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POLITICA
5 marzo 2008
PROVE DI DISCUSSIONE - 15 - Il punto di vista di 'Un viaggiatore'
Berlusconi e Veltroni ci chiedono di esprimere, alle prossime elezioni, un voto utile.
Chiedono a una parte dell'elettorato di rinunciare a una libera espressione di voto e di esprimere un voto CONTRO.
Si cerca una vittoria elettorale non solo attraverso il consenso ma anche attraverso la demonizzazione dell'avversario.
Questo, oltre a evidenziare l'incapacità dei due leaders di attrarre l'elettorato con una proposta politica, evidenzia un problema di democrazia, la rinuncia da parte di molti a esprimere nel voto le proprie idee.
Sono uomo di parte e mai vorrei vedere Berlusconi al governo del mio paese ma neanche vedere cancellata la sinistra. A questo proposito devo dare atto a Veltroni di sincerità nelle sue dichiarazioni al 'El pais': "Non siamo di sinistra, siamo progressisti", ma forse doveva dirlo prima della valanga di voti che lo hanno eletto segretario del PD.
Certo capisco anche che ci sia un problema di governabilità, ma credo che questo non si risolva ricorrendo a leggi elettorali più o meno furbe o inique come l'attuale, anche qui c'è un problema di democrazia.
Non oso neanche chiedere a Veltroni o Berlusconi se hanno un pensiero forte che interpreti la realtà.
In Italia abbiamo usato diversi tipi di voto, voto convinto, voto disgiunto, voto di scambio, voto utile, ricordo l'appello di Indro Montanelli nel 1976 contro il pericolo comunista: "Turatevi il naso e votate DC".
Andrò a votare e il mio sarà un voto senza aggettivi.

Un viaggiatore
SCIENZA
5 febbraio 2008
PROVE DI DISCUSSIONE - 14 - i Partiti, lo Stato, la dissolvenza incrociata

Se pensiamo in profondità cosa sta succedendo in Italia (da qualche decennio) scopriamo che i Partiti Politici non funzionano più, ma anche qualcos'altro.

Muoiono partiti  politici vecchi e nascono partiti politici nuovi, muoiono vecchie coalizioni politiche – è accaduto prima al ‘centro destra’ e poi al ‘centro sinistra’ – e nascono nuove coalizioni politiche. Ma tutto questo formicolio del “nuovo” non sta producendo il superamento del “vecchio”. Perché tutto questo accade? Secondo me accade perché i Partiti in quanto organizzazioni politiche storicamente determinate non svolgono più una funzione storicamente progressiva -  questo è chiaro - ma anche e soprattutto perché lo Stato Nazionale non funziona più nel suo insieme - e questo non è ancora chiaro.

Tutto nasce, vive, muore. Lo Stato Nazionale è nato tra Rinascimento e Riforma, si è sviluppato nei secoli del mondo moderno, e in questi nostri anni difficili sta morendo. Dalla sua scomposizione strutturale e funzionale stanno nascendo, faticosamente, empiricamente, nuove forme di associazionismo molecolare – la Rete Blog per esempio, e di governo generale – l’Unione Europea per esempio.

Naturalmente, il passaggio a queste nuove forme di vita associata e organizzata, molecolare e generale, democratica e organica, non è e non può essere immediato, “a stacco” – come si dice nel montaggio cinematografico, ma processuale,  “in dissolvenza incrociata”.  Ecco, ci troviamo proprio nel bel mezzo di una dissolvenza incrociata: non si vede più bene l’inquadratura antecedente e non si vede ancora bene l’inquadratura seguente. Tutto è confuso e ci gira un po’ la testa.

Fulmini

Post Scriptum

Finisco di scrivere questo post, esco di casa, compro il giornale e vado alla posta, entro, mi dispongo in fila, apro il giornale e leggo un’intervista a Giulio Andreotti, uomo di Partito e uomo di Stato, sulla crisi politica italiana:

“La politica viveva di strutture regolari, i partiti, che avevano le loro sedi per discutere, le sezioni, i loro giornali. Altre strutture regolari solide. I partiti decidevano sulla base dei loro equilibri ma anche di un rapporto diretto con il loro elettorato. Oggi non ci sono più quelle strutture di mediazione tra la gente e la politica che erano i partiti.” (la Repubblica, venerdì 1 febbraio 2008)

CULTURA
5 gennaio 2008
PROVE DI DISCUSSIONE - 13 - E' più divertente creare o potere?
Secondo me è più divertente creare (martellando la tastiera o disegnando sulla sabbia o componendo un gesto) che esercitare potere (su se stessi o su altri), perché creando ci si libera di ciò che si era, delle incrostazioni conformistiche, delle tradizioni consolatorie, delle ripetizioni ossessive, e si dà forma al disorganico, disperso, insensato groviglio di eventi, esseri, paesaggi che rotea intorno a noi come un nugolo di mosche intorno a un morituro.

Scrivo questo ricordando Vincent van Gogh.


[fotografie 373 - Amsterdam, VAN GOGH MUSEUM, 2 gennaio 2008]

Fulmini

Su potere e conoscere ho scritto ricordando Anna Politkovskaja.


CULTURA
10 dicembre 2007
PROVE DI DISCUSSIONE - 12 - Fabio Benincasa, La famiglia 'naturale'

[I NOSTRI INVIATI - 45 - Leonardo Ancillotto, Germani reali (Anas platyrinchos), Roma, Villa Pamphili, primavera 2006]

Una mia amica blogger (http://bluelektra.ilcannocchiale.it) nella dotta introduzione alla sua tesi di laurea, faceva notare come negli ultimi tempi si sia discusso molto e a sproposito di famiglia «naturale». A destra si teme per questo istituto, minacciato dalla montante marea islam-omo-lesbo-porno-scopacchiona. A sinistra, anche quando si risponde per le rime perorando la causa delle unioni civili, si omette di portare la discussione su un terreno più generale e scientifico.
 
Un annoso dibattito nelle scienze umane, specialmente nel campo dell’antropologia, ha da tempo messo in dubbio che esista qualcosa che sia definibile «famiglia naturale». Tutto questo dibattito scientifico e culturale che ha coinvolto autori del calibro di Claude Levi-Strauss o di Margaret Mead, non è minimamente tenuto in considerazione in sede politica, «eppur si move» come avrebbe chiosato il povero Galileo.
 
E si move anche la concezione della famiglia, che come sanno storici e antropologi non è affatto un portato naturale, cioè con basi biologiche predeterminate. Non c’è dubbio che il mammifero umano debba essere accudito per lungo tempo prima di diventare autonomo, ma che questo debba naturalmente avvenire in una famiglia mono-nucleare che mangia i sofficini Findus è un altro paio di maniche.

Non solo nessuno è riuscito a provare che la famiglia abbia queste supposte basi naturali, ma è evidente che quella che viene definita tale in Italia ha pochi riscontri nelle isole Trobiand o fra gli indios dell’Amazzonia. Se poi guardiamo indietro al passato ci accorgeremo che la famiglia di epoca romana non somiglia molto alla famiglia di epoca rinascimentale, né la famiglia dei nostri bisnonni somiglia a quella dei nostri padri.

Nonostante tutto si lascia credere all’opinione pubblica che il concetto di famiglia che conosciamo sia eterno, immutabile e scolpito nel tempo. Del resto perché stupirsi? Chi si occupa solitamente di famiglia in Italia? Il Papa, uno che una famiglia non ce l’ha e non la potrebbe legalmente avere.

Fabio Benincasa

CULTURA
6 dicembre 2007
PROVE DI DISCUSSIONE - 11 - oltre l'illuminismo, oltre il cristianesimo

[Valerio Magistro, dicembre 2007]

L’ultima enciclica di Joseph Ratzinger, l’ultimo articolo di Eugenio Scalfari, l’ultimo post di Guido Aragona: ecco le tre gocce che hanno fatto traboccare il vaso: sono qui a mettere in discussione l’illuminismo e il cristianesimo. (Scusate se è poco.)

All’inizio sono stati movimenti culturali storicamente progressivi. Il cristianesimo ci ha fatto uscire dalla crisi del mondo antico, l’illuminismo ha fatto maturare il mondo moderno. (Grazie, stragrazie.)

Poi, sapete com’è, succede anche a certe persone, che si cristallizzano, si siedono, e si conservano: “la salute prima di tutto”. Ma quale salute, questa è malattia: dalle scoperte siamo passati alle coperte. (Ricordate la coperta di Linus?)

Oggi illuminismo e cristianesimo sono in crisi organica. Che vuol dire ‘crisi organica’? Vuol dire che tra ciò che pensano e ciò che fanno - gli illuministi e i cristiani - la differenza è aumentata fino alla contraddizione. (Risparmiarsi, prego, l’obiezione bizantina che non c’è mai perfetta identità tra il dire e il fare.)

Dunque: senza l’illuminismo e senza il cristianesimo non saremmo qui, non saremmo esseri umani entusiastici e ragionevoli. Ma è tempo di superarli entrambi – con rispetto parlando – attraverso un movimento culturale capace di andare oltre i nostri mirabolanti e miserabili Tempi Moderni. (Ricordate il film di Chaplin?)

Fulmini

CULTURA
6 novembre 2007
PROVE DI DISCUSSIONE - 10 - cosa può fare un disoccupato
La condizione di disoccupato, senza mezzi e in cerca di lavoro, non impedisce a nessuno di noi di fare qualcosa di socialmente utile e  storicamente necessario – se il fine che ci assilla è piccolo e plebeo e insieme grande e nobile, per esempio “salvare la povera Italia”.

A questo pensavo ieri leggendo l’asciutta e sapida Storia della letteratura italiana di Ugo Dotti (Carucci, 2007), giunto al capitolo dedicato a Niccolò Machiavelli.

Il quale Niccolò, caduta la Repubblica Fiorentina, tornati a Firenze i Medici, perde l’impiego di Segretario della Seconda Cancelleria, è imprigionato, leggermente torturato, confinato, e, dal confino, imperterrito, in sei mesi, dal luglio al dicembre 1513, scrive il Principe. Per cercare di guadagnarsi il pane, certo,  per richiamare l’attenzione su di sé, certo, ma nello stesso tempo per “salvare la “povera Italia”.

Per trovare rimedio alla povertà e alla debolezza italiana, alla sua crisi storica, dovuta alla “tristizia dei principi italiani, non alla natura trista degli italiani”, Niccolò fonda la scienza politica e lo Stato moderno, il cui compito storico doveva essere, ed è stato (fino a quando non è entrato in crisi a sua volta) “sottrarre all’uomo l’occasione di fare il male in virtù delle leggi garantite dalla forza” (Dotti, pagina 163)

Oggi, autunno 2007, che la vita politica e statale italiana è piena di baruffe mediatiche, strepiti giudiziari, cipigli politici - insomma, per dirla col Machiavelli critico delle milizie mercenarie, di “battaglie senza morti” - leggere Machiavelli per fare come Machiavelli è ‘fare la cosa giusta’.

Tu, disoccupato, senza mezzi e in cerca di lavoro, cosa stai facendo?

Fulmini

CULTURA
12 ottobre 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 9 - Gesù, Gramsci, Pasolini
[Ho scritto spesso e  volentieri, su questa pagina comunitaria che è il blog-rivista, di Gesù e Gramsci e Pasolini. Il 2 novembre 2005 , alla Triennale di Milano – nell’occasione del trentennale della morte violenta di Pasolini, ho detto parole  che forse chiariscono un po’ cosa diavolo vado pensando intorno a questi tre fratelli. Ho ritrovato il testo dell’intervento e lo pubblico qui come punto di partenza di una delle nostre PROVE DI DISCUSSIONE. Lo faccio oggi in ricordo del santo del giorno, San Serafino dei Cappuccini, perché costui visse e lavorò come portinaio, questuante, cuoco, ortolano, e cappuccino – un pentatleta insomma, come Gesù, Gramsci e Pasolini. Andiamo a incominciare.]

Pasolini di Casarsa, Gramsci di Ales, Gesù di Nazareth

1…Vi parlo di Pasolini pensatore e ideologo. In relazione a due altri pensatori-ideologi: Gramsci e Gesù. Mi sono occupato di questi tre per tutta la vita – tre fratelli. E per una ragione fondamentale: tutti e tre hanno vissuto eroicamente e agito creativamente in tre distinte eppure omologhe fasi di “crisi organica” delle società che li hanno ospitati.

2…Mentre li studiavo e costruivo opere a partire da loro, opere tutte diverse nel linguaggio – cinema documentario, scienza politica, saggistica  filosofica – eppure tutte sorelle nel contenuto, il problema della crisi che anche noi qui e ora soffriamo e della sua cura, mi rendevo conto sempre più chiaramente che i grandi pensatori-ideologi sono condannati ad avere come avversari irriducibili, primi fra tutti, i loro seguaci, amici, fedeli. A Gesù sono toccati i cristiani, a Gramsci i comunisti, a Pasolini i sedicenti ‘amici’.

3…Cominciamo da Gramsci di Ales. Ho studiato Gramsci nel bel mezzo della crisi organica degli anni Sessanta-Settanta. Cercavo di capire quella crisi e ho incrociato l’edizione critica dei Quaderni del carcere fresca di stampa – era il 1975. Il risultato delle mie ricerche – pubblicato in libri, saggi, documentari, comunicazioni a convegni internazionali di studio – è stato che Gramsci - dopo la sconfitta chiamata fascismo, dopo la vittoria chiamata stalinismo, dopo il trionfo chiamato americanismo - il Gramsci prigioniero del carcere fascista, il Gramsci dei Quaderni del carcere, non credeva più nel comunismo e non pensava più col marxismo, immaginava una “società regolata” e costruiva una “nuova scienza della storia della politica”. Sì, Gramsci pensando e scrivendo i Quaderni aveva sottoposto a una radicale critica da una parte il marxismo di Marx, di Engels, e Plekhanov, Kautsky, Bernstein, Rosa Luxemburg, Lenin, Stalin, Trotskij, Bucharin, e dall’altro la sociologia di Durkeim e Weber e la politologia di Mosca e Michels, e sulle loro ceneri aveva elaborato scientificamente e ideologicamente una soluzione storicamente progressiva (oggi ancora sconosciuta) della crisi organica del mondo contemporaneo.

4…Sennonché. I compagni comunisti di Gramsci hanno restaurato la sua rivoluzione, riconducendolo alla misura di un “classico del partito comunista”, riducendo il suo nuovo pensiero e la sua nuova ideologia dei Quaderni al vecchio pensiero e alla vecchia ideologia del Gramsci fondatore del Partito Comunista d’Italia. Per i compagni comunisti Gramsci è sempre comunista e sempre giovane: persino la foto del frontespizio della edizione critica dei Quaderni non è quella della maturità della “riforma intellettuale e morale”:


[Gramsci, foto segnaletica, 1933]

ma quella della gioventù della “rivoluzione militare e politica”:



Togliatti anche in questo è stato il Migliore: nella prima edizione dei Quaderni è arrivato ad accorpare ad una delle tante note sullo storicismo crociano – rendendone oscura e difficile la lettura - la nota fondamentale in cui Gramsci critica distruttivamente la coppia concettuale marxiana Struttura – Sovrastruttura.
Per coloro tra voi che vogliano sapere cosa pensasse Gramsci del suo nuovo pensiero in rapporto ai suoi antichi maestri, leggo:

“Perché gli Epigoni dovrebbero essere inferiori ai progenitori? Nella tragedia greca, gli ‘Epigoni’ realmente portano a compimento l’impresa che i ‘Sette a Tebe’ non erano riusciti a compiere. Il concetto di degenerazione è invece legato ai Diàdochi, i successori di Alessandro.” Quaderno 8 – 1931-32.

5…E veniamo a Pasolini di Casarsa. Compreso (nella sua novità) e sviluppato (secondo le mie capacità) Gramsci scienziato della Crisi Organica e ideologo della Società Regolata, per comprendere la natura specifica della crisi organica dell’Italia degli anni Settanta che mi trovavo a vivere, ho studiato economisti, sociologi, politologi, antropologi di ogni colore. Finché sono arrivato a Pasolini, il Pasolini degli Scritti Corsari, delle Lettere Luterane, dell’Ultima Intervista registrata da Furio Colombo poche ore prima della sua morte improvvisa.

6…Cosa ha pensato e detto Pasolini della crisi, di quella crisi che smascherava i potenti (rendendoli ridicoli) e omologava i giovani (rendendoli infelici)? Pensava e diceva che era in corso “una nuova grande rivoluzione passiva”, il cui centro motore era il “Nuovo Potere Reale” e gli effetti concreti “una grande mutazione antropologica”, insomma che quella sua, che questa nostra, non era, non è una crisi congiunturale, bensì è una “crisi organica” - nel linguaggio del Gramsci maturo. Il Gramsci maturo – badate: “Gramsci non è stato precoce” ha scritto il Pasolini corsaro.

7…Ora, allora, come hanno reagito i suoi ‘amici’, al suo pensiero teorico e alla sua rappresentazione ideologica? Dicendo che Pasolini esagerava drammaticamente il presente e rimpiangeva nostalgicamente il passato – cose da poeta, grande, certo – “tre o quattro al secolo ce ne sono” gridava Moravia con le lacrime agli occhi ai suoi funerali, ma poeta. E dopo la sua morte improvvisa, come? Ripetendo infinite volte e in tutte le salse che alla base della sua morte c’era un “complotto” – un complotto che aveva come mandante ideologico la borghesia e come esecutori materiali i fascisti. A parole cioè i suoi amici riconoscevano in Pasolini un fratello-maestro, nei fatti disconoscevano il suo pensiero teorico e la sua rappresentazione ideologica.

8…Infatti Pasolini aveva ripetuto a voce alta e scritto chiaro e tondo che nell’Italia degli anni Settanta vivevano e vagavano “giovani infelici” non più fascisti, non più comunisti, immersi come erano in un “vuoto culturale”, i quali potevano uccidere e uccidevano “senza mandanti e senza scopo”, e aveva conseguentemente detto fino alla fine, fin dentro l’intervista a Furio Colombo, che l’idea del “complotto borghese e fascista” è delirante, facile, semplice, consolatoria. Leggo:

“Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. E’ facile, è semplice…” Intervista a Furio Colombo, Tuttolibri, fine ottobre 1975.”

Allora, ora, io dico agli ‘amici’ di Pasolini, con le parole rivolte da Gesù ai discepoli: “Perché lo chiamate Maestro e non pensate quello che dice?”

9…Ecco, siamo a Gesù di Nazareth. Nel bel mezzo della crisi organica del mondo antico greco-romano, Gesù critica il Tempio (la Chiesa), e lo abbandona – fin dall’adolescenza! Ricordate Gesù e i Dottori? – , critica i testi sacri – “E’ scritto… Ma io vi dico…” - e teorizza e pratica la responsabilità e l’autonomia individuale, critica le religioni tradizionali in quanto Religioni del Sacrificio - “Misericordia voglio, non sacrificio!” – ed elabora il pensiero e l’ideologia della fraternità amorevole e della resurrezione continua.

10…Cosa hanno fatto dalla sua morte violenta fino ad oggi i suoi seguaci, i cristiani? Hanno restaurato quella rivoluzione morale e intellettuale riconducendola dentro la Chiesa, riducendola a una variante della Religione del Sacrificio. L’emblema del cristianesimo difatti è il crocifisso, non la resurrezione.

Ed ecco, un papa restauratore (Giovanni Paolo II) muore ostentando il sacrificio, e un papa restauratore (Benedetto XVI) vive esortando al sacrificio. E noi? E voi? Voi non so come vogliate reagire a queste riduzioni del pensiero e dell’ideologia di Gesù di Nazareth, di Gramsci di Ales, di Pasolini di Casarsa. Io – stando così le cose - non posso dirmi, qui e ora, oggi a Milano, né cristiano, né gramsciano, né pasoliniano.

Fulmini


CULTURA
11 settembre 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 8 - La brillantezza a tutti i costi
La proposta di discussione di questo mese riguarda un atteggiamento corrente riflesso in un libro recente.

Beppe Severgnini mi stucca. Saltuariamente leggo uno dei suoi libri, che solitamente trovo nelle case di amici ospitanti (Severgnini scrive direttamente best sellers), raramente però fino in fondo, da copertina a copertina. Perché questo regolarmente accada – solamente ad un certo punto, sia chiaro, poi che normalmente fino ad un certo punto mi divertono – l’ho capito finalmente oggi leggendo (non completamente, appunto) L’italiano. Lezioni semiserie, Rizzoli, 2007.

Severgnini è brillante a tutti i costi, fino alla spiritosaggine a righe alterne,  come continuamente accade in certi telefilm nordamericani - completi di risate fuori campo, e in incerti salotti italiani – completi di coltellate fuori campo. Ridere di tutto, accoltellare tutti, inevitabilmente mi appalla.

[Contrariamente a Severgnini, che fieramente li avversa, adoro perdutamente gli avverbi formati aggiungendo il suffisso "-mente" alla forma femminile di un aggettivo. E le parole che passano di bocca in bocca tra i giovani e le giovani di tutto il mondo.]

Fulmini

La discussione è aperta.



letteratura
11 agosto 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 7 - L'explicit di poesia più bello
Il finale di un libro, la sua formula estrema, è un addio dentro un addio, un doppio gioco con la morte. In questo senso, l’explicit più bello fra tutti i libri di poesia è quello dell’Eneide di Virgilio.

“Cosí gridando, gli immerge nel petto la spada
senza pietà. Con un fremito s’abbandonò allora il corpo,
e la vita gemendo fuggì angosciata fra le ombre.”

[Hoc dicens ferrum adverso sub pectore condit
Fervidus. Ast illi solvontur frigore membra,
Vitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras.]

[Si può discutere di bellezza? Si può mostrare e dimostrare che questo è più bello di quello?]

Fulmini





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letteratura
14 giugno 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 6 - Il cattivo esempio dei Mondiali di calcio
Non è tanto la gomitata di De Rossi, non è soltanto la testata di Zidane, è il “non sono stato io” di tutti i giocatori dei Mondiali di calcio quando colti in fallo, la menzogna continua, sfacciata, automatica – questo è il maggior cattivo esempio offerto ai giovani dai campioni. Perché la gomitata di De Rossi e la testata di Zidane sono il prodotto di uno scatto di nervi, le menzogne sistematiche sono il risultato di un piano mentale prestabilito.
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letteratura
25 maggio 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 5 / l'intellettuale-sacerdote
Ecco il fulmine che ho scagliato sulle pagine di ALIAS – supplemento settimanale de ‘il manifesto’  - sabato 9 maggio 2007. Il bello del blog rispetto al giornale è che qui si può discutere, da pari a pari tra lettori-scrittori, in questa piazza senza folla e senza balconi, come tra scienziati-sperimentatori.
Questa Anna Politkovskaja, stroncata a quarantotto anni da Vladimir Putin e i suoi maggiordomi russi perché criticava l’Esercito e la Burocrazia e il Putin in persona, era ed è uno di quei rari esseri umani che fanno della nostra vita difficile una cosa degna d’essere vissuta. Verso la fine di ‘Proibito parlare’ (Mondadori, 2007), una selezione degli ultimi articoli da lei pubblicati sul quotidiano “Novaja Gazeta” - libro che ho letto come da ragazzo mangiavo senza respiro un cestino di ciliegie - dentro un articolo intitolato “Da Kiev si può iniziare la fuga” ho sottolineato la frase: “Se diventi nemico del potere politico […] Kiev è il posto ideale per fuggire dalla Russia”. Ed ho latolineato: ‘Ecco come si documenta una situazione per chi ha desiderio di sapere e si svela l’estrema possibilità a chi si ostina a vivere a testa alta.’ Naturalmente, per fare questo, Anna non doveva fuggire lei stessa, è rimasta a scrivere, e l’hanno sparata, prima al cuore e poi alla testa. Più di una volta, leggendo ammirato questa giornalista capace di guardare pessimisticamente in alto, verso i potenti, e ottimisticamente in basso, verso gli umili - questa donna aristocratica con i forti e democratica con i deboli – ho pensato al programma di Niccolò Machiavelli: “Così come coloro che disegnino e’ paesi si pongano bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongano alto sopra monti, similmente a conoscere bene la natura de’ popoli bisogna essere principe, et a conoscere bene quella de’ principi bisogna essere populare.” Tutto questo sta accadendo in Russia, un paese “sempre più simile all’URSS” – come titola ‘la Repubblica’ del 21 aprile 2007 un articolo di Sandro Viola. In Russia, cioè in un paese formalmente democratico, ma sostanzialmente autoritario, dal momento che la separazione dei Poteri è formale e non sostanziale. E qui, in Italia, cosa sta accadendo oggi tra giornalisti e Poteri? Cosa accade in un paese come il nostro in cui la separazione dei Poteri è non soltanto formale ma anche (nonostante tutto) sostanziale? Qui da noi accade la stessa cosa, cari amici vicini e lontani, accade cioè che i giornalisti signori-di-se-stessi sono pochi e rischiano, ed i giornalisti servi-del-potere sono molti e raschiano. Perché? Il perché va trovato nella costituzione degli intellettuali dell’intero mondo moderno – autoritario o democratico che sia. Mostra e dimostra infatti Antonio Gramsci nei suoi ‘Quaderni del carcere’ che nel mondo moderno i giornalisti (e gli intellettuali di professione) sono fatti – nella stragrande maggioranza - della stessa materia di cui sono fatti i Sacerdoti delle Chiese, i quali subordinano il proprio lavoro agli interessi delle Superstrutture di cui sono Funzionari, essendo una varietà evolutiva del predicatore e dell’oratore e del chierico medievali. Infatti, alle origini del mondo moderno, la figura galileiana dello scienziato-sperimentatore (secondo il quale la verità è sempre rivoluzionaria) è stata sconfitta dalla figura dell’intellettuale-sacerdote. È la tragedia di una civiltà che non è riuscita a diventare compiutamente moderna.










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letteratura
9 maggio 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 4 - riformare il cristianesimo
È possibile riformare radicalmente il cristianesimo? È necessario? E il marxismo? Le ideologie – religiose (cristianesimo, islamismo), filosofiche (marxismo, liberalismo), politiche (capitalismo, comunismo), di genere (maschilismo, femminismo)… - sono riformabili radicalmente? Sì, è possibile, è necessario, tanto vero che lo facciamo ogni giorno, ed ogni notte, ognuno di noi, più o meno consapevolmente, con le parole (con i silenzi), con gli atti (con le omissioni). Sì, lo so, bisognerebbe definire teoricamente le parole per discutere chiaramente le cose: ‘riforma radicale’, ‘cristianesimo’, ‘ideologia’, per esempio. Lo faremo, insieme, col sorriso sulle labbra e senza spaccare il capello in quattro, perché non bisogna mettere il vino vecchio in otri nuovi e bisogna lasciare che i morti seppelliscano i loro morti. Io ci sto provando, ogni giorno e ogni notte, da trentacinque anni. Domani pubblicherò un post sulla riforma radicale del cristianesimo, a partire dal capitolo cruciale dell’ultimo libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, ‘Gesù di Nazareth’, e mi farete sapere. Ma oggi, intanto, pensi tu, lettore, lettrice, che sia possibile e necessario?



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letteratura
20 aprile 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 3 - Il Partito Melograno
Parto. Torno. Tra due giorni. Contribuirò domenica sera alla Prova di Discussione 3 - che prende le mosse dalla ri-pubblicazione di un 'Fulmine' pubblicato su Alias nel giugno scorso. Repetita iuvant. Ci leggiamo.
"Il Partito Melograno
Il Partito democratico, riformista, progressista… Dio solo sa (o chi per lui) quale sarà l’aggettivo che seguirà il sostantivo. Ma quale che sia l’aggettivo, in ultima analisi decisivo è e sarà il sostantivo.
Di tutte le riforme che l’Unione dovrà presto prestissimo realizzare, l’auto-riforma del linguaggio parlato e scritto è la riforma delle riforme. Beato il paese che può fare a meno degli aggettivi. Sì, perché, nel caso nostro, la questione decisiva è la questione sostantiva, è la riforma del sostantivo, insomma la riforma del Partito. I partiti politici sono in crisi, nel senso che (da almeno quattro decenni) non sono più il motore della elaborazione delle grandi idee, grandi in quanto attuabili, e della formazione di capaci dirigenti, capaci in quanto atti ad attuarle.
'Le idee sono grandi in quanto sono attuabili, cioè in quanto rendono chiaro un rapporto reale che è immanente nella situazione e lo rendono chiaro in quanto mostrano concretamente il processo di atti attraverso cui una volontà collettiva organizzata porta alla luce quel rapporto (lo crea) o portatolo alla luce lo distrugge, sostituendolo.' (Antonio Gramsci, Quaderno 8)
Per ciò, fulmini e saette, ecco il nome augurale: il Partito Melograno. Il partito doppiamente sostantivo. Non bastano più gli alberi, e neppure i fiori, è l’ora dei frutti. Il melograno: per gli antichi e per i moderni simbolo di fertilità e frutto commestibile la cui corteccia ha azione potentemente astringente e vermifuga."





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letteratura
29 marzo 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 2 - La maggioranza meravigliosa
Qualche settimana fa (era il 23 febbraio 2007) ho pubblicato un “pensiero spettinato dedicato a Sofia” che finiva con tre domande. Lo ripropongo per dargli un seguito conversevole:

UNO. “Questi maestri, professori, docenti (i due terzi della categoria) che torturano ragazzi, adolescenti, giovani, con le loro lezioni che non somigliano all’innaffiamento misericordioso di una pianta di basilico per farla vivere turgida e allegra ma all’ingozzamento forzoso di un’anatra per farla morire col fegato scoppiato, con i loro esami concepiti e praticati come epilogo velenoso di un processo di conformazione al mondo esistente e non esperienza culminante di un processo di formazione per il mondo che verrà, con le loro entrate nei corridoi e nelle classi – col sorrisetto adatto a mostrare i denti - e le loro uscite dalle scuole e dalle università – col passo precipitoso di chi si allontana dalla scena del delitto, questi che non esercitano una professione civile, intellettuale, morale, ma un dovere d’ufficio, un incarico militare, una missione religiosa, questi che non entrano in classe per insegnare e imparare ma per sorvegliare e punire, questi che a parole proclamano di voler ‘conservare la tradizione’ o ‘cambiare il mondo’ e nei comportamenti mostrano di volere che la tradizione sia messa in salamoia e che il mondo non cambi loro, mi ricordano l’incipit della terza ‘Tesi su Feuerbach’ di Marx di Treviri: ‘La dottrina materialistica, secondo la quale gli uomini sono prodotti delle circostanze e dell'educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano le circostanze e che l'educatore stesso deve essere educato.’ Sì, Karl, giusto, ma da chi? Chi modificherà queste circostanze? Chi educherà questi educatori?”

(Ecco, Nefeli, la foto di un ragazzo romano - fotografie 172)
A queste domande e=mc2.ilcannocchiale e fort.ilcannocchiale hanno cominciato a rispondere, ed io stesso, aggiungendo questa seconda parte a quella prima riflessione.

DUE. “I filosofi? I rivoluzionari? I dottori della legge? No. La storia del mondo grande e terribile ci ha insegnato di no. Le strategie conoscitive-e-trasformative di Platone di Atene, di Lenin di Simbirsk, di Pietro di Betsaida, e dei loro Diadochi, si sono rivelate irrealistiche, anacronistiche, mitologiche (Quaderno 11) – e per la precisione “intrinsecamente teologiche” (Q 10), “forme moderne del vecchio meccanicismo” (Q 14), “religioni di subalterni’ (Q 11). E allora? Chi educherà questi educatori? Il terzo residuo di maestri-professori-docenti - ecco chi - alleato con il terzo antiautoritario, plastico, autonomo dei ragazzi-adolescenti–giovani: una nuova allenza a ripartire dal buono, dallo “storicamente progressivo”, che c’era nel sessantotto del secolo scorso. Bene. E chi ispirerà questa meravigliosa maggioranza in questa impresa epigonale? Gramsci di Ales, per l’appunto, il quale nei Quaderni ha mostrato e dimostrato (a chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire) che questo problema dei problemi si risolve non con una rivoluzione filosofica, non con una rivoluzione religiosa, e nemmeno con una rivoluzione politica – come sognavano i suoi stessi progenitori ideologici - bensì con “una riforma intellettuale e morale”, e sapendo bene che “il rinnovamento intellettuale e morale non è simultaneo in tutti gli strati sociali, tutt’altro: ancora oggi molti sono tolemaici e non copernicani” (Q 15). Roba forte, impresa da Epigoni. “Epigoni e Diadochi. ‘Perché gli Epigoni dovrebbero essere inferiori ai progenitori? Perché dovrebbe essere legato al concetto di Epigono quello di degenerato? Nella tragedia greca, gli ‘Epigoni’ realmente portano a compimento l’impresa che i ‘Sette a Tebe’ non erano riusciti a compiere. Il concetto di degenerazione è invece legato ai Diadochi, i successori di Alessandro.’ (Q 8)”

(Fotografie 173 - due studentesse romane)
Ecco. Sommando UNO e DUE ho pubblicato sabato scorso l’insieme nella rubrica che tengo (più o meno ogni due settimane) su ALIAS, supplemento sabatino de ‘il manifesto’. Lo propongo qui come Prova di Discussione 2 (la Prova di Discussione 1 – che ha dato l’avvio alla rubrica del blog-rivista è del 12 marzo 2007). Rimboccatevi il cervello, cari amici vicini e lontani, aprite il vostro cuore. Proviamo a discutere.




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letteratura
12 marzo 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 1 - Il terrorismo all'italiana
Nell'occasione del cinquantanovesimo compleanno del suo Direttore, la redazione al completo del blog-rivista, consideratata la sua passione per la discussione (vedi post del 3 febbraio 2007 - Un mondo di chiacchiere) dà vita ad una nuova rubrica mensile intitolata PROVE DI DISCUSSIONE. Questo post d'apertura durerà più giorni - e più notti, per dare il tempo e il modo necessari e sufficienti ad una discussione meditata e vivace, che ci infiammi e ci trasformi tutti insomma (almeno un po', altrimenti a che serve una discussione?)

fotografie 156 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine ovest)
“Voglia di morte” e “Rimandiamoli a scuola”, una tremenda idea e una modesta proposta mi vengono in mente leggendo questo libro-documentario: “Il libro nero delle Brigate Rosse”, Newton Compton 2007.

fotografie 157 - Roma, 6 marzo 2006, Quartiere di Centocelle (confine nord)
“Voglia di morte”: questi uomini e queste donne delle Brigate Rosse sono stati e sono evidentemente divorati non da “un desiderio feroce di cambiare il mondo” – come scrive Pino Casamassima autore del librone bianco e nero, bensì da una “triste voglia di morte”, morte data agli altri - morte cercata per se stessi, “correndo a fari spenti nella notte”.

fotografie 158 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine sud)
“Rimandiamoli a scuola”: questi e queste che hanno scritto il documento-manifesto ritrovato il 12 febbraio di quest’anno nel corso del loro arresto, non bisogna restringerli in prigione, no, bisogna rimandarli a scuola. Sì. Esaminate il suo contenuto e osservate la sua forma, e vi renderete atrocemente conto che non sanno ancora leggere (il mondo) e scrivere (un testo).

fotografie 159 - Roma, 8 marzo 2007, Quartiere di Centocelle (confine est)
“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” – ha lasciato detto Antonio Gramsci. Ma che ne sanno costoro di Gramsci, e di Marx, del mondo grande e terribile, e del tempo di ferro e di fuoco? Costoro, per usare il sarcasmo appassionato praticato e predicato dal profugo di Treviri e dal prigioniero di Ales, “non sanno quando stiamo andando”.




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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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