.
Annunci online

fulmini
e saette
letteratura
21 febbraio 2008
racconti di poche parole - 48 - Anna Lo Giudice
Anna rimase vedova giovane e morì prima d’invecchiare, di asma. Contrasse la malattia una mattina di novembre. Erano trascorsi dieci anni dalla morte di Giuseppe, il marito della gioventù, e i familiari tutti erano al cimitero per assistere all’esumazione della salma. Lei no, non era voluta andare, non voleva vedere. Così, stava affacciata alla terrazza pergolata della casa all’Eremo, la collina puntuta che domina Reggio Calabria e il cimitero, distante dalla casa un tiro di fucile. Nel momento in cui aprirono la cassa lei vide “comu na fumata” salire al cielo. Giuseppe era morto per le tante ferite della Grande Guerra, per cominciare a seguirlo ad Anna bastò una ferita sola, lunga “quantu nu tiru di dubotti”. Soltanto io sapevo farla ridere. Me la ricordo ancora, gli occhi buoni e appiccicosi come le more dei suoi gelsi, sorride ansimando e pregando “Non mi fari rririri, peppinuzzu, non mi fari rririri”, nonna Anna.

Fulmini

letteratura
30 gennaio 2008
racconti di poche parole - 47 - Francis Bacon
Il corpo del maestro della logica induttiva si decompose (come la sua mano fece in tempo ad annotare) a seguito di “un piccolo esperimento sulla conservazione dei corpi morti”.

Fulmini

letteratura
18 dicembre 2007
racconti di poche parole - 46 - Tema in classe

[Anonimo, Fulmini studente di prima elementare, Siderno Marina, 1954]

Cosa farò da grande. Svolgimento. Io da grande voglio scrivere un libro, mandartelo e aspettare che tu lo legga. Aspettare il tuo sguardo sulle mie pagine, ecco cosa voglio aspettare da grande. Come questi mesi, camminando verso la scuola elementare con dentro la cartella il tema a casa fatto la sera prima, aspetto lo sguardo spietato e dolce della maestra.

Fulmini

CULTURA
21 settembre 2007
racconti di poche parole 45 - Iosif Visarionovic Džugašvili

Era un uomo cauto, insicuro, crudele, nottambulo, alto un metro e sessanta, Stalin. La misura geometrica getta una luce sinistra sui fotografi e sui cineasti, che ritraendolo inginocchiati lo facevano apparire come un padre appare ai bambini.

Fulmini


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Stalin fotografi cineasti

permalink | inviato da fulmini il 21/9/2007 alle 7:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
CULTURA
15 settembre 2007
racconti di poche parole 44 - Archimede di Siracusa.

Visse riflettendo come nessun altro sugli strumenti della guerra. Si lavava spesso. Morì per mano di un soldato, davanti al mare.

Fulmini


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Archimede guerra acqua soldato mare

permalink | inviato da fulmini il 15/9/2007 alle 5:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
letteratura
30 agosto 2007
racconti di poche parole 43 - Teagene di Reggio
Difese Omero dalla accusa di sconvenienza dei miti sostenendo che il poeta parlava allegoricamente degli elementi (dando alla luna il nome di Artemide) e delle disposizioni (chiamando il desiderio amoroso Afrodite). Pare sia stato assalito dall’argomento mentre passeggiava al chiaro di luna con la bella Tirsenide.

Fulmini
letteratura
25 agosto 2007
racconti di poche parole 42 - Lui e Lei da vecchi

Una vita vissuta alla rovescia, puntualizzando, sferragliando, litigando. Poi un colpo di tosse di lei, e lui non corregge più, non ribatte, non sferza. Era già cominciato il conto alla rovescia.

Fulmini

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vita litigi vecchiaia silenzio

permalink | inviato da fulmini il 25/8/2007 alle 7:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
letteratura
16 agosto 2007
racconti di poche parole 41 - i soldati amici

[fotografie 262 - regione del Rizokarpaso dell'isola di Cipro, 21 maggio 2006]

Il turco-cipriota si chiamava Kemàl, il greco-cipriota Sòcrates. Erano soldati, erano amici. Li hanno ammazzati mentre si passavano una bottiglia di latte attraverso uno spiraglio del Muro di Cipro.

Fulmini




permalink | inviato da fulmini il 16/8/2007 alle 5:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
10 agosto 2007
racconti di poche parole 40 - Gesù e l'amore
Quando era giovane, Gesù amava ma non era amato. Amava te, ma tu non lo amavi. Tu amavi un altro, e l'altro un'altra ancora. Gli umani amano sempre un altro, un'altra. Allora Gesù inventò la Religione dell'Amore, l'amore di tutti verso tutti, e si mise per primo a praticarla. Non potendo essere amato da te, amò tutti.

Fulmini



permalink | inviato da fulmini il 10/8/2007 alle 6:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
letteratura
24 luglio 2007
racconti di poche parole 39 - L'ateo invidioso

Aveva una doppia vita. Era ateo, ma non voleva essere da meno di un religioso.




permalink | inviato da fulmini il 24/7/2007 alle 5:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
letteratura
11 luglio 2007
racconti di poche parole 38 - Il professore di latino
A volte sbottava nel silenzio della controra, alzando una mano verso il pergolato della bocciofila del quartiere romano di San Lorenzo: “Una vite americana! Ma non era mille volte meglio l’uva regina o lo zibibbo, o la sultanina, e persino, ecco, un’uva fragola, che come l’americana non conosce la peronospera però, volendo, si può mangiare?” Altre volte brontolava tra sé nel cicaleccio serale, tra un goccio di chinotto sorseggiato e un goccio d’acqua fatto, sollevando gli occhi da 'l’Unità' e puntandoli lontano: “Errare humanum est, perseverare Ovest.




permalink | inviato da fulmini il 11/7/2007 alle 5:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
letteratura
5 luglio 2007
racconti di poche parole 37 - Ponchai Wilkerson
Aveva ventotto anni e sperava di fuggire. Solo quando fu sicuro di stare morendo, perché sentiva il pizzicore del veleno in un braccio della morte del Texas, sputò sorridendo la chiave delle manette che celava in bocca. Per la Grande Fuga non serviva.
124




permalink | inviato da fulmini il 5/7/2007 alle 6:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
27 giugno 2007
racconti di poche parole 36 - Pirro / Pirra
Era un bel giovane dai capelli rossi (questo voleva dire il suo nome). Viveva fin da bambino come bambina nella reggia dell’isola di Sciro. Enieo, questo il nome del re e voleva dire “buon guerriero”, lo aveva allevato insieme alle sue figlie, una delle quali, Deidamia (“colei che obbliga i nemici”), si attorcigliò amorevolmente con lui. Lo stesso giorno in cui Pirro divenne padre di Neottolemo (“il rinnovatore della guerra”), Enieo gli rivelò che suo padre Peleo (“fatto di argilla”) lo aveva nascosto presso di lui per evitargli il destino di morire giovane in guerra. Pirro pensò al significato dei giorni e dei nomi, al divertimento degli dèi spettatori delle tragedie umane e dei lettori testimoni delle loro rappresentazioni, baciò la moglie e il figlio, indossò le armi e il nome di Achille (che vuol dire “moro”), e partì per la guerra di Troia.
148




permalink | inviato da fulmini il 27/6/2007 alle 5:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
9 giugno 2007
racconti di poche parole 35 - La Samaritana e Gesù
“Questo me lo bacio" - pensa la Samaritana avanzando verso Gesù poggiato al pozzo romano con quell’aria leggera negli occhi spettinati. Soli, al suo fianco, già nel cerchio del suo profumo, lei poggia sul parapetto l'anfora afferra la corda lancia il secchio versa il pozzo nell'anfora e aspetta un gesto, un movimento, un fiato che finalmente arriva: "Mi dài un po' della tua acqua?" Lei lo mette a fuoco porge l’anfora lui l’afferra la solleva l’inclina, l'acqua fresca gocciola sul volto sul petto sul braccio. Lei, presto, prima che smetta, quasi afona, rilancia: "Sei un Giudeo e rivolgi la parola a una Samaritana?" - pregando in silenzio Dio che si avvicini in silenzio a portata di labbra. Gesù, invece, come i maestri, risolve a parole la questione.
275



permalink | inviato da fulmini il 9/6/2007 alle 0:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
letteratura
1 giugno 2007
Racconti di poche parole 34 - i denti degli esseri umani
I denti non gli sono venuti come dovevano. Il resto del corpo, meraviglioso per alcuni, così così per altri - tutto sommato non è un problema. Ma i denti… Pensa bene. Da principio non ce li hai e puoi solo succhiare. Poi spuntano i primi, soffri e la mamma e il papà: stai crescendo, ti dicono e si guardano felici. I migliori poi, passa qualche anno e ti lasciano. E di seguito altri devi toglierli, per fare spazio ai vicini, o curarli che si bucano da dentro (da dove?). Non parliamo dei denti del giudizio, una tragedia inutile, il giudizio intendo, tanto viene sempre dopo, quando hai fatto quello che dovevi perché lo volevi. Ed eccoti giunto o giunta alla maturità. I denti si consumano, fanno i capricci, si cariano, si scheggiano, cadono sul più bello. Ma il peggio, l’inferno, sono quelli con le radici lunghe, giù fino alla tua anima, e quando quello che fai non coincide con quello che vuoi allora, allora, vorresti sorridere, ma mostri i denti.



permalink | inviato da il 1/6/2007 alle 5:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
letteratura
5 maggio 2007
Racconti di poche parole 33 - Sono morto
Strano che non me ne sia accorto prima. Forse mi ha fuorviato la letteratura sulla morte, sul morire, sull’agonia. M’aspettavo chissà  cosa e invece sono morto senza accorgermene. Ma quando, sono morto? E come mai gli altri non se ne sono accorti? A pensarci, adesso che ci penso, gli altri se ne sono accorti un pomeriggio. Parlavano tra loro, io parlavo ma non mi sentivano, come quando si è morti, che gli altri ti ricordano, ti sognano, quando e come aggrada loro, ma non sentono te con le tue parole precise e speciali. Come me ne sono accorto stasera, mentre scrivevo? Anche da morti si può scrivere. Infatti, io scrivo e sono morto. 



permalink | inviato da il 5/5/2007 alle 6:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
letteratura
28 aprile 2007
racconti di poche parole 32 - Sigmund Freud
Una giovane di nome Micaela che sa tutto di Wittgenstein e Bernhard mi spiega che Sigmund significa “vittoria della bocca”. Quale nome migliore per lo scienziato che scioglie con le parole fiorite in bocca i desideri attorcigliati nelle viscere? Eppure, Freud morì di un’immonda malattia proprio alla bocca. Gli intellettuali sospetteranno una vendetta dell’inconscio e per un po’ staranno zitti, i popolani sanno che non era devoto di San Biagio e si metteranno l'animo in pace. Bisogna sapere infatti che in vista delle elezioni politiche del 1948, in Italia, in Calabria, in Aspromonte, nel paese di Scido, lo schieramento di destra terrorizzava a gran voce i paesani con il segno della croce dipinto sullo Scudo. Allora il segretario della sezione comunista scelse in silenzio come emblema dello schieramento di sinistra l’immagine di San Biagio, e i sinistri vinsero. San Biagio era ed è il protettore della bocca.



permalink | inviato da il 28/4/2007 alle 6:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
19 aprile 2007
racconti di poche parole 31 - Un senso di fastidio
Non era tanto perché era, era stata, sua, Penelope. Era l'assedio che lo disturbava, dei pretendenti. Gli ricordava troppo l'altro assedio, tanti mosconi intorno a una ferita.
"Fece quello che si doveva fare,
Ulisse, e si rimise in mare."





permalink | inviato da il 19/4/2007 alle 7:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
letteratura
14 aprile 2007
racconti di poche parole 30 - Lo stormo degli storni
(Da leggere, eventualmente, a bambine e bambini, prima di rimboccare loro le coperte.)
Ci sono uccelli che il giorno stanno in campagna, a mangiare, a giocare, e la notte dormono in città. Sono più grandi dei passeri e più piccoli dei colombi, hanno le ali appuntite, il becco diritto, il piumaggio duro... Hai capito di chi sto parlando? Non ancora? E allora ti dirò che stanno sempre tutti insieme, in uno stormo. Dormono insieme, si svegliano insieme, volano insieme facendo nel cielo della sera i medesimi  movimenti... Sì, sono gli storni.
Questi uccelli il giorno in campagna mangiano insetti - di mille tipi, lumache – quando ne trovano, frutta – quella che c'è, ma la notte tornano in città a dormire, sistemati gli uni accanto agli altri fitti fitti sugli alberi delle piazze e delle strade, e poi al mattino via tutti insieme verso le pianure e i boschi, un'altro giorno insieme e poi un'altra notte insieme. Insomma non stanno mai soli, e a questo punto a te viene in mente: perché? perché non stanno mai ognuno per conto proprio, gli storni?
Devi sapere che tanti e tanti anni fa, quando nelle città all'alba passavano ancora greggi di pecore e capre e mucche, e le campagne erano piene di animali di tutti i tipi – lepri e volpi, fagiani e falchi, donnole e cinghiali, istrici e tassi, a quel tempo gli storni vivevano ciascuno per sé e Dio per tutti. Quando si incontravano, buongiorno e buonasera, ma niente di più. Poi, un bel giorno, anzi una brutta notte accadde che... Ma li hai guardati bene, gli storni? Perché a guardarli bene, quello che è accaduto allora ce l'hanno ancora scritto addosso. Il piumaggio è scuro e macchiettato di bianco, no? Appunto.
Quella brutta notte ha cominciato a nevicare senza fermarsi mai, tanto ma tanto che gli storni che continuavano a starsene soli, sono morti assiderati. Invece, gli storni che si sono avvicinati fra di loro fino a formare uno stormo, per proteggersi dal freddo e mantenere il calore del corpo, sono sopravvissuti. Da quel giorno, anzi da quella notte gli storni hanno imparato la lezione e vivono sempre insieme. Ciascuno di loro fa quello che fa il vicino, insomma si imitano tra di loro.
La loro passione imitativa è talmente grande che quando uno storno viene imprigionato in una gabbietta da una persona che ama gli uccelli ma non tanto da lasciarli liberi, ebbene imita tutto ciò che vede e sente intorno a lui - se è un lui, a lei se è una lei: dunque fischia, parla, canta. Così sono gli storni dal tempo di quella memorabile nevicata. Che non dimenticano mai perché ce l'hanno ancora scritta addosso. La nevicata scritta addosso? Sei sicuro? - ti viene voglia di domandarmi. Certo che sono sicuro! Vuoi una prova? Il loro piumaggio: scuro con macchiette bianche, no? Scura la notte, bianca la neve.




permalink | inviato da il 14/4/2007 alle 7:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
12 aprile 2007
racconti di poche parole 29 - Thomas Hobbes
Ha lasciato scritto che la vita dell’uomo è in generale solitary, poor, nasty, brutish, and short - solitaria, miserabile, disgustosa, abbrutente, e breve. Ma questo non ci dice nulla della sua vita in particolare.



permalink | inviato da il 12/4/2007 alle 6:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
letteratura
4 aprile 2007
racconti di poche parole 28 - Il merlo del cortile
(Con preghiera di lettura serale ai bambini e alle bambine)
C'era una volta, ma forse c'è ancora, un merlo di città. Sai, quell’uccello più grande di un passero e più piccolo di un piccione, con le penne nere come la tristezza e il becco arancione come la gioia. Maschio o femmina? - ti stai chiedendo tu / col naso all'insù? Maschio, certo che maschio: il merlo femmina ha le penne color marroncino come l’autunno e il becco grigio come l’inverno.
Che dicevo? Ah sì, un merlo di città. Nessuno sapeva dove avesse il nido, ma ogni mattina aprivi la finestra e stava lì ad aspettarti, appollaiato sul rampicante della signora di fronte. Sai, quella che intravedi un momento, e non la vedi più per tutto il giorno. Appollaiato, stava il merlo, gonfio e morbido e con le zampe rintanate al calduccio sotto il morbido. Non faceva nient’altro?
Guardava. Gli piaceva guardare le persone che spalancavano le finestre, la mattina. Aspettava lì buono buono fino a che tutte, ma proprio tutte le persone che avevano le finestre sul cortile, le avessero aperte tutte, e avessero bevuto con gli occhi il primo sorso della luce del giorno. Ogni mattina, sai? ogni mattina, ed era sempre pieno di gioia, e sempre pieno di tristezza. Gioia e tristezza insieme? Proprio così.
Il merlo di città era triste e gioioso perché viveva in simbiosi con tutte le persone: era triste per le persone che non si affacciavano più, era gioioso per le persone che facevano capolino. E accogliendo i mattinieri e aspettando i ritardatari,  si gonfiava, sempre di più, di gioia per gli uni e di tristezza per gli altri. Tu a volte ti senti triste e altre volte provi gioia, vero? Lui era sempre triste e sempre gioioso. Infatti aveva le penne nere come la tristezza e il becco arancione come la gioia.
Aveva? Ma come? ti stai chiedendo tu / c'era una volta e adesso non c'è più? Aspetta un po'... Mi alzo dalla scrivania, vado alla finestra che è ancora serrata, la spalanco, bevo con gli occhi un sorso di luce del nuovo giorno ed ecco, appollaiato sul rampicante della signora di fronte, gonfio che sta per scoppiare, chi ti trovo? Il merlo! Mi guarda bene mettendo la testa di profilo, si guarda intorno. Anche io mi guardo intorno. Tutte le finestre sono aperte ormai, quelle che si aprono. Sento il suo fischio gioioso, mi volto, dov’è? Ci vediamo domani.

(fotografie 179 - Roma, un merlo maschio nel Parco di Colle Oppio, 13 marzo 2007)




permalink | inviato da il 4/4/2007 alle 7:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
letteratura
28 marzo 2007
racconti di poche parole 26 - Il primo ricordo che mi ricordo
Parte sempre con un rumore che avanza, un suono dapprima indefinito, informe, poi tonante e stridulo insieme, sovrapposto e incrociato, voci umane e disumane, una, maschile più forte e alta dell’altra, femminile più debole e laterale, voci intorno, lontane eppure vicine, chissà dall’altra stanza, la stanza da letto col letto grande, o dalle scale che girano salendo dalla strada, sento e non vedo niente con gli occhi bene aperti, fino a che subito compare una grande ombra spezzata e sfumata sopra di me, e sotto come piedi, ma no, sono i piedi del tavolo della stanza da pranzo tra il terrazzo e la cucina, e i miei piedi piccoli, di bambino, non distinguo se con le calzette, certo ho i pantaloni corti – vedo i ginocchi da sopra e l’attacco delle gambette, c’è troppa poca luce, un’ombra di luce che spiove non so come, da dove, impedita dalla gran tovaglia che copre il tavolo, al centro della stanza, ma intorno vedo niente, e tutto questo, come dal principio le voci oscillavano e si agitavano lontano e vicino, tutto questo che vedo male, si muove, lentamente, come sopra una nave, o dentro un terremoto ingolfato, non sento altro, non sento la presenza di nessun altro, nemmeno dalla strada che si strozza incrociando il corso, solo la voce maschile che romba molto, un po’ di voce femminile, adesso so che sono mio padre e mia madre, lui che inveisce e minaccia e grida lei che strepita debolmente, senza speranza, senza aiuto, mi sono evidentemente nascosto rintanato sotto il tavolo, è notte forse, o pomeriggio tardi, cerco di stare fermo mentre il resto si muove lento, le voci non le localizzo proprio nello spazio, lo spazio della casa non c’è intorno, vedo dentro la testa la scala che sale, il balcone con l’inferriata sul cortile con la vite americana che s’arrampica lungo i muri, ma non li percepisco definiti, i colori delle cose che sole vedo, i piedi curvi sagomati e impiallacciati del tavolo e i miei piedini incrociati e le ombre dell’ombra, ma non sul pavimento, non c’è il pavimento di piastrelle grigie che ci dovrebbe essere, da qualche parte intravedo in un lampo cieco la fine del corrimano della scala, una specie di muretto basso di cemento grezzo che pizzica un po’ se strisci i polpastrelli camminando, ancora urla, bestiali, fonde, rancorose e tenere voci, isteriche, terrorizzate, ma tutto presto finisce, tutto torna senza contorno, senza luce, tutto sparisce, voci, piedi, coperta del tavolo della stanza da pranzo.



permalink | inviato da il 28/3/2007 alle 4:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
6 marzo 2007
racconti di poche parole 25 - dedicato a biz (disarmato di fronte a Roma)
Via di San Giovanni in Laterano.
Chiamata dai vecchi romani che fanno capolino come gerani dalle finestre basse che vi si affacciano “lo stradone”, dal professore di storia in pensione che sopravvive nel palazzo dal portone più grande “via Maggiore”, e dalle corte suore blu che ospitano le ragazze madri dietro un cancello “via Santa”, lunga e diritta com’è e in discesa a rotta di collo fra colle Oppio e il Celio, lascia fare, accetta i nomi diversi con la finta indifferenza degli alberi delle montagne delle stelle ma certe volte, specie in primavera, ha come un sussulto quando sente risuonare nelle buche di oggi le voci dei giovani di ieri che la dicevano ‘via Tabernule” e assecondavano le sue curve dal Laterano al Colosseo, fino a che le ragazze si scioglievano occhieggiando i gattini mentre i ragazzi sospiravano pensando ai gladiatori.



permalink | inviato da il 6/3/2007 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
1 marzo 2007
racconti di poche parole 24 - il male e l'infelicità
Ceutomino (“colui che cela il proprio nome”, Kerényi, II, 2, 194) scomparve prima di solcare la soglia dell’acmè. Di lui restano poche parole incerte e un unico frammento verosimile [Teodoro, XII, 3, 1948]: “Gli uomini preferiscono il male e l’infelicità poiché li ottengono più facilmente del bene <e della felicità>, e da ciò traggono [illeggibile] di potenza.”



permalink | inviato da il 1/3/2007 alle 7:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
24 febbraio 2007
racconti di poche parole 23 - Lui e Lei da giovani.
Lui amava le parole. Lei amava le cose. Si sposarono e vissero felici e contenti.



permalink | inviato da il 24/2/2007 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
14 febbraio 2007
racconti di poche parole 22 - Pangeide
Nella notte dei tempi la terra emersa dalle acque era una cosa sola (che i geologi di poi chiamarono Pangea), amministrata in due parti distinte dall’Impero del Bene e dall’Impero del Male. A seguito di una secolare lotta pacifica (che gli storici odierni chiamano infatti Guerra Fredda) prevalse infine l’Impero del Bene. I vincitori non devastarono militarmente i territori sottomessi, preferendo favorire la deriva morale dei vinti. I capi delle regioni e degli stati, dei governi e delle opposizioni, dei partiti e dei sindacati dell’Impero del Male si ridussero allegramente alla amministrazione del potere secondo le regole dei vincitori. E fiumi di sudditi vinti, avviliti dalla viltà dei capi, si ridussero tristemente in schiavitù dei vincitori, gli uomini coltivando i loro campi, costruendo le loro città, lavando le loro macchine, le donne pulendo le loro case, assistendo i loro vecchi, prostituendosi nelle loro strade. Finché, perdurando insostenibilmente l’abiezione dell’intera progenie umana, il cuore della terra si spezzò ed ebbe inizio la deriva materiale dei continenti, che dura tuttora.



permalink | inviato da il 14/2/2007 alle 8:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
letteratura
10 febbraio 2007
racconti di poche parole 21 - Tommaso Cassai
Sazio di dipingere la realtà, volle respirarla, toccarla, mangiarla. Morì giovane, avvelenato. Si chiamava Tommaso, ma grande e trascurato delle cure del mondo com’era lo chiamavano Masaccio.

Affresco 'San Pietro in cattedra', Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci. Autoritratto di Masaccio nel 1427 (è quello che guarda in macchina, di profilo si intravede Leon Battista Alberti). Morirà l'anno dopo, a 27 anni.



permalink | inviato da il 10/2/2007 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
letteratura
5 febbraio 2007
racconti di poche parole 20 - Voce di uno che grida
Barcolla, trema, una bottiglia di birra stretta in una mano, una sigaretta fra le dita dell’altra, la testa ammantata da un giaccone, va incontro a un passante, s’impunta, torce il viso verso l’alto, lo ripiega sul petto, mi scopre, sgrana gli occhi e grida: “NUN ME GUARDÀ !” Striscio lo sguardo sul selciato e lungo il muro e in alto fino a incontrare il cielo, dipinto a festa d’azzurro “Strano…” - mi passa per la testa - “sembra che lui, il cielo, non abbia sentito gridare…” quando: “NUN ME GUARDÀ !” mi risuona dentro, e spero sia la voce di un dio pentito.



permalink | inviato da il 5/2/2007 alle 8:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
letteratura
1 febbraio 2007
Alessandro il Grande
Come e perché sia morto giovane Alessandro, se raffreddato da un fiume babilonese o avvelenato da un veleno macedone, per invidia degli dèi o gelosia degli uomini, è incerto. Aveva appena conquistato il mondo e si trattava ormai di amministrarlo: cosa da vecchi, pensò una sera di maggio. Che importa poi se l’acqua o la polvere, la malattia o il vino, abbiano fatto il resto?



permalink | inviato da il 1/2/2007 alle 7:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
letteratura
25 gennaio 2007
Cleopatra
Conosciamo diversi ritratti di Cleopatra, la lussuriosa di Dante Alighieri, l’amante di William Shakespeare, la puttana di Bertolt Brecht, la statua di Pigmalione Archibios, e un solo autoritratto, la donna che offre il seno prima d’invecchiare.



permalink | inviato da il 25/1/2007 alle 8:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
sfoglia
gennaio       

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Add to Technorati Favorites


blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
DIZIONARIO di ITALIANO
cerca:  
   


 
DIZIONARIO di FRANCESE
cerca:  
Francese - Italiano  
Italiano - Francese  


 
DIZIONARIO di INGLESE
cerca:  
Inglese - Italiano  
Italiano - Inglese