bologna a primeggiare; le sue musiche per tromba e archi anticipano la forma del Concerto e rappresentano, seppur limitate in numero, la parte più rivoluzionaria del suo vasto repertorio. Era conosciuto persino in Inghilterra, dove le sue composizioni venivano eseguite spesso. Diede un contributo fondamentale al pieno sviluppo del contrappunto.

Appena nominato, iniziò a riformare, a cambiare, a riorganizzare.
Innovava, la musica e gli uomini: i quali, presto, o lo adorarono o lo odiarono.

L’altro centro d’eccellenza musicale a Bologna era l’Accademia Filarmonica, fondata nel 1666 e custode dell’ortodossia musicale, sotto la bacchetta dell’organista bolognese Giulio Cesare Arresti; alla quale era costume che i compositori sottoponessero per approvazione e correzione le loro opere e alla quale Maurizio non ebbe mai accesso.

E perché mai il più illustre compositore di Bologna non poté mai entrare all’Accademia? Perché, innovando innovando, Maurizio compose il Kyrie della sua Missa Primi Toni op.17. Troppo contrappunto, davvero troppo: pieno di passaggi non permessi, pieno di errori musicali, disse Giulio: da correggere.
Ma no, Maurizio non corresse: affrontò invece l’organista. Uno scontro prolungato, così violento da coinvolgere l’intera città. Le sue musiche furono bandite, l’editore rifiutò di pubblicare qualsiasi altra sua opera. Ma Maurizio non si dette per vinto e fondò persino una sua casa editrice per poter pubblicare! Continuò a comporre, ad insegnare...  finché lo cacciarono da Bologna.
Riparò a Mantova, dove – maestro di cappella –  morì dieci anni dopo.

Venises





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fotografia
11 luglio 2007
fotografie 244 - Roma, quartiere San Lorenzo, 31 agosto 2006



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letteratura
11 luglio 2007
racconti di poche parole 38 - Il professore di latino
A volte sbottava nel silenzio della controra, alzando una mano verso il pergolato della bocciofila del quartiere romano di San Lorenzo: “Una vite americana! Ma non era mille volte meglio l’uva regina o lo zibibbo, o la sultanina, e persino, ecco, un’uva fragola, che come l’americana non conosce la peronospera però, volendo, si può mangiare?” Altre volte brontolava tra sé nel cicaleccio serale, tra un goccio di chinotto sorseggiato e un goccio d’acqua fatto, sollevando gli occhi da 'l’Unità' e puntandoli lontano: “Errare humanum est, perseverare Ovest.




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fotografia
10 luglio 2007
fotografie 243 - Perugia, 8 luglio 2007



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letteratura
10 luglio 2007
descrizioni di descrizioni 34 - La gobba di Leopardi e la biblioteca di Gramsci
La sottovalutazione dei ‘Quaderni del carcere’ di Gramsci attraverso l’argomento della incompletezza della biblioteca carceraria dello scienziato-filosofo di Ales equivale alla sottovalutazione dell’opera intera di Leopardi attraverso l’argomento della evidenza della gobba del poeta-filosofo di Recanati. Intercorre sempre un rapporto tra un corpo e l’anima che lo abita, certo, ma in che modo determinato si realizzi occorre stabilirlo di volta in volta. Sia chiaro però una volta per tutte che se “le idee non cadono dal cielo” (come giustamente ha scritto Antonio Labriola), esse tantomeno salgono dalla gobba, e la loro qualità non si può dedurre dalla dovizia di libri componenti la biblioteca del loro autore.
Dalla gobba di Leopardi non si deduce un bel niente, né dalla gobba di Antonio Gramsci. Già, anche Gramsci aveva la gobba. Ma siccome non era un poeta-filosofo, bensì uno scienziato-filosofo, i suoi critici laureati non hanno tirato in ballo la sua gobba materiale, bensì la sua gobba spirituale, che consisterebbe appunto nel fatto che Gramsci disponeva in carcere di una biblioteca incompleta, e manchevole dell’essenziale. Lo ripete ancora da ultimo Bartolo Anglani nel suo libro ‘Solitudine di Gramsci’ (Donzelli, 2007): “egli non ha accesso diretto agli oggetti della sua ricerca”, pagina 137. Se questo vi pare un esempio minore, sebbene consapevole che tutti gli esempi zoppicano (compreso quello di Edipo) vi porterò un esempio maggiore – costituito da una lettera inedita del politico-filosofo Louis Althusser.
Dovete sapere che trenta anni fa (quando avevo ventinove anni) ho pubblicato un saggio - ‘Sulla ricostruzione gramsciana dei concetti di struttura e superstruttura’, Rassegna Italiana di Sociologia, 1977, n. 3 - in cui certo mostravo e forse dimostravo che Gramsci in carcere aveva criticato radicalmente la coppia teorica marxiana ‘struttura-soprastruttura’ ed aveva proposto una coppia teorica nuova e diversa per spiegare il movimento storico delle società umane. Spedito per posta questo saggio a trenta intellettuali italiani (da Asor Rosa a Giuseppe Vacca) e ad un francese, Louis Althusser appunto (avendo fatto trenta volevo fare trentuno), ho ricevuto in cambio la sola sua risposta.
Ebbene, con mia negativa sorpresa (il positivismo è duro a morire), invece di confrontarsi col pensiero di Gramsci sulla questione, il politico-filosofo di Birmandreis mi aveva obiettato che Gramsci in carcere non s’era potuto basare sui testi marxiani per la critica fondamentale che gli rivolgeva, per “il fatto” che quei testi egli non li aveva in carcere, e conseguentemente aveva discusso il pensiero dello scienziato-filosofo di Treviri “attraverso le interpretazioni che lo deformano”, attraverso “le deformazioni del pensiero di Marx prodotte dai suoi interpreti piuttosto che le difficoltà interne del pensiero di Marx”.
Gli risposi allora, per proseguire la bella discussione appena iniziata, che Gramsci non solo disponeva in carcere dei testi marxiani in questione, ma li aveva anche tradotti, gli facevo notare poi che la coppia teorica ‘struttura-soprastruttura’, da Marx in poi e fino ad oggi, ha costituito la base ultima delle scienze storiche e politiche marxiste, e gli domandavo e mi domandavo infine in quale misura e in quale modo quell’errore teorico fosse all’origine della ‘crisi del marxismo’ che tanto lo angustiava in quegli anni. Stavolta nemmeno lui mi rispose, soffocò la moglie comunista, e buonanotte.

[Questo post consiste nella replica dell'articolo apparso - sabato scorso 7 luglio - su Alias settimanale culturale del quotidiano 'manifesto', dove tengo una rubrica omonima del blog-rivista. Alias è già una rivista, ma il  blog-rivista ha secondo me qualcosa in più: possiamo - volendo, attraverso i commenti - discuterne.]




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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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