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fulmini
e saette
31 dicembre 2007
Diario della sera 131 - IL SUGGERITORE
 La Soap Opera
non so, ma la Brown Soup la trovate al EET CAFÉ SCHELTEMA, Nieuwezijds Voorburgwal 242, Amsterdam, naturalmente.

Fulmini (inviato speciale)


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CULTURA
31 dicembre 2007
L'ULTIMOGIORNODELMESE - 8 - dicembre 2007

Nuove schiavitù.

Carte d’oro, d’argento, blù, multicolori: una fantasmogoria. Sono uno spettacolo nel portafogli che, così decorato, farà colpo sicuro sulla ragazza un po’ avventata. Qui si parla di carte di credito che vengono offerte a costo zero: -3000 Euro subito per Lei. -5000 recita un'altra. -10000 Euro subito a disposizione: li potrà trasferire sul suo conto immediatamente. Lei merita credito. Noi premiamo la serietà. Ed alla via così.

 

Tartufescamente, non citano gli interessi, ed ancora più tartufescamente, le offrono in periodo natalizio, tempo di acquisti e regali. -Questo lo mangeremo a Natale, disse il capo cannibale alla sua tribù indicando l’esploratore bianco appena catturato: a Natale i bianchi sono tutti più buoni. Ecco, si è pronti ad essere mangiati, scatta la trappola, è difficile resistere. Poi si è legati, “fidelizzati” si dice in gergo. Non se ne esce più.

 

In compenso abbiamo un TV plasmato per farci meglio rincitrullire dal minculpop. Un navigatore in auto: hai visto mai che ti perdi per andare al lavoro. Un bel paio di occhiali da sole neri neri firmati da “salato e gabbato” che fanno tanto da duro ed in abbinamento ad una pelata che, anche questa non si capisce se è una pietosa moda per nascondere la calvizie. Un orologio che segna anche l’ora ed un cellulare che permette anche di telefonare.

 

No mie belle cartine multicolore, non mi fregate. Ho altri valori, altri interessi. Il Fellow distruggidocumenti è un mio carissimo amico: vi aspetta a bocca aperta e con le sue lame luccicanti.

 

http://fort.ilcannocchiale.it

 

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[fotografie 366 – Roma, Parco del Celio,  dicembre 2007]

 

http://fulmini.ilcannocchiale.it

 

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Cuba per noi

 

Cuba è un aeroporto che di notte l'umidità riempie degli odori della natura, un tassista "illegal" che si spaccia per "legal", un uomo che prova a venderti sigari falsi ed uno che ti fa un regalo per il tuo compleanno anche se non ti conosce.

Cuba vuol dire "baratto" e "permuta" perché la proprietà non esiste, tessera per il cibo e cultura gratuita per tutti, giovani ed anziani, carcerati da reinserire in società.

 

Cuba è fatta di ragazze di sedici anni che per inseguire gli status dei turisti occidentali si vendono a uomini che uomini forse non sono e di ragazze che come tante altre al mondo vogliono solo avere la libertà di scegliere come passare una notte.

 

Cuba vuol dire "particular", case, ristoranti, taxi, ognuno con un significato diverso, ma dove il termine per inclusione o esclusione è sempre il turista.

 

Cuba significa natura libera, aria leggera, spirito di libertà in uno stato che a volte con le libertà non va d'accordo. Un sogno nato ad opera di un manipolo di uomini che volevano scacciare un vassallo dei neocolonialisti, lo hanno fatto e lo difendono, rivendicando il diritto a scegliere se e come cambiare, rifiutando le ingerenze di chiunque.

 

Tutto scorre lento, tutto ha una soluzione, il distacco dai beni materiali consente di vivere con dignità e decoro e buon umore anche le vicende più scomode.

 

Il distacco dei beni materiali esclude la violenza del furto e della rapina, non c'è spazio per togliere ad altri, perché è quasi assente la volontà di infliggere dolori.

 

E' la dimostrazione che è possibile un mondo evoluto che superi la legge dello stato di natura, ma anche che per fare ciò è necessario assicurare la libertà di scegliere se rimanere in un sistema siffatto o meno.

 

http://uomodellastrada.ilcannocchiale.it/


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Attraversando i vicoli di Napoli a Dicembre


[Umberto Boccioni, La madre, pastello su carta, 1902]

 

Tempo di corse, di rincorse, di nascite illustri e anonime, di morti improvvise o preannunciate, di occasioni perdute o forse da ritrovare, di silenzi insistenti e di chiassose voci che si rincorrono nei cortili freddi e bui nell’anima, ma ben illuminati all’esterno per soddisfare  gli occhi incuriositi degli occasionali passanti. I palazzi ottocenteschi del centro storico a Dicembre hanno l’aria sorniona di vecchi alteri, infastiditi dal troppo rumore e dalla troppa “plebe” che si accalca, spintona, contratta, si abbraccia, litiga, piange, ride, si bacia.

 

Tutto si muove eppure pare immerso in un’atmosfera surreale di sospensione,  di preparazione. Si aspetta la fine e il nuovo inizio, come se davvero lo possa essere per tutti nello stesso momento. A Piazza S. Gaetano c’è una donna che chiede l’elemosina, non che sia l’unica, ma sono anni che la ricordo seduta fuori quella chiesa, Giovanni Drogo alla Fortezza Bastiani. Chissà se è in fondo l’unica a vivere perennemente quell’illusione di attesa, della sospensione del tempo mentre tende il palmo della sua mano rivolto al cielo.

 

Ho incrociato il suo sguardo, un malinconico sorriso. Anch’io le sorrido.

 

http://vulvia.ilcannocchiale.it

30 dicembre 2007
Diario della Sera – 130 – IL SUGGERITORE
Il Post
Come post del giorno (dell’anno, mi verrebbe da dire), ho scelto: akatalepsia
Un post che tocca un’infinità di temi: cos’è la divulgazione scientifica, si, certo; ma anche e soprattutto il rapporto fra rigore (la matematica, in questo caso) ed emozione; sullo sfondo la funzione del ricordare contrapposta alla sensazione di ri-vivere attraverso la memoria dei ricordi, che tutto deforma e tutto rivela. E molto altro.  Tutto ciò in un leggero alludere senza dire.
A parlare non è il testo ma la struttura del post, che è poi la chiave del blog di Clelia.

Un libro
Vi consiglio un ottimo libro sulla divulgazione scientifica: uno qualsiasi, a vostra scelta, fra quelli scritti da Andrea Frova (La Fisica sotto il Naso; Perché accade ciò che accade; Ragione per cui; Luce, Colore, Visione; tutti pubblicati per Rizzoli)
Il migliore? Frova, Marenzana: Parola di Galileo, Rizzoli.
Un libro che vi aiuterà a scoprire che siamo ancora tutti aristotelici. Adatto a tutti, dai dodici anni in poi.
Un libro che è immune dai due peccati capitali della divulgazione scientifica: il sensazionalismo e il semplificazionismo.
Sensazionalismo: avete mai dato un’intervista ad un giornalista ‘divulgatore scientifico’? Se non siete in grado d’annunciare una scoperta che debella per sempre il cancro o simili, non è interessante, finirà col farvi dire che  - grazie a quest’ultima diavoleria scientifica - non ci verificheranno più terremoti: inutile protestare, provare per credere.
Semplificazionismo: nel tentativo di semplificare, si raccontano le cose in modo sbagliato (evito appositamente di dire ‘impreciso’) e si riduce la scienza a ciò che esattamente non è: ad una serie d’affermazioni (che saranno tutte abbandonate, un giorno, dalla scienza stessa: la scienza non è nessuna delle sue affermazioni) invece che ad un atteggiamento, ad un modo di procedere, ad uno stile di vita. Così la scienza, che non è un corpus dottrinale ma un divenire più complessi, attraverso il connubio di rigore e passione, diventa il suo opposto. Per dirla con Clelia-Geymonat: “Nella nozione stessa del conoscere è contenuta l'idea dell'andare oltre al già conosciuto, sicché un'analisi veramente completa del problema della conoscenza deve studiare non solo i singoli atti conoscitivi ma il loro succedersi in una serie, dove ciascun atto cerca di integrare e perfezionare i risultati ottenuti dagli atti precedenti.”   

Un altro libro
Un libro sulla musica, però scritto da uno scienziato:
Andrea Frova: Bravo, Sebastian!, Bompiani.
Un libro in cui si narra, fra i tanti episodi, dell’incontro fra Bach e il liutaio Antonio Stradivari e della musica per due violini che Bach scrisse appositamente per comparare lo stradivarius ad un altro grande violino, alla presenza di Ludwig van Brandenburg e…… e poi mi fermo qui, “Je n'ai pas le temps” come scriveva Évariste, leggetevi il libro, non è richiesta alcuna conoscenza di teoria musicale.

Trattoriola olandese simpatica
ROEM, Prinsengracht 126, Amsterdam (consigliata da fulmini)

Venises
(facente le veci, brevemente, di quello scioperato di fulmini, in vacanza)




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musica
30 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 40 - Chopin, Notturno n.1, op. 27
[Rimandiamo il prossimo indovinello per farvi ascoltare un pezzo scelto da vulvia (co-vincitrice del precedente indovinello), e che suona come un gentile rimprovero a Venises, per non aver ancora mai trovato il tempo di proporvi Chopin.
Nell'esecuzione di Artur Rubinstein, ascoltate Frédéric Chopin (1810-1849), Notturno n.1 in C sharp minor, Op.27]
Venises




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CULTURA
30 dicembre 2007
pensieri spettinati - 85 - il buon giorno si sente dal sí

 

[fotografie 369 - Roma, di fianco al Colosseo, 5 dicembre 2007]

 

Capisco che una cultura abbia bisogno come il pane di originalità - per vivere. Ma noi italiani stiamo esagerando. Siamo o non siamo “le genti del bel paese là dove ‘l sì suona”? [Dante Alighieri, Commedia – Inferno, XXXIII, 79-80] E allora, perché questa autunnale fioritura di no? Perché tanti, appena l’altra o l’altro hanno finito di dire, li investono con un  camion di no, no, le cose non stanno così, non hai capito? “Distinguersi per apparire” – diceva Goethe, certo, distinguersi, perché no? certo, apparire, se proprio non se ne può fare a meno! Ma è necessario distinguersi per contrasto, per opposizione, per negazione? “Diletti compagni posteri”, vi esorto insomma al sì, al suo dolce suono suadente, per iniziare, per cominciare. Poi, se sarà il caso, verrà il tempo del no. Come mostra Venises parlando di Shostakovich.

 

Fulmini

musica
30 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 39 - Indovinelli: il Trio misterioso
[Indovinelli musicali.
State ascoltando tre movimenti da un concerto per 3 strumenti (una ben strana assemblea).
Chi riesce ad indovinare quali sono, questi tre strumenti?
Avete 3 tentativi a testa, 24 ore per rispondere - e potete vincere il diritto a scegliere la prossima musica.
Buona fortuna]
Venises

Soluzione (vedi commenti per i vincitori):
Muzio Clementi (1752-1832), Dodici Walzer per Pianoforte, Tamburello e Triangolo, Op. 38 (abbiamo selezionato l’undicesimo, il sesto ed il nono).
A proposito di strumenti bizzarri, godetevi i filmati musicali per ora (courtesy of C.), stasera nuovo indovinello, sempre più difficile.




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CULTURA
29 dicembre 2007
Diario della Sera - 129 - IL SUGGERITORE

il Post
che si esorto a leggere stasera é Il prossimo anno di
casamia
Consiste in una semplice citazione da un libro (di Pietro Pacelli, autore della rubrica SOCIOGRAFIE del blog-rivista). Non amo le semplici citazioni, ma amo le eccezioni. Questa citazione perdippiú é pertinente, e folgorante. Non so voi, io la terró bene a mente nell'anno che sta per venire e che verrá.

TECNOLOGIE
29 dicembre 2007
IL FONOGRAFO DI EDISON 3 - Technology and Music / Tecnologia e Musica (post bilingue, prima in inglese poi in italiano)
Technology and Music


In the first article in this column, we confronted analogue and digital technologies relating to the arts and concluded that, although it is very possible for one technology to be more suitable than another for a particular job, there is no overall winner. But the situation around us does not seem to reflect this conclusion - in all of the audio-visual arts, digital technology seems to have taken over a huge chunk of the field.  In this article I’d like to examine the rise of digital technology in the music industry over the last twenty-five years, and how it relates to the music itself.

A microphone will only ever generate an analogue signal, but we can choose to record this signal analogically, using for example a multi-track magnetic tape recorder, or digitally, by converting the incoming signal into a digital one and storing this digital signal on tape or hard-drive. The system used to convert an analogue signal to a digital one is called pulse code modulation, or PCM, and was first demonstrated in 1967. It took some time after that before digital audio recording technology was ready to be used in professional applications, and yet more time before it matched its analogue counterpart in popularity. Today it has superseded it by far, with analogue audio recording having become a niche.

This shift to digital recording media didn’t have a huge direct impact on the music itself, but the workflow associated with digital recording turned the music industry on its head. The level of flexibility, productivity and repeatability afforded by digital recording is many orders of magnitude greater than would ever be imaginable with analogue recording. From the non-linear editing style to the unlimited levels of undo, the influence of digital manifested itself predominantly in the post-processing side of the recording process. In particular, time-domain editing, in which the placement in time of anything from a bar to a fraction of a note of one or more tracks can be altered relative to the rest of the recording, could be performed with an unprecedented level of accuracy.

The recording industry, and the human race in general, has a knack for over-using new and exciting technologies, and inevitably the time-domain editing possibilities of digital recording systems brought about an obsession with time uniformity. Drum tracks started to be perfectly ‘quantized to grid’, which in the industry refers to a method of manually or automatically aligning every single note event to a reference grid of 32nd, or, even worse, 16th notes. The obsession soon spread to pitch uniformity, with ‘pitch-correction’ algorithms invented to bring a recorded vocal track perfectly in tune.

The repercussions we feel today due to these events are not few and far between. Although we have learnt to be a little more responsible in our use of the technology, the mentality of uniformity has permeated the soul of the popular music industry. As most readers will realize, musicality and uniformity are mutually exclusive ideals. This means that we are all too often trading in musicality for uniformity, and not only producing music which is not musical, but passing on the wrong mentality to the industry of tomorrow. The amount of musicians who rely on digital ‘fixing’ capabilities today is astounding.

Another in difference in workflow that may have played a major role in bringing about the changes described is the visual feedback that very quickly became synonymous with digital recording. On an analogue recording platform, one doesn’t have anything obvious to look at, with the possible exception of level meters. The focus is all on listening. But digital platforms have the ability to display a lot of information visually, most notably the shape of the audio waveforms involved. From the moment this visual feedback was a reality, it spawned the totally new concept of looking at music instead of listening to music. Uniformity is a very difficult concept to imagine in a non-visual way, and it is therefore probable that the most important factor in bringing about the uniformity craze was the shift to looking at music.

So what should we have done with digital recording? Perhaps the best thing to do would have been to embrace the technical improvements that it brought to the scene, such as reduced noise, drastically increased dynamic range and enhanced frequency response, and left the workflow as it was with analogue. How can that be achieved? Simply by leaving off the display, the dreaded computer screen, and using the system as a simple multitrack recorder with transport buttons. The workflow associated with digital is one that intrinsically encourages perfection and uniformity, which happen to be ideals that have no place in music. The greatest stronghold of analogue recording is that it carries with it a workflow which synergizes with musicality. If we want to use digital for recording, we should take a tip or two from analogue.

It’s no surprise that so many people despise today’s popular music - they have every reason to. What if it really is the shift to digital that is to blame?

Lorenzo Levrini  




[Lorenzo Levrini, Phone booths, Londra, Ottobre 2007]



Tecnologia e Musica
    

Nel primo articolo di questa rubrica, confrontammo la tecnologia analogica e digitale relativamente alle arti e concludemmo che, anche se è certamente possibile che una data tecnologia sia più appropriata di un’altra per un particolare compito, non c'è una vera vincitrice assoluta. La realtà intorno a noi sembra però non riflettere questa conclusione - in tutte le arti audiovisive, la tecnologia digitale sembra avere ormai occupato un’enorme parte del campo.  In questo articolo esaminerò l'ascesa della tecnologia digitale nell'industria della musica negli ultimi venticinque anni, e come questo stia incidendo sulla musica stessa.

Un microfono genererà sempre un segnale analogico, ma noi possiamo scegliere di registrare questo segnale analogicamente, usando per esempio un registratore multitraccia a nastro magnetico, oppure digitalmente, convertendo il segnale in ingresso in uno digitale e memorizzando questo segnale digitale su nastro o disco. Il sistema usato per convertire un segnale analogico in uno digitale è chiamato pulse-code modulatiuon, o PCM, e fu dimostrato nel 1967. Ci volle del tempo prima che la tecnologia digitale fosse pronta ad essere usata per applicazioni professionali, ed ancora di più prima che raggiungesse la popolarità della sua controparte analogica. Oggi l'ha sostituita di gran lunga, al punto che la registrazione audio analogica è diventata una nicchia.

Questa transizione all’uso di mezzi d’incisione digitale non ebbe un grandissimo impatto sulla musica stessa, mentre invece l’organizzazione del lavoro - il workflow - associata all’incisione digitale finì col rivoluzionare l'industria della musica. Il livello di flessibilità, produttività e ripetitività che l’incisione digitale porta con sé è di gran lunga maggiore di quanto non sarebbe mai stato immaginabile per la registrazione analogica. Dallo stile d’edizione non lineare sino ai livelli illimitati di correzione (un-do), l'influenza del digitale si manifestò prevalentemente nell’ambito della post-lavorazione del processo di registrazione. In particolare l’edizione nel dominio del tempo - nella quale la disposizione temporale di qualsiasi oggetto, da una barra ad una frazione di nota di una o più traccie, può essere alterata relativamente al resto del materiale - si può realizzare con un livello d'accuratezza senza precedenti.

L'industria della registrazione, e la razza umana in generale, ha un'abilità unica per l’abuso delle tecnologie nuove ed eccitanti, ed inevitabilmente le possibilità d’edizione temporale dei sistemi digitali finirono per generare una vera ossessione per l’uniformità del tempo. Le traccie di batteria cominciarono ad essere perfettamente quantizzate su una griglia di riferimento composta di 32-esimi (biscrome), o anche peggio, 16-esimi di nota (semicrome). L'ossessione si sparse presto all'uniformità dei toni, con l’invenzione di algoritmi di correzione del tono per far raggiungere ad una pista vocale registrata l’intonazione perfetta.

Le ripercussioni che avvertiamo oggi in seguito a questi eventi non sono né poche né distanti. Anche se abbiamo imparato ad essere un poco più responsabili nell’uso della tecnologia, la mentalità dell'uniformità ha permeato l'anima dell'industria della musica di massa. Come i nostri lettori comprenderanno bene, musicalità e uniformità sono ideali mutuamente esclusivi. Oggi ascoltiamo musica che molto spesso sacrifica la musicalità all'uniformità, e finiamo non solo col produrre musica che non è musicale, ma trasmettiamo la mentalità sbagliata all’industria di domani. La quantità di musicisti che ormai si affidano alle capacità di ‘correzione’ del digitale è sbalorditiva ed in costante aumento.

Un'altra differenza nell’organizzazione del lavoro che ha potuto giocare un ruolo notevole nel provocare i cambiamenti descritti è la visualizzazione che molto rapidamente è divenuta possibile con le tecniche digitali. Su una piattaforma di registrazione analogica, non si ha nulla di ovvio da guardare, con la possibile eccezione degl’indicatori di livello. L’attenzione è tutta centrata sull’ascolto. Ma le piattaforme digitali munite di schermo ci mostrano una marea di informazioni, innanzitutto le forme d’onda audio. Dal momento in cui una simile visualizzazione divenne possibile, prese forma il concetto totalmente nuovo di guardare la musica invece di ascoltarla. L'uniformità è un concetto molto difficile da immaginare in un modo non visuale, ed è perciò probabile che sia stato questo fattore a provocare la mania d’uniformità - proprio il passaggio alla visualizzazione della musica.

Cosa avremmo dovuto fare allora con la registrazione digitale? Forse la scelta migliore sarebbe stata d’abbracciare i miglioramenti tecnici che il digitale ha portato - come per esempio un livello di rumore ridotto, un drastico aumento della gamma dinamica e una superiore risposta in frequenza - lasciando però l’organizzazione del lavoro immutata così com’era con la tecnica analogica. Come potrebbe realizzarsi una simile alternativa? Semplicemente ignorando la visualizzazione, il famigerato schermo, ed usando il sistema come un semplice registratore multitraccia con levette di avanzamento. L’organizzazione del lavoro associata alla tecnologia digitale incoraggia intrinsecamente la perfezione e l'uniformità, ideali del tutto estranei alla musica. La roccaforte della tecnica analogica è costituita da un’organizzazione del lavoro che invece produce una sinergia con la musicalità. Se vogliamo usare il digitale per registrare, allora faremmo bene a prendere un paio di suggerimenti dalla tecnica analogica.

Non c’ è da meravigliarsi se sono in tanti oggi a disprezzare la musica di massa - ne hanno ampiamente motivo. Se la colpa fosse proprio del passaggio al digitale?

Lorenzo Levrini  

musica
29 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 38 – Indovinello: Pruriti
[Indovinello:   Chi ha composto questa musica?

Eccovi qualche aiutino:
1)    era russo, perse la madre da bambino, era un virtuoso del pianoforte
2)    non era un genio ma al più un talento
3)    a diciannove anni, scrisse un famosissimo Preludio in C sharp minor che il pubblico non smise mai di chiedergli di eseguire e la cui popolarità – a suo dire – oscurava composizioni più belle ma successive
4)    quando compose la musica che state ascoltando il fuoco sacro gli si era spento ed era precipitato ormai nei luoghi comuni
5)    adorava Tchaikovsky, che però lo rimproverava di eseguire la sua  ‘Sleeping Beauty’ con troppo rispetto, di subordinare il proprio slancio all’autorità e così di privare il lavoro di forza e brillantezza
6)    nel 1923, dopo averne studiato i disegni, regalò circa 60.000$ (di oggi) a Igor Sikorsky dicendogli: “Credo in te, inizia a costruire i tuoi aeroplani, me li ridarai quando potrai”.
7)    Non si considerava affatto un bravo pianista e quando le sue esecuzioni al pianoforte erano trasmesse in diretta alla radio, pretendeva che invece venisse trasmessa una sua registrazione al posto dell’esecuzione dal vivo.
8)    Non eseguì mai più al piano il suo Terzo Concerto per Pianoforte ed Orchestra dopo averne ascoltato l’esecuzione di Vladimir Horowitz.

Di S. R. (1873-1943) state ascoltando il terzo movimento (Adagio) della sua Seconda Sinfonia, nell’esecuzione della Concertgebouw Orchestra diretta da Vladimir Ashkenazy.
Venises

P. S. = In genere cerco di evitare le sinfonie perché fulmini non vuole chiasso nel suo Blog ma stavolta mi prudevano le mani e così mi sono permesso una grattatina, perdonate.




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CULTURA
28 dicembre 2007
Diario della Sera - 128 - IL SUGGERITORE

il Post
che vi invito a leggere e meditare stasera é 560.1.1. > 560.2.2. di Clelia Mazzini
Un post pieno di filologia, e di autobiografia (al modo degli ESSAYS di Montaigne). 

letteratura
28 dicembre 2007
LA LINGUA RUBATA - 4 - AlfaZita, Un gocciolare

  

[AlfaZita, Cipro, 4 giugno 2007]

 

[da UNA DOZZINA DI PENSIERI SGHEMBI]

 

3)

 

Un gocciolare

di grondaia ferrosa

labbra indecise mormorio del mare

calmo - cromato di ambra rugiada -

tettoia inclinata

e

un gocciolare.

 

AlfaZita

CULTURA
27 dicembre 2007
Diario della sera - 127 - Il Suggeritore

il Post
che vi propongo di leggere stasera è Fa tutto il vento di Prove di
seduzione
.
Leggendolo mi è venuto in mente che, in certi casi, fa tutto la
letteratura.

il Panino Imbottito
è meglio farselo, comprando attentamente gli ingredienti preferiti e
poi allegramente componendoli - evitando quelli belli e pronti nei
supermarket. Me lo ha insegnato un commesso democratico, rivelandomi
che i panini imbottiti nei supermarket li fanno con le prime fette -
più o meno rancide - del giorno prima. La democrazia partecipata fa
bene.

CULTURA
27 dicembre 2007
pensieri spettinati - 84 - matematica e letteratura


[fotografie  - 368 - Roma, volgendo lo sguardo leggermente a sinistra mentre scrivo, 15 dicembre 2007]

 

Le dimostrazioni matematiche migliori sono quelle più brevi e argute. Così le mostrazioni letterarie.

 

Non ho scritto corte, bensì brevi (1).

 

Fulmini

 

(1) “Breve, d’ordinario, è più pregio che difetto; corto, più difetto che pregio. L’origine della voce latina è forse da una greca che vuol dire recidere. Sii breve e arguto, si fa dire Dante. Il corto non può essere arguto.”

Niccolò Tommaseo, Dizionario dei sinonimi della lingua italiana, 735.

letteratura
26 dicembre 2007
racconti di racconti - 75 - Lea, Filippo, Ninetta e il comunismo

[fotografie 367 - Roma, Centocelle, (primarie del Partito Democratico), 14 ottobre 2007]

Lea è ciociara, è di Supino, un piccolo paese adagiato (col volto verso il cielo – come san Pietro crocefisso) sui fianchi dei Monti Lepini. Ed è romana, vive a Roma da quando ha conosciuto e sposato Filippo, un siciliano di Marsala.

Racconta ammirata di Ninetta, madre di Filippo, che riusciva a dividere due polli, nelle occasioni di festa grande, in quattordici parti esattamente uguali, tanti quanti erano i parenti della famiglia allargata.

Lea e Filippo sono stati comunisti fin dalla giovinezza e fino a quando c’è stato il comunismo, e anche un po’ di più, un po’ dopo. Oggi che vanno immaginando e costruendo un mondo migliore, migliore anche del comunismo, ricordano volentieri, Lea parlando e Filippo tacendo, Ninetta che del comunismo sapeva poco eppure comunista è stata fino in fondo, fino alla fine e anche un po’ dopo, nel ricordo.

Fulmini

CULTURA
25 dicembre 2007
Diario della Sera - 126 - IL SUGGERITORE
il Post
che vi propongo stasera è Natale sottotono di Galatea
E’ talmente bello che potete considerarlo un regalo di Natale.

CULTURA
25 dicembre 2007
fratelli alberi - 16 - l'ombra della robinia

[fotografie 366 - Roma, via di San Giovanni in Laterano, 1 dicembre 2007]

Sta per finire quest’anno dispari, ed io vorrei spendere una parola a favore della bella potatura dei fratelli alberi.

Non ho cuore di mostrarvi un albero mutilato da una potatura ingiusta e distratta, e vi mostro l’ombra di una robinia (1) miracolosamente scampata alla furia dei giardinieri comunali che incombono dalle parti laterane.

Tra lei e la sua ombra, un’altra lei. Anche questa domanda non una potatura qualsiasi bensì una bella potatura. Speriamo che i suoi genitori e professori e istruttori siano allegri e sapienti giardinieri.

Educare è come potare, guai a farlo troppo o troppo poco, quando c’è troppo caldo o troppo freddo, e guai scambiare un melo con un olivo, una introversa con una sfacciata.

Fulmini

(1) Ricordo a chi l’abbia dimenticato che la robinia è quell’albero che produce fiori profumati e bianchi a grappolo simili a glicini bianchi che poi le api artigiane trasformano nel miele noto come ‘miele di acacia’.

musica
25 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 37 – Rachmaninov: Vocalise
[Sergei Rachmaninov (1873-1943) fu un bambino prodigio però di una categoria specialissima: quella dei talenti pigri. Era altissimo (quasi due metri) e aveva delle mani gigantesche. Fu un virtuoso del pianoforte e la bravura dell’esecutore rese la vita difficile al compositore. Tchaikovsky lo scoprì e lo incoraggiò. Si recava alle sue performances e batteva furiosamente le mani alla fine, decretando con la propria autorità musicale l’inevitabile successo dell’amico più giovane. Nel 1892 vive una vita intera: scrive Morceaux de Fantaisie per piano (includono il famosissimo ‘Preludio in C sharp minor’, che lo perseguiterà per il resto della vita); viene scoperto da Tchaikovsky; scrive il suo primo Piano Concerto (Op. 1). Non è più solo un pianista: è diventato un compositore.
L’anno successivo Tchaikovsky muore e così Sergei perde il suo mentore. Ancora pochi anni e il 27 marzo 1897 arriva la svolta della sua vita: la prima della sua Sinfonia No. 1 (condotta da un Glazunov probabilmente ubriaco) viene fatta a pezzi dalla critica (alla quale si aggiunse il complimento personale di Tolstoj che dopo averlo invitato a cena gli disse: “Chi sente il bisogno di una musica del genere? Voglio che lei sappia quanto non mi è piaciuta. Non-sense, proprio come Beethoven”). Sergei non ce la fa ad assorbire il colpo, distrugge il manoscritto, smette di comporre e precipita nella depressione più buia.

Il resto ve lo facciamo raccontare da alcuni estratti (liberamente riassunti) di un saggio di Emanuel Garcia: Rachmaninov e Scriabin: Creatività e Sofferenza nel Talento e nel Genio (Psycoanalytic Review, 91(3), June 2004, pp. 423-442) nel quale l’autore ci dà la sua definizione di Talento (esemplificato da Rachmaninov) e di Genio (rappresentato da Scriabin).

Freud sosteneva che nemmeno la psicanalisi riesce a penetrare il mistero della creatività ed infatti l’unico esempio di (qualcosa di prossimo ad un) trattamento psicanalitico di un genio che si conosca è una passeggiata di quattro ore di Gustav Mahler con Sigmund Freud per le stradine della cittadina olandese di Leida (Leiden).
Ecco cosa succede a Sergei (secondo Garcia): la sua Prima Sinfonia è un vero capolavoro, una ribellione contro lo stile di Tchaikovsky. L’insuccesso sprofonda Sergei nella più totale mancanza di fiducia in sé stesso (per aver osato troppo), dalla quale uscirà molto più tardi soltanto grazie all’ipnositerapia dell’analista Nikolai Dahl, scrivendo il Secondo Piano Concerto, un lavoro che Garcia considera totalmente ‘tchaikovskiano’. Rachmaninov esce dalla depressione con un atto d’auto-immolazione artistica, secondo Garcia: e in lui si spegne per sempre il fuoco sacro (NB: la  ‘Rapsodia su un tema di Paganini’  e  ‘Vocalise’  appartengono all’ultimo periodo. La sua opera più famosa, Danze Sinfoniche, è la sua ultima composizione).
Rachmaninov e Scriabin sono colleghi al Conservatorio di Mosca. L’importanza che Sergei attribuisce ai voti e al giudizio degli insegnanti è disgustosa mentre Alexander reagisce al rifiuto da parte dell’istituzione di permettergli di terminare il corso di composizione in un tempo più breve del solito (privilegio invece accordato a Rachmaninov) sbattendo la porta e rinunciando a conseguire il titolo.
Ancora: entrambi perdono la madre giovanissimi ed entrambi vengono affidati alle cure di un sostituto materno (nonna e zia, rispettivamente) che dedica la propria vita al fanciullo: Sergei viene asfissiato dalla disciplina (che rifiuta) mentre ad Alexander viene permesso di svilupparsi liberamente (è sempre Garcia che parla, Venises ascolta)
Ancora: hanno lo stesso insegnate di piano (Zverev); Rachmaninov vince la Grande Medaglia d’Oro per piano e composizione, Scriabin la piccola medaglia d’Oro per piano (e su questo dettaglio Garcia s’è perso Venises). Alexander in una competizione pianistica s’infortuna molto gravemente la mano destra: reagisce a questa crisi profonda con un atto di creazione, componendo la sua prima Sonata.
Be’, ci fermiamo qui, ormai vi sarete fatti un’opinione e la lista dei tags è già così lunga che ci si può facilmente trascorrere la giornata intera a ruminarla tutta.

Di Sergei Rachmaninov (1873-1943) state ascoltando: ‘Vocalise’, Op. 43, No. 14 (1912) in tre diversi arrangiamenti: per voce solista (Natalie Dessay);  per orchestra;  per pianoforte e violoncello.]

Venises

CULTURA
24 dicembre 2007
Diario della Sera - 125 - IL SUGGERITORE
il Post
Nulla è in regalo di linodigianni
Una poesia di Wislawa Szymborska tutta davanti agli occhi – un regalo.

la Foto
che vi propongo oggi - vigilia di Natale - è una foto contraddittoria: sullo sfondo di un doppio filo spinato s’intravedono come festoni e palle di alberi di Natale

[I NOSTRI INVIATI 51 – Lorenzo Levrini, Wassenaar, 23 dicembre 2007]

la Copertina
del disco “particolarmente bello” di cui parla Venises oggi.


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fotografia
24 dicembre 2007
I NOSTRI INVIATI - 51 - AlfaZita, Roma, 4 ottobre 2007

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musica
24 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 36 – Cazzati: Salve Regina


[La più stupenda ‘Salve Regina’ mai composta - per soprano solo (così recita il frontespizio ma non è proprio vero, diciamo noi, c’è anche una tromba barocca ad intercedere per lei).
Un’invocazione solo sussurrata, da donna a donna - una peccatrice che si rivolge ad una donna infinitamente potente ma infinitamente misericordiosa; invocazione captata da un uomo stupefatto, il compositore Maurizio Cazzati, dalle ‘Antifone annuali della Beata Vergine’, op.42, composta a Bologna nel 1667.
Vi sembra una musica da niente? Aspettate sino all’ultimo sussulto (‘tu sola solamen’) prima di giudicare.

Organista precoce, Cazzati divenne a soli 21 anni maestro di cappella alla Chiesa di Sant’Andrea di Mantova, dove terminerà la sua carriera quando sarà scacciato da Bologna.
Fra i suoi tanti contributi alla teoria della composizione va annoverato quello allo sviluppo della forma-sonata, particolarmente nei movimenti lenti (spesso collocati in apertura per sottolinearne la carica emotiva). Cazzati si spinge a far uso di dissonanze (sonate: La Rossella, La Martinenga). Innova anche nell’ambito dell’armonia con l’utilizzo di strutture divenute poi dei clichè, ma terribilmente ardite per l’epoca, strutture riprese  e perfezionate soprattutto da Corelli.
Diventa maestro di cappella a San Petronio in Bologna nel 1657 e vi genera un terremoto, letteralmente, intraprendendo delle riforme radicali e costose. Due riforme: nel 1657 (è appena arrivato!) e poi ancora l’anno seguente.  Vi crea una scuola di composizione ed interpretazione musicale, attira e crea discepoli illustri (Vitali, Torelli, Franceschini, Pietro degli Antoni, Petri), le scuole di violino e di tromba barocca di Bologna primeggiano. Sotto la sua guida, le cerimonie religiose in San Petronio diventano degli avvenimenti musicali di prima grandezza. Crea un organico stabile di 40 fra strumentisti e cantanti, organico che viene rafforzato per le cerimonie più importanti con artisti chiamati da Venezia, Padova, Mantova. La festa del patrono, il 4 ottobre, diventa un grandioso festival musicale, così come pure le Antifone annuali alla Beata Vergine. Le spese s’impennano vertiginosamente (vedi La Cappella Musicale di S. Petronio: maestri, organisti, cantori e strumentisti dal 1436 al 1920, Firenze: Olschki, 1987 dove le spese e i nomi degli organici sono registrati meticolosamente), e la gelosia dei vicini ‘accademici’ diventa incontenibile.
Nel 1659 Giulio Cesare Arresti, capofila dei conservatori locali e capo dell’Accademia Filarmonica bolognese (dove stava formandosi un giovane Arcangelo Corelli) passa all’attacco, pubblicando un pamphlet diretto contro Cazzati, dal titolo: “Dialogo di un Maestro e un Discepolo desideroso di migliorarsi nell’arte del Contrappunto”. In questo libello, Cazzati viene accusato d’aver commesso degli errori di composizione, ovvero d’aver utilizzato degli intervalli di quinta e d’ottava consecutivi  nella sua Messa a cinque voci (Missa Primi Toni, op. 17). Petri s’unisce ad Arresti contro Cazzati e presto tutta Bologna s’infiamma e si schiera. Cazzati pubblica nel 1663 la sua “Risposta alle obiezioni mosse…” nella quale spiega che esempi simili a quelli che gli sono rimproverati si trovano nelle opere di Palestrina e Monteverdi. Continua: “se ho utilizzato intervalli di quinta consecutivamente, dichiaro che non l’ho fatto per distrazione ma perché ricercavo un tal effetto…. Le regole della composizione non sono dei precetti divini ma una molteplicità d’opinioni umane… il compositore deve preoccuparsi solo che la composizione piaccia e se non piace allora non varrà nulla, nemmeno se si saranno rispettate tutte le regole…”
Cazzati è alfine scacciato da Bologna (1671), le spese a San Petronio diminuiscono, tutto torna alla normalità. Cazzati è rimpiazzato dal suo organista (!) Giovanni Paolo Colonna (al quale succederà Petri, vent’anni dopo). Ma il seme è stato gettato, inarrestabile  – e proprio all’interno dell’Accademia! È del 1685 l’accusa di Colonna a Corelli d’aver commesso l’errore d’utilizzare degl’intervalli di quinta consecutivamente nell’Allemanda della sua Terza Sonata, op.2. Troppo tardi: la forma-sonata (quella che arriverà a noi, quella di Mozart) si definirà proprio grazie a Cazzati, a Corelli e alla schiera di tanti altri musicisti indisciplinati, mentre le opere di Arresti moriranno con questi.
Venises

P.S.= l’uso d’intervalli di quinta consecutivi è energicamente sconsigliato ancora oggi nei manuali di contrappunto.

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CULTURA
23 dicembre 2007
Diario della Sera - 124 - IL SUGGERITORE
il Post
notevole che indico stasera è Ma dove stiamo andando??? del blog vesuvionline
Parla brevemente, con un nodo alla gola, della decisione del Comune di Milano di lasciare fuori dalle 170 scuole materne comunali i figli degli immigrati clandestini e irregolari.

il Libro
Giuseppe Vacca sta ad Antonio Gramsci come Matteo Evangelista sta a Gesù di Nazareth: Giuseppe esagera la continuità tra il Gramsci dei Quaderni e la religione della sua giovinezza (il marxismo) come Matteo la continuità tra gli atti e le parole di Gesù Figlio dell’Uomo e la religione della sua giovinezza (l’ebraismo).
Tuttavia Gramsci tra Mussolini e Stalin, il libro di Angelo Rossi e Giuseppe Vacca edito da Fazi nell’aprile di quest’anno, dà un’idea della grandezza intellettuale e morale di Antonio di Ales.

CULTURA
23 dicembre 2007
pensieri spettinati - 83 - cosa si può fare contro il cancro

[fotografie 365 - Roma, 22 dicembre 2007]

“In Italia alla ricerca contro il cancro è dedicato un budget pari al costo di un paio di giocatori di serie A” – ha ripetuto l’altro ieri pazientemente Umberto Veronesi.

Io invece ho perso la pazienza su cose di questo genere e -  siccome penso che si può fare sempre qualcosa per cambiare lo stato di cose presente - da oggi non vedrò e non sentirò più una partita di calcio, dal vivo, in televisione, per radio, e non leggerò più niente che riguardi il calcio italiano.

Di sport mi occuperò, di calcio no. Finché i fondi per la ricerca contro il cancro saranno quelli di un paese dove fioriscono le guarigioni, oltre che i limoni.

Fulmini


musica
22 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 35 – Indovinello facile facile
Versione originale.    La riconoscete?
Venises



Dire Straits:  Love over Gold
,   seguita da   Brothers in Arms   e poi da   Your Latest Trick
(in omaggio alla vincitrice assoluta del nostro indovinello)
CULTURA
22 dicembre 2007
Diario della Sera - 123 - IL SUGGERITORE
il Post
che propongo stasera è RIA. Raccoonz' Intelligence Agency di Raccoon
Un blog inebriante come un albero di Natale, “come una pagina di Gadda” (questa è farina del sacco di Sogni & Bisogni)

l’Articolo
che vorrei indicarvi stasera come notevole – nel mare magnum delle parole stampate – è Una ragione per affermare la varietà nel mondo della vita di Roberto Finelli (‘il manifesto’, sabato 22 dicembre 2007, pagina 12).
Perché leggendolo si capisce come e perché grandi politici e grandi filosofi pari sono.

fotografia
22 dicembre 2007
fotografie 364 - Genova, 12 dicembre 2007

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letteratura
22 dicembre 2007
haiku rimati - 63 -
T’ho visto nuda
come bella di notte
prima che schiuda.

Fulmini

CULTURA
21 dicembre 2007
Diario della Sera - 122 - IL SUGGERITORE
il Post
Oggi ho preso due piccioni con una fava. Vi propongo infatti di leggere stasera Su al Nord, giù nella Bassa nel blog Sogni & Bisogni

Racconta spassosamente la visita di una ‘quieta e ben tenuta’ cittadina del nord Italia, finendo col suggerire dove alloggiarvi e ‘mangiare seriamente’.
Per una rubrica come questa è come il cacio sui maccheroni, o il Negroni sulla sfogliata.

fotografia
21 dicembre 2007
fotografie 363 - Genova, Mercato Tradizionale Coperto, 13 dicembre 2007

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SCIENZA
21 dicembre 2007
IL CROGIOLO - 7 - Mario Pennetta, L'euro sostituirà il dollaro come moneta di riserva internazionale? (1)
Sono mesi ormai che il dollaro si deprezza nei confronti dell’euro e ciò pone una serie di interrogativi che interessano non solo il valore della moneta ma anche il ruolo che l’economia statunitense andrà ad occupare nel futuro. Ci si domanda se il deprezzamento del dollaro  prefigura una perdita progressiva del potere economico e politico degli USA, se il dollaro perderà il ruolo di valuta di riserva internazionale e quale sarà la valuta che potrebbe sostituirlo, se l’euro potrebbe essere questa valuta.

Nel corso degli ultimi cinquanta anni il dollaro ha avuto modo di deprezzarsi nei confronti delle altre valute forti come il Marco tedesco, lo Yen, la Sterlina inglese ecc. ma ciò accadeva quando l’economia americana entrava in recessione o il deficit commerciale ed il deficit del bilancio pubblico raggiungevano percentuali alte se rapportate al Pil  USA. La svalutazione faceva incrementare le esportazioni, le restanti economie occidentali accettavano tale politica economica in quanto il riequilibrio del conti esteri ed  interni americani erano il presupposto per un nuovo rilancio dell’economia mondiale. Il deprezzamento era voluto e favorito dalle autorità statunitensi ed accettato dagli altri paesi.

Il ruolo del dollaro come moneta di riserva internazionale non veniva però messo in discussione in quanto il ruolo egemone, di ‘economia-mondo’ nell’accezione coniata dallo storico francese Fernand Braudel, veniva accettata in quanto portava ad uno sviluppo del reddito  e dell’occupazione negli altri paesi occidentali - anche se gli USA in questo modo potevano spendere all’estero più di quanto veniva guadagnato con le esportazioni vivendo al di sopra delle proprie risorse.

La crisi attuale del dollaro si colloca in un contesto di cambiamenti strutturali nell’economia mondiale. Lo sviluppo di economie come la Cina e l’India con oltre 2 miliardi di persone stanno portando ad un cambiamento degli equilibri geo-politici  oggi esistenti. Molti economisti prevedono per il 2008  un crollo del Pil USA che passerà dal 3 all’1,5% mentre il Pil mondiale subirà un leggero decremento, dal 6 al 5,6%, vedendo in ciò la conferma della perdita di peso dell’economia statunitense nel contesto mondiale.

L’euro potrà sostituire il dollaro come moneta di riserva internazionale? Noi riteniamo di no. Vediamone in breve i motivi.

L’euro oggi ha un vantaggio su valute come lo Yen e lo Yuan e tutte le altre monete asiatiche in quanto è l’unica moneta oltre il dollaro che può essere liberamente contrattata sui mercati internazionali trovando così il proprio prezzo, mentre le monete asiatiche sono controllate dalle autorità nazionali che ne restringono la fluttuazione verso l’apprezzamento. Manca però una politica economica unitaria nella UE e cioè una politica fiscale e della spesa pubblica tale da creare i presupposti per uno sviluppo simultaneo di tutti i paesi europei ed una politica industriale che sposti gli investimenti verso i settori avanzati ed ad alto valore aggiunto. La politica economica è la politica monetaria attuata dalla Banca Centrale Europea che, in applicazione a quanto previsto dal suo Statuto, è volta a salvaguardare il valore dell’euro ponendo una attenzione ossessiva sul controllo del solo tasso di inflazione. Esula dalle sue competenze, infatti, l’utilizzo delle leve monetarie, quantità di moneta e tasso di interesse, in funzione dello sviluppo dell’economia.

Questa politica di salvaguardia del valore dell’euro ha creato fiducia negli investitori istituzionali di tutto il mondo, ma ciò non sarà sufficiente per portare l’insieme dell’economia europea a sostituire quella americana come ‘economia-mondo’. (Continua)

Mario Pennetta

musica
20 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 34: Liszt: Variazioni sulla ‘Trota’ di Schubert
[Franz Ferenc Liszt (1811-1886): Variazioni per pianoforte sul tema de “La Trota” di Schubert.

Franz Liszt, ungherese,  è stato innanzitutto un virtuoso del pianoforte, passato alla storia per essere forse il più grande pianista di tutti i tempi (una leggenda vuole che il concerto di un dodicenne Liszt abbia impressionato smisuratamente Beethoven). Eppure è stato anche:  un benefattore delle vittime di disastri;  un mecenate e sponsor di altri compositori (Wagner, che sposò una delle sue figlie, e Berlioz);  un teorico della musica e dell’arte più in generale;   un grande insegnante di pianoforte (che dava lezioni gratis agli allievi più dotati);   colui che ha rivoluzionato l’insegnamento del pianoforte;   l’inventore di forme musicali quali il poema sinfonico e il piano recital.
Alcuni estratti dalla sua vita: giovanissimo s’innamora di una sua allieva di piano, figlia di un conte, gli viene impedito di sposarla e cade in depressione smettendo di studiare pianoforte. Ne uscirà solo grazie alla rivolta studentesca ed operaia di Parigi, dispiegatasi sotto le sue finestre, contro il tentativo di Carlo X di restaurare la monarchia assoluta in Francia; nelle parole della madre: “l’hanno curato le pistole”. Convivrà, in periodi successivi della propria vita, con due donne, senza sposarle. Gli sarà impedito di sposare la seconda mentre la coppia, sull’altare, è in procinto di pronunciare il giuramento. Più tardi si farà frate francescano.
Ha scritto innumerevoli variazioni ed elaborazioni su temi altrui, particolarmente Schubert e Paganini (nel 1832 assistette ad un concerto di Paganini e ne fu così impressionato da proporsi di diventare, al pianoforte, ciò che Paganni era al violino). Il brano che state ascoltando consiste in una serie di variazioni al pianoforte sul tema del quarto movimento del quintetto D667 “La Trota” di Franz Schubert.
A questo punto vorrei che notaste che il quarto movimento originale di Schubert contiene già delle variazioni su questo stesso tema. Così, inevitabilmente, questo brano finisce col propiziare la formulazione di un piccolo interrogativo: perché un compositore che voglia scrivere delle variazioni su un tema altrui sceglie proprio un tema su cui già altri hanno scritto delle variazioni (magari persino l’autore stesso)?  Perché proprio un tema già battuto, già esplorato? (Ricorderete che è questo pure il caso di Rachmaninov con la sua Fantasia su un tema di Paganini). È perché evidentemente il tema si presta ad essere elaborato in mille modi? O invece è una sfida? È forse per pigrizia? O è per misurarsi? E con chi, con cosa? C’è una qualche logica dietro una simile scelta o è semplicemente frutto del caso? Alcuni motivi sono forse semplicemente più popolari di altri? E la risposta, è la stessa per tutti i compositori?
Brahms (facciamo una breve digressione a rischio di aggrovigliare ulteriormente la matassa), che era troppo grande per riuscire a comporre musica sinfonica, oppresso com’era dalla consapevolezza dell’ineguagliabile grandezza di Beethoven, finalmente si sblocca scrivendo le “Variazioni su un tema di Joseph Haydn”, un tema stavolta praticamente sconosciuto (e da lui riscoperto casualmente – era collezionista di spartiti originali).
Qual è la vostra risposta?
Mentre la cercate, eccovi quella del Franz Liszt creatore: “Persisto con calma nel restare ostinatamente nel mio angolo e lavoro solamente per diventare sempre più incompreso”.]

Venises

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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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