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31 maggio 2007
L'ULTIMOGIORNODELMESE 1 - maggio 2007
Il blog è una delle tante benedizioni dei tempi moderni, e siccome Aristotele ha mostrato che "l’essere umano è socievole” ed Eugenio Borgna ha dimostrato che “noi siamo un colloquio”, si può considerare addirittura la madre di tutte le benedizioni. Seguendo il filo di questi pensieri ho proposto ai bloggers che leggerete, che leggerai qui di seguito in ordine alfabetico, di incontrarci L’ULTIMOGIORNODELMESE, pubblicando e discutendo l’uno accanto all’altra un breve post sull’evento da ciascuno ritenuto importante del mese in questione, dando così uno sguardo comune alla struttura del mondo mentre ci guardiamo negli occhi.

1…LA GUERRA E’ FINITA
L’uccisione del Mullah Dadullah, il 12 maggio scorso nella provincia di Helmand, nell'Afghanistan più permeabile alle ambiguità pakistane, e la ripresa dei colloqui diretti USA | Iran dopo 27 anni di fiera insofferenza reciproca, sono i segni attesi e immaginati nei molti ambienti non guerrafondai. Non scriverò nulla di nuovo, limitandomi a riproporre un documento pubblicato tre anni fa, il 17 marzo 2003: “Chi è l’uomo forte nell’Iraq liberato da Saddam Hussein? E’ un ayatollah sciita, cioè filoiraniano, si chiama Sayyid Ali Husaini Sistani e vuole fare di Najaf, città santa del culto sciita, la nuova capitale del Paese. Ma non era l’Iran uno dei più vituperati [a ragione] regimi, da rovesciare nella versione neocons della politica estera americana? Si è fatta una guerra per cacciare un sanguinario dittatore “laico” per insediarvi un nuovo regime filoiraniano? Perchè se oggi si votasse, la maggioranza assoluta del nuovo parlamento democraticamente eletto sarebbe controllata da questo anziano signore assiso in preghiera.” A me sembra una contraddizione stridente. Che mostra come anche le grandi strategie disegnate dai cosiddetti think thank, i pensatoi, mostrino la corda: a meno che si ritenga che una guerra permanente possa essere economicamente sostenibile ed eticamente accettabile. Ovvero che l’impero controlli il mondo sotto il tallone della propria potenza militare. Non occorre aggiungere altro. Il tempo è galantuomo. [ www.ethos.ilcannocchiale.it ]

2…L’ALTIMETRO E LA CALOTTA
Se è vero che “non sono le perle, è il filo che fa la collana”, l’evento più importante del mese di maggio 2007 - relativamente alla struttura del mondo terrestre - è stata la misura numero 8.000.000.000 effettuata dal radar altimetro montato sul satellite Envisat, in orbita da cinque anni sulle nostre teste. L’altimetro, un sensore originariamente pensato per misurare le caratteristiche della superficie degli oceani, è stato ulteriormente sviluppato in Europa sino ad arrivare ad essere lo strumento principe per lo studio delle calotte polari, quello che ci dice – meglio di qualsiasi altra tecnica – se le calotte polari si stanno sciogliendo oppure no. Se l'Antartica perdesse un paio di metri di ghiaccio su tutta la propria superficie saremmo sommersi tutti e buonanotte, quindi la questione non è irrilevante. Finalmente, proprio in  questo maggio 2007, abbiamo la risposta. E la risposta non è né sì né no. Quello che succede in Antartica è complesso. Certe parti perdono ghiaccio, ma altre ne accumulano. Ci si capisce poco del perché ma, semplificando, quello che è certo è che, per il momento, le calotte polari non si stanno sciogliendo, o non in modo rilevante. Lo strumento che abbiamo creato per avere una risposta semplice – sì o no, bianco o nero –  ha misurato una realtà complessa, che non segue i nostri ingenui modelli, e ci costringe a rinnovare i nostri sforzi di comprensione della struttura del mondo terrestre. Invece di fornirci una soluzione, ci ha posto un nuovo problema. Una brava macchina è tale se ci aiuta a migliorarci. [ www.fulmini.ilcannocchiale.it  (Fulmini in collaborazione con Tuoni)]
 
3…LATTE ALLE GINOCCHIA
Sono, mio malgrado, un cinico e cinicamente non c'è niente che colpisca la mia attenzione. Triste premessa per chi dovrebbe, come gentilmente richiesto, focalizzare la propria e altrui attività neuronale, intorno ad un "evento". In epoca di informazione inflazionata e, perciò stesso, appiattita verso il basso, ogni "fatto importante", smette di essere tale, dopo mezz'ora ("Cogne" eccezione confermante regola). Fortissimamente vorrei, però, non eludere un gradito impegno assunto. Richiamo lo spirito degli ospiti, su una notizia proveniente da il Cairo: due teologi della moschea al azhar, per risolvere la sconveniente condivisione, da parte di un uomo e una donna, di un ufficio, nella capitale egiziana, sono ricorsi direttamente alla parola del Profeta, così interpretandola ed emanando una consequenziale fatwa: "Alla donna, in orario di lavoro, è permesso togliere il velo, alzare la jallabia (veste lunga fino alle caviglie), scoprirsi il seno ed allattare il collega maschio. Ripetuta cinque volte, l'operazione equiparerebbe il compagno di lavoro ad un membro della famiglia, emancipandolo dai divieti imposti dalle "regole del pudore". Il rigore dell'editto cede di fronte a comprensibili opposizioni trasversali, fino a potersi ammettere il passaggio dall'allattamento al seno, a quello alla spina: "E’ sufficiente che la donna porga al collega un bicchiere del suo latte, per cinque volte." Spero, in maniera volutamente provocatoria, che questo "fatto", ci permetta di sentirci "civiltà superiore", visto e considerato che di motivi non ne abbiamo poi molti. P.S.: La fatwa pare sia stata ritirata e il teologo licenziato. [ www.ilbokkaglio.ilcannocchiale.it ]

4…FARE RITORNO
Maggio 2007. La radio era accesa: parlava una scalatrice alla quale avevano chiesto cosa volesse dire per lei arrivare sulla vetta di un “8000” . Una sua frase mi ha colpito in modo particolare: “Puoi raccontare di essere stato sulla cima soltanto quando sarai giunto a casa”. Subito ho pensato: di ogni viaggio è parte integrante il ritorno! Potrai raccontare di essere salito sulla montagna soltanto quando sarai tornato indietro e avrai compiuto tutti i tuoi passi: quelli dell’andare e quelli del venire, perché ogni viaggio può dirsi concluso soltanto con il ritorno, ogni viaggio tranne l’ultimo. E non esiste uno spostarsi del corpo, o anche soltanto della mente,  che non possa essere definito, a suo modo, "viaggio", e capita che spesso siano proprio quelle della mente le avventure più belle e più spericolate, quelle dalle quali ancor più importante è proprio il tornare indietro. Si può cambiare nel corpo e nello spirito, ma comunque si deve sempre, al termine, fare ritorno a casa, al luogo di partenza. [ www.serafico.ilcannocchiale.it ]

5…STRADE E PIAZZE – I MISTERI DELLA TOPONOMASTICA
La toponomastica non è scienza ragionevole e questo mi fa scervellare. A Roma, si tollera che via Leibniz sia una traversa di Viale Marx (che molto ragionevolmente però va a sfociare in piazza Hegel). Si tollera che a Milano, a piazzale Michelangelo, sorga il monumento a Giuseppe Verdi. Forse questo, direte, non fa parte della toponomastica vera e propria, ma perché allora Piazza Sigmund Freud, di fronte alla Stazione Centrale, deve convivere con Via Don Sturzo? Una specie di contrappasso? Una punizione per Freud o per Sturzo? Mi aggiro nel quartiere dove mi sono recentemente trasferito. Tutte le strade hanno nomi di «condottieri». Tralasciamo il fatto che qua e là sbuchino delle traverse dedicate a geografi come Strabone e Fra Mauro che non si capisce cosa abbiano da spartire con tipacci come Braccio da Montone e Luchino dal Verme. Quello che vorrei sarebbe un po’ più di precisione nelle definizioni dei personaggi. Per esempio leggo sulla targa stradale: Via Bartolomeo D’Alviano – Insigne Condottiero. Non sarebbe meglio scriverci sotto: mercenario e saccheggiatore? Tanto per la precisione. Continuo a passeggiare sognando di scrivere sotto le targhe: Via Fortebraccio – Blasfemo e predone, Via Fanfulla da Lodi – Sicario prezzolato, Via Gattamelata – Ladrone e impunito… [ www.sogniebisogni.ilcannocchiale.it]


6…SEX CRIMES AND VATICAN – UNA OCCASIONE PER RIFLETTERE.
Che nel nostro tempo la censura sia  avvertita come limitazione alle libertà dell’individuo, è  fatto universalmente accettato. Meno accettata l’idea che all’interno della cattolica italiana i principii di laicità sono lesi dalle opinioni dei presuli membri della CEI, la conferenza episcopale che ha carattere espressamente politico per sua stessa nascita. La BBC ha messo in onda il documentario choc inerente  la problematica degli abusi sessuali fatti su minori dal clero cattolico, su cui l’ombra di copertura dello scandalo, dell’allora cardinale Ratzinger,  parrebbe indiscussa. Alla data di stesura di queste righe, è stato reso noto che la RAI ha acquisito i diritti del documentario per poi trasmetterlo nelle trasmissioni di M. Santoro. Monsignor Bagnasco si è espresso con viva forza – come peraltro ci si doveva attendere – contro l’eventuale acquisto da parte della Rai di questo documentario (già visibile tramite il canale web di YOUTUBE). Il dato che è grave, in tutta questa vicenda dialettica, è  la banalizzazione del mostruoso problema: pedofilia e abusi perpetrati dal clero cattolico. Si conoscono certo abusi sui minori, il cui biasimo è universale. Meno noti sono gli abusi e le violenze dello stesso clero contro le coscienze, i diritti umani limitando a chi abbia una tendenza sessuale di natura omosessuale ad accedere allo stato religioso. Tutto questo alla luce, o in forza, di un dato realistico: la chiesa latina è stata sorpassata dalla sua stessa ombra – per dirla alla Jung – soffrendo inesorabilmente della sindrome della fortezza assediata: se l’assedio è serio si fa manovra di sviamento. Sviare l’opinione altrui è sempre un’arma, comunque sia è sempre un’arma. [ www.teologia.ilcannocchiale.it ]
 



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letteratura
30 maggio 2007
descrizioni di descrizioni 33 - Omero, Ulisse, le Sirene
Di cosa parla Omero quando parla di Ulisse e le Sirene? Parla di più cose, ma essendo poeta le fonde ad arte. Fingiamo siano quattro (sono molte di più) e pensiamo ad un cuoco: uovo, olio, limone, sale, ed ecco la maionese (che a volte ‘impazzisce’ – come la vita senza poesia).
1… La viltà di Ulisse.
Ulisse s’avvicina all’isola delle Sirene (che incantano col proprio “armonioso canto” i naviganti fino a farli morire), tura le orecchie ai compagni e si fa legare all’albero della nave. Loro non possono sentire tutto, lui non è ‘disposto a tutto’. È disposto ad ascoltare e raccontare, ma non ad incantarsi e morire. “Solo chi è disposto a tutto, chi non esclude nulla, neanche la cosa più enigmatica vivrà la relazione con un altro come qualcosa di vivente e attingerà sino al fondo la sua esistenza.” (Rilke, Lettere a un giovane poeta)

[I NOSTRI INVIATI 9 - Luigi Damiano Russo, Roma, maggio 2007]
2…Un canto dentro un canto dentro un canto.
Un cantore uno-nessuno-centomila (Omero) canta un cantore singolare maschile (Ulisse, il quale incanta i compagni per tre ore, Eumeo per tre giorni, Eolo per trenta giorni) che canta le Sirene cantore - plurale femminile (le quali con il loro canto mitigano l’amarezza della vita e della morte.

[fotografie 213 - Padova, maggio 2007]
3…Sapere tutto ciò che avviene spinge a morire.
I naviganti che ascoltano il canto delle Sirene approdano alla loro isola e si lasciano morire: “pullula in giro la riva di scheletri umani marcenti; sull’ossa le carni si disfano”. Ma cosa cantano “sedute sul prato” le Sirene? “Tutto ciò che avviene in qualsiasi momento e in ogni luogo della terra.”

[I NOSTRI INVIATI 10 - Kutspè, Genova, maggio 2007]
4…Dei particolari, senza i quali il generale è sciapo.
Ulisse, legato all’albero della nave comanda ai compagni di scioglierlo “coi sopraccigli accennando”. Ecco di seguito la fotografia di un altorilievo romano di età imperiale che descrive un santuario campestre - sullo sfondo. In alto a sinistra il particolare di un tralcio di vite attorcigliato ad un alloro - in primo piano. Anche l’accenno coi sopraccigli di Ulisse è un primo piano, no?


[fotografie 214 - Roma, Musei Capitolini, maggio 2007]



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29 maggio 2007
fotografie 212 - Firenze, 13 dicembre 2006




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letteratura
29 maggio 2007
racconti di racconti 22 - discepolo e maestro
Giorgio è pittore dalla testa ai piedi. Pensa con gli occhi, pieni di linee di colori di fili di materie. Parla e precisa, ma con difficoltà, con insoddisfazione: si sente che vorrebbe parlare e mostrare non con la bocca e la voce bensì con gli occhi e le mani. Nato a Reggio Calabria è venuto a Firenze per imparare a pittare ma – spiega moltiplicandosi con un garbuglio degli occhi e una giravolta delle mani – “venuto per imparare, ho dovuto insegnare. Volevo fare il discepolo e ho dovuto fare il maestro.”



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28 maggio 2007
fotografie 211 - In viaggio tra Mestre e Roma, 27 maggio 2007




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letteratura
28 maggio 2007
haiku rimati 42 -
Sopra le righe
stanno i desideri
belle di ieri.



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fotografia
27 maggio 2007
fotografie 210 - Roma, Musei Capitolini, maggio 2007



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letteratura
27 maggio 2007
Eftimios 21/42 - Che te ne pare, Eftimios? "Continuate."

Costruivamo un portico in faccia al lago.

Il sole batte forte con l’aria pura a cinquecento metri d’altitudine, se la casa è esposta come la casa tra gli alberi al lago a mezzogiorno. Prendemmo in assemblea la decisione di costruire un portico, di castagno stagionato in mezzo ai boschi di castagni fioriti. Arrivarono i pali grandi colonne quadrate, buone, ma un po’ interstiziate. Sergio, che ho conosciuto meglio dopo, per troppo poco tempo (che fretta c’era di andarsene, anche lui?) si scoprì amico del venditore di pali, gli domandò dei pali imperfetti e l’altro: “A qualcuno dovevo darli, no?”

Stefano, l’amico che non ha mai finito la facoltà di Architettura ma i muratori lo chiamano comunque “Archité”, venne a trovarci un pomeriggio, era l’ottantasette. Eftimios era ora mai bloccato nel letto della sua camera ombrata tra l’Appennino e il Tirreno. “Mi dai due mani, Stefano?” “Certo. Che facciamo?” - rispose subito Stefano il buono. “Vieni.”

Presi una delle sedie svedesi con i braccioli, quelle portate da Cipro, dalla villetta all’inglese di Alexandra completa a suo tempo di nascondiglio per i partigiani ciprioti anti-inglesi, e vi intronammo Eftimios. Lo sollevammo a quattro mani e lo portammo sul montarozzo spianato fra il portico in costruzione e il lago. Eftimios era allegro dentro, allegro fuori, come sempre. Avanzava in cielo, in alto a sinistra, come un principe orientale con occhi grandi e lunghi, protetti da immense ciglia paraboliche. Guardò.

“Che te ne pare?” - gli domandai dopo un po’. Eftimios iniziò una lenta panoramica circolare, di quelle che Pier Paolo Pasolini ha scritto che sono la manifestazione palpabile della divinità, che sono tecnicamente divine. Il bosco con tutti gli alberi, uno ad uno, Rocca Romana piramide etrusca, il lago da un lato all’altro con tutte le onde crespe e tutti i pesci affioranti, Monte Termine e i suoi alberi d’alto fusto, le ginestre, i cardi, le allodole che salgono salgono quando decidono di morire, guardò me, e disse: “Continuate”.




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25 maggio 2007
fotografie 218 - Roma, dal Campidoglio, maggio 2007




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letteratura
25 maggio 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 5 / l'intellettuale-sacerdote
Ecco il fulmine che ho scagliato sulle pagine di ALIAS – supplemento settimanale de ‘il manifesto’  - sabato 9 maggio 2007. Il bello del blog rispetto al giornale è che qui si può discutere, da pari a pari tra lettori-scrittori, in questa piazza senza folla e senza balconi, come tra scienziati-sperimentatori.
Questa Anna Politkovskaja, stroncata a quarantotto anni da Vladimir Putin e i suoi maggiordomi russi perché criticava l’Esercito e la Burocrazia e il Putin in persona, era ed è uno di quei rari esseri umani che fanno della nostra vita difficile una cosa degna d’essere vissuta. Verso la fine di ‘Proibito parlare’ (Mondadori, 2007), una selezione degli ultimi articoli da lei pubblicati sul quotidiano “Novaja Gazeta” - libro che ho letto come da ragazzo mangiavo senza respiro un cestino di ciliegie - dentro un articolo intitolato “Da Kiev si può iniziare la fuga” ho sottolineato la frase: “Se diventi nemico del potere politico […] Kiev è il posto ideale per fuggire dalla Russia”. Ed ho latolineato: ‘Ecco come si documenta una situazione per chi ha desiderio di sapere e si svela l’estrema possibilità a chi si ostina a vivere a testa alta.’ Naturalmente, per fare questo, Anna non doveva fuggire lei stessa, è rimasta a scrivere, e l’hanno sparata, prima al cuore e poi alla testa. Più di una volta, leggendo ammirato questa giornalista capace di guardare pessimisticamente in alto, verso i potenti, e ottimisticamente in basso, verso gli umili - questa donna aristocratica con i forti e democratica con i deboli – ho pensato al programma di Niccolò Machiavelli: “Così come coloro che disegnino e’ paesi si pongano bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongano alto sopra monti, similmente a conoscere bene la natura de’ popoli bisogna essere principe, et a conoscere bene quella de’ principi bisogna essere populare.” Tutto questo sta accadendo in Russia, un paese “sempre più simile all’URSS” – come titola ‘la Repubblica’ del 21 aprile 2007 un articolo di Sandro Viola. In Russia, cioè in un paese formalmente democratico, ma sostanzialmente autoritario, dal momento che la separazione dei Poteri è formale e non sostanziale. E qui, in Italia, cosa sta accadendo oggi tra giornalisti e Poteri? Cosa accade in un paese come il nostro in cui la separazione dei Poteri è non soltanto formale ma anche (nonostante tutto) sostanziale? Qui da noi accade la stessa cosa, cari amici vicini e lontani, accade cioè che i giornalisti signori-di-se-stessi sono pochi e rischiano, ed i giornalisti servi-del-potere sono molti e raschiano. Perché? Il perché va trovato nella costituzione degli intellettuali dell’intero mondo moderno – autoritario o democratico che sia. Mostra e dimostra infatti Antonio Gramsci nei suoi ‘Quaderni del carcere’ che nel mondo moderno i giornalisti (e gli intellettuali di professione) sono fatti – nella stragrande maggioranza - della stessa materia di cui sono fatti i Sacerdoti delle Chiese, i quali subordinano il proprio lavoro agli interessi delle Superstrutture di cui sono Funzionari, essendo una varietà evolutiva del predicatore e dell’oratore e del chierico medievali. Infatti, alle origini del mondo moderno, la figura galileiana dello scienziato-sperimentatore (secondo il quale la verità è sempre rivoluzionaria) è stata sconfitta dalla figura dell’intellettuale-sacerdote. È la tragedia di una civiltà che non è riuscita a diventare compiutamente moderna.










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24 maggio 2007
fotografie 217 - Amsterdam, Aeroporto, 4 gennaio 2007




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letteratura
24 maggio 2007
fratelli alberi 11 - il sambuco
Se provi a fiutarne meglio l’odore dolceagro il naso ti finisce tra mille minuscoli fiori tremolanti, e ne esce allegramente infarinato di giallo e stordito di meridione marino e montano. Lungo i fossi, fra i ruderi, ai lati delle strade, nelle siepi, ai margini dei boschi, a primavera inoltrata fiorisce in grappoli orizzontali l’alberetto di nome sambuco. Il legno è impiegato nella fabbricazione di strumenti musicali, il midollo nella tecnica microscopica, la corteccia è diuretica, le radici curano l’artrite reumatoide, i frutti grappoli verticali sono buoni anche per il ‘vino di sambuco’. Io preferisco sopra tutto i suoi fiori, alla vista, all’olfatto, al tatto, e desidero persino mangiarli in forma di frittelle: so che si fa, ma chi me li farà? Quanto al fogliame (e qui entriamo nel regno della metafora) per ottenerlo più appariscente in autunno-inverno occorre potare il fusto a pochi centimetri dal terreno.



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letteratura
23 maggio 2007
LO SPACCO 4 - hakaretler ve moraller (lingua turca) / insulti e morali (lingua italiana)
HAKARETLER VE MORALLER 4
Noktasiz Virgülsüz...
Ümit Inatçi
bagisla beni benim mesela’m seni asiri kullandim dogrulardan söz etmek o kadar zor ki gerçek düsük frekansta olunca bagisla beni benim bu yüzden’im seni asiri kullandim ikna etmek o kadar zor ki ikna olunmusluk ödemeli olunca bürokrasi terorizminin modern zamanlari maltüzyen prensliklerin para uygarligi adanmis zihinler kronik mitomani reklam kolonyalizmi marka imparatorluklari yolsuzluk azizleri herneyse bugün yagmur yagiyor fakat gökyüzü felaket kizgin bulutlu


[fotografie 216 - Ümit Inatçi, 2006]
INSULTI E MORALI 4
Senza virgola e punto
Umit Inatci
perdona mi il mio peresempio ti ho strausufruito non é facile spiegare la verità quando la realta é di bassa frequenza perdona mi il mio perciò ti ho strausufruito non é facile convincere quando la convinzione é a pagamento tempi moderni del terrorismo buro-drastico civiltà del denaro al principio malthusiano menti devotivi mitomanie croniche colonialismo pubblicitario impero delle firme i santi della corruzione comunque dunque oggi piove ma il cielo é incazzato nuvoloso 
 




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letteratura
22 maggio 2007
descrizioni di descrizioni 32 - Marsia è Apollo
Ripubblico questo pensiero spettinato - descrizione di descrizione - fratelli alberi [talvolta le rubriche s'intrecciano in un canestro] perché allora (il 3 novembre 2006) non avevo ancora ricevuto in regalo una Nikon coolpix 5600, e quindi non potevo corredare i post di foto – ciò che in questo caso mi pare particolarmente giusto nei confronti dei navigatori.

[fotografie 214 - Roma, Lungotevere dei Sangallo (con ombra di platano), 2 marzo 2007]
Il platano è un fratello albero grande fino all’imponenza. E’ arrivato in Italia dall’Asia - non ci fosse stata l’Asia, in quali condizioni verserebbero questi famosi occidentali? persino un romano cosmopolìta come Plinio non finiva di stupirsi che un tale albero fosse stato importato “da un paese diverso solo per la sua ombra”! Omni modo, il platano sopporta bene gli enciclopedici naturalisti e l’inquinamento atmosferico, per merito del suo proprio scortecciamento. E’ per omologia dunque – penso - che Marsia finì appeso a un platano. Secondo i mitografi quel deforme sileno sfidò col suo flauto Apollo e la sua cetra, ponendo come condizione che il vincitore avesse mano libera sul vinto, ma restò sconfitto e venne scuoiato dal dio della bellezza. Torno a rivedere il “Marsia” dei Musei Capitolini: ammiro un uomo alle soglie della vecchiaia eppure alto, longilineo, proporzionato, elegante, bellissimo e mi domando dove sia il sileno selvatico gonfio come un otre, provvisto di naso camuso, orecchie e coda di cavallo. E se l’essere scuoiato appeso all’albero scortecciato – mi domando al quadrato - fosse invece Apollo, divino conoscitore del futuro e per ciò suicida alle soglie del crepuscolo degli dèi?

[fotografie 215 - Roma, Musei Capitolini, 19 maggio 2007]



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fotografia
21 maggio 2007
fotografie 213 - Roma, Villa Celimontana, 20 agosto 2006




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letteratura
21 maggio 2007
haiku rimati 41
L’erba fiorita
nel buio resta bianca
tutta la vita.




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fotografia
20 maggio 2007
fotografie 212 - Roma, Via dei Santi Quattro, 5 maggio 2007




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letteratura
20 maggio 2007
Eftimios 20/42 - Vita morte e miracoli di un nespolo bonsai
Vivevamo in un appartamento, ho tentato un bonsai.
Un amico teneva un nespolino in un vaso sul suo balcone e me lo regalò. Lo portai sul mio di balcone, il vaso era piccolo, il balcone era stretto, e mi venne in mente la pratica orientale del bonsai. Si fa così, mi disse qualcuno o qualcuna, gli tagli torno torno la corteccia, gli incidi l’anima con un punteruolo, poca acqua, niente e di rado, e lui cresce poco, si adatta, sopravvive in minuscolo.
Detto, fatto. Taglio, incido, nego, sorveglio, osservo. Cresceva poco, infatti. Se ne stava lì, silenzioso, rattrappito, come un cane che aspetta ad occhi chiusi una bastonata e si fa piccolo piccolo, ma faceva spuntare qualche fogliolina, qualche fiore, l’anno dopo fece persino un nespolo, nespolo giapponese, i nespoli nostri sono in realtà nespoli giapponesi, i nostri, i nespoli italiani, sono più tondi e schiacciati ai poli, più scuri, marrone scuro, lo sapevate, lo sapevi?
Ma quando fu pronta la terra per gli alberi, lo trasportammo in campagna, in collina, e lo sistemammo dentro una grande e bella buca. Acqua, luce, sole, aria, gli altri alberi fratelli intorno, gli uccelli, la brezza del mare, la pioggia del cielo. Esplose. In pochi mesi diventò un vero e grande e meraviglioso albero, come gli alberi con le foglie grandi e belle e dure dei quadri di Giotto.
Poi, di colpo, morì. Troppa la gioia, credo. Gli altri alberi intorno, tutta quella luce, quell’aria. Troppo. Non immaginava possibile tutto questo. Era il Paradiso, pensò, e morì.




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letteratura
19 maggio 2007
descrizioni di descrizioni 31 - la critica aggettiva
Goffredo Fofi ed io siamo stati amici un pomeriggio. Qualche anno fa parlandoci al festival cinematografico di Viareggio ci siamo trovati d’accordo l’uno con l’altro e l’altro l’uno anticipando. Prima, avevo letto un paio di suoi libri di critica cinematografica, ‘Capire il cinema’ e ‘Dieci anni difficili’, pieni di passione e intelligenza (che di solito si combinano come l’acqua e l’olio). Dopo, abbiamo cercato di fondare, con altri, AIDA - l’Associazione Italiana Degli Autori (di cinema) – ma scetticismo e volontarismo hanno strozzato l’infante. Ieri ho trovato nella Feltrinelli Argentina di Roma una copia di quella rivista mensile che dirige, ‘Lo straniero’ (anno XI, numero 83, maggio 2007), l’apro e leggo il suo fondo: ‘La periferia come destino e come scelta’: “Il destino del nostro paese: - i ‘centri’ preparati al passaggio di turisti che distruggono le nostre piazze non ancora distrutte dalla perniciosa Gae Aulenti…” Perniciosa? Proseguo la lettura, alla ricerca dell’argomento che dimostri la perniciosità della Aulenti - niente di niente. Io non sopporto le “analisi oggettive” e le “critiche aggettive”, chiudo la rivista e buonanotte.

I NOSTRI INVIATI 9 - Mara Misuraca, Perugia, 21 aprile 2007 ("l'ho fatta con la videocamera, infatti non si vede benissimo: era un festival per i bambini e nella strada principale c'era un telo a terra con tutti i colori a disposizione. I bambini, davanti ad uno specchio, dovevano disegnare il loro viso, e questa bambina di colore, ha colorato il contorno del viso di rosa ed il dentro di marrone...")




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fotografia
18 maggio 2007
fotografie 211 - Roma, via del Foro Olitorio, 2 aprile 2006




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letteratura
18 maggio 2007
poesie su commissione 9
Lavorando a una poesia sul fico
lungo i passi delle vecchie mura
ho trovato una rima con ‘antico’
ma non ancora tutta la misura.

Ricordo quello che mi era amico
nei giorni delle guerre ‘nta sipála
e mi celava agli occhi del nemico
dietro le foglie come sotto l’ala.

Scrivo in testa ‘il ramo è traditore’
‘non gli serve concime e potatura’
‘si coglie solo nelle prime ore
il frutto fiore della dolce fioritura’.

Beato il fico che vive senza niente
dico a me insoddisfatto senza fine
e beato chi porge a chi l’intende
senza niente il frutto più sublime.


Nel dialetto della costa ionica della Calabria  " ‘nta sipála " significa " nella siepe "




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fotografia
17 maggio 2007
fotografie 210 - Roma, via delle Botteghe Oscure, 16 maggio 2007




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letteratura
17 maggio 2007
pensieri spettinati 43 - l'impiegato perfetto
Crede nell’ordine molteplice del mondo, e nel suo ordinamento attivo. Al collo la catenina inanella un crocefisso, un amuleto, un sagittario. Al polso l’orologio, il nastrino portafortuna, il metallo energetico. Ha finito di lèggere, ha capito, di grattare, non ha vinto - non importa, vincerà. Senza guardarmi in faccia afferra prima il bollettino di conto corrente e poi il mazzetto di euro da venti da dieci da cinque che gli porgo. Ci mette due minuti buoni a ordinarli, li tasta, li scrosta, li scruta, li gira, li rigira, li capovolge, raddrizza le orecchiette, spiana le pieghe, li dispone in tre pile, li assomma gerarchicamente, li conta, li dispone nei compartimenti deputati del cassetto, afferra la ricevuta e mi guarda. Trova sul mio viso qualcosa che lo gela. Il naso? – penso dapprima io. Poi seguendo il suo sguardo in panoramica a zig zag comprendo che è la barba, disordinata. Gli occhi miei ridenti e la bocca a barchetta dicono: “Nessuno è perfetto.” Lui fessura le palpebre serra le labbra - vorrebbe tacere, ma il suo sopracciglio s’inarca e ribatte: “Parla per te.”
[Ufficio postale di Piazza Dante in Roma, mercoledì 16 maggio 2007]




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letteratura
16 maggio 2007
A QUATTRO MANI 1
Nasce oggi una nuova rubrica A QUATTRO MANI, firmata ‘Fulmini e Tuoni’. Rivelo di ‘Tuoni’ l’essenziale: ama nascondersi.
Sto davanti al ‘Cristo Risorto’ di Santa Maria sopra Minerva e mi vengono le lacrime agli occhi. Non ero ancora venuto a vederla questa scultura non finita da Michelangelo - visito Roma senza fretta, come un uomo una donna.

[fotografie 209]
Da Michelangelo? Dov’è la forza della Resurrezione, del risollevarsi dalla più dura delle prove? È questo quel Michelangelo che ha inventato il gesto della Creazione, quelle due dita che si sfiorano, e il gesto del Giudizio, quella mano pronta a colpire,


questo l’autore che medita così profondamente il suo soggetto da scolpirselo nella testa ancor prima che con la mano? Michelangelo prima di scolpire il blocco marmoreo sa cosa cerca e vede la forma compiuta che insegue, scolpisce per liberarla dal sovrappiù. No, non è Michelangelo, questo. Una vena nel marmo, e Michelangelo si ferma. Si ferma, perché non può realizzare perfettamente il proprio disegno.
Dopo qualche anno il lavoro abbandonato da Michelangelo è portato a termine da Raffaele da Montelupo, che non riesce però a raggiungere, oltre la vena, la figura sempre nuovamente viva intravista da Michelangelo, a trovare quello che c’era e vien fuori una figura e un’opera più morta che viva. A questo ‘Cristo Risorto’  è accaduto insomma ciò che accade agli esseri umani nella maggioranza dei casi, non riescono a diventare quello che sono.

Fulmini e Tuoni




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fotografia
15 maggio 2007
fotografie 208 - Poppi, Tre ragazzi davanti al Castello, 16 marzo 2007




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letteratura
15 maggio 2007
haiku rimati 40
Albeggia. Esco
e nel viola scoppiano
fiori di pesco.




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letteratura
14 maggio 2007
descrizioni di descrizioni 30 - artigianale e artistico
Quale differenza c’è tra un’opera di artigianato e un’opera d’arte? Osserviamo due opere di Bernini, esposte in una mostra in corso al centro del centro di Roma. Cominciamo con la scultura in terracotta “Cristo Ligato”. [ fotografie 206 - Roma, maggio 2007]

Tecnicamente perfetta, piena di echi dalla scultura antica (passata), elegante, certo, ma prevedibile, e coronata da quella testa che dire convenzionale è poco, bisogna dire ‘artigianale’ per dirla tutta. Insomma non c’è invenzione in questa scultura, c’è ripetizione. Osserviamo ora la pittura ad olio “Cristo Deposto”. [fotografie 207 - Roma, maggio 2007]

Tecnicamente imperfetta, piena di echi della pittura moderna (futura) – goffa, certo, ma imprevedibile, la posizione del corpo è inconsueta, e i colori biancoverdemuffa e rosa accentuano la sorpresa, l’emozione, per finire improvvisamente nel gran capo arrovesciato, enorme sul corpo da ragazzo. Insomma, non c’è ripetizione, c’è invenzione in questa pittura. Ecco.
E dire che ero andato a vedere le opere esposte con in testa l’idea che Bernini fosse uno scultore infinito e un pittore così così. Ma sapete com’è, sapete come sono, quando qualcuno o qualcosa è capace di contraddirmi vittoriosamente e posso abbandonare le vecchie idee come una serpe la vecchia pelle, sono felice, non sto più nella pelle, appunto.





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fotografia
13 maggio 2007
I NOSTRI INVIATI 8 - 'Sirah', Frinolli insegna ai giovani, 2007




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letteratura
13 maggio 2007
Eftimios 19/42 - La spietratura, l'aratura, la misura, gli alberelli
Un triangolo equilatero di canne, cinque metri di lato.
Questa terra in cima ai monti Sabatini, tra i paesi dell’Etruria meridionale e i boschi di tanti cinghiali ed un tasso (non l’ho visto lui o lei, ma ho toccato con mano le profonde unghiate sul dorso di una quercia a due passi dalla nostra casa) quella terra era incolta da anni e stagioni, ridotta a un povero pascolo di mucche brade. Un tempo, quando valeva la pena, quando i contadini si accontentavano di poco per vivere, in quel tempo seminavano mietevano facevano il grano.
Rovi, ginestre, cardi, gramigne. Non ci si poteva nemmeno camminare sopra agevolmente. Cominciammo con la spietratura. Un trattore provvisto di un dente profondo un metro la solcò tutta e vennero a galla enormi pietre, che ammucchiammo parte in basso, in fondo, per trattenere la terra, parte di lato al perimetro progettato della casa. Spezzò più d’una volta il dente, Renato che adesso non c’è più, ma allora era un uomo forte e allegro.
Poi l’aratura, e un’estate intera di zolle al sole. In autunno le buche, grandi, col braccio meccanico, perché imbucare gli alberelli in un pozzetto è sbagliato. Per radicarsi gli alberi hanno bisogno di spazio, come gli esseri umani. Ma come individuare il posto regolare degli alberi, in modo che risultassero belli allineati? Ci pensammo bene, Eftimios ed io, e adoperammo le canne del fosso nella valle. Canne legate tra di loro in modo da formare un triangolo equilatero di cinque metri esatti di lato, ruotando in quale e tenendo fermo uno qualsiasi degli angoli, individuavamo e segnavamo i punti vitali giusti per tutti.
Gli alberelli infine. Peri, meli, peschi, pruni, ulivi, e fichi, albicocchi, ciliegi, sorbi, mandorli, melograni, noci. alberelli tutti diversi nella figura e tutti eguali nel tracciato. Li piantammo, Eftimios ed io, non prima di aver sparso nelle buche tre palate di concime, tre palate di terra per non bruciare le radici, infine tanta terra soffice pigiata danzando torno torno e un paletto a difesa dai venti autunni. Chi, e perché, poi, ha scompaginato l’allegro disegno dei triangoli democratici?




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fotografia
12 maggio 2007
fotografie 205 - Roma, Santa Maria sopra Minerva, 11 maggio 2007




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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

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