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CULTURA
31 ottobre 2007
Diario della sera - 72 - Gesù è un ebreo che è andato oltre l'ebraismo
Il cristianesimo è in crisi. Tra i pensieri dei cristiani e le loro azioni cresce la distanza, fino alla contraddizione. Questo vuol dire “crisi”: non l’ordinaria trasformazione di un modo di essere bensì una sua straordinaria contraddizione. “Tra il dire e il fare c’è sempre il mare”, d’accordo, ma se non si sa più nuotare, non si rischia di affogare? Gesù direbbe dei cristiani oggi, con la sua pungente semplicità: “non sanno quello che fanno”.

A proposito di Gesù ho letto la recensione del Gesù di Nazareth di Joseph Ratzinger che Riccardo Calimani, uno storico ebreo, ha pubblicato sulla rivista ‘Micromega’, 4/2007. Cercando di mostrare che “Gesù non era cristiano” (titolo dell’articolo) Calimani porta a dimostrazione il documento ‘Nostra aetate’ prodotto all’interno del Concilio Vaticano IIº, dove sta scritto: “Gesù è ebreo e lo è per sempre.”

Ora, ogni persona che legge i Vangeli (senza essere schiava di una ideologia preventiva) sente, comprende, capisce che Gesù è stato ebreo nel corso della sua fanciullezza ma non lo è stato “per sempre”. (Per la precisione lo è stato fino all’adolescenza, fino alla Discussione con i Dottori del Tempio.) Ma Calimani è uno storico ebreo che vuole spaccare il capello in quattro e intrecciarlo in una ideologia preventiva, ed ecco che la critica teorica e pratica dell’ebraismo sviluppata da Gesù come base della sua riforma intellettuale viene nascosta sotto la treccia dell’ebraismo preventivo.

“Gesù è un ebreo che è andato oltre l’ebraismo” – scrive giustamente Ratzinger nel libro in questione. Oltre. Ma verso dove? Verso il cristianesimo? No. Per dirla con gli autori di Chi ha incastrato Roger Rabbit? Gesù non è così, lo disegnano così.

Come lo disegno io, il ‘Figlio dell’uomo’? Ecco i post dedicati alla ricostruzione della sua figura sul blog-rivista:

10 maggio 2007 – Gesù si autodefiniva ‘Figlio dell’uomo’
9 marzo 2007 – Il disegno di Gesù
29 gennaio 2007 – Gesù vero e falso

Fulmini

CULTURA
31 ottobre 2007
L'ULTIMOGIORNODELMESE - 6 - ottobre 2007


Claudio Ricci, Uomo leggero come una piuma sul Lago di Albano, 14 ottobre 2007

http://www.claudio1973.com/

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Il post di ethos per L'ULTIMOGIORNODELMESE di ottobre 2007, cioé di oggi, lo trovate, lo trovi, amico/amica di blog sul suo blog individuale:

http://ethos.ilcannocchiale.it

[ethos è influenzato - auguri di pronta guarigione - ed è ritardatario - auguri di pronta anticipazione]

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Ciao, Pasquale.

Eravamo tutti lì, un dieci minuti fa, con il naso in aria, a vedere 5 bellissimi globi luminosi che foravano le nuvole. Erano fermi, a tratti si muovevano, si avvicinavano o distanziavano tra di loro, per poi sparire velocissimi.
Per L’ULTIMOGIORNODELMESE di ottobre ti invio un vecchissimo post scritto per ricordare un ragazzo che non ce l’ha fatta.

Come una foglia al mattino di una gelida notte d’inverno.
(Midollo osseo)

Se ci si prova a chiedere cosa spinge un uomo o donna che sia a compiere un atto di generosità disinteressato verso un'altra persona che, molto probabilmente, non conoscerà mai, bisogna necessariamente avere a che fare con la problematica dell’evoluzione spirituale e con la nobiltà d’animo: non ci sono riscontri di vantaggi materiali, in questi casi, infatti.

Fin da piccoli noi siamo educati a forme di comportamenti condizionati. Ti voglio bene se… Se fai questo sei un amore… ecc. Questa è la terribile condizione di un amore condizionato. Ci siamo abituati a condizionare l’Amore, lo consideriamo una contropartita a qualche cosa. Non conosciamo l’Amore incondizionato, il dare senza ricevere. Ne abbiamo, forse, sentito parlare, alla lontana, come una curiosità. Eppure, questo tipo di Amore è una realtà ed è, questa, un’ottima notizia.

Due genitori sono annientati dal dolore, il loro bimbo è sul letto di un ospedale con il corpicino disfatto dalla chemio e senza nessun capello, ormai. La medicina nulla può più ma il bambino può essere salvato da una sola persona al mondo: un donatore di midollo osseo, (che è una cosa ben diversa dal midollo spinale con il quale non c’è relazione alcuna) lontano, magari all’altro capo del mondo, perché è difficile trovare un sangue osseo compatibile, le probabilità sono 1:100.000.

Viene lanciato questo messaggio al registro mondiale donatori e si aspetta… Può succedere che vi sia un iscritto donatore, compatibile geneticamente con il bimbo. Allora il donatore viene interpellato, è ancora disponibile? Vuole donare? Il dottore del bambino aspetta e, a risposta affermativa, comunica ai genitori che una persona, in un qualsiasi angolo di mondo, che forse non conosceranno mai, porta la percentuale di sopravvivenza del bimbo, da zero al 50% come minimo. L’Amore senza condizioni ha dato al dottore un potentissimo strumento di lotta contro la malattia. Il cavaliere che ha giurato con la formula di Ippocrate di combattere la Signora, non si deve più arrendere perchè senza armi, ormai: gli è stata data Excalibur sotto forma di una sacca di sangue che darà al piccolo paziente per endovena.

Pauwels e Bergier nel loro, ormai classico “Il Mattino dei Maghi” ipotizzano la presenza tra noi di mutanti, di superuomini che, si augurano, rappresentino quella che sarà l’evoluzione futura del genere umano. Ognuno di questi ed in uno specifico settore, rappresenta l’avanguardia di una nuova civiltà evoluta. Noi, persone comuni invece, burattini di falsi idoli ed effimeri bisogni, condizionati dal dare in cambio di un corrispettivo, dopo essere stati manovrati per un bel pezzo della nostra vita da questi burattinai che ci hanno mosso a loro piacimento, facendoci correre come formiche impazzite, stressate ed incattivite e che ci hanno fatto spesse volte calpestare la parte migliore di noi, ci hanno fatto dimenticare di essere stati bambini con i nostri sogni, costrette a servire queste apparenti necessità, un giorno, magari bloccati in auto, magari a letto combattendo contro una insonnia o una malattia, magari su una spiaggia o in montagna, pensando ai nostri trascorsi e (pseudo)traguardi raggiunti ci faremo la fatidica, inevitabile domanda: Che sono vissuto a fare, in fin dei conti ? Cosa ho concluso ? Per accorgerci che la risposta è difficile e spesso amara ed allora ci sentiremo un soffio di gelo nel cuore che ci farà sentire come una foglia al mattino di una gelida notte d’inverno che il più piccolo tocco, potrà sbriciolare in tanti pezzettini.

Mi permetto una citazione. “...Dio si scatenerà contro il male, ma avrà bisogno di lui: giacché ogni cosa nel mondo avrà bisogno del suo contrario. E la storia si sarebbe messa in marcia grazie all’opposizione di un bene e di un male inestricabilmente intrecciati...” Jean d’Ormesson, scrittore, accademico di Francia in “Dio, la Sua vita, la Sua Opera” (dal capitolo: Ove Dio parte per un lungo week end ) Ed. Gallimard, Parigi. 1980.

http://www.fort.ilcannocchiale.it/

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Ho atteso fin quasi al termine di questo scialbo ottobre
ma niente!
Non è successo niente in questo autunnale ottobre.
Forse di cose ne son successe...
è nato un partito finalmente democratico?
Mah, io non me ne sono accorto.
Psicopatici riarmatori atomici?
e chi sono questi? esagerati!
Il nobel a Gore?
No! non ci credo!
Strano,in genere mi piace osservare il mondo,
ma proprio non ho visto nè sentito nulla.
I mafiosi giocano a scacchi?
Ancora con stà mafia! Niente vidi e niente so:
lo sanno anche i pilastri dei viadotti che non esiste la mafia.
che guevara?
che guevara chi? quello delle magliette?
il pane a ottomila lire il chilo?
ma dove, in argentina?
coltri,
coltri di niente su questo tetro apatico decimo.
Piove...il governo non c'è,
chi starà rubando?
Ah c'è, il governo?
scusate non me n'ero accorto!
....menomale che tra un pò è "allouin"...

http://ilbokkaglio.ilcannocchiale.it/

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Cambio dell’ora

Anche quest’anno questa momentanea assunzione indebita di potere: mettere indietro le lancette degli orologi. Come se un giorno i passeggeri del treno decidessero tutti insieme di tirare il freno e fare una fermata in più, magari in mezzo alla campagna, magari per fare due passi sotto le foglie dorate degli alberi, intanto che diventa buio. Trasgressivo. Talmente tanto che possiamo farlo impunemente solo se siamo tutti quanti d’accordo.

http://prishilla.splinder.com/

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Un paradiso per i fiori
 
La questione può apparire un po’ infantile ma è proprio nella mia infanzia che si è presentata per la prima volta: i fiori, gli alberi, i ragni, le farfalle, le formiche, gli animali feroci che ho visto allo zoo e più spesso in tv, avranno un giorno il loro paradiso o per loro il mondo finisce qui, in quello che spesso si trasforma in un vero inferno?

Sul fatto che un giorno, una vita migliore avrebbe accolto me e i miei cari e tutte le “persone buone” non avevo mai dubitato, ma rimaneva forte la questione di ciò che è altro dalle persone, altro da me.

La meraviglia di tutto ciò che ci circonda non può finire semplicemente con il suo dissolversi più o meno lento e silenzioso. Poi un giorno mi resi conto che gli esseri che ci sono intorno, animati e apparentemente inanimati, sono tutti parte di un’unica grande materia nella quale siamo immersi. Allora guardare un piccolo ragno o il bocciolo di una rosa equivaleva a  guardare il tutto. Una piccola e affascinate parte per l’indecifrabile e misterioso Tutto. Un Tutto che ancora non so se è parte di noi , o noi parte di questo, o semplicemente intorno a noi.



http://serafico.ilcannocchiale.it

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Lo sforzo del destino

Quando si sente parlare di nemesi storica il pensiero va quasi spontaneamente al destino di Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, innalzato dalle trame di Napoleone III ad imperatore del Messico nel 1864 e fucilato ignominiosamente dal restaurato governo di Benito Juarez nel 1867. Si compiva così un singolare ribaltamento: nel 1520 l’ultimo imperatore azteco, Montezuma, era stato garrotato a morte dal governatore spagnolo Pedro de Alvarado, in nome e per conto degli Asburgo. 350 anni dopo i discendenti di Montezuma fucilavano un Asburgo.

Quando sento al telegiornale che Cortina D’Ampezzo e altre due o tre ricchissime località turistiche venete hanno dato vita a una loro mini-secessione per andare a lucrare i vantaggi fiscali del Friuli-Venezia Giulia mi viene in mente la questione della «nemesi storica». Poi esce fuori il presidente leghista Galan che accusa i secessionisti di aver agito per vili interessi economici, mentre questi ribattono che la regione si è sempre disinteressata di loro. Ecco che il sintagma «nemesi storica» sparisce dalla mia mente e viene sostituito dal più corrivo «vendetta di Montezuma». I secessionisti secedono dai secessionisti, più che di corso del destino parlerei di diarrea della Storia.

http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it
 
arte
30 ottobre 2007
Diario della sera - 71 - il giro delle messe e delle chiese
L’altra domenica ho fatto il giro delle messe romane. Inizio da Sant'Ivo alla Sapienza, ascolto un pezzo in italiano della lettera di San Paolo ai Romani e guardo il Borromini, poi – sinistra, sinistra, sinistra – entro in San Luigi dei Francesi, la lettera la continuano in francese e mi impediscono di vedere La vocazione di Matteo del Caravaggio – destra, sinistra, destra - vado alla Chiesa del Gesù, sento là in fondo vociare lanciando un'occhiata all’insù all’affresco-stuccho-scenografia del Baciccia – destra, destra, sinistra – e sono al San Carlino alle Quattro Fontane, anche questa del Borromini, anche qui come nel Sant'Ivo non possono impedirmi di vedere mentre recitano la messa, perché le chiese borrominiane sono tutte intere appena entri, non devi andare da nessuna parte, sei già al centro, stai già bene, e qui termina la messa, amen, ma non per me – destra, destra, sinistra – m’infilo in Santa Maria degli Angeli, dove un giovane danza sull'organo meravigliosamente risuonando sotto la tenda gonfia di deserto di Michelangelo. Ora sì, amen.

Fulmini

arte
30 ottobre 2007
EDIFICI CONTEMPORANEI - 2 - Guido Aragona, Intervista al Palafuksas
Ci rechiamo a Porta Palazzo percorrendo via Milano, antico cardo della Città Romana di Torino, ritracciato su piano di Filippo Juvarra nei primi del '700.

[1-piano juv-via milano]
Passiamo lo slargo romboidale a quattro cantoni, non immemore di quello di via Maqueda a Palermo, ottenuto da Juvarra cogliendo a pretesto la giacitura diagonale rispetto alla via della preesistente Basilica Mauriziana.

[2-via milano]
E infine arriviamo all'attacco del grande spazio di Porta Palazzo, con i due palazzi di testa disegnati dallo stesso Juvarra, quasi come due vecchi signori, eleganti testimoni di un tempo in cui si aveva ancora il coraggio (o forse, solo il potere assoluto) di riconfigurare le città secondo un ordine preciso e coordinato.

[3-testa porta palazzo]

[4-stampa Borra]
Quando sei a Porta Palazzo sei fuori porta. Sono solo pochi metri, ma sei passato dal centro aulico alla periferia. Lo spazio è talmente vasto da non poter essere racchiuso. Oggi, come tanti anni fa, è un luogo in cui è grande la presenza di immigrati e di marginalità. Una volta, erano i meridionali, oggi gli extracomunitari. Non lontano, si trova la grande istituzione del Cottolengo, e L'Arsenale della Pace; le loro iniziative volte alla prima accoglienza sono uno dei motivi per cui la presenza degli immigrati a Porta Palazzo è così alta, oltre alla naturale propensione dei mercati (come le stazioni) ad essere luogo di margine, limen.

[5- pf- fronte lontano]
Eccoci qui, ad intervistare il “Palafuksas”. Che, a dispetto del fatto che è di recente costruzione, è chiuso e apparentemente in stato di abbandono. E ancora sotto lavori di completamento.

- Buongiorno. Ma lo sai che non sembri affatto un mercato coperto? Come mai?
- Intanto, mi dia del Lei e porti rispetto, peone dell'architettura. Io non sono un volgarissimo mercato coperto. Infatti, mi chiamano “Palafuksas” dal nome della mia famosa madre, Massimiliano Fuksas, che va pure in televisione e in pubblicità. Potrei anche diventare un museo (del cioccolato). Stia bene attento a come parla. Io rappresento la creazione dell'Artista internazionale, l'aggiornamento culturale della Amministrazione della città, che lo ha scelto previo regolare concorso. Sono stato pubblicato nelle migliori riviste di architettura.
- Va bene. Allora cominciamo da qualche dato anagrafico. Quant'è costato, Lei?
- Poco meno di 8 milioni di euro, ma l'impresa ne vuole 13.
- E poi, stanno ancora facendo altri lavori, immagino fuori appalto. Per una superficie?
- Destinata al commercio, 3720 mq, totale (compresi parcheggi) 13,680.
- Insomma, se l'impresa la spunta con le richieste, Lei è costato caro, considerando la sua destinazione.
- Eh, le cose belle costano...
- Va bene, ma mi lasci giudicare personalmente. Due sono le cose che di primo acchito si notano di più: il suo rivestimento e la sua pensilina. Ci può spiegare?
- Il rivestimento in mattoncini di vetro su intelaiatura di acciaio serve a celare gli “accidenti” al perimetro: scale di sicurezza e impianti in modo particolare. La destinazione d'uso non necessitava di aperture al perimetro, ad eccezione degli ingressi.

[6- pf- intercapedine]

[7- pf- fronte vicino]
L'illuminazione naturale è garantita dall'alto.  Ma la mia mamma non avrebbe mai fatto dei volgarissimi lucernari. E così li ha ottenuti come per effetto di un taglio sul tetto (che non c'entra nulla con la geometria della base dell'edificio, sono linee d'artista), sopraelevando le parti tagliate, un po' come lei dice a “cavatappi”.

[8- pf- foto plastico]
La pensilina non è una pensilina, ma uno sporto della parte sopraelevata del tetto, che va oltre la zona dell'ingresso.
- Ah. Concetti interessanti, veramente. Il plastico parla chiaro. Ma non pensa che sia troppo riduttivo? Che questa impostazione sia troppo semplicistica e rigida, e questo generi alcuni problemi non risolti?
- Ad esempio?
- Ad esempio due fatti, uno generale e uno particolare: 1) il “vestito” sì, elegante, a compattare il volume alla base rende l'edificio un blocco chiuso e uniforme, cosa che fa a pugni con la ricchezza di articolazioni e aperture non solo delle altre strutture del mercato, ma anche degli edifici circostanti; 2) la soluzione di quel “vestito” necessita di essere portata a terra, senza alcun basamento, con due problemi di cui una mamma si illustre dovrebbe tener conto: il primo, pratico, che non si vede nelle belle foto delle riviste fatte quando era “nuovo di pacca”, è che fra calci, pisciate, graffi e atti vandalici, dopo poco tempo l'attacco a terra diventa uno schifo, e lo stesso vale per lo spazio intercapedine compreso fra le sue facciate, che si riempie di rifiuti e cacate di piccioni; il secondo, architettonico, e dovuto alla pendenza: è brutto che l'edificio parta in modo cosi indefinito, non netto. I basamenti degli edifici li hanno inventati per questo, sa?

[9- pf- part-attacco1]

[10- pf- part-attacco2]
- Detto questo, Le faccio un'altra domanda: secondo Lei perché Fuksas ha semplificato così tanto e insistito sul concetto di edificio a blocco compatto (per poi deformarne in modo – a mio parere - arbitrario le parti superiori),

[11- pf- dietro]
anche se mai storicamente gli edifici ad uso mercato lo sono stati, e nemmeno l'edificio del mercato alimentare lì a fianco?

[12- alim- interno]

[13- alim - retro]
Non sarebbe stato meglio partire da un altro concetto, magari quello di un moderno funduq coperto, che avrebbe consentito una migliore articolazione? (visto che è un tipo derivato dalla architettura romana, e che il tema “integrazione” è molto sentito dato che ormai a Porta Palazzo si parla più arabo che italiano)

[14 - funduq]
- Bé, sarebbe stato forse più faticoso dare una maggiore articolazione, con riferimento ad alcuni modelli storici più adatti all'uso, avendo peraltro una minore contropartita in termini di esibizione di “originalità” e a parità di parcella.

- Mi fa piacere che lo ammetta: due trovate e vai, insomma. Se devo essere sincero, ho il sospetto che Lei sia frutto di una sveltina. Ma andiamo avanti. Lo spazio interno non è accessibile, ad oggi. Peccato, sarebbe necessario per considerare un edificio, come diceva un maestro della sua mamma, Bruno Zevi. Ma qualcosa si vede: sappiamo che al centro lo spazio è occupato da antiche ghiacciaie scoperte durante lo scavo dell'edificio (non è una idea originale, è stato già fatto per un garage interrato nella vicina Piazza Emanuele Filiberto).

[15- pf- interno]
Per il resto, mi pare appunto un garage: molto, troppo grezzo. Non si capisce il perché di tutte queste rampe, che determinano troppi spazi “sotto rampa”, bui, bassi e inutilizzabili e che vincolano pesantemente la versatilità d'uso. Non si capisce perché alcuni pilastri siano rastremati verso l'alto e altri verso il basso. Mi spiega?
- Non so perché. Credo che la cosa abbia a che fare con la libera espressione dell'originalità dell’artista.
- Ah. E anche gli impianti e gli estintori sbattuti lì grezzi e in piena evidenza fanno parte dell'espressione dell'artista? Ma andiamo avanti. Il tetto che si protende a pensilina è tenuto da una coppia di bielle in cor-ten (*). Perché sono sghembe, lavorando peraltro così piuttosto male?
- Perché sarebbe stato banale metterle dritte, e non metterle avrebbe appesantito la struttura, sia al punto di incastro, sia i pilastri.

[16- pf- zona ingresso 1]
Ah. Che elegansa. Peccato che la conformazione dell'insieme non è servita ad occultare il più possibile l'orrendo palazzone dietro, che sembra quasi valorizzato dalle scelte volumetriche estetiche della sua mammina. Comunque, sappia che una pensilina così alta non serve allo scopo, anche se, glielo concedo, fa un certo effetto.

[17- pf- zona ingresso 2]
Cura estetica delle strutture, dunque, anche se porta a scelte irrazionali da un punto di vista costruttivo e d’uso. Ma allora, questo bitorzolo che spunta, e sfracchia la pulizia dello sbalzo del tetto e della parte vetrata superiore, da dove viene fuori? Cos'è, un omaggio alla estetica del suburbio?

[18- pf- cagata strutturista]
- No, ehm, l'ha chiesto dopo lo strutturista. Ma quello è un lato che si vede poco. E mica c'entra la mia mamma.
- Vabbé, non infierisco. Sta di fatto che Lei, risulta ai più competenti (2) irrazionale, male integrato in quel paesaggio urbano e anche un po' bruttino di per sé, scusi se glielo dico. Non so di chi sia la colpa, però, penso che sia anche un poco colpa di sua mamma, con tutto il rispetto. Grazie, comunque, con i miei migliori auguri di divenire il museo del cioccolato.  

Note:
1)    il Corten è un tipo di acciaio brevettato di alta resistenza alla corrosione e alta resistenza meccanica. Si presenta con una patina di ossidi, rosso ruggine
2)    Una recente inchiesta basata su sondaggi, ha rilevato che il “Palafuksas” è fra le opere meno apprezzate della Torino olimpica, da parte di un pubblico di architetti. Inoltre, Vittorio Sgarbi, “non le ha mandate a dire” al suo amico Fuksas, vedi qui

Alcuni link per chi volesse approfondire:

a) documentazione del concorso con schizzi di Fuksas e altre immagini: http://www.europaconcorsi.com/db/pub/scheda.php?id=4323

b) qualche materiale su Fuksas e Torino, con sua intervista
http://www.architettiroma.it/dettagli.asp?id=6883

c) Per notizie tecniche sulla facciata, il sito del produttore, Focchi, con belle foto appena fatto
http://www.focchi.it/progetti/padiglione-abbigliamento/

d) Il giudizio di Vittorio Sgarbi, in un articolo di Repubblica
http://www.europaconcorsi.com/db/rec/inbox.php?id=8366

e) l’inchiesta sul gradimento dei nuovi interventi da parte di addetti ai lavori
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200709articoli/4570girata.asp

f) la attuale situazione amministrativa e d’uso
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200710articoli/4657girata.asp

Guido Aragona


CULTURA
29 ottobre 2007
Diario della sera - 70 - la rete paradisiaca
Molti mi domandano come sarà il Mondo Nuovo. Come sarà il Paradiso in Terra. Come riusciremo e quando, facendo insieme, a superare il Vecchio Mondo dei partiti politici e degli stati nazionali, il vecchio che muore afferrando il vivo.

Ebbene, sono lieto di darvi la Buona Notizia che il Mondo Nuovo è già qui, come il Regno dei Cieli. Se ricordate, se ricordi tu che mi leggi, l’avevo preannunciata parlando di Louis l’otto dicembre 2006 [http://fulmini.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1277544]

“L’ultima volta che venne in Italia, Louis Althusser, fu per partecipare ad un seminario sulla Comune di Parigi che avevo organizzato nella città di Terni. In pubblico affermò: “Il comunismo è già qui e adesso. Quei ragazzi che giocano al sole (e puntò l'indice oltre la finestra) e noi che discutiamo all’ombra (e ci raccolse in un cerchio), allegramente in assenza di rapporti mercantili, non siamo già isole di comunismo?” In privato sussurrò: “Machiavelli era così (e sollevò la mano piegata a tettuccio finché poteva), Marx così… (e l’abbassò sotto il tavolo, invertendone l’angolo con l’avambraccio)". Un pugno di giorni dopo soffocò distrattamente la moglie comunista. Morì prima d’invecchiare Louis, finito di scrivere L’avenir dure longtemps, quel libro che inizia con la parola “probabilmente” e finisce con la parola “vivere”.”

Ebbene, noi non moriremo, prima d’invecchiare, prima di aver contribuito a far crescere fino alla bella giovinezza quell’embrione di Mondo Nuovo costituito dalla rete di associazioni sportive, politiche, sociali, religiose, culturali che pullulano, germinano, fioriscono nella nostra Italia e nel Mondo Intero. È questa la rete che è destinata, nel tempo, nel tempo della nostra attività, del nostro lavoro intellettuale e morale, del nostro diventare pescatori e pescatrici di uomini, di donne, a integrare prima e sostituire poi la politica dei partiti e degli stati.

Ieri sono stato a Canepina, un paese incastonato in una costola del Monte Cimino, a prender parte ad una manifestazione peripatetica inventata da Rossella e Giuseppe, una coppia ellittica. C’era il Sole, anche lui fuoco di un’ellisse, l’altro fuoco eravamo noi.

Fulmini

musica
29 ottobre 2007
BRICIOLE MUSICALI 21 – Rodrigo: Concierto Andaluz
[Avevamo promesso (a Nefeli, alla quale lo dedichiamo) un pezzo pieno di gioia e d’entusiasmo, speriamo questo sia quello giusto.

Joaquín Rodrigo (1901-1999) nacque nel giorno di Santa Cecilia, patrona della musica e protettrice della vista: diventò quasi totalmente cieco all’età di tre anni (difteria) e venne iniziato prestissimo allo studio della musica.
È il compositore che più d’ogni altro ha portato la chitarra nella musica classica, eppure non ha mai imparato a suonarla (ma in fondo nemmeno il grande Bach sapeva suonare il violino).

Compose ‘Fantasia para un gentilhombre’ su richiesta di Segovia, al quale l’opera è dedicata.
Compose ‘Concierto andaluz’ per quattro chitarre ed orchestra su richiesta di Celedonio Romero , che lo commissionò per sé e i suoi tre figli.
Nel 1968 compose ‘Concierto Madrigal’ per due chitarre per Alexandre Lagoya e sua moglie Ida Presti. Alle chitarre invece, alla prima dell’opera, ci saranno Pepe e Angel Romero – a causa della morte prematura di Ida.

La sua composizione più conosciuta (ed il Concerto per chitarra ed orchestra più famoso in assoluto) è il ‘Concierto de Aranjuez’, ispirato ai giardini e alle fontane di questa cittadina a sud di Madrid. Rodrigo cerca di evocare “l’atmosfera stilizzata di majas, di toreri e di sonorità venute dall’America”, l’epoca d’oro di questo villaggio. Quest’opera, composta nel 1939 a Parigi (e intrisa di nostalgia) segnò il suo destino: fu insignito da Re Juan Carlos del titolo di ‘Marchese dei Giardini di Aranjuez’; il suo corpo è seppellito nel cimitero della cittadina di Aranjuez.

Per conoscerlo meglio scegliamo qualche sua citazione:
“Non si può essere primi in nulla nella vita. Io aspiro solamente ad essere un migliore Joaquin Rodrigo”.
“La più grande fonte d’ispirazione è il duro lavoro, nient’altro che il duro lavoro.”

Di Joaquín Rodrigo ascoltate il terzo ed ultimo movimento (Allegretto) dal suo Concierto Andaluz per quattro chitarre ed orchestra.  Alle chitarre: Celedonio, Celin, Pepe e Angel Romero.]

Venises




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fotografia
29 ottobre 2007
fotografie 319 - passeggiando per una strada leggermente in salita (Canepina, 28 ottobre 2007 08:55:58)

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CULTURA
28 ottobre 2007
Eftimios 42/42 - Si è alzato e cammina.
Una mattina di sole sulla casa tra gli alberi al lago.

Sofia non è ancora nata. Alexandra è incinta, ma non ancora tonda. Il sole fresco d’autunno, sì, autunno. Silenzio intorno, sui Monti Sabatini, intorno e dentro la casa. Nefeli? E’ già a scuola, al liceo, a Viterbo. Alexandra è al piano di sotto. Eftimios a letto, nella sua stanza del piano di sopra. Da diverse settimane non può più alzarsi da solo.

Mi preparo a uscire, a scendere. Devo prendere farmaci a Bassano Romano? Devo andare a Roma? Sono al piano di sotto, davanti al portico colonnato di grandi pali di castagno. Vado alla quercia, sotto la quercia c’è l’auto, salgo, arrivo al cancello, lo apro, sposto fuori l’auto ma non richiudo il cancello dietro di me e non parto. Torno verso la casa, mi sono dimenticato qualcosa. Entro dal piano di sopra, nell’atrio, poi nello studio che guarda a sinistra Monte Guerrano e Rocca Romana, davanti il Lago di Anguillara.

Cerco qualcosa, sposto cartelle, la sedia, apro cassetti della scrivania. Sento improvvisamente passi rapidi salire dal piano di sotto, dalla scala interna. Mi fermo. Appare sulla soglia dello studio Alexandra. Ansimante, gli occhi sbarrati, lucidi, brillanti di una luce subito strozzata da un’ombra di dolore, di delusione, di follia. “Che c’è?” - le chiedo senza capire. Abbassa gli occhi e china il capo. “Niente...” - risponde a voce bassa e rialzando gli occhi, attraversati da un lungo lampo soffocato, aggiunge “... credevo fosse Eftimios...”

Aveva sentito rumori al piano di sopra, e aveva sperato: “Si è alzato e cammina”. Era la fine di maggio del 1987, oggi è la fine di maggio del 2002. Il tempo è passato, il tempo non è passato.


[Nella seconda metà del mese di maggio 2002 (l'anno palindromo, "che corre indietro") ho scritto di getto questa “Vita breve di Eftimios”. Senza un piano, senza uno schema, sono venute fuori queste 42 pagine strutturate fin dal primo momento e dalla prima all’ultima come canti.

In realtà era dal 1987 che ci provavo, a raccontarlo, Eftimios. In tutte le opere che ho realizzato da allora, film, documentari, corti, e libri, saggi, articoli, e programmi televisivi e poesie e racconti, insomma in tutto. In quei quindici anni avevo fatto di me stesso un uomo teso a restituirlo, Eftimios, a chi non lo aveva ancora conosciuto.

Questo racconto, questa testimonianza, questa cronaca, questa storia, continueranno in altre opere. Finché vivo. Ma adesso posso morire.]


Fulmini
CULTURA
27 ottobre 2007
Diario della sera - 69 - i sensi del blog
Leggo la Storia della bellezza di Umberto Eco e mi vengono in mente altri pensieri: “Suono e visione, le due forme percettive privilegiate dalla percezione greca (probabilmente perché, diversamente dall’odore e dal sapore, sono riconducibili a misure e ordini numerici). La bellezza greca viene espressa dai sensi che lasciano mantenere la distanza tra l’oggetto e l’osservatore: vista e udito piuttosto che tatto, gusto, olfatto. Al contrario, una scultura giapponese si tocca, con un mandala tibetano di sabbia si interagisce.”

A me i pensieri vengono all’aperto, specialmente camminando lungo una strada leggermente in salita, o leggendo, camminando lungo una strada leggermente biforcuta, non parto mai dal vuoto bensì dal pieno, della natura, della cultura.

E penso che il blog è basato su suono e visione, come tutta l’arte greca, il blog è greco insomma, il blog mantiene le distanze di sicurezza - certo ci sono i rapporti conviviali possibili, e non sono da escludere per partito preso, ma i primi non sono mezzi al fine dei secondi, il blog non è un mezzo, penso.

Fulmini

fotografia
27 ottobre 2007
I NOSTRI INVIATI - 41 - Leonardo Ancillotto, Rimini, Tempesta elettrica, agosto 2007
letteratura
27 ottobre 2007
LA LINGUA RUBATA - 2 -
[da UNA DOZZINA DI PENSIERI SGHEMBI]

1)

Africano
leggero passo d'uccello
battiti vibrati nel salto accennato
e voli dentro fessure in discesa
abissale
mareggiata di un violento libeccio
Africano

AlfaZita


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CULTURA
26 ottobre 2007
Diario della sera - 68 - l'attenzione
I ragazzi ai quali l’altro ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito gli attestati di Alfiere del Lavoro, i ‘magnifici’ 25 degli ultimi esami di maturità, “il più delle volte ti sorprendono perché ti dicono: ‘Non occorre studiare troppo, basta stare attenti in classe’.” (Salvo Intravaia, ‘la Repubblica’ del 24 ottobre)

Dicono il vero i Discepoli dell’Attenzione. Non è lo studio in sé, è l’attenzione a tutto che fa diventare magnifici. Pensate a Gesù di Nazareth, che certo ha studiato libri (appena adolescente ne discuteva con i Dottori del Tempio) ma non stava sempre curvo sui libri, non stava sempre con i libri in mano, non ripeteva i libri: “Sta scritto… ma io vi dico…” Che vuol dire: studiate pure i libri, ma studiate tutto il mondo, voi stessi, gli altri, gli uccelli del cielo, i fichi sterili, e come si fa il vino - e bevetelo in compagnia.

Il Maestro dell’Attenzione, Gesù di Nazareth, con quella sua meravigliosa capacità di venire a cercarti, trovarti, guardarti, ascoltarti, sentire, comprendere, capire le tue parole e i tuoi silenzi, il linguaggio del tuo corpo e il desiderio della tua anima, capace di inquadrare in piano a figura intera sul sicomoro un uomo mafioso e sentire in dettaglio, pigiato tra la folla che lo spinge, lo preme, lo soffoca, il tocco delle mani di una donna sanguinante.

Fulmini

fotografia
26 ottobre 2007
fotografie 318 - Genova dal sestiere Oregina, 30 settembre 2007 10:06:35
musica
25 ottobre 2007
BRICIOLE MUSICALI 20 - Tchaikovsky, Concerto per Violino
[BRICIOLE MUSICALI 20 – I concerti per violino (terza parte, Tchaikovsky)

Figlio di un ingegnere e di una pianista, Peter Ilic Tchaikovsky (1840-1893) a quattordici anni perde la madre di colera: reagisce scrivendo la sua prima composizione musicale. Avviato agli studi di giurisprudenza, decide invece che vuole essere altro: un compositore. Nel 1862 abbandona il posto al Ministero per iscriversi al conservatorio, dove tra altri ottimi insegnanti ha anche Rubinstein. Nel 1865 si licenzia dal conservatorio e nel 1866 Rubinstein l'onora consegnandogli la sua cattedra d'armonia.
Nel 1874 fece ascoltare a Rubinstein il suo primo "Concerto per pianoforte": il giudizio non fu favorevole, Rubinstein lo definì: “ineseguibile”. Invece la prima a Boston fu un trionfo straordinario e il pezzo divenne uno dei più applauditi della produzione tchaikovskyana e più tardi addirittura uno dei cavalli di battaglia dello stesso Rubinstein.
La sua ultima opera è la sinfonia numero 6 detta “Patetica” (opera della quale un giorno parleremo), la cui prima fu un fiasco. Tchaikovsky non si demoralizzò, restò convinto della validità della propria opera. Morì per un attacco di colera (proprio come la madre) pochi giorni dopo.

Veniamo al Concerto per Violino ed Orchestra, in tre movimenti (1. Allegro moderato; 2. Canzonetta: Andante; 3. Finale: Allegro vivacissimo). Come risolve il nostro dilemma Peter Ilic? In modo semplicissimo, è talmente bravo che è impossibile persino accorgersi del problema; con lui semplicemente non esiste (a meno di non essere il violinista). Il ritmo dell’ultimo movimento è furibondo: Allegro Vivacissimo. L’orchestra apre con un motivo tratto dalla tradizione popolare russa, un Hopak. Il violino risponde con un altro motivo, anche questo tratto da una canzone tradizionale russa. Non c’è pausa, il violino costantemente in controtempo con l’orchestra, fino alla fine; non ci sono vuoti, entrambi suonano costantemente eppure senza mai pestarsi i piedi (ma come fa?). Non ve lo so spiegare perché, per quanto lo ascolti, io questo concerto non lo capisco proprio.

Peter Ilic scrive il Concerto per Violino in circostanze particolarissime, sul Lago di Ginevra, in Svizzera, dove si è rifugiato per riprendersi dalla depressione seguita al matrimonio e al successivo tentativo di suicidio (era omosessuale). Scrive il concerto nello spazio di 25 giorni in tutto. Così ne scrive alla sua estimatrice Nadezhda von Meck (che non incontrerà mai): “il primo movimento è ultimato e domani inizierò il secondo. Il mio spirito resta alto, uno stato d’animo che non mi fa sentire la fatica.”. Ha ultimato il secondo movimento quando viene raggiunto dal suo allievo prediletto, il violinista Yosif Kotek, col quale intraprende una minuziosa analisi tecnica della partitura, temendo di ripetere gli errori rimproveratigli da Rubinstein all’epoca del suo primo concerto per pianoforte. Yosif lo convince a modificare il primo movimento e a riscrivere completamente il secondo (la prima stesura del secondo movimento è sopravvissuta col nome “Meditazione”, uno dei tre pezzi dell’opera 42, detta “Souvenir d’un lieu cher”). Tchaikovsky designa il nuovo secondo movimento col titolo: “Canzonetta: Andante”. Si precipita a scrivere a Nadezhda: “Ho scritto un nuovo Andante, più adatto alle complicazioni dei due movimenti che lo precedono e seguono”. In realtà si tratta di una piccola bugia: Peter non ha scritto una canzone (difatti il movimento non ha la forma tripartita) ma una sonata. Inoltre il movimento centrale è facile solo all’apparenza, in realtà non concede ristoro. Ancora: nel primo movimento ha piazzato la ‘cadenza’ in mezzo invece che alla fine, dove è invece codificato che debba stare: diciamo che non sta rispettando le regole. Termina di slancio la scrittura del terzo ed ultimo movimento ma non trova un violinista che accetti di eseguire il pezzo. Yosif declina, non si sente all’altezza. Quindi è Emile Sauret a rifiutare. Allora Peter Ilic punta più in alto possibile, dedica il concerto a Leopold Auer, il dio del violino in Russia (allievo del grande Joseph Joachim), il quale respinge sprezzantemente l’invito: “Buon uomo, me lo riporti quando l’avrà riscritto per il violino, così com’è ora è semplicemente ineseguibile” (eccone un altro!). La prima, annunciata per il Marzo 1879, deve essere cancellata. Lo spartito resta nel cassetto; Peter Ilic non cambia una virgola, aspetta il violinista giusto. Lo trova, due anni dopo, in Adolph Brodsky ed il concerto sarà eseguito per la prima volta a Vienna il 4 dicembre 1881. Brodsky non si prepara a dovere, partecipa ad una sola prova con l’orchestra; gli orchestrali sono terrorizzati dalla difficoltà e suonano esitanti, la critica – capitanata dal temutissimo Eduard Hanslick – si scatena e stronca l’opera. Hanslick scrive parole di una violenza inaudita: “Il virtuoso del violino Alexander Brodsky (Adolph, deve correggere la redazione) cercando di suonare l’insuonabile ha torturato il violino e tutti noi. Critica l’Adagio (che non c’è, si riferisce ovviamente all’Andante – Eduard doveva essere uno di quelli che sparano senza prendere la mira), definisce la composizione rozza: “Tchaikovsky dimostra per la prima volta nella storia che la musica può puzzare, questa musica puzza d’alcool!”. È così che Hanslick si conquista un posto nella storia della musica, per la recensione più sbagliata che mai sia stata firmata, nessuno è mai più riuscito a far peggio di lui.
Brodsky, al quale Tchaikovsky ha nel frattempo dedicato l’opera, si sente in colpa e porta il concerto in giro per il mondo, dov’è accolto da un enorme successo.  A questo punto Auer non resta con le mani in mano e si precipita ad eseguirlo; il concerto per violino ed orchestra dedicato a Brodsky diventerà uno dei cavalli di battaglia del grande Auer.

P. S. = Ah, dimenticavo: anche il terzo movimento di Tchaikovsky, ancorché non dichiarato, è un Rondò.      (fine)]

Venises





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fotografia
25 ottobre 2007
fotografie 317 - andando verso Daniele / Roma, via Guicciardini (quartiere Monti), 24 ottobre 2007

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CULTURA
25 ottobre 2007
Diario della sera - 67 - la finestra del cervello
Entro nel negozio di ottica sulla via Merulana a Roma per ritrovare Daniele, sta consigliando il paio d’occhiali giusto ad una donna di una certa età, con la solita calma misericordiosa, ascoltandola simpaticamente con i suoi occhi neri di furetto senza paura e senza peccato.

Gli occhi sono il centro irradiante del corpo giovane di Daniele, occhi-cuore, occhi-arti, occhi-finestra aperta allegramente sul mondo grande e terribile. Esce la cliente, parliamo, e mi rivela spontaneamente che la ragione profonda per cui fa l’ottico è che da ragazzo ha pensato che gli occhi sono la finestra del cervello.

Ecco.

Fulmini

fotografia
25 ottobre 2007
fotografie 316 - luce in cielo e luce in terra / Gaeta, 5 ottobre 2007 06:24:19

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letteratura
25 ottobre 2007
haiku rimati - 59 -

Come l'ellisse
giro torno a noi due
stelle clarisse.


Fulmini

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arte
24 ottobre 2007
Diario della sera - 66 - Prassitele anacronistico
I greci suoi contemporanei non erano come lui li scolpiva, gli artisti non riproducono il presente. Prassitele, come tutti gli artisti, era anacronistico: intravedeva e viveva e costruiva nel presente il passato mitico e il futuro storico.

L’unico originale in marmo sopravvissuto alla furia degli déi e degli umani sembra essere questo Hermes con Dioniso, scolpito quando aveva sessanta anni, verso il 340 a. C.



Nell’ultimo numero di ALIAS, supplemento settimanale de ‘il manifesto’ (20 ottobre 2007) Antonio Giuliano e Paolo Moreno dialogano a lungo sulla filologia e l’archeologia, la filosofia e la tecnica di Prassitele - quest’anno in mostra (ciò che conosciamo in attesa di ciò che conosceremo) al Louvre di Parigi ed al Museo Nazionale di Atene, la città in cui il figlio di Kephisodotos il Vecchio e padre di Kephisodotos il Giovane è nato mentre i democratici uccidevano Socrate. Il suo allievo Platone non li avrebbe mai perdonati per questo, elaborando lungo tutta la sua lunga vita la più spietata critica del ‘governo della maggioranza’.


[fotografie 315 - Roma, Teatro Euclide, danza di greci antichi moderni futuri, 21 ottobre 2007]

Fulmini

fotografia
24 ottobre 2007
I NOSTRI INVIATI - 40 - Syrah, Violino e Orchestra (Meeting Città di Viterbo, 8 settembre 2007)
musica
23 ottobre 2007
BRICIOLE MUSICALI 19 – Beethoven, concerto per violino
[BRICIOLE MUSICALI 19 – I concerti per violino (seconda parte, Beethoven).

Per apprezzare la chiusura del Concerto per Violino ed Orchestra di Ludwig van Beethoven (1770-1827) dobbiamo innanzitutto guardare altrove, dobbiamo dapprima prestare attenzione all’apertura dell’ultimo movimento (che dura circa dieci minuti).
Beethoven sceglie un Rondò. (Il Rondò è una struttura musicale nella quale il motivo iniziale ritorna periodicamente). Un Rondò? Ma è pazzo? Come vedete, il violino apre il movimento con un motivo che poi è ripetuto identico dall’orchestra, non c’è contro-tema: la struttura meno indicata. E dove sta il secondo motivo, per il finale? Come diavolo li separerà, violino ed orchestra? Ludwig ha già rinunciato ad uno dei pochi trucchi disponibili (differenza di tema) per salvare la pelle al violino nel finale? Perché una simile scelta suicida?
Confusi come più non potremmo esserlo, passiamo ora ad ascoltare il finale.

Finale che è introdotto da un pezzo di bravura del violino solista che, da solo, annienta l’orchestra intera. Non ci sono dubbi su chi sia la vera star, qui. Quindi la vera cavalcata finale, la quale, come sempre con Ludwig, inizia da fermo, dopo una pausa nella quale tutto ciò che è stato costruito sino ad allora è distrutto. Siamo a -1:50 circa dalla fine.

Prima sorpresa: ci sono due motivi, creati spezzando il motivo del Rondò iniziale. Come ha fatto? Nel modo più splendido che si possa immaginare. È stato il violino, nel suo ‘a solo’, a scindere il motivo originario e a contrapporsi a se stesso, saltando sulle corde, un motivo grave contro uno acuto; quindi ad abbandonare il motivo grave, recuperato dall’orchestra (come un vero principe che conceda le armi al proprio avversario) – un motivo minuscolo che l’orchestra ripete e ripete trasformandolo in un’eco minacciosa (come se brandisse l’arma appena raccolta). E qual è questo motivo? Uno banalissimo, basato su due note, che saranno proprio quelle di chiusura dell’orchestra (come poi vedremo): ma allora scopriamo che persino il motivo del Rondò iniziale non poteva essere uno qualsiasi, perché la sua struttura doveva già contenere l’embrione della fine. Le prime due note del motivo iniziale del Rondò (suonate in sequenza da orchestra e violino) diventeranno le ultime due note del movimento (suonate all’unisono dai due protagonisti).

Seconda sorpresa: a -1:00 il violino duetta con i fiati, ai quali per un attimo viene concesso un ruolo solista (sacrilegio! Ma l’aveva già fatto prima nel corso del movimento). Il tema sembra perso, violino e flauti sembrano divagare, abbiamo smarrito la rotta? No, a Ludwig bastano pochissime battute (nessun altro generale è mai riuscito a schierare le proprie truppe più fulmineamente di Beethoven; la facilità con la quale Beethoven cambia sipario e punta istantaneamente al traguardo è un ‘unicum’ che sbalordisce ogni volta: sembra semplicissimo) e lo schema di chiusura è chiaro, serie di sequenze col violino al comando e l’orchestra che risponde: è passato un solo attimo ed il gran finale è già lanciato, lo schieramento è perfetto, tutto è predisposto in modo ideale, ci siamo, ora intravediamo come concluderà.

(Ed invece no, Ludwig non se lo concederà il finale atteso, non chiuderà così perché – anche se musicalmente perfetto – non c’è abbastanza fantasia per quel sentiero. Quindi ne prende un altro. Vuole il violino costantemente al comando, non intende concludere sullo slancio, vuole tagliare il traguardo da fermo. Non conta se così tutto diventa straordinariamente più difficile, è quello il suo sentiero).
Il violino va sempre più in alto, l’orchestra risponde, le sequenze salgono, l’energia si accumula, il nostro orecchio segue perfettamente, il cervello prefigura la conclusione, attendiamo l’ultimo accordo e….   che succede? Le sequenze smettono di salire, tornano giù e Beethoven frena tutti, dolcemente (vuole che lo slancio si esaurisca completamente) e – a una sola riga dalla fine – non c’è più musica, non c’è più slancio, più niente! Tutto lavoro sprecato, il violino in controtempo, i due motivi, l’energia accumulata, tutto gettato via, inutilizzabile, tutto distrutto.
Pausa, un solo istante di sospensione.
Poi il violino riparte, da fermo, da solo. Taglia il traguardo in crescendo, ritrova l’orchestra sulle ultime due note. Una riga, una sola, per passare da zero all’infinito.

Avete ascoltato una registrazione del 1947, direttore: Wilhelm Furtwängler, al violino: Yehudi Menhuin.    
A venerdì, con Tchaikovsky.]

Venises


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arte
23 ottobre 2007
Diario della sera - 65 - Attardi imprigionato
Viaggio con Mimmo (Mimmo Pesce, l’autore - su questa pagina indefinita e finita che è il blog-rivista - della rubrica PURE SCULTURE). Lui alla guida del suo maggiolino, io al suo fianco, come da quarantacinque anni: ci siamo incontrati studiando insieme al Liceo Artistico ‘Mattia Preti’ di Reggio Calabria e non ci siamo più persi di vista e d’amicizia.



Passiamo sulla strada che fiancheggia il Palazzo dello Sport di Roma (di Pier Luigi Nervi) e lui prima s’illumina: “Mi è sempre piaciuto Ugo Attardi scultore. Bella questa sua scultura…”



poi si rabbuia: “Guarda come hanno ridotto questa sua opera: lui realizza un complesso scultoreo libero nello spazio, e questi architetti del paesaggio lo imprigionano in un giardinetto completo di siepe…”

Fulmini


fotografia
23 ottobre 2007
fotografie 311 - Torre Vado, Nuvola bianca nel primo Sole, 30 luglio 2006 06:04:43

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letteratura
23 ottobre 2007
poesie su commissione - 16 - Nefeli.

Nuvola bianca spuma d’allegri temporali
prodiga di sorrisi eternamente uguali
inizia gli umani alla divina pariglia
della attenzione e della meraviglia.

Nuvola bianca gravida d’incendi ardenti
generosa d’imprese sempre differenti
svela agli dèi l’umana confidenza
della fraternità e il vivere senza.

Nefeli figlia mia volatile fra terra e cielo
aprimi all’arte di sorvolare leggero
campamenti terreni e celesti tribù
a giusta distanza come sai fare tu.



[Nell’antica lingua greca ‘nefele’ significa ‘nuvola bianca’.]

Fulmini


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spettacoli
22 ottobre 2007
Diario della sera - 64 - apologia di una donna bilingue
Ieri sera al Teatro Euclide di Roma ho assistito a una manifestazione gioiosa e commovente, e mi punge vaghezza di raccontarvela.


[fotografie 310 – Roma, foyer del Teatro Euclide, danze dopo le danze, 21 ottobre 2007 22:44:08]

Un gruppo di danzatrici e danzatori greci sono venuti da un piccolo paese della Tessaglia a raccogliere danzando un po’ di fondi a favore dei villaggi incendiati quest’anno in Grecia dalla distrazione degli déi olimpici e dalla miopia degli umani. Giovani, affiatati, belle e belli – sembravano Afroditi e Dionisi, Atene e Apolli scolpiti e sbalzati dalle malinconiche mani di un Prassitele sorprendentemente giocondo.

La manifestazione era organizzata dalla Comunità ellenica di Roma e del Lazio e dall’Associazione dei ciprioti in Italia. E qui entra in campo la donna bilingue. Presentando la serata in perfetto italiano, ad un certo punto ha rivelato i nomi propri delle giovani e dei giovani danzatori, pronunciandoli in perfetto greco – dopodichè ha continuato a parlare involontariamente in greco. Applausi commoventi.

Chiudendo la manifestazione la donna bilingue è risalita lietamente sul palco tenendo un fascio di fogli tra le mani. “È un copione teatrale” ha detto, ed ha aggiunto che dal 13 al 18 novembre 2007, alle ore 20.30, al Teatro Tordinona di Roma sarà messa in scena l’opera teatrale bilingue il Filo e le Ombre della quale è autrice e regista - opera che vuole rappresentare “il connubio rinascimentale della cultura veneziana e della cultura cipriota attraverso la memorabile figura di Caterina Cornaro”. Non so voi, io ci andrò, voglio proprio vedere e sentire di cosa sarà capace ancora questa apollinea e dionisiaca donna cipriota e italiana.

Fulmini

cinema
22 ottobre 2007
descrizioni di descrizioni - 39 - Kim Rossi Stuart regista
Premessa
Questa è una ‘descrizione di descrizione’ di genere particolare: un regista descrive il film di un altro regista, di un altro descrittore. Su questo blog-rivista avete già letto e leggerete qualcosa del genere: per esempio, Guido Aragona architetto descrive opere di altri architetti nella sua rubrica mensile EDIFICI CONTEMPORANEI.

Domanda:
Cosa vede-e-sente un regista quando vede-e-sente un film di un altro regista?
Risposta:
a…La scelta e la direzione degli attori e dei collaboratori in generale (direttore della fotografia, macchinista, musicista, trovarobe, montatore…);
b…la trascrizione della sceneggiatura, quella ‘struttura che vuol essere un’altra struttura’, quella cosa fatta di parole in un’altra cosa fatta di parole-immagini-suoni;
c…il modo in cui coordina la narrazione – la concatenazione trascinante – con la struttura – lo scheletro antisismico;
d…il modo in cui subordina all’essenziale l’inessenziale – vagando senza divagare, e il produttore allo spettatore - e specialmente allo spettatore stante ma non benestante, lontano ma attento: quello che ‘sta in loggione’.

Divagazione essenziale
Quando Delia Scala cominciò a lavorare in teatro come attrice ebbe la fortuna di farlo collaborando con Carlo Dapporto regista il quale, alla sua domanda su quale fosse la cosa più importante da tenere sempre in mente, rispose: “Tieni sempre in mente quelli che stanno in loggione”.

Svolgimento
Il film del quale vi parlo ora è 'Anche libero va bene', il regista è Kim Rossi Stuart - sì, l’attore quasi sempre eccellente de 'Le chiavi di casa' e 'I giardini dell’Eden' e 'Piano, solo'. (Scrivo "quasi sempre" per il fatto che l’attore è un collaboratore aleatorio: guardate Jennifer Jones diretta – male – da Vidor in ‘Ruby, fiore selvaggio’ e – bene – da Lubitsch in ‘Fra le tue braccia’). Dunque, come regista Kim – in questo suo primo film - è eccellente.

Finale
Vedetelo-e -sentitelo: fino alla fine: fino a quando il padre, che comincia finalmente ad ascoltare il figlio, non insiste più sul nuoto sportivo che ha scelto per lui, e gli dice che può giocare a calcio – il gioco che il figlio preferisce. E poi gli domanda in che ruolo desideri farlo. Il figlio: “Ala.” “Ala? – risponde impulsivamente il padre – Libero! Libero è un bel ruolo.” E il figlio, che continua a fare da padre al padre, risponde: “Anche libero va bene.” Il titolo del film. Che bel titolo! Che buon film!

Fulmini

musica
21 ottobre 2007
BRICIOLE MUSICALI 18 - Mendelssohn, Concerto per Violino
[BRICIOLE MUSICALI 18 – I concerti per violino (prima parte, Mendelssohn)

Ecco il problema (se problema c’è) che vorremmo proporvi oggi. Avete notato che i concerti per violino ed orchestra sono rari, che Beethoven, Brahms, Tchaikovsky, Mendhelssohn, etc hanno scritto, ciascuno, un solo concerto per Violino ed Orchestra? Magari parecchi concerti per Pianoforte ed Orchestra ma uno solo per violino ed orchestra? Perché? C’è una ragione? Vorremmo avanzare un’ipotesi, improbabile ed ardita, quasi certamente sbagliata, eppure…. Eccola: perché è maledettamente difficile concludere un concerto per violino ed orchestra. Scrivere un concerto per violino ed orchestra non è né più complicato né più semplice dello scrivere un qualsiasi altro pezzo per orchestra. Ma la chiusura, no, quella è un’altra cosa. Dov’è la difficoltà? Sta nel fatto che con le grandi orchestre (il problema non si poneva sino a Mozart), il violino, che è e deve restare la grande star, rischia di essere sommerso dal suono dell’Orchestra nel ‘Finale’, il quale a sua volta deve essere rigorosamente in crescendo. Come si fa a far crescere il suono dell’orchestra (piena tra l’altro di violini) e conservare il violino solista in primo piano sino alla fine? Questo, secondo me, il problema.
I trucchi sono sempre gli stessi: 1) violino ed orchestra suonano due motivi separati (separazione tematica); 2) il violino è in controtempo rispetto all’orchestra (per così dire, suona nelle pause dell’orchestra e viceversa, separazione temporale); 3) il suono del violino è molto più in alto del resto dell’orchestra (in una zona del pentagramma interdetta all’orchestra, separazione in frequenza). Queste le possibilità, questi i trucchi, non molto.

Nel sublime Concerto per Violino ed Orchestra di Felix Mendelssohn (1809-1847) certamente uno dei più belli in assoluto e con cui apriamo oggi questa breve carrellata di finali di Concerti per Violino, Felix usa tutte queste dimensioni. E s’ispira a Beethoven (vedremo meglio poi cosa intendo). Stavolta facciamo uno strappo alla regola e ci aiutiamo con un filmato.



Seguiamolo insieme: il finale inizia con due motivi contrapposti, suonati rispettivamente dall’orchestra e dal violino: lo schema è chiaro, abbiamo i due motivi e con essi la separazione tematica: la possibilità di chiudere è preparata a dovere. La cavalcata finale inizia dopo una pausa (à la Beethoven, contatore sullo schermo a -4:15 dalla fine del filmato). Anzi, dovrebbe essere l’inizio della carica finale, ma invece il violino vezzeggia per un breve passaggio con i fiati invece di dialogare e di contrapporsi a tutta l’orchestra (un sacrilegio, ma non è il violino la star assoluta, perché questo spazio a dei solisti nell’orchestra? L’idea, come vedremo, è ripresa da Beethoven). Il violino risponde altissimo, stavolta l’orchestra arriva per davvero e lui se ne vola in alto lì dove non arriva nessun altro: il problema, ora, è restarci (-4:00 circa). Serie di sequenze in crescendo, ciascuno (violino ed orchestra) sul proprio tema (-3:42). L’effetto travolgente è creato da Mendelssohn ricorrendo a sequenze sempre più corte, nelle quali cioè solo una parte del motivo iniziale è sviluppata (la tecnica di Beethoven per eccellenza) mentre il violino si concede un paio di virtuosistiche piroette, come si addice ad una vera star (-3:25 dalla fine del filmato). Siamo arrivati alle ultimissime battute ed il suono dell’orchestra è ormai troppo pieno, la differenza di temi e di frequenze non basta più, Felix non intende certo sprecare lo slancio creato e a questo punto manda il violino in controtempo rispetto all’orchestra. Il prezzo da pagare? I due protagonisti si scambiano i ruoli (-3:15): ad un passo dal traguardo, il violino cede il comando all’orchestra, a lui tocca rispondere. Una star dimezzata? Ma no, c’è un ultimo fulminante guizzo tutto per lui nella sequenza finale. Chiudono insieme ma separati, col violino ben udibile ed in mostra sino all’ultimo: un capolavoro.

Per i curiosi: il violino di Janine Jansen è uno Stradivari del 1727, messo a sua disposizione dalla Fondazione Elise Mathilde con l’intermediazione della Società Stradivari di Chicago. L’archetto è anch’esso antico e prezioso ma d’origine francese. Janine Jansen fu scoperta nel 2002 da Vladimir Ashkenazy, sotto la direzione del quale suonò magistralmente il concerto per violino ed orchestra di Tchaikovsky (tecnicamente difficilissimo), di cui noi parleremo venerdì. Il 30 ottobre prossimo sarà a Roma dove darà un Recital nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza. Consiglio vivissimamente gli amici romani di andare ad ascoltarla, a mio giudizio è una delle violiniste più dotate in circolazione. In programma musiche di Bach, Mozart, Tabakova, Martinu.
A mercoledì, con Beethoven.]

Venises

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CULTURA
21 ottobre 2007
Diario della sera - 63 - aforismi speculari
Siamo in un bistrot romano, italiano e svedese, non ci si crede ma l’Europa è già qui, come il Regno dei Cieli. Siamo qui, Alexandra ed io, e Anna e Francesco - una delle coppie più spassose che conosciamo - grazie alla passione dello stare amichevolmente insieme. Ridiamo fino alle lacrime al racconto semiserio di lui del loro mirabolante viaggio a Venezia: hotel Hilton (Molino Stuchy) e low coast (cinquantaquattro euro per due andata e ritorno da Roma), grande pittura veneta e piccola trattoria all’Isola di Sant’Elena, vista panoramica panottica e parsimonioso uso dell’acqua corrente.

Ad un certo punto diventiamo più pensosi, più seri. Anna domanda preoccupata e Alexandra descrive l’incerto stato delle coppie di giovani d’oggi. Francesco lancia sorridendo: ‘Se son rose fioriranno’. Ed io rilancio: ‘Se son rose sfioriranno’.

Fulmini

CULTURA
21 ottobre 2007
Eftimios 41/42 - Il cappuccino si freddava in silenzio
[Pubblico qui, unitamente alla penultima pagina di Vita breve di Eftimios, la riproduzione fotografica di uno dei disegni-dipinti di Eftimios, volutamente sovraimpresso alla mia immagine riflessa, per ricordarvi, per ricordarti che questa è una cronaca e una testimonianza (come i Vangeli tutti), un resoconto e un racconto (come La guerra del Peloponneso di Tucidide).]



Non chiedeva mai nulla, Eftimios.

Mai diceva voglio questo, voglio quest’altro, mi compri, mi regali, mi passi il sale, niente. Gli bastava niente per vivere. Gli bastava vivere. Vivere e scrivere. Passava lunghe ore alla sua scrivania. Leggeva, scriveva. Scriveva con le parole, scriveva soprattutto con quei segni che stanno tra le cose e le parole, i disegni. Come Gesù: ricordate, ricordi i suoi segni?

Non dirò una parola sui suoi disegni. Spero che evitino di parlare i medici specialisti sui suoi disegni, e soprattutto i critici estetici. I disegni non hanno bisogno di parole. E disegni Eftimios ne faceva di mille generi. Disegnava disegnando, disegnava vivendo.

Camminava e disegnava. Osservava e disegnava. Pensava e disegnava. Tutte le volte che andavamo in riva al mare, la sua attività preferita era quella di disegnare sulla battigia, dove non si capisce dove finisce la terra e comincia il mare. Con un rametto, con un dito, tracciava linee, costruiva forme, che le onde del mare subito cancellavano, e lui ne faceva altre e altre ancora, senza fine, senza altro fine che disegnare. Ci sono evidentemente cose che non si possono dire, e si devono disegnare.

Certi pomeriggi, nella casa di Colli Aniene prima e poi nella casa tra gli alberi al lago, andavo a trovarlo nella sua camera e lo trovavo alla scrivania. Arrivavo con un cappuccino caldo, non me lo aveva chiesto, non chiedeva mai nulla, ma sapevo che gli piaceva il cappuccino, forse perché, come diceva Cesare Zavattini, non si capisce dove finisce il latte e dove comincia il caffé. Poggiavo il cappuccino al suo fianco e mi ritiravo in punta di piedi. Tornavo dopo un’ora, due ore, lui disegnava, il cappuccino era al suo fianco, ormai freddo. Il cappuccino era freddato in silenzio. Lui disegnava e il resto del mondo freddava in silenzio, stupito.

Fulmini

fotografia
20 ottobre 2007
Diario della sera - 62 - (fotografie 309) uscendo dall'Ospedale di San Giovanni in Laterano a Roma, 20 ottobre 2007
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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

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Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
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