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letteratura
31 marzo 2007
fratelli alberi 10 - l'eucalipto
Non so se l’eucalipto sia una “pianta vagabonda”, una di quelle piante spontanee che “spostandosi di loro iniziativa disegnano il giardino” (Gilles Clèment, Èloge des vagabondes, NiL éditions 2002), e alla lunga il mondo. Certo è un albero sempreverde che prosciuga le aree paludose, produce materie prime per lavori in legno e pasta da carta e profumi e saponi, polline e nettare per un miele di qualità e rametti antartici per le composizioni floreali del vostro fioraio, regala un’ombra traspirante e frusciante e giganti filari frangivento, un infuso liberatorio dalle affezioni asmatiche, le bronchiti, le pertossi, e un olio essenziale analgesico, antifebbre, antinevralgico, antireumatico, antisettico, antispasmodico, antivirale, balsamico, calmante della tosse, cicatrizzante, decongestionante, deodorante, depurativo, disinfettante dell’aria, diuretico, espettorante - e mi fermo alla lettera e. Un salice ridente, insomma, un fratello che fa bene al cuore sapere al mondo. Allora, perché? Perché mutilare, piagare, umiliare un eucalipto così come ho visto con i miei occhi e testimonio con questa fotografia digitale?
fotografie 175 - Roma, Monte dell'Ara - Valle santa, 8 febbraio 2007



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letteratura
29 marzo 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 2 - La maggioranza meravigliosa
Qualche settimana fa (era il 23 febbraio 2007) ho pubblicato un “pensiero spettinato dedicato a Sofia” che finiva con tre domande. Lo ripropongo per dargli un seguito conversevole:

UNO. “Questi maestri, professori, docenti (i due terzi della categoria) che torturano ragazzi, adolescenti, giovani, con le loro lezioni che non somigliano all’innaffiamento misericordioso di una pianta di basilico per farla vivere turgida e allegra ma all’ingozzamento forzoso di un’anatra per farla morire col fegato scoppiato, con i loro esami concepiti e praticati come epilogo velenoso di un processo di conformazione al mondo esistente e non esperienza culminante di un processo di formazione per il mondo che verrà, con le loro entrate nei corridoi e nelle classi – col sorrisetto adatto a mostrare i denti - e le loro uscite dalle scuole e dalle università – col passo precipitoso di chi si allontana dalla scena del delitto, questi che non esercitano una professione civile, intellettuale, morale, ma un dovere d’ufficio, un incarico militare, una missione religiosa, questi che non entrano in classe per insegnare e imparare ma per sorvegliare e punire, questi che a parole proclamano di voler ‘conservare la tradizione’ o ‘cambiare il mondo’ e nei comportamenti mostrano di volere che la tradizione sia messa in salamoia e che il mondo non cambi loro, mi ricordano l’incipit della terza ‘Tesi su Feuerbach’ di Marx di Treviri: ‘La dottrina materialistica, secondo la quale gli uomini sono prodotti delle circostanze e dell'educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano le circostanze e che l'educatore stesso deve essere educato.’ Sì, Karl, giusto, ma da chi? Chi modificherà queste circostanze? Chi educherà questi educatori?”

(Ecco, Nefeli, la foto di un ragazzo romano - fotografie 172)
A queste domande e=mc2.ilcannocchiale e fort.ilcannocchiale hanno cominciato a rispondere, ed io stesso, aggiungendo questa seconda parte a quella prima riflessione.

DUE. “I filosofi? I rivoluzionari? I dottori della legge? No. La storia del mondo grande e terribile ci ha insegnato di no. Le strategie conoscitive-e-trasformative di Platone di Atene, di Lenin di Simbirsk, di Pietro di Betsaida, e dei loro Diadochi, si sono rivelate irrealistiche, anacronistiche, mitologiche (Quaderno 11) – e per la precisione “intrinsecamente teologiche” (Q 10), “forme moderne del vecchio meccanicismo” (Q 14), “religioni di subalterni’ (Q 11). E allora? Chi educherà questi educatori? Il terzo residuo di maestri-professori-docenti - ecco chi - alleato con il terzo antiautoritario, plastico, autonomo dei ragazzi-adolescenti–giovani: una nuova allenza a ripartire dal buono, dallo “storicamente progressivo”, che c’era nel sessantotto del secolo scorso. Bene. E chi ispirerà questa meravigliosa maggioranza in questa impresa epigonale? Gramsci di Ales, per l’appunto, il quale nei Quaderni ha mostrato e dimostrato (a chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire) che questo problema dei problemi si risolve non con una rivoluzione filosofica, non con una rivoluzione religiosa, e nemmeno con una rivoluzione politica – come sognavano i suoi stessi progenitori ideologici - bensì con “una riforma intellettuale e morale”, e sapendo bene che “il rinnovamento intellettuale e morale non è simultaneo in tutti gli strati sociali, tutt’altro: ancora oggi molti sono tolemaici e non copernicani” (Q 15). Roba forte, impresa da Epigoni. “Epigoni e Diadochi. ‘Perché gli Epigoni dovrebbero essere inferiori ai progenitori? Perché dovrebbe essere legato al concetto di Epigono quello di degenerato? Nella tragedia greca, gli ‘Epigoni’ realmente portano a compimento l’impresa che i ‘Sette a Tebe’ non erano riusciti a compiere. Il concetto di degenerazione è invece legato ai Diadochi, i successori di Alessandro.’ (Q 8)”

(Fotografie 173 - due studentesse romane)
Ecco. Sommando UNO e DUE ho pubblicato sabato scorso l’insieme nella rubrica che tengo (più o meno ogni due settimane) su ALIAS, supplemento sabatino de ‘il manifesto’. Lo propongo qui come Prova di Discussione 2 (la Prova di Discussione 1 – che ha dato l’avvio alla rubrica del blog-rivista è del 12 marzo 2007). Rimboccatevi il cervello, cari amici vicini e lontani, aprite il vostro cuore. Proviamo a discutere.




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fotografia
28 marzo 2007
fotografie 171 - Capitello della Pieve di Santa Maria Assunta di Stia, marzo 2007




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letteratura
28 marzo 2007
racconti di poche parole 26 - Il primo ricordo che mi ricordo
Parte sempre con un rumore che avanza, un suono dapprima indefinito, informe, poi tonante e stridulo insieme, sovrapposto e incrociato, voci umane e disumane, una, maschile più forte e alta dell’altra, femminile più debole e laterale, voci intorno, lontane eppure vicine, chissà dall’altra stanza, la stanza da letto col letto grande, o dalle scale che girano salendo dalla strada, sento e non vedo niente con gli occhi bene aperti, fino a che subito compare una grande ombra spezzata e sfumata sopra di me, e sotto come piedi, ma no, sono i piedi del tavolo della stanza da pranzo tra il terrazzo e la cucina, e i miei piedi piccoli, di bambino, non distinguo se con le calzette, certo ho i pantaloni corti – vedo i ginocchi da sopra e l’attacco delle gambette, c’è troppa poca luce, un’ombra di luce che spiove non so come, da dove, impedita dalla gran tovaglia che copre il tavolo, al centro della stanza, ma intorno vedo niente, e tutto questo, come dal principio le voci oscillavano e si agitavano lontano e vicino, tutto questo che vedo male, si muove, lentamente, come sopra una nave, o dentro un terremoto ingolfato, non sento altro, non sento la presenza di nessun altro, nemmeno dalla strada che si strozza incrociando il corso, solo la voce maschile che romba molto, un po’ di voce femminile, adesso so che sono mio padre e mia madre, lui che inveisce e minaccia e grida lei che strepita debolmente, senza speranza, senza aiuto, mi sono evidentemente nascosto rintanato sotto il tavolo, è notte forse, o pomeriggio tardi, cerco di stare fermo mentre il resto si muove lento, le voci non le localizzo proprio nello spazio, lo spazio della casa non c’è intorno, vedo dentro la testa la scala che sale, il balcone con l’inferriata sul cortile con la vite americana che s’arrampica lungo i muri, ma non li percepisco definiti, i colori delle cose che sole vedo, i piedi curvi sagomati e impiallacciati del tavolo e i miei piedini incrociati e le ombre dell’ombra, ma non sul pavimento, non c’è il pavimento di piastrelle grigie che ci dovrebbe essere, da qualche parte intravedo in un lampo cieco la fine del corrimano della scala, una specie di muretto basso di cemento grezzo che pizzica un po’ se strisci i polpastrelli camminando, ancora urla, bestiali, fonde, rancorose e tenere voci, isteriche, terrorizzate, ma tutto presto finisce, tutto torna senza contorno, senza luce, tutto sparisce, voci, piedi, coperta del tavolo della stanza da pranzo.



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fotografia
27 marzo 2007
fotografie 170 - Roma, Trastevere, autunno 2006




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letteratura
27 marzo 2007
haiku rimati 33
Non hai bocca né
occhi nel dormiveglia
solo ginocchi.




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fotografia
26 marzo 2007
fotografie 169 - Roma, Basilica di Massenzio, 25 marzo 2007




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fotografia
25 marzo 2007
fotografie 168 - Casentino di sera, metà marzo 2007




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letteratura
25 marzo 2007
Eftimios 12/42 - L'inquadratura più bella? Il guard-rail di notte.
Nella sala di proiezione di Cinecittà vedemmo ‘Angelus Novus’.
Tra scrittura, produzione, riprese, montaggio, edizione, ‘Angelus Novus’ durò due anni. Dall’ottantacinque all’ottantasette. Gli anni del tumore al cervello di Eftimios. La musica del film si deve a lui. Cioè la metà del film si deve a lui. Cos’è un film se non un po’ di musica sulla quale danzano poche ombre? Eftimios aveva studiato pianoforte, ascoltava musica: dei contemporanei preferiva Bob Dylan, degli eterni Vivaldi. Ma per ‘Angelus Novus’ scelse Mozart.
Anche io per lui ho scelto Mozart. Un registratore, una cassetta, un gruppetto di amici al cimitero di Bassano Romano, quattro parole: “Questa gli sarebbe piaciuta.” Mozart. Perché Eftimios scelse Mozart per un film sulla crisi, sulla disperazione, sulla morte? Perché Mozart non è mai disperato. Piange e ride insieme. Perché io ho scelto l’ultimo Pasolini? Perché ero disperato, vedevo Eftimios morire. Pasolini alla fine era disperato.
La proiezione di ‘Angelus Novus’. Gli occhi di Eftimios nel buio dei venti posti, al mio fianco. Tutta d’un fiato. Tutta uno sguardo.
Usciti alla luce eccessiva della sera, nei viali di Cinecittà, camminavamo lui ed io. Il film gli girava dentro, ancora. Lo lascio pensare, saliamo in auto, partiamo verso casa. “La parte più bella, Eftimios?” “Il guard-rail di notte.” Il film comincia con Pasolini che gira per Piazza del Popolo a Roma come una mosca che non sa dove andare a morire. Grigio fuori, grigio dentro. Gira, gira, poi di colpo prende Via del Muro Torto, curve, sottopassaggi, gallerie, le periferie, la tangenziale, il raccordo, si diradano le case, le auto, le luci, il mondo diventa sempre più nero, le lucette rade sempre più bianche, i paesi sono lontani e commoventi come presepi. Ed a questo punto, tra il nero del cielo e della terra, il guard-rail, una striscia di mille sfumature sfreccia ci accompagna ci segue non ci lascia più. Eftimios.





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fotografia
24 marzo 2007
fotografie 167 - Roma, Quarticciolo, 23 marzo 2007




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letteratura
24 marzo 2007
racconti di racconti 20 - Le quattro stagioni
Un amico conosciuto come Il Maestro (sebbene privo di discepoli) mi racconta che un’amica comune nota come La Santa Donna (sebbene sposata ad un solo marito – ma voi capite che le basta questo), alla sua domanda su quale stagione preferisse, abbia risposto (appena uscita dal tunnel di una ingiusta malattia): “Una volta era la primavera, ora amo alla pari tutte le stagioni.”



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fotografia
23 marzo 2007
fotografie 166 - In viaggio da Roma ad Arezzo, 17 marzo 2007




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letteratura
23 marzo 2007
poesie su commissione 6
Todavía titubeo
antes de partir.
A pesar de todo
me gustó vivir.


[Ancora esito
prima di partire.
Nonostante tutto
m’è piaciuto vivere.]




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letteratura
22 marzo 2007
pensieri spettinati 35 - Gramsci e Gesù da grandi
Scrivevo nell’ultimo post mercuriale che riusciamo a comprendere chiaramente gli atti e le parole di Bertinotti, per il fatto che egli è – riassumo con Flaiano – “trasparente come una frittatina”. Ma perché invece non riusciamo a comprendere chiaramente Gramsci e Gesù? Secondo me questo dipende dall’ombra che Marx e Lenin, e Pietro e Paolo, i maestri comunisti e i discepoli cristiani, proiettano su questi due fratelli – impedendoci di riconoscere ciò che effettivamente hanno detto e fatto da grandi.
Gramsci giovane era marxista e leninista, e comunista, è vero. Poi, rinchiuso in carcere, è andato oltre la tradizione dei padri, fondando la “nuova scienza della storia e della politica” e progettando la “società regolata”. Ma chi l’ha capito, ancora oggi? Quasi nessuno: Gramsci è ritenuto ancora marxista e leninista, e comunista – grazie al fatto che i marxisti e leninisti e comunisti lo ritengono “cosa nostra”, e i liberali e democratici e riformisti un “cane morto”. Vedi per esempio il libro di Paul Ginsborg, La democrazia che non c’è, Einaudi 2006.
Gesù giovane era ebreo osservante, è vero. Poi, lasciata la bottega, è andato oltre la tradizione dei padri, fondando l’etica della fraternità e la religione dell’amore. Ma chi l’ha capito, ancora oggi? Quasi nessuno: Gesù è ritenuto ancora cristiano – grazie al fatto che Pietro e Paolo e seguaci evangelisti, fondatori di una religione del Sacrificio e della Chiesa, lo hanno ridotto a proprio maestro. Vedi per esempio l’enciclica ‘Deus charitas est’ di Joseph Ratzinger.
Come? Volete una prova di quello che vado dicendo? Non vi fidate delle mie parole quando asserisco che hanno ricondotto Gramsci a Marx e Lenin e hanno ridotto Gesù a Pietro e Paolo? Allora ve ne darò due, di prove, e icastiche (= che ritraggono la realtà per mezzo di immagini con evidenza rappresentativa – Nuovo Zingarelli). Considerate la copertina dell’edizione critica dei ‘Quaderni del carcere’ (Einaudi), improntata da una foto di Gramsci… di prima del carcere, il Gramsci marxista e leninista e comunista – appunto.

[a proposito, Gramsci in carcere – nel 1933, a 42 anni - era così]

Considerate ora il logo della religione apparentemente fondata da Gesù di Nazareth: è Gesù in croce, Gesù che si sacrifica, no? Ma come? Ancora una religione del sacrificio? Ma Gesù di Nazareth (tra le tante confuse parole che gli evangelisti gli fanno dire, combinandolo con il Messia degli Ebrei, il Maestro di Giustizia degli Esseni, ed altri ancora) non ha sussurrato pazientemente e ripetutamente “Misericordia voglio, non sacrificio”? Non ha gridato “Perché mi chiamate Maestro e non fate quello che dico?”




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fotografia
21 marzo 2007
I NOSTRI INVIATI 4 - Lorenzo Levrini, Il cielo alto dei Paesi Bassi, marzo 2007




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letteratura
21 marzo 2007
descrizioni di descrizioni 25 - Atti e parole di Fausto Bertinotti
Giunto all’ultimo paragrafo di questo libro di Fausto Bertinotti, ‘La città degli uomini’ (Mondadori 2007), che ha per titolo l’affermazione “La rinascita della politica è una necessità”, ho ripensato il libro intero – alla ricerca di un contributo teorico a tanta impresa. Niente, niente di nuovo sul piano teorico per “la rinascita della politica” (chi sa leggere meglio di me può “corrigermi se sbaglio”).
Allora ho pensato che quest’uomo proteiforme considera la propria pratica politica come contributo alla soluzione del problema, intendendo mostrare concretamente cosa è e come si fa una politica rinata. Col pensiero ho ripercorso i suoi atti politici da quando fa il politico di professione – ma nemmeno da questo lato ho trovato niente di nuovo.
E allora? Solo a questo punto mi sono ricordato che l’assillo dei suoi ultimi anni è più generale, più ambizioso, più alto: rifondare il comunismo. Non è stato per anni il Segretario Generale del Partito della Rifondazione Comunista? Con quali esiti teorici e pratici? – chiederà qualcuno tra voi. Questa è ingenerosità: egli infatti giustamente va ripetendo a tutti i microfoni “vorrei ma non posso”, variante obliqua del sublime “vorrei e non vorrei” mozartiano.





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spettacoli
20 marzo 2007
Comunicazione di servizio (in senso tennistico)
Il Direttore è un uomo appassionato, e sportivo - prova ne sia che ama il tennis. Sotto casa sua (vicino al Colosseo) sta un campetto di tennis spartano, in cemento. Chi è interessato a giocare - uomo o donna poco importa (il tennis è sport democraticamente avanzato) purché sia più bravo del Direttore medesimo e meno di Pete Sampras (diciamo quanto Roberto Finelli "marxista dionisiaco") - si faccia avanti (quanto basta per subire un pallonetto).



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fotografia
20 marzo 2007
fotografie 165 - Autoritratto casentino di fronte ad un quadro-specchio, 18 marzo 2007




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letteratura
20 marzo 2007
haiku rimati 32
Vivo sicuro
soltanto del passato
e del futuro.




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fotografia
19 marzo 2007
fotografie 164 - da Poppi, il "crudo sasso" dantesco e i suoi dintorni




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letteratura
19 marzo 2007
Eftimios 11/42. Mio papà e Antonio Gramsci
[Vado pubblicando la cronaca 'Eftimios'. Ogni domenica un capitolo. Ieri mi trovavo fuori Roma - dove tengo quella protesi chiamata computer - per ciò pubblico oggi lunedì il capitolo progressivo in ordine di scrittura. Non so voi, io amo le regole e amo le eccezioni.]
Scrivevamo, Luis ed io, Eftimios aveva tre quattro cinque sei anni.
Tutti i giorni, anche i sabati e le domeniche, Luis ed io scrivevamo un libro a partire dai ‘Quaderni del carcere’. Avevamo scoperto che Antonio Gramsci in carcere era andato oltre il marxismo, aveva cominciato a costruire una nuova scienza, “scienza della storia e della politica” la chiamava lui, e volevamo avvertire il mondo che c’era un nuovo bandolo della sua matassa. Vivevamo una fase di “crisi organica”, Luis veniva dal Cile di Pinochet, io dall’Italia di Berlinguer, bisognava capire, agire, interpretare e cambiare nello stesso tempo.
Ogni tanto Eftimios faceva capolino nella stanza da letto e da studio della nostra casa di fronte all’Appennino. Scambiavamo poche parole, lui ascoltava tutto e diceva l’essenziale. Lavoravamo all’università in quel periodo, Luis ricercatore a Perugia, sociologia, io a Roma, sociologia della conoscenza, e l’università era spesso sullo sfondo nei nostri ragionamenti. Così un pomeriggio Eftimios entra nella stanza, va dritto alla mia cartella, la prende e si dirige verso la porta. Io: “Dove vai?” Lui: “All’università”.
Nefeli qualche volta arrivava con i caffé. Senza vassoio, due tazzine e due piattini volanti, che più di una volta lasciavano qualche goccia sul pavimento. Poi schizzava subito via, finito il compito assegnatole dalla mamma. Ma rapida com’era a capire, qualcosa tratteneva correndo. Tanto è vero che un giorno si presentano lui e lei, Eftimios e Nefeli, con un foglio di carta scritto-disegnato a stampatello con un pennarello blu-azzurro di queste parole:
‘Gramsci è il capo dei comunisti ma l’hanno messo in carcere ed è morto. I comunisti del Cile stanno tutti morendo ma subito fanno la manifestazione e decidono di fare una guerra contro i fascisti. Il partito sta perdendosi ma con l’aiuto di mio papà vincerà tutta l’Italia. Noi dobbiamo vincere i fascisti con le nostre armi. Solo che vinciamo lo stesso con l’aiuto di mio papà.’




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letteratura
16 marzo 2007
IL LEGAME 4 - Lettere appassionate
Lettres passionnées

Très cher Alessandro,
Comment vous dire l'ambivalence dans laquelle me place votre déclaration ?
Ainsi, je serais votre passion?
Je sens confusément que je devrais en être flattée et pourtant… mon âme se rebelle.
Dois-je en appeler à Platon pour espérer vous convaincre ?
La passion, n'altère-t-elle pas la capacité à faire ces choix dont vous êtes le chantre ?  
L'excitation des facultés peut-elle être le roc sur lequel se dresse une promesse immuable?
Je veux être un choix conscient, pas l’objet improbable d’un moment d'altération de la raison.
Pourrais-je jamais me satisfaire d’être cela pour vous, seulement une passion ?
Votre Lucie

fotografie 162 - Roma, 12 marzo 2007
Ma Lucie,

Vous parlez d’un caprice là, et non de ce que je ressens pour vous.
Pourquoi mettre autant d’énergie pour sembler indifférente? Pourquoi autant d’effort pour exprimer, avec précision, ce qu’on ne veut pas – et autant de silence et de confusion sur ce qu’on désire vraiment ?
Que désirez-vous d’ailleurs, le savez-vous ?
Vous voulez être un choix conscient ? Vous l’êtes.
Mais non, vous ne pouvez pas être un choix durable et timide à la fois! Où trouverai-je la force, la détermination, la volonté pour vous vouloir en dépit des épreuves de la vie? Et je ne parle pas des difficultés matérielles, mais de quand je devrai vous vouloir en dépit de vos propres hésitations, de vos doutes et de vos craintes.
Sans l’acharnement, il n’y a pas d’amour: combien voulez-vous que je vous aime ?
Votre Alessandro



Lettere appassionate

Carissimo Alessandro,
come esprimere il conflitto nel quale mi getta la vostra proposta?
Sarei dunque la vostra passione?
Sento che in qualche modo dovrei esserne onorata, eppure… la mia anima si ribella.
Devo forse fare appello a Platone per sperare di convincervi?
La passione non altera forse la nostra capacità di fare proprio quelle scelte di cui voi siete il cantore?
Può l’eccitazione delle facoltà essere la roccia sulla quale s’erge una promessa immutabile?
Voglio essere una scelta consapevole, e non l’improbabile oggetto d’un momento d’eccitazione della ragione.
Potrò mai appagarmi d’essere questo per voi, soltanto una passione?
La Vostra Lucia

fotografie 163 - Istanbul, 25 maggio 2006

Mia Lucia,

Voi certo parlate d’un capriccio e davvero non di ciò che provo per voi.
Perché mettere tanta energia per sembrare così indifferente? Perché un tale impegno per esprimere, con precisione, ciò che non si vuole – e così tanto silenzio e confusione su ciò che si desidera per davvero?
Cosa desiderate voi, lo sapete almeno?
Volete essere una scelta consapevole? Bene, lo siete.
Ma no, non potete essere una scelta duratura e timida al tempo stesso! Dove troverei la forza, la determinazione, la volontà per volervi, sfidando la vita? E non parlo delle difficoltà materiali, ma di quando dovrò volervi contro le vostre stesse esitazioni, i vostri dubbi, le vostre paure.
Senza accanimento non c’è amore: quanto volete che vi ami?
Il Vostro Alessandro




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fotografia
15 marzo 2007
fotografie 161 - il giorno dopo, un po' di sole un po' d'ombra




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letteratura
15 marzo 2007
fratelli alberi 9 - il gelso
Il gelso è quell’albero capitozzato nelle campagne lungo le strade nei paesi nelle città, con la scusa che è troppo – troppo lento, cresce troppo, dà troppa ombra... Ma che è questa smania minimalista, e questa fissa dello stare alla luce del sole? La generosità – questo è il bello dell’essere. L’ombra – questo è il bello del sole.
Le foglie del gelso sono verde scuro e lucido da sopra, da lontano cioè, verde chiaro e morbido da sotto, cioè quando ti sei arrampicato a mangiare le sue more, quelle meraviglie appiccicose giallo paglierino o viola mosto che gli esperti chiamano “infruttescenze globose” e invece sono regali dell’estate. Se ne vedono sempre meno in Italia, di alberi gelsi, da quando non servono più a dare foglie da brucare ai bachi da seta, da quando la dolce ombra ventilata sembra un’avventura inutilmente discreta.
E dire che Gertrude Jekill, nel suo ‘Testamento di un Giardiniere’ (Franco Muzzio Editore 2005) sognava “…se mai mi capitasse l’occasione di progettare un giardino secondo lo stile italiano… [di realizzare] un viale lastricato fiancheggiato da due spazi verdi” al centro di ognuno dei quali campeggiasse “una pianta di Gelso…”
Dormire sotto un gelso nero può provocare la morte, assicurano i superstiziosi, a meno che - aggiungo io - dormito che si abbia sotto la sua ala frusciante, prima di tornare a casa per fare i compiti o per riposarsi dal lavoro, non ci si arrampichi ancora su e dentro e si faccia man bassa e pancia piena, in omaggio all’adolescenza e a quell’eterno adolescente che era fino alla fine Pier Paolo Pasolini:
“- Ninetto: ‘A papà, a te come te piaciono?’ - Totò: ‘Mora, mora.’ “
(La Terra vista dalla Luna, 1967)




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fotografia
14 marzo 2007
fotografie 160 - Roma, tra Centocelle e l'Alessandrino, 2007




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letteratura
14 marzo 2007
LO SPACCO 1 - Sinir / Confine
Mentre rimane aperta e attiva la rubrica  PROVA DI DISCUSSIONE (nata tre giorni fa, il 12 marzo – leggi e partecipa, lettore/lettrice che stai leggendo: il tema è il terrorismo),  in  questo piano sequenza  che è un blog-rivista appare oggi una nuova rubrica bilingue (lingua turca e lingua italiana), LO SPACCO, di Ümit Ýnatçý, grande amico, poeta e pittore turco-cipriota. Mentre si discute a quali condizioni far entrare la Turchia  nell’Unione Europea, noi facciamo entrare senza condizioni Ümit nel blog-rivista dell’amicizia e della discussione.
***
Sinir
Kursundan pabuçlariyla zaman
Yürüyor bölünmüslügün izleri sirtinda
Orasi sinir
Orasi yara
Düsmanliklar hala gece cübbeli
kapkara
***
Confine
Con le ciabatte di piombo il tempo
Cammina sulle tracce di divisione
Lì è il confine
Lì sono le ferite
Ancora in veste di notte
di color catrame



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letteratura
12 marzo 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 1 - Il terrorismo all'italiana
Nell'occasione del cinquantanovesimo compleanno del suo Direttore, la redazione al completo del blog-rivista, consideratata la sua passione per la discussione (vedi post del 3 febbraio 2007 - Un mondo di chiacchiere) dà vita ad una nuova rubrica mensile intitolata PROVE DI DISCUSSIONE. Questo post d'apertura durerà più giorni - e più notti, per dare il tempo e il modo necessari e sufficienti ad una discussione meditata e vivace, che ci infiammi e ci trasformi tutti insomma (almeno un po', altrimenti a che serve una discussione?)

fotografie 156 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine ovest)
“Voglia di morte” e “Rimandiamoli a scuola”, una tremenda idea e una modesta proposta mi vengono in mente leggendo questo libro-documentario: “Il libro nero delle Brigate Rosse”, Newton Compton 2007.

fotografie 157 - Roma, 6 marzo 2006, Quartiere di Centocelle (confine nord)
“Voglia di morte”: questi uomini e queste donne delle Brigate Rosse sono stati e sono evidentemente divorati non da “un desiderio feroce di cambiare il mondo” – come scrive Pino Casamassima autore del librone bianco e nero, bensì da una “triste voglia di morte”, morte data agli altri - morte cercata per se stessi, “correndo a fari spenti nella notte”.

fotografie 158 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine sud)
“Rimandiamoli a scuola”: questi e queste che hanno scritto il documento-manifesto ritrovato il 12 febbraio di quest’anno nel corso del loro arresto, non bisogna restringerli in prigione, no, bisogna rimandarli a scuola. Sì. Esaminate il suo contenuto e osservate la sua forma, e vi renderete atrocemente conto che non sanno ancora leggere (il mondo) e scrivere (un testo).

fotografie 159 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine est)
“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” – ha lasciato detto Antonio Gramsci. Ma che ne sanno costoro di Gramsci, e di Marx, del mondo grande e terribile, e del tempo di ferro e di fuoco? Costoro, per usare il sarcasmo appassionato praticato e predicato dal profugo di Treviri e dal prigioniero di Ales, “non sanno quando stiamo andando”.




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fotografia
11 marzo 2007
fotografie 155 - Roma, ancora Borromini 1 e 2, e una striscia di cielo dopo la pioggia - 9 marzo 2007




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letteratura
11 marzo 2007
Eftimios 10/42. I denti, da un certo giorno, non li curammo più.
Nell’ottantasei il dentista non serviva ora mai a niente.
La sua testa! Se Fidia avesse fatto il ritratto scultoreo di Alessandro il Macedone, avremmo oggi un pallido simulacro del “megalèxandros”. Ma Fidia era nato prima, e toccò a Lisippo provarci. Lisippo era però ora mai, come tutti dopo Fidia, un neoclassico, e così della testa di Alessandro e della testa di Eftimios sappiamo poco. Beata classicità di Fidia! I puri volumi della Geometria e le variegate divagazioni della Natura in un colpo solo. Soltanto Filippo Borromini e Paul Cèzanne ci si sono avvicinati, dopo, poco.
In alto riccioli ionici biondo cenere, la fronte Palazzo Massimo alle Colonne, le tempie d’avorio dei cammei orientali, gli zigomi alti ponti svettanti tra le orecchie incise e il naso scolpito… Gli occhi, limpidi, grandi, lenti, di cento colori, pane per i denti di cento pittori: Corot con tutta la sua calma, Matisse con la sua felicità, Manet con la sua facilità, Leonardo e il suo disegno, Klee e la sua libertà, Caravaggio mi basta l’essenziale, Picasso niente è bello da tutti i punti di vista, Masaccio sto come una montagna, Morandi stupefatto nel pomeriggio, Artemisia Gentileschi dormi amato mio mentre ti mando dentro la tempia questo chiodo guardandoti con gli stessi tuoi occhi…
La bocca, delicata, nel parlare, nel chiedere. Ha mai chiesto niente Eftimios? E i denti. Come tutti i denti di tutti i ragazzi, belli prima che li cerchiassero, complici le mamme e i dentisti, con questi orrendi apparecchi di metallo. Le carie andavano curate, e le curavamo. Fino al giorno in cui, c’era un appuntamento dal dentista, senza dirci niente, Alexandra ed io decidemmo di non farlo più. Eftimios andava a morire. Lui non disse niente, non chiese niente. Ha mai chiesto niente Eftimios?




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fotografia
10 marzo 2007
fotografie 154 - Roma, Borromini e Borromini (l'ombra del Sant'Andrea delle Fratte sulla luce del Palazzo di Propaganda Fide), 9 marzo 2007




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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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