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letteratura
7 marzo 2008
AGATHOTOPIA - 11 - L'occasione di Ciccio
Era un muratore siciliano, piccolo un po' grassoccio, avrà avuto quarant'anni. Era venuto a Genova con la speranza di una vita migliore e di poter mandare qualche soldo ai genitori che erano rimasti al paese, non era sposato.

Allora il lavoro non mancava e aveva pensato di fare “salire” anche loro.

Poi improvvisamente la crisi, non se lo aspettava, perse il lavoro. Si arrangiava con piccoli lavoretti in giro, rifare un pavimento, intonacare una parete. Non andava bene.

L'ho incontrato un giorno in un carruggio, era contento, era arrivata la sua occasione, aveva conosciuto un geometra, c'era la possibilità di guadagnare molto in Olanda, c'era solo bisogno di un po' di soldi per entrare in società e lui aveva trovato chi gli aveva fatto un prestito, sarebbe partito presto.

Avrà avuto quarant'anni Ciccio quando lo trovarono impiccato in casa. Dicevano che era ricorso agli usurai e che il suo socio era sparito con i soldi.

Un viaggiatore



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letteratura
7 febbraio 2008
AGATHOTOPIA - 10 - Un viaggiatore, Roberto si svegliò una notte

Roberto andò a dormire tardi quella sera, era stato con gli amici e forse aveva bevuto troppo, era stanco e s'addormentò subito.

Si svegliò improvvisamente di notte, o meglio, si trovò in quello stato di dormiveglia in cui a volte si sentono delle voci o ci si sente chiamare.

Provò un senso di disagio, si girò nel letto e guardò verso la poltrona nell'angolo, una luce fioca entrava dalle persiane chiuse, gli sembrò di vedere un uomo seduto, il disagio diventò ansia, ora lo vedeva bene era seduto con le gambe accavallate e lo fissava con uno strano sorriso. Si coprì il volto con il lenzuolo e chiuse gli occhi.

Il mattino seguente, con un certo timore, guardò verso la poltrona. Non c'era più, doveva aver sognato, certo aveva sicuramente sognato, il timore si trasformò in allegria.

Passò la giornata con gli amici a ridere e scherzare.

Quella sera si addormentò tranquillo, poi sentì che era tornato, era lì come la notte precedente, con quello strano sorriso. Chi era? Che cosa voleva? Non osava chiedere. Non riuscendo a capire il perché di quella presenza non poteva prevedere quale sarebbe stata la sua reazione ad una domanda, aveva paura.

Ormai tornava tutte le notti al punto che Roberto si era abituato a lui, riusciva persino ad alzarsi, per andare a bere un bicchiere d'acqua, passargli vicino e rispondere al suo sorriso, lui non parlava e Roberto lo assecondava con altrettanto silenzio anche se avrebbe voluto capire, ma forse era meglio così.

Poi d'improvviso una notte vide la poltrona vuota. Non sarebbe più tornato? Non aveva mai parlato, perché allora era venuto? E se fosse tornato di giorno in mezzo ai suoi amici? Sarebbe stato terribile.

Un viaggiatore




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CULTURA
7 gennaio 2008
AGATHOTOPIA - 9 - Giustino e Genova

[I NOSTRI INVIATI – 53 - Khútspe, Genova, Pensionati al campo da bocce di Salita Oregina, 2007]


Giustino decise di tornare

Giustino era emigrato in Australia all'età di ventitré anni.

Aveva fatto fortuna e si era sposato. Rimasto vedovo, senza figli aveva deciso di tornare a Genova, la sua città.

Comprò un appartamento nello stesso quartiere dove aveva vissuto, ritrovò i vecchi amici, erano tutti figli di operai nati e vissuti in quel quartiere, mancava solo Carlo, era morto qualche anno prima, lui era stato il suo amico migliore.

Parlavano dei loro ricordi giovanili, avevano ricordato il soprannome di Giustino, U caputtun, il cappottone, e avevano riso, quando era bambino, sua madre gli aveva comprato un cappotto di una misura molto più grande perchè doveva durare negli anni.

Un giorno Roberto, erano soli al club dei pensionati, gli aveva ricordato che una volta lui si era comportato male con un certo Gianni, glielo aveva detto sorridendo, senza aria di rimprovero, un ricordo come tanti.

Lui ci era rimasto molto male, non aveva mai dimenticato quell'errore ma non ci aveva dato molto peso, non lo sapeva nessuno. Ora era dispiaciuto che anche loro sapessero, non pensava che loro conoscessero quel ragazzo. Lo aveva confessato solo a Carlo, solo lui poteva averlo detto, non se lo sarebbe mai aspettato.

Ma allora perchè non glielo avevano detto subito, perchè ora Roberto gli ricordava una cosa così lontana nel tempo? Loro non avevano mai sbagliato? Era una scorrettezza, si sentiva offeso.

Aveva negato tutto, loro non avevano capito niente, aveva avuto uno scatto di collera e, cercando di spiegare, si era contraddetto più di una volta.

I suoi amici volevano solo che lui fosse sincero con loro. Avevano ripreso quel discorso, non era importante quello che era successo, per loro era importante la sua sincerità e lui cambiava la versione dei fatti ogni volta. Non si erano visti per molti anni ma per loro Giustino era rimasto l'amico di un tempo.

Lui di fronte ad una accusa ingiusta non si sarebbe mai arrabbiato, ne avrebbe discusso. Ora lentamente cambiava.

Il suo comportamento era diventato incomprensibile, si era chiuso in se stesso e vedeva gli amici sempre meno, non andava più tutti i giorni al club dei pensionati.

A volte si lasciava scappare una parola, qualcosa che voleva nascondere, una parola che forse nessuno aveva notato, allora nella paura di essere scoperto la ridiceva spiegando goffamente, quindi facendola notare.

Dava strane spiegazioni che solo a chi vuol nascondere qualcosa può venire in mente di dare.

Si infastidiva se qualcuno riusciva a fare quello che non riusciva a fare lui. Era diventato insicuro e nascondeva la sua insicurezza facendo credere che quelle cose non lo interessavano.

Ancora una volta Roberto riprese quel discorso solo per spiegare che lui non voleva certo rimproverarlo, litigarono e in un momento di rabbia Roberto lo accusò di qualcosa che non pensava.

Lui ne fu felice, poteva dimostrare che su quel punto sbagliava e quindi poteva sbagliare su tutto, da quel momento se ne avesse ancora parlato avrebbe insistito sull'errore dell'amico, sapeva che lui non pensava quello che aveva detto ma fece finta di crederci.

E poi, certo lui aveva sbagliato, ma non fino in fondo, certo suo malgrado, ma non era riuscito nel suo intento, quindi di quale colpa parlavano?

Andava a mangiare sempre nella stessa trattoria, per mesi il suo tavolo era stato quello vicino alla finestra, ora aveva deciso di cambiare e si sedeva al tavolo in fondo, nell'angolo. Lì era tranquillo, poteva guardare tutti di fronte o alle spalle, nessuno poteva guardarlo senza essere visto.

Riusciva a gustarsi in tutta tranquillità un piatto di minestrone col pesto alla genovese, proprio come lo faceva sua madre.

Un viaggiatore

letteratura
7 dicembre 2007
AGATHOTOPIA - 8 - (FIGURE 1) Francisco

[Khùtspe, Genova, Vicolo di San Cristoforo, 2007]

Francisco

Era originario di Tenerife, da tanti anni che stava in Italia non aveva imparato a parlare l'italiano.
- Parlo italiano, sia bello chiaro, come una vaca olandesa.
Era sposato da cinque anni quando arrivò a casa e sua moglie gli disse: - Francisco cos'hai? Mi sembri strano, ma sei ubriaco?
- Cosa dise Tina? Son due anno che arrivo a casa imbriago, te ne accorge adesso?
- Non me ne ero mai accorta.
- Allora tu non me guarda, tu non me vuole bene.
Francisco era  un elettricista di bordo, aveva navigato molto, eppoi a Genova aveva conosciuto Tina, si erano sposati e s’era fermato. Era andato via dalla Spagna, ai tempi di Franco. La sua partenza dall'aeroporto di La Coruña fu burrascosa. Fermato dalla polizia per il suo accento particolare
- Alla illa Canaria tenemo un acento diverso.
E aggiunse alle loro domande:
- Prima soi canario poi espagnol e poi me cago la puta madre de Franco.
Scappò correndo nascondendosi tra la folla. Grande bevitore, girava il mondo:
- Ia era el più grande embriagon de lo mundo, poi una mattina me era svegliato con tuta la faccia che me faceva male, me era picchiato con tre norvegese, entonse ho cominciato a pensare che l'alcol me faceva male.
I suoi racconti avevano dell'incredibile ed erano veri, lui era troppo sincero e persino ingenuo per non dire la verità, era sempre pronto allo scherzo, era un uomo generoso. La malattia di Tina si rivelò con evidenza quando si ruppe un braccio. Ero andato all'ospedale con Francisco quando lei disse: - Mi raccomando Francisco se muoio mettimi il vestito blu.
- Cosa pensa Tina? Non se muore por una frattura.
All'uscita camminammo per un po' in silenzio poi lui mi guardò e disse:
- Mi muie soffre de nervi, ora comincio a preoccuparmi, voglio molto bene a mi muie.
Aveva da tempo quasi smesso di bere, beveva solo birra e moderatamente.
- Hai chi essere sempre lucido e pronto per aiutare una donna che me ama.
Tina cominciò a minacciare il suicidio dopo poco che era tornato a casa, era diventata gelosa, si vedeva brutta, Francisco a 55 anni aveva un aspetto molto giovanile. Lui doveva sorvegliarla in continuazione, la vicina di casa stava con lei quando lui andava a fare la spesa. Poi cominciarono le urla, lo rimproverava di non portarla a trovare suo padre che telefonava sempre. In realtà suo padre era morto molti anni prima. Decise di portarla in una casa di cura, andato a vedere il posto,  si guardò intorno e decise:
- Non porto mi muie in mezzo a quella gente strana.
Ero a Tolmezzo quando telefonando ad un amico seppi che Tina era morta qualche mese prima. Non avevo mai telefonato a Francisco, me lo aveva chiesto lui:
- Non telefonare. Tina col telefono se agita.
Tornato a Tenerife, Francisco non l'ho più visto.

Un viaggiatore

letteratura
7 novembre 2007
AGATHOTOPIA - 7 - Una scatola con dei motivi allegri.
Era una statuetta di gesso smaltato, piuttosto brutta. Non si capiva neppure bene che cosa volesse raffigurare, di certo un ragazzo vestito in modo dimesso, certo un povero. L'aveva comprata Greta, sicuramente in un mercatino itinerante, doveva averla trovata in mezzo ad altre tutte uguali.

L'aveva messa, tra il disappunto degli altri componenti della famiglia, su un bel mobiletto in mezzo ad altre statuine più belle, certo di valore. Non avevano torto, era proprio brutto e in mezzo alle altre si notava ancora di più. Si sentiva imbarazzato, lui ammesso tra quelle statuine di porcellana finissima che sembravano snobbarlo, imbarazzato come l'operaio di Pasolini ammesso tra gli affreschi di Piero a Arezzo. Loro erano sicuramente ricche, tutte avevano qualcosa in mano, lui non aveva niente.

Le spolveravano con delicatezza, certo pulivano anche lui, ma in modo diverso, con fastidio per non dispiacere a Greta, lo rimettevano sul mobile in modo quasi violento, forse nella speranza che si rompesse. Riuscirono solo a lasciare dei segni sul legno e questo aumentò la loro ostilità verso di lui. L'artigiano che l'aveva modellato non era un artista ma gli aveva dato robustezza e poi Greta lo voleva, a volte lo puliva lei con cura, allora pensava che forse non era così brutto. Una mattina quando lei, dopo averlo spolverato, lo aveva rimesso in mezzo agli altri aveva notato di essere il più alto. Si sentiva importante, dalla finestra entrava il sole, lui amava la luce, era stato fortunato. Forse chi fra gli altri mostrava, a parte Greta, più affetto per lui era proprio chi desiderava che sparisse, ma lo accettava proprio per Greta. Per loro lui era sempre così presente e così diverso e quindi così lontano. Fecero di tutto per accettarlo, provarono persino ad amarlo, a pensare che avesse una utilità, e fu proprio per questo che si sentì umiliato, non lo avrebbero mai fatto per altri, gli altri sarebbero stati i benvenuti.

Era prevedibile che sarebbe successo: una mattina Greta lo mise sul mobile di fronte, subito non capì poi lei lo mise con freddezza in una scatola bianca disegnata con dei motivi allegri, che poteva dire? Al suo posto era stata messa una statuetta degna delle altre, un giovane ben vestito dall'aspetto allegro e gentile. Era comunque una bella scatola, lui poteva essere solo grato per il periodo concesso. Essere messo in quella scatola non voleva dire essere buttato via, voleva dire essere conservato in maniera tale che se fosse servito in futuro poteva essere recuperato. Quando lei mise il coperchio si adattò per un attimo al buio, ma solo per un attimo, dagli umani aveva appreso un grosso difetto: l'orgoglio. Lo aveva messo in cantina, così chiamano il locale dove si mettono le cose vecchie che possono ancora servire, quando lei uscì, lasciandolo al buio, nessuno sentì un lieve rumore come di un coperchio di cartone che si solleva, e poi chi poteva pensare che una statuetta di gesso potesse muoversi? Le cose inanimate non si muovono e proprio per questo non fanno rumore e nessuno lo capisce. Soltanto i bambini, perché sono fantasiosi e innocentemente bugiardi, possono dire di aver visto una statuetta sulle scale, solo i bambini possono dire di averla vista in una casa sulla collina, così lontano dal centro della città. Ma i bambini sono bugiardi, fantasiosi e lui era così brutto, così uguale agli altri che sicuramente doveva essere un altro uguale a lui che era stato visto. Non gli importava molto di essere stato escluso, neanche il motivo per cui lo avevano fatto, sicuramente, con la sua assenza, era scesa in quella casa la tranquillità della speranza. Quello che lo aveva ferito era che era stata lei, Greta, a chiuderlo in una scatola e questo gli fece capire il suo cambiamento, cosa può diventare una piccola, stupida, insignificante statuetta di gesso, il carattere degli umani, imparato da loro, l'astio, la vendetta, il non dire le cose, l'essere bugiardi all'occorrenza.

Si mente il meno possibile soltanto se si mente il meno possibile, non se si ha il minimo possibile di occasioni per farlo. (Franz Kafka, Aforismi di Zürau.)

Ecco ora aveva capito, aveva imparato, ora era pronto, sapeva mentire nel modo peggiore: il non dire e soprattutto il saper sorridere e far finta di non capire. Ne aveva il diritto, aveva sofferto e questo toglieva a loro il diritto alla lealtà, soprattutto a Greta, era stata lei a rinchiuderlo in quella scatola lei che pensava di essere stata costretta dagli affetti, ma era solo convenienza, pensava a se stessa, poteva rifiutare di metterlo da parte ma non era riuscita a farlo, aveva cercato un'altra statuina. Era bella quella casa sulla collina, molto più bella della casa di Greta, non c'era il silenzio che lui aveva imparato, loro parlavano, lo guardavano sorridendo. Si era abituato al buio della scatola e ora gli piaceva uscire alla sera al buio, chissà cosa succedeva in casa di Greta, sicuramente erano felici che lei avesse deciso di sbarazzarsi di lui. Il non vedere Greta lo rendeva triste ma ormai qualcosa era cambiato. Eppure sentiva che quella statuina che aveva preso il suo posto non era quello giusto, sentiva che Greta sarebbe tornata, non si stupì quindi quando lei sollevò il coperchio della scatola, lo prese e lo riportò in casa, lei non si accorse che lui era cambiato, aveva imparato molto bene a nascondere i suoi sentimenti. Fu rimesso al suo posto, sembrò tutto tornato come prima ma non ci volle molto a capire che l'altra statuina era in un'altra stanza e che lei continuava a vederlo. Ora lui si assentava di giorno e nessuno notava la sua assenza, non si accorsero neppure di non averlo spolverato quella mattina, neppure Greta lo aveva notato, lui non c'era. Tornò nel pomeriggio stranamente allegro. Forse le statue di gesso non hanno vita lunga o forse si ammalano come gli uomini, non certo al cuore, forse al sangue, ma hanno il sangue? Sicuramente muoiono in modo diverso, alcune ingialliscono e nessuno si accorge che sono morte, lui preferì una morte diversa. Una mattina lo trovarono in frantumi, pezzi piccolissimi, ridendo lo raccolsero con una paletta e lo buttarono nella spazzatura, poi infastiditi tolsero la polvere che aveva lasciato.

Dopo qualche tempo lo ritrovarono al suo posto, ma non ne avevano raccolto le briciole? Greta ne aveva comprato un altro uguale? Non dissero niente, lo osservarono attentamente, certo era talmente identico da sembrare lo stesso, il suo aspetto esteriore era proprio lo stesso.

Un Viaggiatore

letteratura
7 ottobre 2007
AGATHOTOPIA 6 - Ulisse
 

Ulisse

 

Assetato di conoscenza, di sapere, di scoprire, scaltro.

Per dieci anni andò alla scoperta di posti mai visti,

mosso dalla sete di conoscenza e inventò
incredibili vicissitudini per Penelope,

pretendendone la fedeltà, lui infedele in nome della scienza.

Pare che abbia pianto una volta, parlando con Alcinoo,

raccontando di avere inventato il cavallo di legno.

Non si ha notizia invece di un suo pentimento

per aver convinto gli Achei, in nome del ragionamento,

della necessità di uccidere il figlio di Ettore,

fu così che Neottolemo scaraventò Astianatte bambino dalle mura di Troia.

Fu così, in nome della logica.

Un Viaggiatore

letteratura
7 settembre 2007
AGATHOTOPIA 5 - Gelosia

Lo aveva detto alle sue amiche, confidenze fra donne, suo marito era senza motivo gelosissimo. Lui lo aveva saputo ed era diventato ancora più sospettoso.
Di notte lei parlava nel sonno, lui faceva finta di dormire e restava in attesa ad ascoltare.
Roso dalla gelosia cominciò a bere. Qualcuno gli disse che quelli che parlano nel sonno rispondono alle domande. Lei rispondeva con voce confusa, poi nel tempo sempre più chiara. Finalmente avrebbe saputo. Lui beveva sempre di più, lei continuava a parlare, finalmente disse tutto, parlava, parlava e lui russava, russava.

Un viaggiatore

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letteratura
7 agosto 2007
AGATHOTOPIA 4 - I mangiatori di muffa

Sono i mangiatori di muffa, non hanno altro e comunque non possono non mangiarla, almeno con i polmoni e il cervello. Si dividono in due categorie, quelli che la digeriscono e quelli che non la digeriscono. I primi maledicono il passato e il presente sperando che cambi qualcosa, sperando in un futuro migliore. I secondi non la digeriscono e la rifiutano, vogliono cambiare cibo sapendo che si farà di tutto per fargliela accettare, sono quelli che non si rassegnano, sono quelli pericolosi.

Un viaggiatore




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letteratura
7 luglio 2007
AGATHOTOPIA 3 - Mugik Epù
Mugik Epù secondo alcuni è il nome di un condottiero.
Questo nome fu trovato inciso su una pietra che pare sia un frammento di un blocco più grande dove sono descritte le gesta di un generale.
Molte e mirabili furono le imprese di questo eroe fiero e generoso, fondatore della nostra civiltà, per cui attorno a questo nome sorsero molte leggende tramandate dai padri ai figli attraverso i secoli per insegnare loro il rispetto delle leggi, l'amore verso Dio e la generosità.
Per altri invece, Mugik Epù, altro non sono che due parole pronunciate da un bambino e che un padre amoroso scrisse sulla pietra a ricordo. (1981)

Un viaggiatore
152



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letteratura
7 giugno 2007
AGATHOTOPIA 2 - Il ponte
Avevamo pensato di distruggere il ponte per impedire il loro arrivo. Ma poi pensammo che sarebbe stato come il ponte di Dirschau, il ponte che i polacchi avevano distrutto nel 1939 ma i tedeschi erano arrivati comunque in Polonia, anzi forse erano già passati e ora talmente distanti da non poterli più vedere, anzi forse si erano fermati qui talmente da tanto da non poterli più riconoscere, anzi forse noi siamo i loro figli. Deve essere proprio così perchè quella nostra libertà di allora ci sembra così esagerata che tornando a sera dal lavoro, sfruttati, molto stanchi, siamo soddisfatti.
Un viaggiatore (1993)
199



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letteratura
30 aprile 2007
AGATHOTOPIA 1 - Il camaleonte
IL CAMALEONTE
Questa è una storia vera, per questo non dirò il nome del ragazzo di cui scrivo, la storia si svolge a Torino.
Il camaleonte era un ragazzo colto, intelligente, per gli amici era simpatico. Era sempre in cerca di ragazze e con loro sapeva trasformarsi, sapeva mostrarsi gentile o rude, allegro o triste, ostinato o accomodante. Sapeva persino cambiare voce, cambiava colore.
Era sempre capace di trovare una ragazza disponibile, bastava uno sguardo e capiva se quella ragazza era sensibile ai complimenti. Preferiva quel tipo di ragazze perchè per lui erano le più facili, meglio ancora se la ragazza aveva un ragazzo. Questo lo rendeva tranquillo dato che anche lui aveva una ragazza, entrambi dovevano mantenere il segreto. ( Penso che non capisse molto di ragazze) Sceglieva la ragazza, diventava verde brillante e si dirigeva verso di lei. Era uno strano ragazzo, voleva arrivare in fretta al punto, ma se dopo un po' si baciavano rimaneva deluso, come molti ragazzi amava il gusto della conquista. Alla sera parlando con gli amici diventava grigio diceva che era una ragazza troppo facile, di quelle che escono con tutti, una puttanella, se poi lei invitata a casa lei diceva: Andiamo a letto, in mezzo agli amici diventava nero.
Non poteva fare a meno di scrivere biglietti, questo biglietto era sempre rosso come la busta, bastava scrivere una riga, per esempio: “Grazie per la bellissima domenica”. Funzionava sempre.

Era poi abilissimo nel lasciare una ragazza, riusciva quasi sempre a farsi lasciare, ma anche quando doveva essere lui a farlo raggiungeva l'apice della rappresentazione. Mostrava dolore, riusciva persino a piangere, specialmente dopo che gli avevano detto che la sua ragazza, in Germania per un corso di tedesco, era tornata e avendo saputo la cosa voleva ripagarlo e cercava il ragazzo dell'altra.
[Nasce oggi una nuova rubrica bilingue (italiano e inglese), AGATHOTOPIA (che vuol dire ‘un buon posto per vivere’), l’autore o l’autrice si velano dietro il soprannome ‘Un viaggiatore’.]
THE CHAMELEON
The chameleon was a nice fellow, educated and smart, he was always looking for girls and he knew how to change his manners to suit the situation. Showed himself kind or rough, merry or sad, obstinate or complacent, he could change his voice and even colour.
He was always able to find an easy girl, a glance was enough to understand if she was sensitive to the compliments, he preferred that kind of girls for they were the easiest for him, even better if they had a boyfriend. This was making him quiet because he also had a girlfriend, they both had to keep the secret. (Well, I think he didn't know much about girls) He chose one girl then he turned into a brilliant green and pushed up her. He was e funny boy he wanted to reach second base quickly but if after a while they snogged he was disappointed, like many other boys he loved the taste of conquest. In the evening talking to his friends, and becoming grey, he said she was just a little slag and he would become black when told his friends that she, invited in his flat, would tell him – Let's go to bed.
He couldn't help writing cards to girls, the cards had to be red, as the envelope and not too small, one sentence was enough, for example : Tanks for the nice time on Sunday, it always worked. He had a gift for leaving a girl, he usually managed to be left, but even when he had to leave her, he reached the top of his performance.
He showed pain, he was even able to cry, especially when he heard that his girlfriend, in Germany to learn the language, had returned and having heard everything, she wanted to repay him and was looking for that girl's boyfriend.




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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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