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12 febbraio 2008
fratelli alberi - 17 - alberi e colonne
Le colonne (e i loro derivati), elementi tipici di tante architetture occidentali e orientali, sono nate dalla osservazione dei nostri fratelli alberi, e dalla volontà di imitarli e reinventarli.

Domenica 10 febbraio, passeggiando lungo via del Corso a Roma, giunti all’altezza del Collegio Romano, Orlando grande amico mi raccontava dei Gesuiti “protagonisti nel Seicento del nuovo mondo di pensare il mondo”, e del Collegio Romano, e del Collegio di Propaganda Fide. E allora, continuando, l’ho portato ad ammirare il Palazzo di Propaganda Fide in persona, che perimetra a sud Piazza di Spagna. Di fronte alla facciata matematica e organica di quest’opera di Filippo Borromini ho detto anch’io due parole (“compressione”, “incisione”) - e poi siamo ammutoliti. Ho scattato due foto.

Foto da Roma - Piazza di Spagna
[fotografia 405]
Foto da Roma - Piazza di Spagna
[fotografia 406]

Giusto Sabato 9 febbraio avevo mostrato nel blog-rivista la complessità e la finezza del Partenone di Callicrate e Ictino e Fidia. Il Propaganda Fide di Borromini non gli è da meno.

Fulmini

Nota.
Orlando è Orlando Lentini autore di ‘Saperi sociali, ricerca sociale 1500 – 2000’ (Franco Angeli 2003), un libro capitale per capire cosa siano stati e quale funzione abbiano svolto il marxismo e l’insieme dei saperi sociali nella costruzione del sistema-mondo moderno.

CULTURA
25 dicembre 2007
fratelli alberi - 16 - l'ombra della robinia

[fotografie 366 - Roma, via di San Giovanni in Laterano, 1 dicembre 2007]

Sta per finire quest’anno dispari, ed io vorrei spendere una parola a favore della bella potatura dei fratelli alberi.

Non ho cuore di mostrarvi un albero mutilato da una potatura ingiusta e distratta, e vi mostro l’ombra di una robinia (1) miracolosamente scampata alla furia dei giardinieri comunali che incombono dalle parti laterane.

Tra lei e la sua ombra, un’altra lei. Anche questa domanda non una potatura qualsiasi bensì una bella potatura. Speriamo che i suoi genitori e professori e istruttori siano allegri e sapienti giardinieri.

Educare è come potare, guai a farlo troppo o troppo poco, quando c’è troppo caldo o troppo freddo, e guai scambiare un melo con un olivo, una introversa con una sfacciata.

Fulmini

(1) Ricordo a chi l’abbia dimenticato che la robinia è quell’albero che produce fiori profumati e bianchi a grappolo simili a glicini bianchi che poi le api artigiane trasformano nel miele noto come ‘miele di acacia’.

CULTURA
10 novembre 2007
fratelli alberi - 15 - il sicomoro


E’ questo, in ordine cronologico, il primo dei “1001 dipinti da vedere prima di morire” secondo Stephen Farthing (edizioni Atlante S.r.l. 2007). Una rappresentazione anonima del Giardino Paradiso Egiziano, realizzata tra il 1420 e il 1375 a.C. nella tomba tebana di Nebamun, uomo di potere della XVIII dinastia.

Esagerato. Milleuno sono troppi, come troppe erano le milletré amanti spagnole del ‘Don Giovanni’ di Mozart e Da Ponte. Novantanove, bastano novantanove dipinti da vedere vivendo.

Secondo poi non può essere il primo in ordine cronologico, questo conturbante frammento parietale di 64 X 76 cm, il primo essendo il padre di tutti i bisonti, il Gran Bisonte del Paleolitico Superiore (tra il 21.000 e il 13.000 a.C.) della grotta di Altamira in Spagna.

Tuttavia tra ‘i novantanove’ ci può stare, il Giardino Paradiso Egiziano di Nebamun, con i suoi  pesci tilapia, trampolieri, fiori di loto, papiri, palme, mandragore e l’albero degli alberi, l’albero della vita e della morte: il sicomoro.

È un albero enorme e sempreverde, comune in Medio Oriente e in Africa ma se state attenti lo riconoscete anche in Italia. Un tipo tosto: vive nelle zone paludose e sopravvive nel deserto,  regala ombra generosa e siconi deliziosi.

Siconi? E che sono i siconi? Fichi. Sicomoro vuol dire in greco 'gelso che produce fichi'. Una mano santa per uccelli e mammiferi e per le popolazioni umane antiche e povere. Le foglie sono usate per il trattamento dell’ittero e del veleno di serpente; il lattice che si ricava incidendo la corteccia è un rimedio contro la dissenteria e la tigna, la tosse e le infezioni della gola. E tutto l’albero ha un ruolo importante per il miglioramento della qualità del suolo e per il suo consolidamento.

E' un fratello albero, il sicomoro. Fin dall'inizio. Ricordate il sicomoro di Gerico? Gesù pellegrinava da quelle parti e il capo mafia della zona, Zaccheo, cercava di guardarlo in faccia questo Gesù, ma non ci riusciva, perché c'era gran folla e lui era piccolo di statura. Fino a che un sicomoro gli allunga un ramo e Zaccheo ci sale sopra. Lo vede Zaccheo e lo vede Gesù maestro dell'attenzione "alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua». Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo»."

Pensate prima a come si comporta Gesù con gli uomini del disonore, e poi a come si comporta questo Benedetto XVI con gli uomini del disonore: trasferisce il vescovo di Locri trascinatore della lotta agli uomini del disonore di quella zona, agli uomini della 'ndrangheta. Io sono nato a Siderno, a tre chilometri da Locri, ci andavo a piedi perché c'era il più gran sicomoro della zona. Oggi mi viene da piangere pensando che questo papa capintesta cattolico immagina così trasferendo di imitare Gesù. Vada a Locri, piuttosto, si metta sotto il sicomoro e aspetti. Al resto ci penserà fratello sicomoro.

Fulmini


CULTURA
10 ottobre 2007
fratelli alberi 14 - la begonia


[fotografie 294 - Roma, Ippodromo di Tor di Valle, 3 ottobre 2007]

Come tutte le begonie, penso con le radici. E quando passerò dal vivaio a chissà dove, non vorrei trasmigrare in un vaso, su un balcone. Spero nella terra libera e rotonda, ocra di calcio, rossa di ferro, grigia di creta, sabbia, pietra, fango, come che sia ma terra, terra! Ci infilerò le radici secondo tutte le direzioni, aggirando le pietre dure e bucando le tenere, correndo lungo la superficie a sentire i passi dei ragazzi che si perdono e dei padri che li cercano, gravitando in profondità per scoprire se davvero il cuore del mondo è caldo e tenero, le mie radici pensanti, per pensare ancora e -  grazia impossibile nel chiuso d’un vaso di plastica o di coccio, di legno lavorato o metallo sbalzato – e toccare le radici di un’altra pianta non importa se begonia, e in fine, col tempo, di tutte. Ancora insieme.

Fulmini



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CULTURA
6 settembre 2007
fratelli alberi 13, l'arancio - metafora

Affermazione. Ci sono alberi - sineddoche (la parte per il tutto, come la palma) e alberi - metafora (questo e quello, come l’arancio).

Chiarimento. Se io dico “quell’uomo è un insetto”, dico che è uomo ed è insetto, questo e quello, è due - tutti e due ciascuno per conto suo. “Nel destarsi, un mattino, da sogni inquieti, Gregorio Samsa si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto.” – scrive Franz Kafka all’inizio della ‘Metamorfosi’. Kafka è scrittore metaforico e ci dice che nel letto di Gregorio stanno in due, un uomo e un insetto.

Aneddoto in forma di prova. Kafka mandò all’editore della ‘Metamorfosi’ in forma di libro una lettera centrata sull’immagine da apporre alla copertina, e scrisse gridando: “L’insetto no!” (Sul senso profondo di questa metafora kafkiana – se non puoi farne a meno - vedi il post pubblicato il 25 febbraio 2007)

Domanda. Cosa c’entra la figura della metafora con l’arancio? Se osservate un arancio al completo (di fiori e frutti), qualcosa vi disorienta, no? vi conturba, no? Forse non sai cos’è ma questo è: la natura metaforica dell’arancio.

Lettura in forma di prova
. L’altro giorno entro nella mia libreria preferita, la Feltrinelli Argentina - che uso come biblioteca (le biblioteche mi intristiscono, sono piene di persone di carta) leggo il libro di Pierre Laszlo, Storia degli agrumi (Donzelli 2006) e annoto: “Gli aranci hanno rami carichi di fiori bianchi e frutti dorati. I fiori bianchi rappresentano la verginità, le arance la fecondità.” Ecco.


[Francis Bacon, Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, 1944, olio, 94x73,7 cm]

L'altro giorno - era lunedì 3 settembre - dicevo - con Venises - che il contrappunto opera in musica, in cinema (di questo tratterà un giorno forse Fabio Benincasa) e in pittura. Oggi vi dico che la metafora esiste in natura, in letteratura, ancora in pittura. Ai miei occhi il quadro di Bacon è un quadro - metafora.

Fulmini

letteratura
22 giugno 2007
fratelli alberi 12 - Ciò di cui non si può parlare si deve cantare
La piantina sembrava normale. Tronchetto medio, rami e foglie comuni, portamento discreto, contenuta vivacità, alle folate tremolava. Giusta per il balcone.
Primavera, prima i boccioli poi i fiori, ed eccoli, a mezz’estate, i peperoncini… Sono proprio peperoncini? Lunghi eppure tondi... Alcuni prima verdi poi rossi – e vabbene – altri prima rossi e poi verdi – questo va meno bene… Leggermente profumati sì - piccanti? Fammeli assaggiare… direi pungenti, e dentro ci sento anche altri sapori. Sarà una qualità esotica?
Quando l’autunno comincia a piegare verso l’inverno, la tiriamo dentro, dietro i vetri, fuori potrebbe gelare. Un’occhiata di tralice ogni tanto, aspettiamo seguendo altro che ci passa per la testa, tanto tutto passa. Anche l’inverno.
Seconda primavera. Di nuovo i boccioli, turgidi, regolari, e i fiori… Neri? Perché neri? Quando mai s’è visto? Ma l’anno scorso erano così? Che sia malata, questa pianticella?
Arriva come sempre improvviso il caldo, e dai fiori come mai neri sbucano - che saranno mai? More di gelso? Non proprio. More di siepe? Uhm… Ribes? Ma i ribes hanno voglia di giocare? Bianchi, rossi, neri, viola, colore del miele di castagno… Saranno buone ‘ste cose? Fai sentire… Accidenti! Delicate delicatissime, fragranti. Eppure.
Autunno virgola inverno. Lasciala fuori quest’anno. E se gela? Speriamo di no. Non soffre? Che dici! - le piante non hanno terminazioni nervose. E comunque non m’è piaciuto… prima i peperoncini entre comillas e poi le more bionde…
Terza primavera. Boccioli, stai attento se vedi qualcosa di strano – no, paiono abbastanza… Come, i fiori? Azzurri? Ma che è, cicoria selvatica? Non ci capisco niente. Queste continue invenzioni mi danno ai nervi! Sei una pianta? Fai una cosa! Il sole - che è il sole - fa anche la luna? O sole, o luna.
Terza estate. Eh no, i mandarinetti cinesi no… Io-dico-piuttosto-bergamotti-calabresi. Macché, sembrano cosi… Nemmeno… Guardami un po’, pianta: ma allora fai quello che ti pare!? Saranno commestibili? Aspetta! - non assaggiarli! Potrebbero essere velenosi, anche se sono buoni... Domani ci penso io.
Infatti domani, la dio-sa-solo-cosa finì di fare la spiritosa, smettendo per forza d’essere e non essere, a suo piacere, ogni nuova stagione, sole e luna e il-diavolo-lo-sa-che-cosa. Con tutto il vaso, nel contenitore della spazzatura. Ecco.
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letteratura
24 maggio 2007
fratelli alberi 11 - il sambuco
Se provi a fiutarne meglio l’odore dolceagro il naso ti finisce tra mille minuscoli fiori tremolanti, e ne esce allegramente infarinato di giallo e stordito di meridione marino e montano. Lungo i fossi, fra i ruderi, ai lati delle strade, nelle siepi, ai margini dei boschi, a primavera inoltrata fiorisce in grappoli orizzontali l’alberetto di nome sambuco. Il legno è impiegato nella fabbricazione di strumenti musicali, il midollo nella tecnica microscopica, la corteccia è diuretica, le radici curano l’artrite reumatoide, i frutti grappoli verticali sono buoni anche per il ‘vino di sambuco’. Io preferisco sopra tutto i suoi fiori, alla vista, all’olfatto, al tatto, e desidero persino mangiarli in forma di frittelle: so che si fa, ma chi me li farà? Quanto al fogliame (e qui entriamo nel regno della metafora) per ottenerlo più appariscente in autunno-inverno occorre potare il fusto a pochi centimetri dal terreno.



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letteratura
31 marzo 2007
fratelli alberi 10 - l'eucalipto
Non so se l’eucalipto sia una “pianta vagabonda”, una di quelle piante spontanee che “spostandosi di loro iniziativa disegnano il giardino” (Gilles Clèment, Èloge des vagabondes, NiL éditions 2002), e alla lunga il mondo. Certo è un albero sempreverde che prosciuga le aree paludose, produce materie prime per lavori in legno e pasta da carta e profumi e saponi, polline e nettare per un miele di qualità e rametti antartici per le composizioni floreali del vostro fioraio, regala un’ombra traspirante e frusciante e giganti filari frangivento, un infuso liberatorio dalle affezioni asmatiche, le bronchiti, le pertossi, e un olio essenziale analgesico, antifebbre, antinevralgico, antireumatico, antisettico, antispasmodico, antivirale, balsamico, calmante della tosse, cicatrizzante, decongestionante, deodorante, depurativo, disinfettante dell’aria, diuretico, espettorante - e mi fermo alla lettera e. Un salice ridente, insomma, un fratello che fa bene al cuore sapere al mondo. Allora, perché? Perché mutilare, piagare, umiliare un eucalipto così come ho visto con i miei occhi e testimonio con questa fotografia digitale?
fotografie 175 - Roma, Monte dell'Ara - Valle santa, 8 febbraio 2007



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letteratura
15 marzo 2007
fratelli alberi 9 - il gelso
Il gelso è quell’albero capitozzato nelle campagne lungo le strade nei paesi nelle città, con la scusa che è troppo – troppo lento, cresce troppo, dà troppa ombra... Ma che è questa smania minimalista, e questa fissa dello stare alla luce del sole? La generosità – questo è il bello dell’essere. L’ombra – questo è il bello del sole.
Le foglie del gelso sono verde scuro e lucido da sopra, da lontano cioè, verde chiaro e morbido da sotto, cioè quando ti sei arrampicato a mangiare le sue more, quelle meraviglie appiccicose giallo paglierino o viola mosto che gli esperti chiamano “infruttescenze globose” e invece sono regali dell’estate. Se ne vedono sempre meno in Italia, di alberi gelsi, da quando non servono più a dare foglie da brucare ai bachi da seta, da quando la dolce ombra ventilata sembra un’avventura inutilmente discreta.
E dire che Gertrude Jekill, nel suo ‘Testamento di un Giardiniere’ (Franco Muzzio Editore 2005) sognava “…se mai mi capitasse l’occasione di progettare un giardino secondo lo stile italiano… [di realizzare] un viale lastricato fiancheggiato da due spazi verdi” al centro di ognuno dei quali campeggiasse “una pianta di Gelso…”
Dormire sotto un gelso nero può provocare la morte, assicurano i superstiziosi, a meno che - aggiungo io - dormito che si abbia sotto la sua ala frusciante, prima di tornare a casa per fare i compiti o per riposarsi dal lavoro, non ci si arrampichi ancora su e dentro e si faccia man bassa e pancia piena, in omaggio all’adolescenza e a quell’eterno adolescente che era fino alla fine Pier Paolo Pasolini:
“- Ninetto: ‘A papà, a te come te piaciono?’ - Totò: ‘Mora, mora.’ “
(La Terra vista dalla Luna, 1967)




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letteratura
16 febbraio 2007
fratelli alberi 8 - Il cipresso
Entra in campo per primo l’amato, il Cervo. “Sacro alle ninfe che abitano i campi di Cartea, vi era un gigantesco cervo; con le corna ampiamente ramificate, esso da sé porgeva folta ombra alla sua testa. D’oro splendevano le corna e al ben tornito collo stavano appesi, scendendo sulle spalle, monili ornati di gemme. Gli balzava sulla fronte, legata da catenelle, una borchia d’argento, dal tempo della nascita; da ambe le orecchie, intorno alle tempie incavate, fulgevano perle. Senza paura esso era solito visitare volentieri le case e porgere per le carezze il collo a mani sconosciute.” (Ovidio, Metamorfosi)
Entra ora in campo Ciparisso, l’amante. “Ma più che ad altri, esso era caro a te, o bellissimo tra gli abitanti di Ceo. Tu conducevi il cervo a pascoli intatti, allo specchio di fonti limpide; tu, a volte, fra le sue corna intrecciavi fiori infiniti; a volte, standogli sul dorso a guisa di cavaliere, lieto vagavi per ogni dove, frenando la sua arrendevole bocca con guinzagli di porpora.” (O, M)
Col trascorrere della felicità dei giorni e delle notti cresce l’affezione d’amore, che inebria e trascina e scuote l’amante nel vortice di una insostenibile eccitazione. Finché un giorno - afferma la tradizione - l’amante uccide involontariamente l’amato. “Involontariamente” ripete – certificando la tradizione – il grande filologo Kerényi (Gli dèi e gli eroi della Grecia), “scambiandolo per un cervo qualunque”. Ma può – io che scrivo mi domando e domando a te che mi leggi - l’amante scambiare l’amato con qualunque? E come poteva Ciparisso confondere con altri il suo Cervo dalle corna d’oro, la borchia d’argento, i monili ornati di gemme, le perle fulgenti? Ovidio da parte sua non accoglie e non rifiuta la tradizione, dice solo, a mezza bocca, cautamente e prudentemente, che l’amante è stato avventato e imprudente: “puer  imprudens”. Parla per esperienza diretta d'amante imprudente, e coglie nel segno: possiamo sopravvivere al difetto d’amore, non sopportiamo l’eccesso d’amore.
Quel giorno, nell’ora meridiana, esausto di cavalcate infinite, il Cervo si era adagiato all’ombra di un albero, a godersi la frescura. Ciparisso, poco discosto, alle sue spalle, stringeva in pugno l’affilato giavellotto. Non riusciva a staccare gli occhi dal collo del Cervo, tremava tutto per la vertiginosa agitazione d’amore, finché sbarrando le pupille e prima che la vista lo annebbiasse nello spasimo, l’amante scagliò il giavellotto e trafisse l’amato. “E quando lo vide morire per la profonda ferita, decise di lasciarsi morire. E’ tutto un gemito e questo invoca, come supremo dono, dagli dèi: piangere in ogni tempo. E ormai, effuso il suo sangue in un profluvio di lacrime, le membra cominciano a prendere color verde; i capelli, che prima scendevano dalla candida fronte si mutano in irta chioma e, fattisi rigidi, contemplano, con l’affusolata cima, il cielo gremito di stelle.” (O, M) Ciparisso si trasforma così nell’albero triste sempreverde, il Cipresso.




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letteratura
8 febbraio 2007
fratelli alberi 7 - Il limone
L’albero che chiamiamo ‘limone’ vive da queste parti dal medioevo - portato dagli arabi, o forse prima – alcuni lo intravedono negli affreschi di Pompei. Non so voi, io non so vivere senza il limone, coi suoi decisi colori: verde e giallo e bianco e viola, e il suo profumo complesso: mare-vento-campagna-donna. Un tempo avevo un limoneto sulle coste ioniche, nelle notti di luna infilavo nella mia tasca di ragazzo un po’ di sale fino, uscivo alla campagna, aprivo il coltellino che tenevo sempre con me, sceglievo il più fragrante dei frutti di polpa rosata, lo facevo a fette - con tutta la buccia spiritosa s’intende, un pizzico di sale, e lo mangiavo come un orso mangia un salmone. Anche in insalata di sale e olio e aceto, mangiavo-bevevo i miei limoni, o frammisti ad arance colorate di sole di sangue di more. Anni dopo, grazie ai ciprioti e alle cipriote, ho imparato a farne spremute aggiunte di un pizzico di sale, sì, sempre sale, non zucchero – quello è per le signorine e i siciliani. Una bevanda straordinariamente rinfrescante e dissetante. Adesso quando mi capita di vederlo – viaggiando lungo l’Italia occidentale, a Roma è confinato in periferia -


(foto di repertorio)

l’albero fratello, è un’epifania straziante la sua comparsa e fuga nello specchietto retrovisore o nel finestrino eurostar. Che altro? Ah, la potatura. Fatela a cupola, a spalliera, a rosa spampanata, come più v’aggrada. Ma dopo l’inverno non dimenticate di eliminare i rami secchi.



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20 dicembre 2006

Il fico ha il tronco tozzo, i rami traditori, la corteccia delicatamente rugosa. I suoi frutti si mangiano freschi (con moderazione: troppi hanno un effetto lassativo) e secchi (ricchi come sono di proteine e vitamine, di proprietà emollienti ed espettoranti - anche diversi anni dopo che il corpo dell’albero sia venuto a morte). Resiste bene alla siccità, ai terreni incolti, ai venti salini. Non ha bisogno di potatura. Sta bene come sta. Ditemi voi se non è da considerare un fratello.




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30 novembre 2006

Secondo la mitologia greca, la ninfa Dafne fu trasformata nell'alloro per sfuggire al dio Apollo che di lei si era invaghito e la inseguiva eccitato. Apollo non è riuscito a fare sua la ninfa, come i fulmini non riescono a colpire l’alloro secondo la credenza popolare. Forse per ciò i poeti cercavano di cingersi la testa con una corona d’alloro: per sopravvivere alle tempeste dei fulmini interni della attività creativa, e ai fulmini esterni della socialità coattiva. Prova di ciò potrebbe essere il fatto che questo fratello sopporta bene la potatura, e può campare in forma di albero, alberello, siepe, persino bordura.




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12 novembre 2006

La robinia è un albero a crescita veloce, provvisto di un apparato radicale molto sviluppato - eccellente per rafforzare i terreni franosi e recuperare quelli degradati, produce fiori profumati a grappoli bianchi dai quali le api ricavano un gran miele, ha un legno ottimo combustibile e molto duraturo - è il legno europeo più resistente in ambiente esterno: adattissimo per lavori di falegnameria pesante, paleria, mobili da esterno e parquet, è tutto azotofissatore - insomma migliora la fertilità del terreno, e la sua corteccia è molto apprezzata dai conigli selvatici. E’ capace di ogni bene dunque. Da giovane. Da vecchia è buona solo a lamentarsi, come certe persone – giovani o vecchie che siano. Ieri, all’alba, ero a Roma e traversavo un piazzale Appio finalmente vuoto e silenzioso, quand’ecco che rasentando la robinia cadente tra le Mura e la Coin la sento farfugliare così: “Perdo le foglie, ma non è autunno fuori. Non vedo cadere foglie dalle altre robinie dintorno, se sono robinie quelle che vedo. O forse… (Là, un uccello?) Divento sempre più insicura della mia vista, man mano che perdo le foglie. (Ecco, un’altra si è lasciata andare?) Noi robinie vediamo con le foglie. Ogni autunno le perdiamo – di giorno una ad una, di sera in coppia, a scrosci se piove, a stormi quando tira vento – finché, senza occhi, ci addormentiamo. (Era un’ombra?) È primavera fuori, e dove sono i miei grappoli gonfi di fiori bianchi?… A pensarci bene, se fossero violetti, nel rosa non li distinguerei: ero robinia e sono glicine? (Qualcosa si sfianca, si stacca… Da dove?) Dentro è notte, e non ho sonno… è notte fuori?”




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3 novembre 2006

Il platano è un fratello albero grande fino all’imponenza. E’ arrivato in Italia dall’Asia - non ci fosse stata l’Asia, in quali condizioni verserebbero questi famosi occidentali? persino un romano cosmopolìta come Plinio non finiva di stupirsi che un tale albero fosse stato importato “da un paese diverso solo per la sua ombra”! Omni modo, il platano sopporta bene gli enciclopedici naturalisti e l’inquinamento atmosferico, per merito del suo proprio scortecciamento. E’ per omologia dunque – penso - che Marsia finì appeso a un platano. Secondo i mitografi quel deforme sileno sfidò col suo flauto Apollo e la sua cetra, ponendo come condizione che il vincitore avesse mano libera sul vinto, ma restò sconfitto e venne scuoiato dal dio della bellezza. Torno a rivedere il “Marsia” dei Musei Capitolini: ammiro un uomo alle soglie della vecchiaia eppure alto, longilineo, proporzionato, elegante, bellissimo e mi domando dove sia il sileno selvatico gonfio come un otre, provvisto di naso camuso, orecchie e coda di cavallo. E se l’essere scuoiato appeso all’albero scortecciato – mi domando al quadrato - fosse invece Apollo, divino conoscitore del futuro e per ciò suicida alle soglie del crepuscolo degli dèi?




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25 ottobre 2006

Il catalpa è un albero spettinato che promana colore e offre riparo dalla pioggia e dal vento e dal sole. Proviene dalle regioni temperate dell’India di Colombo e dell’India di Alessandro, e si può trovare nei giardini, nei parchi, nelle piazze. Io vado spesso dal catalpa astante l’Oratorio dei Filippini di Francesco Borromini, l’autore delle architetture organiche, dove la matematica e le forme vegetali, la geometria e le forme animali si confondono, come nel cappuccino si combinano il caffè e il latte: “che non sai – diceva Zavattini - dove comincia l’uno e dove finisce l’altro”. Guardate il coronamento mistilineo di questa facciata d'oratorio: non è solo un arco ribassato del cielo, non è solo un timpano svettante del tempio, è l’uno e l’altro insieme. Qui, con questa commovente facciata concava, il Borromini ha costruito una forma che abbraccia "ogn'uno che entri" e anche ognuno che sosti, te prossimo essere umano o te catalpa prossimo essere florale, fratelli.




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20 ottobre 2006

L’ippocastano è un albero rustico e nobile dal portamento imponente, e dalla chioma espansa, che tende a configurarsi come la cupola di San Pietro realizzata da Giacomo Della Porta e può raggiungere – se non è inquinato, o segato prima del tempo suo - l’altezza di un edificio di dieci piani. E’ migrato a noi da Costantinopoli-Bisanzio-Istànbul negli anni in cui moriva Tiziano e nasceva Caravaggio, arricchendo la flora, le città, il miele occidentale. In primavera è decorato da fiori ermafroditi riuniti a formare infiorescenze a racemo – grappoli insomma, ma non a mammella in giù come le viti bensì a testa in su come la spirale di Sant’Ivo alla Sapienza costruita da Francesco Borromini. I suoi frutti – maturi in autunno, vale a dire in questi giorni – a prima vista paiono castagne ma a osservarle meglio si rivelano più sferiche e birorzolute e, tenuti nella tasca da un ragazzo o guardati nella borsetta di una donna o stipati nello zaino di un uomo, sembrano preservare dal raffreddore, curare artrite e reumatismi, trasmettere tranquillità. I terapisti dell’antichità consigliavano perciò di abbracciare regolarmente alberi di ippocastano. Fatelo a prescindere, amico e amica telematici: fa bene abbracciare, bene fa essere abbracciati.




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Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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