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musica
15 marzo 2008
La colonna sonora - 3. Dopo Paoli a Genova si canta in francese
Certo il modo di procedere non può ne vuole essere ordinato, ma solo suggerire alcune fonti, condividere emozioni; indurre e incuriosire e provocare. Si usa lo spazio e il posto per quello che è.
Anche in Italia si fa musica e a volte buona musica; alcuni esempi di quella che accompagnerà quegli anni sono più eurocentrici. Molta della nostra canzone d’autore si muove a Genova e dintorni e a Genova si guarda alla vicina Francia. E’ il mondo della canzone di coloro che sono anche autori dei propri versi, che anche quando parlano d’amore non lo fanno mai in modo banale.
Qui non si vuole negare il grande debito che la musica italiana ha con quelli dei primi anni ’60 dai nomi altisonanti come Gino Paoli, Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Piero Ciampi, Fausto Amodei, Ivan Della Mea, etc. (senza trascurare il grande contributo de I Gufi) come ci viene spesso ricordato, ma rimandiamo un doveroso cenno almeno ad alcuni di questi nomi. Nella scelta abbiamo preferito partire da quello che si può definire come il caposcuola di una seconda generazione di autori-cantanti e proponiamo un piccolo gioiello del primo Fabrizio De Andrè e il suo originale di George Brassens (nomi entrambi su cui si dovrebbero spendere fiumi di parole) poiché le buone emozioni non hanno confini: Marcia nuziale (La marche nuptiale nella versione originale del 1956).
Fabrizio include la sua versione nel primo LP che incide nel 1967. Difficile dire qualcosa su Fabrizio De Andrè  che non sia già stato detto. Un’amica, tra l’altro blogger e non solo, mi ha fatto osservare come i testi di Fabrizio possano essere semplicemente letti senza per questo perdere nulla del loro fascino e della loro poetica. E’ indubbio che Fabrizio risulti un “poeta” sensibile e, anche, un ottimo e attento costruttore di musica. In questo e il altri casi si limita ad un’ottima trasposizione; come farà in seguito anche con brani di Dylan e di Cohen.
Molti rifanno Fabrizio, tra questi un buon gruppo di amici. Per una serata di ottima musica (appunto di e su Fabrizio De Andrè) vi consiglio di prendere contatto attraverso il loro sito; non ve ne pentirete e me ne sarete grati: http://www.geocities.com/sanodimenteit/fabensemble.html oppure in questa pagina: http://www.myspace.com/fabensemble dove li potrete sicuramente anche sentire all’opera e vi entreranno in casa come un uragano.

Un clown, suonatore di fisarmonica viene dalla campagna
Composizione grafica su foto di pubblico dominio di Mario DG

 

Marcia nuziale

La marche nuptiale

Matrimoni per amore, matrimoni per forza
ne ho visti di ogni tipo, di gente d'ogni sorta
di poveri straccioni e di grandi signori
di pretesi notai e di falsi professori
ma pure se vivrò fino alla fine del tempo
io sempre serberò il ricordo contento
delle povere nozze di mio padre e mia madre
decisi a regolare il loro amore sull'altare.
Fu su un carro da buoi se si vuole essere franchi
tirato dagli amici e spinto dai parenti
che andarono a sposarsi dopo un fidanzamento
durato tanti anni da chiamarsi ormai d'argento.
Cerimonia originale, strano tipo di festa,
la folla ci guardava gli occhi fuori dalla testa
eravamo osservati dalla gente civile
che mai aveva visto matrimoni in quello stile.
Ed ecco soffia il vento e si porta lontano
il cappello che mio padre tormentava in una mano
ecco cade la pioggia da un cielo mal disposto
deciso ad impedire le nozze ad ogni costo.
Ed io non scorderò mai la sposa in pianto
cullava come un bimbo i suoi fiori di campo
ed io per consolarla, io con la gola tesa
suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.
Mostrando i pugni nudi gli amici tutti quanti
gridarono "per Giove, le nozze vanno avanti"
per la gente bagnata, per gli dei dispettosi
le nozze vanno avanti, viva viva gli sposi.

Mariage d'amour, mariage d'argent
J'ai vu se marier toutes sortes de gens
Des gens de basse source et des grands de la terre
Des prétendus coiffeurs, des soi-disant notaires
Quand meme je vivrai jusqu'à la fin des temps
Je garderais toujours le souvenir content
Du jour de pauvre noce où mon père et ma mère
S'allèrent épouser devant Monsieur le Maire
C'est dans un char à bœufs, s'il faut parler bien franc
Tiré par les amis, poussé par les parents
Que les vieux amoureux firent leurs épousailles
Après long temps d'amour, long temps de fiancailles
Cortège nuptial hors de l'ordre courant
La foule nous couvait d'un œil protubérant
Nous étions contemplés par le monde futile
Qui n'avait jamais vu de noces de ce style
Voici le vent qui souffle emportant, crève-cœur
Le chapeau de mon père et les enfants de chœur
Voilà la pluie qui tombe en pesant bien ses gouttes
Comme pour empecher la noc', coûte que coûte
Je n'oublierai jamais la mariée en pleurs
Bercant comme un' poupée son gros bouquet de fleurs
Moi, pour la consoler, moi, de toute ma morgue
Sur mon harmonica jouant les grandes orgues
Tous les garcons d'honneur, montrant le poing aux nues
Criaient: "Par Jupiter, la noce continue!"
Par les homm's décriée, par les dieux contrariée
La noce continue et Viv' la mariée!

 

George Brassens: La marche nuptiale

musica
15 febbraio 2008
LA COLONNA SONORA - 2. Da Woody Guthrie a Bob Dylan

Partendo da un modo di fare musica che influenzerà molto anche in Italia, compresa parte della nostra musica cantautoriale più nota, un nome quasi scontato dall’Amerika per un pezzo forse un poco meno. Si accennava al nome dell’autore per l’altro inno di quella generazione e di quegli anni: The time they are a-changin’. Non è la generazione del dopoguerra, della ricostruzione; è già la generazione del boom, una generazione che guarda avanti e non sa dove e da oltre oceano arrivano i dollari, il mercato e la cultura.
Bob Dylan (si dice in omaggio al poeta gallese Dylan Marlais Thomas), spinto sulla scena da un altro nome rilevante come quello di Joan Baez, preceduto da Pete Seeger e accompagnato dal più politicamente impegnato Phil Ocs (arresosi troppo presto alla vita), entra in quel movimento culturale definito della Beat Generation che gravita soprattutto attorno al Greenwich Village, il quale ha anche un’altra colonna sonora: il Bop. Ma di questo, se ci sarà tempo e spazio, ne parleremo in seguito.
Tra storia e leggenda si racconta che il giovane Dylan, alias Robert Allen Zimmerman di Duluth (Minnesota), una delle tante volte che giovanissimo scappò di casa lo fece per recarsi al capezzale di Woodrow Wilson Guthrie, padre spirituale morente di tanta musica. Il cantante di This Land is your Land è un incredibile cantore della strada che attraversò l’America della depressione, divenendo l’eroe degli hobos, per portare il suo impegno politico, sindacale e di cantante nelle fabbriche. Era uno che sulla chitarra aveva questa semplice scritta: This machine kills fascists. Senza di lui non ci sarebbe stato non solo Dylan.
Dylan si fa interprete del disagio di una generazione e inanella grandi titoli già nel periodo acustico, cioè prima dell’album del 1966 Blonde on Blonde, come la più che celebre Blowin' in the Wind, Masters of War, With God on Our Side, Mr. Tambourine Man, etc. Mia figlia invece (altra generazione) è più legata al Dylan di Desire del 1976 che lei trova tuttora molto attuale.
Vi consigliamo un buon sito da cui abbiamo ricavato il testo: http://www.musicaememoria.com/
Quello scelto è un pezzo che il primo Dylan, ancora in anticamera per il successo e ancora acustico, ricava dalla tradizione popolare. Pezzo che troverà successo con altre interpretazioni come soprattutto quella degli Animals di Eric Burdon o quella della stessa sua musa Joan Baez. Si tratta di: The House Of The Rising Sun del 1962. Lo amiamo per l’intensità sofferta che la sua voce nasale dà nella versione.

Composizione fotografica
Composizione grafica di Mario DG

The House Of The Rising Sun
(versione al maschile)

La casa del sole nascente

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it's been the ruin of many a poor boy
And God I know I'm one

My mother was a tailor
Sewed my new blue jeans
My father was gamblin' man
Down in New Orleans

Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and a trunk
And the only time he'll be satisfied
Is when he's all a-drunk

Oh mother, tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun

Well I've got one foot on the platform
The other foot on the train
I'm going back to New Orleans
To wear that ball and chain

Well there is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it's been the ruin of many a poor boy
And God I know I'm one

C’è una casa a New Orleans
La chiamano “Il sole nascente”
Ed è stata la rovina per tanti poveri ragazzi
E, Dio, io so di essere uno di loro

Mia madre era una sarta
Ha cucito i miei nuovi blue jeans
Mio padre era un giocatore d’azzardo
Laggiù a New Orleans

Ora, l'unica cosa della quale ha bisogno un giocatore
È una valigia e un baule
E il solo momento nel quale sarà soddisfatto
Sarà quando sarà del tutto sbronzo.

Oh, madre, dì ai tuoi figli
Di non fare quello che ho fatto io
Passare la vita nel peccato e nella infelicità
Nella Casa del Sole nascente

Bene, ho un piede sulla piattaforma
E l’altro piede sul treno
Me ne sto andando da New Orleans
Per mettermi ai piedi una palla (di ferro) e una catena

Bene, c’è una casa a New Orleans
La chiamano “Il sole nascente”
Ed è stata la rovina per molti poveri ragazzi
E, Dio, io so di essere uno (di loro)

The House Of The Rising Sun
(versione al femminile)

La casa del sole nascente

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it has been the ruin of many a poor girl
And me, oh God, for one

If I had listened to what my mother said
I'd been at home today
But I was young and foolish, oh God
Let the rambler lead me astray

Go and tell my baby sister
Don't do what I have done
But to shun that house in New Orleans
They call the Rising Sun

I'm going back to New Orleans
My race is almost run
I'm going back to spend my life
Beneath that Rising Sun

C’è una casa a New Orleans
La chiamano “Il sole nascente”
Ed è stata la rovina per molte povere ragazze
Ed io, Dio mio, sono una di loro

Se avessi ascoltato quello che mia madre diceva
Sarei a casa mia ora
Ma io ero giovane e folle, o Dio
E ho permesso che un vagabondo mi portasse fuori strada

Vai e dì alla mia sorella bambina
Di non fare quello che ho fatto io
Ma di evitare quella casa a new Orleans
Che chiamano “Il sole nascente”

Sto tornando a New Orleans
La mia corsa è quasi finita
Sto tornando per passare la mia vita
Sotto “Il sole nascente”


musica
15 gennaio 2008
LA COLONNA SONORA - 1. Dal R’n’R’ all’amico in vinile
[Nasce oggi una nuova rubrica dal titolo LA COLONNA SONORA, autore Mario DG – sì, l’autore dei PROFILI. È l’amico che componeva ieri, per me e la mia banda familiare, certe antologie musicali di ‘leggera’ in cassette che non potete immaginare. Erano gli anni Settanta. Quanti giorni, quanti viaggi musicati! Adesso tocca a voi, fortunati e fortunate che siete. Fulmini]

Parlare di musica non rappresenterebbe una grande novità se non pensassi che la musica, almeno come l’ho vissuta io e quelli della mia età, stia scomparendo; allora forse vale la pena provare a parlarne.
Avrei voluto chiamare questa rubrica “Leggera”, per paradosso; per quella che è stata definita in mille modi ma considerata sempre (appunto) leggera e di consumo veloce. E’ solo musica e la musica non si spiega (e non si piega): la si ascolta o la si lascia entrare.
Alla metà degli anni ’50 nascono due nuovi soggetti: il giovane e la musica. Nel decennio successivo la musica si afferma (oltre che come oggetto di mercato) come qualcosa di più di una cortese compagna di viaggio o di divertimento. Questo vuole essere un viaggio nello spazio e nel tempo partendo da allora, quando la musica si consumava a 45 giri. Cercherò di non annoiare con tante parole sui nomi che qui e là compaiono giacché si possono trovare nella rete, con un poca di buona volontà, molte più notizie di quelle che riuscirei a far contenere in questo spazio.
L’inizio nasce apparentemente quasi d’improvviso al di là della manica con quel fermento che porta nel mondo i nomi dei Beatles, Rolling stones, Yardbirds, Animals di Eric Burdon, Kinks di Dave Davies, Them di Van Morrison, Spencer Davis Group di Steve Winwood, etc. e questa invasione britannica verrà chiamato beat.
Quattro ragazzi londinesi, con un’aria da “non sono stato io” e le giacche con la Union Jack, proprio quelli che fracassavano gli strumenti, nel 1965 propongono quella che diverrà, con la Dylaniana The time they are a-changin’, il manifesto di una generazione. Nelle registrazioni del disco erano accompagnati da un unico sessionman: Nicky Hopkins al piano. Parliamo degli Who e di, appunto, My generation.
(Gli Who in seguito presenteranno alcune delle prime opere rock; è ancora una esperienza rivedere quel Tommy del 1969, così come resta un piacere riascoltare, ad esempio, il loro The Who sell out del 1967)

Composizione grafica titolata "Sarà la musica che gira intorno" composta di vari elementi del mondo della musica
Composizione grafica di Mario DG

My generation
(Pete Townshend)

La mia generazione

People try to put us d-down
(Talkin' 'bout my generation)
Just because we get around
(Talkin' 'bout my generation)
Things they do look awful c-c-cold
(Talkin' 'bout my generation)
I hope I die before I get old
(Talkin' 'bout my generation)
This is my generation
This is my generation, baby
Why don't you all f-fade away
(Talkin' 'bout my generation)
And don't try to dig what we all s-s-say
(Talkin' 'bout my generation)
I'm not trying to cause a big s-s-sensation
(Talkin' 'bout my generation)
I'm just talkin' 'bout my g-g-g-generation
(Talkin' 'bout my generation)
This is my generation
This is my generation, baby
Why don't you all f-fade away
(Talkin' 'bout my generation)
And don't try to d-dig what we all s-s-say
(Talkin' 'bout my generation)
I'm not trying to cause a b-big s-s-sensation

(Talkin' 'bout my generation)
I'm just talkin' 'bout my g-g-generation
(Talkin' 'bout my generation)
This is my generation
This is my generation, baby
People try to put us d-down
(Talkin' 'bout my generation)
Just because we g-g-get around
(Talkin' 'bout my generation)
Things they do look awful c-c-cold
(Talkin' 'bout my generation)
Yeah, I hope I die before I get old
(Talkin' 'bout my generation)
This is my generation
This is my generation, baby

La gente cerca di metterci sotto
(parlando della mia generazione)
Solo perché noi gli stiamo intorno
(parlando della mia generazione)
Le cose che loro fanno sembrano terribilmente fredde,
(parlando della mia generazione)
Spero di morire prima di diventare vecchio
(parlando della mia generazione)
Questa è la mia generazione,
questa è la mia generazione, baby
Perché non sparite tutti lontano
(parlando della mia generazione)
Non provate a capire meglio quello che noi tutti diciamo
(parlando della mia generazione)
Io non sto cercando di suscitare una grande sensazione
(parlando della mia generazione)
Io sto solo parlando della mia generazione
(parlando della mia generazione)
Questa è la mia generazione,
questa è la mia generazione, baby


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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

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