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15 marzo 2008
BRICIOLE MUSICALI 65 – Ponchielli: Danza delle Ore


Inevitabilmente vi saranno già apparsi dinanzi agli occhi gli struzzi e gl’ippopotami danzanti di Walt Disney. Vorrei invece proporvi due altre chiavi di lettura di questa musica: 1) un quadro, un autore, una mostra; e 2) come siamo fatti noi.


Ecco come lo stesso tema è stato trattato da un altro autore usando un’altra tecnica, la pittura. Gaetano Previati (1852-1920), La Danza delle Ore (1899) quadro che ha attirato molteplici critiche (“è troppo semplice e troppo poco nuovo….. il disegno delle figure ne è eccessivamente trascurato”) ma che piacque ad altri: “Il colore giunge a spogliare la materia e a restare pura vibrazione. Il segreto che rivela la commozione dell’artista sta nel metodo impiegato, tenendo divisi i pochi colori componenti  e distendendoli sempre in tratteggi sottili, di forma circolare.” (Tumiati).  Potete formarvi la vostra opinione su quest’interpretazione del nostro tema odierno recandovi alla mostra “Ottocento: da Canova al Quarto Stato” a Roma, Scuderie del Quirinale (sino al 10 giugno). Potrete ammirarvi un altro quadro del Previati, Maternità - per me un’interpretazione unica di questo soggetto. Oppure il Quarto Stato di Pellizza, Il Bacio di Hayez  (dove le figure scompaiono e resta solo il protagonista, il Bacio), il Ghiacciaio di Longoni, il Napoleone Bonaparte di Appiani, i Pugilatori di Canova, La Preghiera del Mattino di Vela, i tetti di Roma (uscendo). Noi ci fermiamo qui, augurandoci che magari altri nostri collaboratori vi parlino di questa mostra - meglio di quanto non sappiamo fare noi.

L’interpretazione di Ponchielli del nostro soggetto odierno sfrutta appieno quella che Bernstein chiama ‘l’attesa della ripetizione’ ma in modo diabolico. Ponchielli sceglie un tema minuscolo, esile, dichiaratamente banale. Le due note chiave del motivetto annunciano una chiusura inevitabile, secondo le regole dell’armonia. Il tema è annunciato subito, ma in modo incompleto; e l’esercizio è talmente semplice che siamo tutti capaci di completarlo da soli. Ed infatti lo completiamo mentalmente ed attendiamo l’inevitabile sviluppo. Come si passa dalla banalità alla bellezza? Sorprendendoci, ed obbligandoci ad attendere, il tema non si completa, la chiusura non arriva, Ponchielli ci riporta infinite volte indietro e ogni volta dopo quelle due note sembra non esserci più nulla, tutto si sospende. Attendiamo un’inesorabile conclusione che crediamo annunciata ma che non arriva mai. Solo quando abbiamo perso l’orientamento finalmente l’artefice chiude il tema, ciò che provoca un’inevitabile sensazione d’appagamento. Quindi il tema si ripete e si sviluppa nel modo più prevedibile possibile: siamo rassicurati – ma invece ci sta facendo abbassare la guardia. Su un passaggio ripetuto in modo ossessivo ed illogico entra in scena una tenue arpa: il suo suono dolce e sussurrato sembra rassicurante, invece è l’annuncio di un nuovo tema (i coccodrilli), di nuovo un tema incompleto che si chiuderà (ancora!) su due note, minacciose (i mantelli dei coccodrilli) finché (di colpo!) le briglie vengono sciolte alla danza finale, sempre più accelerata.

Di Amilcare Ponchielli (1834-1886), dal terzo atto, scena sesta dell’opera La Gioconda, state ascoltando: La Danza delle Ore.
Venises



P.S.= Nell’opera, il pezzo illustra un ricevimento alla Ca’ d’Oro di Venezia. Nessuna bella e giovane damigella veneziana ha accettato di ballare con noi, e così ci è toccato di restare seduti ad ascoltare la musica. Ma alla fine siamo ugualmente sfiniti ed appagati.




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10 marzo 2008
BRICIOLE MUSICALI 64 - Dumanoir e il Minuetto
Guillaume Dumanoir, figlio di Guillaume Dumanoir, combatté la stessa battaglia del padre – nel bel mezzo della quale gli capitò di definire e codificare il minuetto.

Compositore e violinista, succedette al padre alla guida della Confraternita dei violinisti di Saint Julien. Come il padre, si scagliò contro la confraternita dei danzatori reali, ai quali cercò d’imporre, senza successo, di contribuire forzosamente alla confraternita dei violinisti di Saint Julien.
Si vendicò scrivendo il libello  “Le mariage de la musique avec la dance, contenant la réponce au livre des treize prétendus Académistes, touchant ces deux arts” (1664). La sua musica da balletto piacque talmente a Louis XIV che questi lo nominò maestro di ballo.
In precedenza, Guillaume aveva ingaggiato una disputa giudiziaria contro Jean Baptiste Lully circa il privilegio d’addestrare musicisti per orchestra, causa che perse nel 1673.
Nel suo libro del 1664 contro i danzatori reali troviamo la prima menzione e codifica del minuetto, un nuovo ballo che diventerà di gran moda grazie alle opere di….. Lully!

Di Guillaume Dumanoir (1615 - 1697) ascoltate non un minuetto (ovviamente!) ma: "Pavane et Gaillarde pour la petite guaire"
Venises







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5 marzo 2008
BRICIOLE MUSICALI 63 – Biber: Sarabanda
In musica la sarabanda è una danza in tempo ternario con la caratteristica che i secondi e terzi accenti della battuta sono spesso legati, così da produrre un ritmo particolare di semiminime e minime alternate. Le semiminime sono ritenute corrispondere ai passi trascinati nella danza.
Il nome appare per la prima volta in America Centrale: nel 1539, una danza denominata Zarabanda è menzionata in un poema scritto a Panama da Fernando Guzmán Mexía. Probabilmente la danza divenne popolare nelle colonie spagnole, prima di attraversare l'Atlantico e raggiungere la Spagna. Nonostante venisse bandita dalla Spagna nel 1583 perché ritenuta oscena, essa venne frequentemente citata nella letteratura del periodo (per esempio nelle opere di Miguel de Cervantes e Lope de Vega).
Più tardi essa divenne un movimento tipico della Suite barocca. Tutte e sei le suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach contengono una sarabanda.
Oggi vi offriamo una piccola collezione di sarabande di Franz Ignaz von Biber tratte dalla sua ‘Mensa Sonora’. Dapprima dalla Mensa Sonora I in D major, poi dalla MS II in F major ed infine dalla MS IV in B flat major.
Venises





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1 marzo 2008
BRICIOLE MUSICALI 62 – Massenet: Meditazione Religiosa
Di Jules Massenet (1842-1912), nato nella Loira, compositore conosciuto per le sue opere liriche, ascoltate il pezzo più famoso, puramente strumentale, tratto dall’opera Thaïs (1894), per violino ed orchestra, chiamato ‘Meditazione Religiosa’. (La dolcezza di questo pezzo ha oscurato la bellezza dell’intera opera, Thaïs, che vi consigliamo di ascoltare per intero).
Venises






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26 febbraio 2008
BRICIOLE MUSICALI 61 - Arcangelo Corelli
Corelli non ebbe bisogno d’affrettare la pubblicazione del suo capolavoro, l’Opera VI, grazie al generoso mecenatismo del cardinale Ottoboni, nel cui palazzo romano ogni lunedì si tenevano regolarmente delle accademie serali. Corelli ebbe infatti la possibilità di perfezionare il suo stile senza trovarsi nell’obbligo – com’era assai comune nel barocco – di fornire settimanalmente una nuova composizione. Ebbe così agio di curare ogni minimo dettaglio della sua opera (memore certamente dello scandalo suscitato dalle sue “quinte” consecutive nel trio dell’opera n. 2).

Di Corelli uomo sappiamo (grazie a Handel) che si vestiva sempre di nero e che collezionava quadri che non pagava. Del Corelli esecutore parlava tutta Europa. Ecco cosa dicevano:
“Mentre suona il violino il suo aspetto si deforma, gli occhi diventano rossi come il fuoco e i globi roteano come se fosse in agonia”.
“Geminiani fu molto colpito dalla maniera in cui eseguiva i suoi concerti, la cui estrema accuratezza nell’esecuzione dava un effetto meraviglioso; non solo per l’orecchio ma anche per l’occhio; poiché Corelli considerava essenziale per l’ensemble che gli archi si muovessero insieme con precisione, tutti quanti in su o tutti in giù; in maniera che alle sue prove egli immediatamente fermava il complesso se scopriva un’arcata irregolare”.

Nel 1687, per un intrattenimento organizzato dalla regina Cristina di Svezia, Corelli diresse un’orchestra di 150 archi. Non osiamo immaginare quale calvario siano state le prove per gli orchestrali.
Venises



Di Arcangelo Corelli (1653-1713) ascoltate due pezzi in successione.
Dapprima il quarto movimento della Sonata Quinta dalla sua Opera I (Sonate a Tre da Chiesa, 1681). La particolarità di questa breve composizione è il tempo: in novanta secondi cambia ben 8 volte (Allegro – Adagio – Allegro – Adagio – Adagio – Allegro – Adagio – Adagio, e piano).
Segue l’Allegro dalla Sonata per Flauto a becco detta ‘La Follia’ (al flauto, Frans Bruggen).




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25 febbraio 2008
BRICIOLE MUSICALI 60 – Il capolavoro di Anfossi
Testo dell'aria

Pasquale Anfossi (1727-1797): chi era costui? (Verrebbe da dire). Semplice: colui che ha scritto l’opera che contiene la più bella Aria per soprano mai composta – almeno secondo l’opinione di Nefeli (che ringrazio di cuore).

Possibile? Ebbene sì, la state ascoltando; si tratta di “Vorrei spiegarvi, oh Dio!”.
Solo che l’Aria – che effettivamente è tratta dall’opera di Anfossi “Il Curioso Indiscreto” – è stata composta da Wolfgang Amadeus Mozart e da questi regalata ad Anfossi. Ebbene sì: regalata.
Com’è possibile? Quale forza può mai spingere un artista a regalare un suo capolavoro ad un Anfossi qualsiasi? La risposta è una sola: l’Amore - il povero Anfossi non c’entra proprio nulla in questa storia. L’Aria è un regalo di Wolfgang per la soprano dell’opera di Anfossi, ovvero Aloysia Weber, il grande amore della sua vita. Tutti sapete come finì: Aloysia diventò la signora Lange e Wolfgang finì per sposare la sorella di quella, Constanze Weber.

Composto nel 1783, il brano è composto di tre parti. La delicata introduzione orchestrale fissa il tono complessivo con vari obbligato di voce e strumenti. Clorinda, innamorata del Conte, promesso però ad Emilia, vorrebbe poter spiegare perché non le è concesso di ricambiare l’amore di lui. Quindi ella l’implora d’allontanarsi perché non riesce più a continuare a mentirgli (e il tempo cambia, accelera seguendo la tempesta nel cuore di Clorinda sino all’ultimo meraviglioso acuto : “è vostro il suo cor”). Mozart fa esprimere (il testo è di Bertati con correzioni di pugno di Mozart) la bellezza della rinuncia proprio a colei alla quale ha rinunciato.



Qui sotto potete invece ascoltare la più bell’Aria mai composta da Mozart secondo l’opinione di Mozart stesso (Kv316 “Popoli di Tessaglia: Io non chiedo, eterni dei”, 1779); scritta anch’essa per Aloysia, ovviamente. Come tutte le altre Arie scritte per lei, anche questa è ricca di virtuosismi –  inizia nel tempo Andante sostenuto e cantabile e termina in un Allegro assai con tanto d’acuto vertiginoso in G che batte persino quello della Regina della Notte nel tardo Flauto Magico.



Per autorevole che sia l’opinione di Mozart, è però evidente che ha ragione Nefeli e che Wolfgang commette un clamoroso errore di valutazione. Ma in fondo non c’è da stupirsi troppo, un uomo innamorato non sempre sa bene quello che fa.
Venises

Fotogramma dal film Amadeus

P. S. = il tema del famoso (ricorderete il film Amadeus) ‘Confutatis Maledictis’ del Requiem Kv626 di Mozart (1791) è quello della sinfonia denominata ‘Venezia’, composta nel 1776 da Pasquale Anfossi. Tanto per saldare i conti, giusto in tempo prima del Gran Bilancio.


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22 febbraio 2008
BRICIOLE MUSICALI 59 - Mauro Giuliani
Chitarra: Rodrigo?
No, Mauro Giuliani (1781-1829). E chi era costui? Beh, per esempio: il primo violoncello nell’orchestra la sera della prima viennese della 7a Sinfonia di Beethoven (beato lui!); oppure: un compositore romantico che ha scritto molta musica per chitarra.
Ecco cosa scrivevano di lui: “Il Sig. Mauro Giulian Filarmonico tenne pubblica accademia instrumentale [concerto]. Noi aspettavamo un felice successo delle sue promesse ma superò questo la nostra aspettazione. È inesprimibile con quanta armonia, precisione, agilità, dolcezza sapesse ricavare ogni suono, o forte, o delicato, o robusto, o tenero, da un istrumento che quanto comunemente va per le mani di tutti, tanto difficilmente rinviensi, che sia di quello suonatore perfetto. Al Sig. Giuliani conviene il vanto d’averci rapito, e colle sonate a volo, e con quelle accompagnate da altri istrumenti.

Nato a Bisceglie (Puglia) fu amico di Rossini e Paganini, trovò la fama a Vienna, conobbe Hummel, Spohr, Schubert, Beethoven; rivaleggiò con Fernando Sor.
Eccovi le sue variazioni (quattro) su un tema sul quale aveva già composto delle variazioni il suo arci-rivale, Fernando Sor.

Introduzione, Tema con Variazioni, Polonaise, Op. 65 (State ascoltando la sezione centrale, Tema con Variazioni)
Venises



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16 febbraio 2008
BRICIOLE MUSICALI 58 – Scarlatti & Segovia & Bartoli
La prima cosa che viene in mente, quando si nomina Scarlatti, è inevitabilmente “clavicembalo”. Ed invece no: chitarra e voce.
State ascoltando una sonata di Domenico Scarlatti (1685-1757), nella trascrizione per chitarra di André Segovia (alla chitarra).
Poi di seguito l’Aria  di Scarlatti “Già il Sole dal Gange” proposta da Cecilia Bartoli.
Venises


Già il sole dal Gange più chiaro sfavilla
Deterge ogni stilla dell’alma che piange
D’un raggio dorato ingemma ogni stelo
E gli astri del cielo dipinge nel prato


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10 febbraio 2008
BRICIOLE MUSICALI 57 - Beethoven: Diabelli Variationen
Cosa sono le Variazioni Diabelli?
Per Schiller “un’opera traboccante di straordinario umorismo”.
Per noi esse sono il più grande saggio mai scritto sul rapporto fra genio e mediocrità. Traboccante d’umore perché descrivono questo rapporto da un punto di vista di parte, quello del genio.
La loro storia illustra, come meglio non si potrebbe, i tratti più profondi della personalità di Ludwig van Beethoven.
1819: il compositore viennese Anton Diabelli distribuisce un valzer da lui composto a cinquanta compositori, con la richiesta di comporre una variazione ciascuno sul tema da lui proposto (aveva in mente una sorta di progetto collettivo). Beethoven disdegna la proposta, definendo la composizione “una pezza da calzolaio”. Sapete come finirà, invece? Che ci ripensa, ma ci ripensa alla Beethoven, da cima a fondo: compone 23 variazioni, non una. Anni dopo (nel 1823, donde il numero 120 dell’opera), le riprende e continua a lavorarci sopra, rielaborandole e portando il numero totale di variazioni a 33.
Perché ci ripensa? Proprio perché il tema iniziale non vale niente (è tecnicamente sbagliato, per esser chiari – vedi oltre). Beethoven non resiste alla sfida: scrivere musica autentica a partire da meno del nulla. E una volta accettata questa sfida (con se stesso) non può più limitarsi a scrivere delle variazioni, quello che fa è ridefinire la nozione stessa di variazione – in modo insuperato da allora (il termine usato da Beethoven non è ‘variazione’ ma ‘trasfigurazione’). Affiorano a tratti Mozart e Bach, le tecniche della composizione vengono ripercorse e ripensate, l’opera diventa una specie di compendio di storia della musica e di teoria della composizione, ne nasce la più lunga composizione per pianoforte mai scritta da Beethoven.

A questo punto lascio la parola ad Alfred Brendel (perdonate se il post diventerà un po’ lungo). 
«Questo valzer non ha molto del valzer. Se lo si considera ignorando le indicazioni di tempo e di interpretazione, vi si scorge un antiquato minuetto; seguendole, esso si comporta invece come una moderna bagatella. I quattro grotteschi crescendi sugli accordi ripetuti sono l’unico elemento del tema che Beethoven ignorerà totalmente. Beethoven reagisce con una profusione d’idee comiche, come per esempio quando, in apertura, il “valzer” è immediatamente seguito da una marcia. (…) In quest’opera Beethoven trasforma l’arte stessa della variazione. Il tema nella sua interezza non domina più le variazioni, nella scrittura di Beethoven il tema viene commentato, criticato, perfezionato, deriso, portato ad absurdum, disdegnato, incantato, trasfigurato, lamentato, compianto, calpestato ed infine schernito. (…) La pratica qui adottata di abbreviare, ampliare o mutare le proporzioni della struttura del tema è un’innovazione delle Variazioni Diabelli, quasi un terzo delle quali viene sottoposto a queste pratiche inusitate. (…)  L’energica fuga in E [sta parlando della variazione 32] è inizialmente handeliana; poi, nella seconda parte costruisce una formidabile tensione sino al culmine, nel quale i tre temi vengono combinati simultaneamente prima che la fuga si dissolva su un potente accordo dissonante. Un’impressionante transizione conduce in C major e alla variazione più sottile di tutte: un minuetto mozartiano la cui elaborazione fa sorgere, nella coda, reminescenze dell’ultima sonata di Beethoven, Op. 111 composta nel 1822 (…)».

Chiudiamo con un passo di Kleist, da Sul Teatro delle Marionette: “Quando la conoscenza è andata quasi per un infinito, la grazia torna a regnare”.
Venises   (scritto in collaborazione con Alfred Brendel)


Di Ludwig van Beethoven (1770-1827), dalle 33 Variazioni in C su un valzer di Anton Diabelli, Op. 120,   abbiamo scelto (la struttura dell’opera è quanto mai complessa, il taglio è arbitrario):
Tema – Vivace
Variazione 1 – Alla Marcia, maestoso
Variazione 22 – Allegro molto (alla ‘Notte e giorno faticar’ di Mozart)
Variazione 23 – Allegro assai (una virtuosistica parodia del metodo ‘piano-forte’ di Cramer)
Variazione 31 – Largo, molto espressivo (una reminiscenza delle Variazioni Goldberg di Bach)
Al pianoforte, Alfred Brendel (registrato dal vivo a Londra, 30 maggio 2001)



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7 febbraio 2008
BRICIOLE MUSICALI 57 - Pachelbel: Canone
[Ancora tre violini, in contrappunto: il Canone di Pachelbel.
Nella sua versione originale, il Canone – la cui universale notorietà è recente – è eseguito da tre violini posti sopra la linea del basso continuo sostenuta dal violoncello.
All'inizio il primo violino suona le prime due battute della melodia del canone. A questo punto entra il secondo violino con la stessa identica melodia mentre il primo violino suona le due battute successive della melodia. Quindi il terzo violino suona l’inizio della melodia mentre il secondo violino esegue la terza e quarta battuta ed il primo violino la quinta e la sesta battuta (un canone, insomma).

Pentagramma

La complessità della struttura del canone di Pachelbel - che pure non varia mai nel ritmo (tempo) - aumenta verso la metà con l’accorciarsi del valore delle note. Quindi la struttura ritorna gradualmente meno complessa, al ri-allungarsi delle note. Il canone è piuttosto semplice e non fa uso di tecniche avanzate di contrappunto quali l’inversione, l’aumento o la diminuzione.
Questo è l’unico canone composto da Pachelbel, il più influente compositore tedesco quando Bach era solo un ragazzo.


Johann Pachelbel (1653-1706), Canone in D per tre violini e basso (composta nel 1680ca)
Venises




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3 febbraio 2008
BRICIOLE MUSICALI 56 - Biagio Marini: Sonata in Ecco con tre violini
Biagio Marini è stato il più importante interprete e compositore di musica per violino prima di Corelli. Fu lui a far conoscere la tecnica italiana in Germania e poi quella tedesca in Italia, al suo ritorno.
Ricorderete l’esperimento di Cazzati del contrappunto che sfocia nell’eco, in un riverbero fra due trombe (Sonata detta Il Marescotti del 1669 ).
Ecco ora come Biagio Marini quarant’anni prima interpreta la medesima idea, con tre violini che si fanno l’eco. Prestate attenzione all’esitante introduzione del soave tema; persino il successivo dispositivo dell’eco è – a ben ascoltare – piuttosto un espediente per ‘trattenere’ il tema ed impedirgli di prendere lo slancio. Una Sonata che avremmo intitolata: “Dell’Esitazione”.
Venises

Biagio Marini (1594-1663): Sonata in Ecco con tre violini, dall’Opera 8, ‘Curiose et Moderne Inventioni’ (1629)




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31 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 55 – Alfonso X: Cantigas de Santa Maria
[Il “Re Tamburello”: Alfonso X, re di Castiglia e Léon, deve la sua grandezza specialmente alla sua attività culturale. È considerato il fondatore della prosa letteraria castigliana. Cercò di riunire tutto il sapere della sua epoca nella lingua corrente parlata dai suoi sudditi. Fondò la Scuola dei Traduttori di Toledo in cui saggi musulmani ed ebrei traducevano al castigliano le opere antiche arabe ed ebraiche. La sua opera scientifica, storica e letteraria fu fondamentale: ricordiamo in particolare il suo contributo all'astronomia con le Tavole Alfonsine. Per di più, promosse la redazione e pubblicazione di una serie di testi autorevoli sui vari campi della cultura artistica e scientifica. Fu inoltre un eccellente poeta in lingua galiziana e persino autore di uno dei primi trattati sugli scacchi. La sua attività sul terreno giuridico fu fondamentale per quanto riguarda la nazionalizzazione e statalizzazione del diritto vigente: fece tradurre in castigliano il Liber Iudiciorum del re visigoto Recesvindo, ottenendo così il Fuero Juzgo; promosse poi la redazione di un Fuero Real (raccolta di consuetudini applicate su tutto il regno, a cui vengono apportate modifiche tratte dal diritto romano e da quello canonico; realizzata nel 1252-55). Infine è fautore, nel 1265, della compilazione delle Siete Partidas. Realizzò anche la prima riforma ortografica del castigliano, lingua che rese ufficiale nel suo regno, a scapito del latino (estratto da Wikipedia).
Compose, insieme ai suoi collaboratori, un totale di 420 ‘Cantigas de Santa Maria’]

Alfonso X el Sabio (1221-1284):  ‘Cantigas de Santa Maria’.
Ascoltate prima la Cantiga n.78: ‘Non pode prender’, seguita dalla Cantiga n.15 ‘Todolos Santos
Venises




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28 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 54 – Meraviglie di Posillipo
Napoli, corte di Filippo III d’Austria, Re delle Spagne (!), è il 1620. Si celebra la fine della lunga malattia del sovrano dedicandogli un grandioso spettacolo - fatto di balletti, canzoni e pezzi strumentali - pomposamente denominato “Le Silvane e Oceaniche Meraviglie di Posillipo”. Dieci cantanti, quattordici danzatori, fauni, sirene, cavalieri, mostri marini, dee, costumi a non finire: Venere arriva solcando le acque su una conchiglia sospinta da cigni, il tutto nello scenario della baia di Napoli. L’impressionante messinscena è organizzata da Don Pedro Giron, duca di Ossuna e vicerè di Napoli per impressionare il sovrano ed ingraziarselo (un ruffiano, in breve).
 
Ascoltate due pezzi dalle “Meraviglie di Posillipo”:  il “Ballo dei Cigni” di Giacomo Spiardo seguito da “La scesa dei pastori dal monte” di Andrea Ansalone.
Venises




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26 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 53 - Beethoven: Variazioni sul Flauto Magico di Mozart
Ludwig van Beethoven (1770-1827) Variazioni in F per violoncello e pianoforte sull’Aria “Ein Mädchen oder Weibchen” dal Flauto Magico di Mozart, Op. 66.

Eccovi qui di sotto l’Aria originale di Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart (1756-1791).
Venises




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25 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 52 - Indovinelli: Fernando Sor
Fernando Sor (1778-1839): Variazioni su un Tema di Mozart, Op. 9:
•    Introduzione (Andante Largo)
•    Tema (Andante Moderato)
•    Variazione 1
•    Variazione 2
•    Variazione 3
•    Variazione 4
•    Variazione 5

Trattasi di variazioni sul tema di……. quale Aria del Flauto Magico di Mozart?
Chi la sa riconoscere?
Venises


SOLUZIONE:
Si tratta dell’Aria: Das Klinget so Herrlich (‘Suona così splendidamente’ – si tratta di un carillon – talvolta tradotta ‘O Dolce Armonia’ o anche ‘O Dolce Concento’).
Sono innumerevoli i compositori che hanno scritto variazioni su questo tema.



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24 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 51 – Beethoven: Variazioni sul Don Giovanni
Ludwig van Beethoven (1770-1827): Variazioni su un tema del Don Giovanni di Mozart (Là ci darem la mano), per 2 oboi e un corno inglese, Wo28 in C major, 1796 (Tema andante, Variazioni 1 – 8, Coda).

Il Beethoven di quel periodo scrive variazioni su tutto, assolutamente tutto. Non è un passatempo, è una cosa seria: è il modo col quale Ludwig ‘assimila’ la musica a lui precedente. E ogni variazione diventa una sfida.  Le variazioni che state ascoltando sono scritte per tre strumenti (solo tre e pure strani: 2 oboi, 1 corno inglese). Non basta: mentre le parti per gli oboi non eccedono mai l’estensione dell’oboe a due chiavi (do3-re5), la parte del corno inglese include due note (si e do diesis) per le quali servono due chiavi aggiuntive e richiede uno strumento ad almeno quattro chiavi che era un’assoluta novità – che non passa inosservata allo sguardo di Ludwig.

Beethoven aveva speso parte del 1793 a Vienna per studiare sotto la guida di Joseph Haydn. Pensate che la classe dirigente odierna sia un disastro e che le cose stiano peggiorando ogni giorno di più? Allora ascoltate la replica dell’Elettore di Bonn, Maximilian Franz, all’entusiastica lettera di richiesta di un prolungamento del soggiorno a Vienna a lui indirizzata da Haydn (dicembre 1793): “Ho ricevuto la musica del giovane Beethoven che mi avete spedito insieme alla vostra lettera. Siccome però, ad eccezione della fuga, egli aveva già composto ed eseguito questa musica qui a Bonn molto prima d’intraprendere il suo viaggio a Vienna, non mi pare che questo indichi la prova d’un suo progresso……Ritengo sia meglio che egli intraprenda il suo viaggio di ritorno qui, in modo da riprendere il suo posto al mio servizio: ho i miei forti dubbi infatti che egli abbia fatto importanti progressi in composizione e gusto durante il suo attuale soggiorno a Vienna”.
Rincuoratevi, ché oggi non è poi tanto peggio.
Venises




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23 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 50 - Il Duetto secondo Mozart-DaPonte
DON GIOVANNI
Là ci darem la mano,
là mi dirai di si.
Vedi, non è lontano:
partiam, ben mio, da qui

ZERLINA
(Vorrei e non vorrei…
mi trema un poco il cor…
Felice, è ver, sarei:
ma può burlarmi ancor).
------------

DON GIOVANNI
    Vieni, mio bel diletto!
ZERLINA
    (Mi fa pietà Masetto)
DON GIOVANNI
    Io cangerò tua sorte
ZERLINA
    (Presto, non son più forte)
------------

DON GIOVANNI E ZERLINA   (insieme)
Andiam, andiam, mio bene,
a ristorar le pene
d’un innocente amor!



Oggi cercheremo di sostenere la tesi che la creazione (artistica o scientifica) è un processo, uno sviluppo. Per conseguenza, ogni teoria epistemologica che affronti il tema della creazione sul modello della Creazione (Popper, tanto per fare un esempio) deve necessariamente mancare il bersaglio.
Ci faremo aiutare, nella nostra dimostrazione, da Mozart-DaPonte.
Se dopo averci letto non riuscirete più ad ascoltare la famosissima aria del Don Giovanni “Là ci darem la mano” come prima, allora vuol dire che ci saremo riusciti.

Tutti conoscete la scena: Don Giovanni irrompe in una festa paesana mentre due giovani del popolo, Zerlina e Masetto, stanno per sposarsi; allontana Masetto con la prepotenza ed invita Zerlina a seguirlo in un casottino lì vicino, abbagliandola con la prospettiva di una vita da signora e non più da contadina.
Zerlina esita, poi cede.
L’atteggiamento di Zerlina (esitazione dapprima, poi cedimento) determina la struttura musicale del brano, che è diviso in tre parti:
•    La prima battuta dell’uno e poi dell’altra, quattro righe ciascuno, nelle quali i due espongono le proprie intenzioni o desideri;
•    La parte centrale, fatta di due battute ciascuno, alternate, ogni battuta una riga soltanto. Questa è la scelta di Mozart-DaPonte per rendere l’incalzare della tentazione.
•    Il duetto finale (“Andiam, andiam”) cantato insieme – ad esprimere il cedimento finale di Zerlina e la raggiunta unione d’intenti.
A ben guardarla, la struttura del brano è piuttosto lineare, in fondo. Notate come il ritmo non cambi (Andante, dall’inizio alla fine: eppure il cuore di Zerlina sarà ben stato in tumulto, un cambio di tempo non ci sarebbe poi stato così male), notate come Zerlina ceda gradualmente e progressivamente senza ripensamenti né sussulti (la sua prima frase è già: “vorrei e non vorrei”, vacilla subito, non prova a resistere nemmeno un poco).

Confrontate ora questo brano con l’Aria “Fra gli Amplessi” (brevemente analizzata nel post IL LEGAME 15) del Così Fan Tutte, opera successiva del medesimo autore.
Vi accorgerete che si tratta di rappresentare la medesima vicenda interiore, ‘la transizione dal vacillare al cedimento’ ma che stavolta Mozart-DaPonte l’arricchisce di una complessità sconosciuta al Don Giovanni. L’intenzione artistica è la medesima nei due casi, ma la forma espressiva è molto più compiuta nel Così Fan Tutte: per esempio con l’invenzione di quel duetto incompiuto a metà strada, appena abbozzato e subito abbandonato; oppure col cambiamento continuo del tempo come strumento necessario per esprimere il tumulto interiore di lei;  con Fiordiligi sola in scena in apertura a stabilire chiaramente il punto di vista, ovvero che la musica darà voce alle sensazioni di lei – un’inquadratura in soggettiva, si direbbe oggi, la chiave di lettura di tutto il brano musicale. Brano che, se vuole descrivere il tumulto interiore, deve scegliere di trattarlo in soggettiva. Ci stiamo spingendo sino a sostenere che persino la scelta (a prima vista bizzarra) d’iniziare il duetto con Fiordiligi sola in scena è l’unica coerente fino in fondo con ciò che Mozart-DaPonte vuole rappresentare. Fino in fondo, questo è il punto.
L’Aria del Così Fan Tutte è compiuta al punto che, a percorrere il cammino a ritroso, a scrutare “Là ci darem la mano” dopo aver attentamente analizzato “Fra gli Amplessi”, la famosa aria del Don Giovanni (per bella che sia – ed è certamente molto bella) sembra solo abbozzata e non ultimata.
Esattamente come un pittore che dipinge nuovi personaggi a coprire la prima stesura di un suo quadro non abbellisce ma corregge degli errori e porta a compimento l’intenzione iniziale, così Mozart-DaPonte non cessò di riflettere al come, in quell’aria del Don Giovanni, aveva realizzato la sua stessa intenzione artistica. E come ogni grande creatore, non si dette pace finché non trovò la chiave.
Perché, anche se l’opera è terminata, l’Opera non termina mai.
Venises


P. S. = ci occuperemo una prossima volta di come la struttura musicale qui discussa è trattata da Domenico Cimarosa nel suo capolavoro.




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musica
20 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 49 – Biagio Marini & Stefano Landi
Uno fra i nostri autori preferiti: Biagio Marini (Brescia 1594-Venezia 1663)
Ascoltate quello che dicevano di lui: “Meraviglia d’Europa anzi del Mondo verrete à udir, un canto d’un Marino Orfeo novello, al primo non secondo” (Del Signor Francesco Precordi L’Inscrutabile. Accademico Acculto (Brescia)”.
Nato a Brescia, il suo destino fu segnato dalla basilica di San Marco in Venezia, della quale divenne violinista all’età di diciotto anni sotto la direzione di Monteverdi - prima di tornare a Brescia e poi a Parma. Dal 1623 fu per un lungo periodo in Germania, prima al servizio del Duca di Neuburg e poi a Dusselford, quindi tornò a Venezia. Introdusse novità importanti nella tecnica del violino quali il tremolo (invenzione generalmente accreditata a Monteverdi ma introdotta da Marini otto anni prima) e la legatura, mutuate dalla musica vocale; introdusse inoltre, primo in Italia, la scordatura e l'uso della doppia corda.
L’opera Le Lagrime d’Erminia (1618), un esempio raffinato e commovente di lamento monodico, è considerato da molti il suo capolavoro: noi siamo fra quelli che pensano che il suo capolavoro porti invece la data del 1629 e sia appunto una sonata per violino appartenente all’opera VIII, quella dall’autore denominata ‘Curiose et Moderne Inventioni’ (ci torneremo).

Oggi facciamo la sua conoscenza ascoltando tre pezzi in successione: ‘Corrente Seconda’, quindi ‘Romanesca’, seguita da ‘Passacaglia a tre’.
Una curiosità: quest’ultimo brano venne inserito integralmente da Stefano Landi ne “La Morte d’Orfeo”.

Nato a Roma, Landi divenne maestro di cappella a Santa Maria della Consolazione nel 1614. Nel 1618 lasciò Roma per Padova dove scrisse la sua prima Opera, “La Morte d’Orfeo”. Il contatto con gl’innovativi compositori veneziani in particolare fu un passaggio cruciale nella sua formazione, in quanto la loro musica veniva evitata nella Roma conservatrice. Nel 1620 torna a Roma, al servizio della famiglia Barberini per i quali compone la sua opera più famosa, il “Sant’Alessio”. È sepolto a Roma, in Santa Maria in Vallicella detta anche Chiesa Nuova.
Curiosamente, la musica sacra di Landi è più progressista della sua musica profana. Il Sant’Alessio fu la prima Opera  a combinare insieme stile monodico e polifonico.
Venises


Stefano Landi (1587-1639): Homo fugit velut umbra (L’uomo fugge come un’ombra), “Passacaglia della Vita”.

Oh come t’inganni se pensi che gli anni
Non han da finire, bisogna morire

È un sogno la vita che par sì gradita
Che breve gioire, bisogna morire
Non val medicina, non giova la china
Non si può guarire, bisogna morire

Non voglion sperate in arie bravate
Che taglia da dire bisogna morire
Lustrina che giova parola non trova
Che plachi l’ardire, bisogna morire

Non si trova modo di sciogliere ‘sto nodo
Non vale fuggire, bisogna morire
Non muta statuto, non vale l’astuto
‘Sto colpo schernire bisogna morire

Oh morte crudele, a tutti è infedele
Ognuno svergogna, morire bisogna
È pura pazzia o gran frenesia
A dirsi menzogna, morire bisogna

Si more cantando, si more suonando
La cetra zampogna, morire bisogna
Si muore danzando, bevendo, mangiando
Con quella carogna morire bisogna

I giovani putti e gli uomini tutti
Son da incenerire, bisogna morire
I sani, gl’infermi, i bravi, gl’inermi
Tutti han da finire, bisogna morire

E quando nemmeno ti penti nel seno
Ti vien da finire, bisogna morire
Se tu non ti pensi hai persi li sensi
Sei morto e puoi dire: bisogna morire.

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musica
16 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 48 – Rodrigo/Davis: Concierto de Aranjuez
Le ‘Briciole’ danno il benvenuto alla ‘Colonna Sonora’ !

Di Joaquín Rodrigo (1901-1999)  ascoltate Concierto de Aranjuez nell’interpretazione-rielaborazione del trombettista jazz Miles Davis (1926-1991), tratto dall’album ‘Sketches of Spain’: la migliore interpretazione in assoluto di un pezzo di musica classica da parte di un musicista jazz.
Stiamo attraversando le frontiere
Venises





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musica
12 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 47 – Biber: Sonate del Rosario


Vi abbiamo presentato Heinrich Ignaz Franz von Biber attraverso le sue Messe ma, poiché l’attribuzione a Biber di queste Messe è recentissima Biber è stato sempre considerato soprattutto un compositore di sonate per violino. La sua opera più famosa è la raccolta di sonate denominate “Del Rosario”. Questo gruppo di 15 sonate è conosciuto anche come Sonate dei Misteri (per via dei misteri, fatti che ricordano la vita di Gesù e Maria madre di Gesù che vengono ricordati nella recita del Rosario).
Ogni sonata per violino, impiega un’intonazione differente dello strumento. Questo uso della ‘scordatura’  trasforma il violino dalla piacevolezza delle cinque sonate dei Misteri Gaudiosi (L'Annunciazione etc.) al trauma dei cinque Misteri Dolorosi (La Crocifissione etc.) all’eterea levità dei cinque Misteri Gloriosi (La Resurrezione etc.). La riconfigurazione del violino ha un aspetto anche simbolico. Per esempio le due corde centrali del violino sono incrociate nella sonata La Resurrezione (vedi immagine).
La tecnica della scordatura è stata adottata anche da Bach, Pachelbel, e altri. Fra questi altri troviamo persino Stravinsky, che fa suonare l’intera sezione dei violini dell’orchestra (caso unico) con una corda alterata nel suo ‘Uccello di Fuoco’. Le sonate del Rosario sono considerate l’apice ed il capolavoro nell’uso di questa tecnica, poi caduta in disuso. In Italia la tecnica fu primeggiata da Biagio Marini, il primo ad introdurla.

Fra le Sonate del Rosario di Heinrich Ignaz Franz von Biber (1644-1704), abbiamo scelto la numero 8, “La Corona di Spine”, giga.

Per chi è interessato a capire meglio la tecnica ecco una breve lezione (in inglese). Ne avremo bisogno quando arriverà il momento di farvi conoscere quello che secondo noi è il capolavoro di Biagio Marini e una delle suonate per violino più eccelse mai composte.
Venises


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musica
11 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 46 – Stravinsky: Petrouchka
Leonard Bernstein dice nelle sue lezioni che la migliore definizione di Musica Classica non è ‘musica antica’ né ‘musica barbosa’ né ‘musica complicata’ né nulla di simile, bensì: musica ‘precisa’. Perché ‘precisa’? Perché nella musica classica il compositore scrive esattamente ciò che gli esecutori debbono fare, strumento per strumento.
La musica classica è l’unica forma d’arte [anticipo una ribellione collettiva su quest’affermazione] nella quale l’autore comunica le proprie intenzioni [e adesso non staremo dandone surrettiziamente una definizione alternativa?]. Nella pittura, per esempio, il pittore lascia il pubblico completamente solo di fronte all’opera. Nella musica classica, no: il compositore riempie la partitura d’annotazioni dettagliatissime e detta – strumento per strumento – le parti: con precisione, appunto.
La complicazione successiva è che non le comunica direttamente al pubblico ma ad un intermediario, l’esecutore, che è incaricato di trasmetterle al vero [supposto?] destinatario dell’opera, il pubblico ascoltatore. Nel caso più complesso, quello di un’orchestra, quest’intermediario è il direttore – colui che ‘esegue’ le intenzioni dell’autore. Eppure il rapporto fra direttore d’orchestra e compositore è unico, tormentato ed imperscrutabile. Diceva Carlos Kleiber che la notte prima di dirigere la quarta sinfonia di Brahms invariabilmente non riusciva a prender sonno, angosciato dall’affrontare il famoso attacco, quella nascita del “Suono” dal  “Silenzio” – silenzio che il suono rendeva, a posteriori, Assoluto. Oppure: Mahler era troppo grande come direttore d’orchestra e penò a farsi accettare come compositore; la gente era convinta che avesse la testa troppo piena di musica altrui per poter comporre musica originale.
Potremmo andare avanti con gli esempi, ma torniamo a noi: siamo tutti d’accordo con Bernstein? La musica classica è musica precisa? Bene. Allora ascoltate il primo quadro dell’opera-balletto Petrouchka di Igor Stravinsky in due diverse esecuzioni, in successione: la prima è diretta dal grande Pierre Boulez ed è fedelissima alla partitura di Stravinsky; la seconda versione è condotta da un direttore d’orchestra d’eccezione…. Igor Stravinsky in persona.
Avete ora tutti gli elementi per rispondere alla nostra semplice domanda conclusiva: qual è la versione di Stravinsky?
Venises


P. S.  = annotazione finale riservata a coloro che non hanno paura di perdere l’equilibrio. I manoscritti di Igor Stravinsky sono famosi – come quelli di Mozart – per la totale assenza del benché minimo ripensamento, correzione, modifica; orchestrazione inclusa.
musica
11 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 45 – Bellini: Vaga Luna
Vaga luna che inargenti
Queste rive e questi fiori
Ed inspiri agli elementi
Il linguaggio dell’amor;
Testimonio or sei tu sola
Del mio fervido desir,
Ed a lei che m’innamora
Conta i palpiti ed i sospir.

Dille pur che la lontananza
Il mio duolo non può lenir,
Che se nutro una speranza,
Ella è sol nell’avvenir.
Dille pur che giorno e sera
Conto l’ore del dolor,
Che una speme lusinghiera
Mi conforta nell’amor.

À Lucie

A thousand kisses buys my heart from me;
And pay them at thy leisure, one by one.
What is ten hundred touches unto thee?
Are they not quickly told and quickly gone?
         Say for nonpayment that the debt should double,
         Is twenty hundred kisses such a trouble?

                             Alessandro




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musica
8 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 44 - Tchaikovsky: Piano Concerto
È il 1875: Tchaikovsky osserva il fondatore del Conservatorio di Mosca, suo amico, pianista, conduttore d’orchestra, Nicolai Rubinstein, percorrere lo spartito appena ultimato del suo primo Concerto in B flat minor per Pianoforte ed Orchestra – dedicato proprio a Nicolai – senza pronunciare sillaba. “È stato come osservare qualcuno mangiare tutto un pasto preparato appositamente per lui senza profferire parola” si lamenterà tre anni più tardi Peter Ilic con Nadezhda von Meck in una lettera dalla quale traspirerà ancora l’orgoglio ferito. Terminata la lettura, Nicolai sommerge Peter Ilic con un torrente d’obiezioni ed insulti: il concerto “non vale nulla”, è “assolutamente ineseguibile”, è “cattivo, triviale, volgare”. Forse, con una revisione radicale, si sarebbe magari arrivati a renderlo eseguibile. Tchaikovsky, ferito dal giudizio di colui che rappresentava la massima autorità musicale di Mosca, scappa in una stanza lontana del Conservatorio.

Siamo curiosi di conoscerle, queste critiche di Nicolai, nevvero? Eccole: la durezza di certi passaggi al pianoforte, e ancor più la nuova forma del Concerto – al cui riguardo Peter Ilic non aveva nemmeno chiesto la sua opinione (per esempio, il motivo della grandiosa apertura che non è più ripetuto) – oppure ancora l’uso di materiale della tradizione popolare; quel motivo popolare ucraino con cui è costruita la ‘toccata’ dall’ombra della quale spunterà un altro motivo preso dalla tradizione popolare ucraina. Nicolai non riesce ad apprezzare la bravura con la quale Tchaikovsky fa nascere l’uno dall’altro. L’Andante semplice si apre con un tema dolce suonato dal flauto sopra un pizzicato degli archi: e da dove proviene questo motivo? Da una canzonetta di una certa Désirée Artôt, una ex-fiancée di Peter Ilic: figuriamoci! E poi, quando finalmente nel terzo movimento, Tchaikovsky ritorna alla forma-sonata ecco che riappare un altro tema popolare ucraino.

Peter Ilic è ferito ma convinto a difendere la sua creatura (creazione?). Non cambia una virgola allo spartito, l’unico cambiamento che apporta è quello di cancellare la dedica a Rubinstein sul frontespizio e sostituirla con quella ad un entusiasta Hans von Bülow (che invece giudicò il concerto “originale, nobile, maturo, energico, elegante”), e che darà la prima il 25 ottobre 1875 a Boston: il pubblico va in delirio e chiede a forza la ripetizione dell’intero ultimo movimento. Tchaikovsky scrive a Nadezhda: “niente di simile a questo accade nella nostra nazione!”.
Ma stavolta è lui a sbagliarsi: Nicolai dimostra d’essere anch’egli grande e si rimangia tutto; a condurre la prima moscovita del Concerto (nota dopo nota identico alla prima lettura) troviamo sul podio Nicolai Rubinstein e al pianoforte il suo pupillo, Sergey Taneyev.
Tchaikovsky ebbe torto: succede di tutto, anche a Mosca.

Venises

Pyotr Ilyich Tchaikovsky (1840-1893) – Primo movimento (Allegro non troppo e molto maestoso) del Piano Concerto n.1 in B flat minor, Op. 23.



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musica
7 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 43 - Brunetti: Quintetto
L’ultimo indovinello era in fondo solo un pretesto per farvi incontrare Gaetano Brunetti.
Chi era costui? Verrebbe voglia di rispondere: era uno che scriveva una musica che si poteva facilmente confondere con quella di un Mozart o di un Haydn.
Ecco invece chi era, per davvero, qui di seguito. [tratto da Wikipedia]

Poco si conosce sugli anni giovanili di Brunetti. Figlio di Stefano Brunetti e di Vittoria Perusini, probabilmente da giovane studiò violino a Livorno sotto la guida di Pietro Nardini. Nel 1762 si recò con la famiglia a Madrid, dove nel 1767 entrò al servizio di Carlo III diventando secondo violino e compositore presso la cappella reale; Brunetti rimase per tutta la vita alla corte del Re di Spagna. In questi anni operò anche come insegnante di violino per il Principe delle Asturie (il futuro Carlo IV). Dal 1771 incrementò ulteriormente la sua attività compositiva grazie alle numerose commissioni che ricevette. Nel 1779 diventò responsabile dell'organizzazione degli spettacoli: egli infatti si occupò del reperimento del materiale musicale necessario, del pagamento dei musicisti che prestavano servizio a corte, del trasporto degli stessi e dei loro relativi strumenti. Nel 1788 Carlo III morì e salì quindi al trono il figlio Carlo IV; costui costituì i músicos de la real cámera, un trio composto da: Brunetti come violinista, suo figlio Francisco Brunetti come violoncellista e Manuel Espinosa all'oboe e al clavicembalo. Nel 1789 fondò anche un'orchestra da camera composta da dodici musicisti e con Brunetti maestro della stessa. Gli fu inoltre affidato l'incarico di direttore della biblioteca reale di Madrid. Durante la sua intensa attività musicale compose per la sua orchestra sinfonie e altrettanta musica da camera, come sonate, trii, quartetti, quintetti, sestetti e divertimenti. Mantenne tutte queste posizioni fino alla morte senza mai tralasciare la composizione.
Dopo la sua morte, Brunetti e la sua musica caddero nell'oblio, la quale tra l'altro fu raramente pubblicata mentre egli era in vita, in quanto veniva per lo più scritta ed eseguita per i Reali di Spagna. Anche al giorno d'oggi, a parte alcune incisioni, non è nota all'ascolto del grande pubblico. Scrisse 451 lavori, quasi tutta musica strumentale. Egli componeva soprattutto sinfonie e musica da camera, nella quale toccò tutte le sue forme presenti nel suo tempo. Nelle sue sinfonie emulava principalmente lo stile di Franz Joseph Haydn.

Di Gaetano Brunetti (1744-1798) ascoltate il terzo movimento (Quintetto: Allegro moderato) dalla Sinfonia n.22 in g moll.
Venises





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musica
5 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 42 – Indovinelli: i magnifici tre
State ascoltando tre frammenti, montati in successione, di tre diversi autori.
I tre autori sono (in ordine rigorosamente alfabetico):
Beethoven,    un ‘Intruso’,    Mozart.
Domanda:  Associare i pezzi agli autori nell’ordine giusto.
Venises

Risposta all’indovinello. I tre pezzi sono, nell’ordine:
1) Brunetti - Sinfonia n.26 – Finale. Allegro di molto
2) Beethoven - Eccosaise In Re Maggiore Wo 22
3) Mozart - Sonata (Duo) for Bassoon and Cello




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musica
4 gennaio 2008
BRICIOLE MUSICALI 41 - Indovinelli: Chi è?
Chi ha composto la musica che state ascoltando?
(Sempre più difficile)
Venises







Seconda parte 
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte
Primo movimento del Concerto per Violino ed Orchestra D-dur, Op. 35 di Peter Ilic Tchaikovsky (1840-1893)

Jacques Offenbach (1819-1880): Allegro vivo - Cancan da Gaîté parisienne




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musica
30 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 40 - Chopin, Notturno n.1, op. 27
[Rimandiamo il prossimo indovinello per farvi ascoltare un pezzo scelto da vulvia (co-vincitrice del precedente indovinello), e che suona come un gentile rimprovero a Venises, per non aver ancora mai trovato il tempo di proporvi Chopin.
Nell'esecuzione di Artur Rubinstein, ascoltate Frédéric Chopin (1810-1849), Notturno n.1 in C sharp minor, Op.27]
Venises




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musica
30 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 39 - Indovinelli: il Trio misterioso
[Indovinelli musicali.
State ascoltando tre movimenti da un concerto per 3 strumenti (una ben strana assemblea).
Chi riesce ad indovinare quali sono, questi tre strumenti?
Avete 3 tentativi a testa, 24 ore per rispondere - e potete vincere il diritto a scegliere la prossima musica.
Buona fortuna]
Venises

Soluzione (vedi commenti per i vincitori):
Muzio Clementi (1752-1832), Dodici Walzer per Pianoforte, Tamburello e Triangolo, Op. 38 (abbiamo selezionato l’undicesimo, il sesto ed il nono).
A proposito di strumenti bizzarri, godetevi i filmati musicali per ora (courtesy of C.), stasera nuovo indovinello, sempre più difficile.




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musica
29 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 38 – Indovinello: Pruriti
[Indovinello:   Chi ha composto questa musica?

Eccovi qualche aiutino:
1)    era russo, perse la madre da bambino, era un virtuoso del pianoforte
2)    non era un genio ma al più un talento
3)    a diciannove anni, scrisse un famosissimo Preludio in C sharp minor che il pubblico non smise mai di chiedergli di eseguire e la cui popolarità – a suo dire – oscurava composizioni più belle ma successive
4)    quando compose la musica che state ascoltando il fuoco sacro gli si era spento ed era precipitato ormai nei luoghi comuni
5)    adorava Tchaikovsky, che però lo rimproverava di eseguire la sua  ‘Sleeping Beauty’ con troppo rispetto, di subordinare il proprio slancio all’autorità e così di privare il lavoro di forza e brillantezza
6)    nel 1923, dopo averne studiato i disegni, regalò circa 60.000$ (di oggi) a Igor Sikorsky dicendogli: “Credo in te, inizia a costruire i tuoi aeroplani, me li ridarai quando potrai”.
7)    Non si considerava affatto un bravo pianista e quando le sue esecuzioni al pianoforte erano trasmesse in diretta alla radio, pretendeva che invece venisse trasmessa una sua registrazione al posto dell’esecuzione dal vivo.
8)    Non eseguì mai più al piano il suo Terzo Concerto per Pianoforte ed Orchestra dopo averne ascoltato l’esecuzione di Vladimir Horowitz.

Di S. R. (1873-1943) state ascoltando il terzo movimento (Adagio) della sua Seconda Sinfonia, nell’esecuzione della Concertgebouw Orchestra diretta da Vladimir Ashkenazy.
Venises

P. S. = In genere cerco di evitare le sinfonie perché fulmini non vuole chiasso nel suo Blog ma stavolta mi prudevano le mani e così mi sono permesso una grattatina, perdonate.




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musica
25 dicembre 2007
BRICIOLE MUSICALI 37 – Rachmaninov: Vocalise
[Sergei Rachmaninov (1873-1943) fu un bambino prodigio però di una categoria specialissima: quella dei talenti pigri. Era altissimo (quasi due metri) e aveva delle mani gigantesche. Fu un virtuoso del pianoforte e la bravura dell’esecutore rese la vita difficile al compositore. Tchaikovsky lo scoprì e lo incoraggiò. Si recava alle sue performances e batteva furiosamente le mani alla fine, decretando con la propria autorità musicale l’inevitabile successo dell’amico più giovane. Nel 1892 vive una vita intera: scrive Morceaux de Fantaisie per piano (includono il famosissimo ‘Preludio in C sharp minor’, che lo perseguiterà per il resto della vita); viene scoperto da Tchaikovsky; scrive il suo primo Piano Concerto (Op. 1). Non è più solo un pianista: è diventato un compositore.
L’anno successivo Tchaikovsky muore e così Sergei perde il suo mentore. Ancora pochi anni e il 27 marzo 1897 arriva la svolta della sua vita: la prima della sua Sinfonia No. 1 (condotta da un Glazunov probabilmente ubriaco) viene fatta a pezzi dalla critica (alla quale si aggiunse il complimento personale di Tolstoj che dopo averlo invitato a cena gli disse: “Chi sente il bisogno di una musica del genere? Voglio che lei sappia quanto non mi è piaciuta. Non-sense, proprio come Beethoven”). Sergei non ce la fa ad assorbire il colpo, distrugge il manoscritto, smette di comporre e precipita nella depressione più buia.

Il resto ve lo facciamo raccontare da alcuni estratti (liberamente riassunti) di un saggio di Emanuel Garcia: Rachmaninov e Scriabin: Creatività e Sofferenza nel Talento e nel Genio (Psycoanalytic Review, 91(3), June 2004, pp. 423-442) nel quale l’autore ci dà la sua definizione di Talento (esemplificato da Rachmaninov) e di Genio (rappresentato da Scriabin).

Freud sosteneva che nemmeno la psicanalisi riesce a penetrare il mistero della creatività ed infatti l’unico esempio di (qualcosa di prossimo ad un) trattamento psicanalitico di un genio che si conosca è una passeggiata di quattro ore di Gustav Mahler con Sigmund Freud per le stradine della cittadina olandese di Leida (Leiden).
Ecco cosa succede a Sergei (secondo Garcia): la sua Prima Sinfonia è un vero capolavoro, una ribellione contro lo stile di Tchaikovsky. L’insuccesso sprofonda Sergei nella più totale mancanza di fiducia in sé stesso (per aver osato troppo), dalla quale uscirà molto più tardi soltanto grazie all’ipnositerapia dell’analista Nikolai Dahl, scrivendo il Secondo Piano Concerto, un lavoro che Garcia considera totalmente ‘tchaikovskiano’. Rachmaninov esce dalla depressione con un atto d’auto-immolazione artistica, secondo Garcia: e in lui si spegne per sempre il fuoco sacro (NB: la  ‘Rapsodia su un tema di Paganini’  e  ‘Vocalise’  appartengono all’ultimo periodo. La sua opera più famosa, Danze Sinfoniche, è la sua ultima composizione).
Rachmaninov e Scriabin sono colleghi al Conservatorio di Mosca. L’importanza che Sergei attribuisce ai voti e al giudizio degli insegnanti è disgustosa mentre Alexander reagisce al rifiuto da parte dell’istituzione di permettergli di terminare il corso di composizione in un tempo più breve del solito (privilegio invece accordato a Rachmaninov) sbattendo la porta e rinunciando a conseguire il titolo.
Ancora: entrambi perdono la madre giovanissimi ed entrambi vengono affidati alle cure di un sostituto materno (nonna e zia, rispettivamente) che dedica la propria vita al fanciullo: Sergei viene asfissiato dalla disciplina (che rifiuta) mentre ad Alexander viene permesso di svilupparsi liberamente (è sempre Garcia che parla, Venises ascolta)
Ancora: hanno lo stesso insegnate di piano (Zverev); Rachmaninov vince la Grande Medaglia d’Oro per piano e composizione, Scriabin la piccola medaglia d’Oro per piano (e su questo dettaglio Garcia s’è perso Venises). Alexander in una competizione pianistica s’infortuna molto gravemente la mano destra: reagisce a questa crisi profonda con un atto di creazione, componendo la sua prima Sonata.
Be’, ci fermiamo qui, ormai vi sarete fatti un’opinione e la lista dei tags è già così lunga che ci si può facilmente trascorrere la giornata intera a ruminarla tutta.

Di Sergei Rachmaninov (1873-1943) state ascoltando: ‘Vocalise’, Op. 43, No. 14 (1912) in tre diversi arrangiamenti: per voce solista (Natalie Dessay);  per orchestra;  per pianoforte e violoncello.]

Venises

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Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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