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CULTURA
6 marzo 2008
pensieri spettinati - 89 -
Un giorno (o una notte, o forse mai) metteró in scena 'Edipo Tiranno' di Sofocle secondo l'idea che mi sono fatto di questo dramma in tre decenni di pensamento e tre anni di progetto. Intanto, ripubblico qui il 'fulmine' che ho lanciato dalle pagine del settimanale culturale de 'il manifesto' - su cui tengo una rubrica - il primo marzo di quest'anno: per sapere cosa ne pensate, cosa ne pensi.

Freud, Sofocle, Edipo e tu

Una giovane docente universitaria mi racconta di aver domandato ai propri studenti se conoscessero Sofocle, e di essersi sentita rispondere in coro: “Sì, certo, è l’inventore del complesso di Edipo.” Sorridiamo, lei di testa - deliziosamente scandalizzata - io di cuore. Ieri. Oggi, a mente fredda, sono arrabbiato. Non con quegli studenti, e neppure con i loro professori di liceo. Sono arrabbiato con Freud.

E’ lui che ha definito questo famoso complesso, questa “struttura primaria, fondamentale, universale della organizzazione psichica e delle relazioni interpersonali” (Umberto Galimberti, Dizionario di psicologia), che spinge l’essere umano a desiderare la morte del genitore dello stesso sesso e la carne del genitore di sesso opposto. E siccome questo ‘complesso’ Freud ha creduto di riconoscerlo come tema centrale dell’Edipo Tiranno di Sofocle, l’ha denominato appunto ‘complesso di Edipo’.

Ma cosí facendo (ecco la ragione fredda dell’arrabbiatura) Freud ha confuso gli esseri umani in generale, e gli intellettuali di professione in particolare. Perché cosí facendo ha velato l’autentico tema centrale dell’opera di Sofocle, il senso iscritto nelle sue strutture e che rende pienamente intelligibile il suo ordinamento drammatico e interamente decifrabile il suo testo. Questo tema non é la tragedia del parricidio e dell’incesto, bensí la tragedia della contraddizione tra amore della conoscenza e amore del potere.

Edipo - vuol dire e dice Sofocle - e in generale gli esseri umani, e in special modo gli intellettuali di professione, vivono la contraddizione tragica tra il voler conquistare (e mantenere) il potere e il voler conquistare (e rinnovare) la conoscenza. Ma questi due voleri, questi due desideri, questi due amori sono radicalmente incompatibili e reciprocamente escludenti: la realizzazione dell’uno comporta la perdita dell’altro.

Il tremendo responso oracolare che impronta tutta la vita di Edipo, minaccia la sua nascita, appende a un filo la sua infanzia, sconvolge la sua giovinezza, distrugge la sua maturitá: “ amerai tua madre e ucciderai tuo padre” significa ‘amerai la conoscenza (la terra, la veritá - “tua madre”) e conquisterai il potere (strappandolo a “tuo padre”)’.

Infatti. Edipo tiranno di Tebe (“tiranno”, dunque intellettuale di professione = che conquista il potere attraverso la conoscenza) per mantenere il potere vuole conoscere la veritá. Vuole potere e vuole conoscere. “A tutti i costi” – proclama. Ma ogni volta che la veritá fa capolino Edipo si vela gli occhi e grida al complotto. Dileggia Tiresia (“io credo che quel delitto lo hai ideato e perpetrato tu”), accusa Creonte (“pensavi che non mi sarei accorto di questo tuo complotto strisciante?”) – che gli svelano spietatamente lo stato delle cose, e d’altro canto inveisce contro Giocasta (“mi hai seccato da un pezzo con i tuoi buoni consigli”) che lo stato delle cose gli vuole amorevolmente velare. La conoscenza distrugge il potere. Il potere teme la conoscenza. Non si puó amare il potere ed esercitarlo e amare la conoscenza e inseguirla.

E’ questa la questione filosofica e politica che Sofocle pone – specialmente agli intellettuali di professione. I loro singolari rapporti con papá e mammá restano, nonostante Freud, una “questione privata”.

Fulmini

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CULTURA
24 febbraio 2008
pensieri spettinati - 88 - lode del blog dal lato dell'autore
Da un anno, da quando cioè ho fondato (con un gruppo di complici) questo blog-rivista, mi sento meglio. I lettori ed io (e noi) possiamo guardarci in faccia senza ostacoli, leggerci reciprocamente, e conversare – ‘cambiare verso’ l’un l’altro.

Io sono scrittore, per vocazione e professione. Scrivo con le parole, con le immagini, con le ombre. Ho cominciato con le parole (della scienza) a trent’anni (trent’anni fa) e ben presto mi sono reso conto dell’ostacolo che da  allora ha ingabbiato la mia attività scientifica e artistica. Fino ad un anno fa, appunto.

Parlo dei “funzionari delle superstrutture” – i redattori di riviste tradizionali, i critici per partito preso, i giornalisti che tengono famiglia, gli editori dell’acqua minerale, i distributori del meglio del peggio, gli accademici a tutti i costi… insomma tutti coloro che dovrebbero favorire e promuovere (vedi nota conclusiva del post) i rapporti tra scrittori e lettori – e che invece si occupano delle opere soltanto come mezzi (della propria affermazione) e non come fini (del lavoro intellettuale come vocazione e professione), come mezzi per conquistare e accrescere denaro e potere.

Parlo di coloro che si fanno i fatti loro, invece di farsi i fatti degli altri, e precisamente i fatti degli scrittori (quelli che creano scrivendo) e dei lettori (quelli che ricreano leggendo).

Ebbene, da un anno, grazie al blog – meraviglia delle meraviglie della quale tesso qui con le lacrime agli occhi la lode – questo inferno è finito. Scrivo e il lettore direttamente mi legge, ed io fraternamente lo leggo.

Naturalmente io penso che la funzione intellettuale sia decisiva per una vita umana associata continuamente rinnovata. A questa condizione: che i ‘funzionari delle superstrutture’ si comportino come questi venditori che ho fotografato l’altro ieri nel mercato della Vucciria a Palermo – i quali stanno tra i pesci e i cittadini senza mettersi in mezzo.

Foto da Palermo

Fulmini

I ‘funzionari delle superstrutture’ sono “non solo quei ceti comunemente intesi con la definizione di ‘intellettuali’, ma in generale tutto lo strato sociale che esercita funzioni organizzative in senso lato, sia nel campo della produzione, sia in quello della cultura, e in quello politico-amministrativo”. (Antonio Gramsci, Quaderno 19)

CULTURA
6 febbraio 2008
pensieri spettinati - 87 - l'attività sessuale serve soltanto a procreare?

La morale sessuale di Joseph Ratzinger (e della maggioranza della gerarchia cattolica e della minoranza dei fedeli cattolici) è irrealistica: non tiene conto del fatto che l’attività sessuale umana non serve soltanto a procreare, bensì anche ad allentare le tensioni sociali, a giocare attorcigliandosi, a conoscere sensualmente, e ad altro ancora - ed è regressiva: ‘moltiplicatevi’ detto in un mondo sottoabitato (quello dell’Antico Testamento) era una indicazione storicamente progressiva, nel mondo sovrappopolato del Terzo Millennio non lo è più.

Ha ragione Giovanni Battista Montini, quando scrive nel suo testamento: “Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo.” Ma questo ‘studio’, questo ‘amore’, non possono non essere studio della realtà, amore della realtà. La realtà dell’uomo e del mondo come sono e come possono diventare.

Gesù di Nazareth è autore di un progetto realistico e progressivo di riforma intellettuale e morale del mondo e dell’uomo: come erano e sono nel Regno della Realtà e come potevano e possono diventare nel Regno della Possibilità – nel Regno della Terra e del Cielo insomma.

Fulmini

CULTURA
29 gennaio 2008
pensieri spettinati - 86 - situazione politica e vita solare
Intristito dalla situazione politica italiana ieri ho pensato che il Sole, nato cinque miliardi di anni fa, tra quattro miliardi di anni inizierá a raffreddarsi, e alla fine di un altro miliardo di anni diventerá rosso, si gonfierá centinaia di volte e riassorbirá la Terra.

Fulmini

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CULTURA
30 dicembre 2007
pensieri spettinati - 85 - il buon giorno si sente dal sí

 

[fotografie 369 - Roma, di fianco al Colosseo, 5 dicembre 2007]

 

Capisco che una cultura abbia bisogno come il pane di originalità - per vivere. Ma noi italiani stiamo esagerando. Siamo o non siamo “le genti del bel paese là dove ‘l sì suona”? [Dante Alighieri, Commedia – Inferno, XXXIII, 79-80] E allora, perché questa autunnale fioritura di no? Perché tanti, appena l’altra o l’altro hanno finito di dire, li investono con un  camion di no, no, le cose non stanno così, non hai capito? “Distinguersi per apparire” – diceva Goethe, certo, distinguersi, perché no? certo, apparire, se proprio non se ne può fare a meno! Ma è necessario distinguersi per contrasto, per opposizione, per negazione? “Diletti compagni posteri”, vi esorto insomma al sì, al suo dolce suono suadente, per iniziare, per cominciare. Poi, se sarà il caso, verrà il tempo del no. Come mostra Venises parlando di Shostakovich.

 

Fulmini

CULTURA
27 dicembre 2007
pensieri spettinati - 84 - matematica e letteratura


[fotografie  - 368 - Roma, volgendo lo sguardo leggermente a sinistra mentre scrivo, 15 dicembre 2007]

 

Le dimostrazioni matematiche migliori sono quelle più brevi e argute. Così le mostrazioni letterarie.

 

Non ho scritto corte, bensì brevi (1).

 

Fulmini

 

(1) “Breve, d’ordinario, è più pregio che difetto; corto, più difetto che pregio. L’origine della voce latina è forse da una greca che vuol dire recidere. Sii breve e arguto, si fa dire Dante. Il corto non può essere arguto.”

Niccolò Tommaseo, Dizionario dei sinonimi della lingua italiana, 735.

CULTURA
23 dicembre 2007
pensieri spettinati - 83 - cosa si può fare contro il cancro

[fotografie 365 - Roma, 22 dicembre 2007]

“In Italia alla ricerca contro il cancro è dedicato un budget pari al costo di un paio di giocatori di serie A” – ha ripetuto l’altro ieri pazientemente Umberto Veronesi.

Io invece ho perso la pazienza su cose di questo genere e -  siccome penso che si può fare sempre qualcosa per cambiare lo stato di cose presente - da oggi non vedrò e non sentirò più una partita di calcio, dal vivo, in televisione, per radio, e non leggerò più niente che riguardi il calcio italiano.

Di sport mi occuperò, di calcio no. Finché i fondi per la ricerca contro il cancro saranno quelli di un paese dove fioriscono le guarigioni, oltre che i limoni.

Fulmini


CULTURA
12 dicembre 2007
pensieri spettinati - 82 - partiti senza testa


[I NOSTRI INVIATI – 47 - Lorenzo Levrini, Inghilterra, Contea di Devon, Valle di Beenleigh, 2007]

I processi costituenti dei nuovi partiti politici in Italia (‘Partito Democratico’ e 'Cosa Bianca', 'Partito del Popolo della Libertà' e ‘Sinistra-l’Arcobaleno’ e chi più ne ha più ne metta) sono processi acefali. Senza testa. Sono dominati da un gruppetto di capintesta eppure sono senza testa, in quanto senza teoria. Sono processi tutta coda. Tutta pratica.

Ma la pratica senza la teoria è come i soldati senza capitano – parola di Leonardo da Vinci.

Scrivevo (giovedì 6 dicembre, nel post “oltre l’illuminismo, oltre il cristianesimo”) che ci troviamo nel bel mezzo di una crisi organica – cioè una fase storica in cui ciò che facciamo è troppo diverso da ciò che pensiamo. Teoria e pratica sono separate in casa. Sono separate dentro ognuno di noi.

Quanto ai partiti, la teoria è addirittura fuori 'come un citofono' – direbbe una figlia di nome Sofia. Infatti i partiti politici italiani non solo non producono al proprio interno la teoria necessaria a guidarli, ma neppure utilizzano nei propri processi ricostituenti la teoria che si produce fuori dei partiti.

Pier Paolo Pasolini diceva trentacinque anni fa che 'il Potere' non era più nei partiti politici, stava “altrove”. Oggi anche 'la Teoria' sta “altrove”.

Fulmini

CULTURA
24 novembre 2007
pensieri spettinati - 80 - Locri e Siderno
[Ieri ho visitato ammazzatecitutti, il sito dei 'ragazzi di Locri', e mi sono ricordato di essere un 'ragazzo di Siderno', il paese che a Locri sta accanto, sulla costa ionica della Calabria. Me ne sono andato via, a metà degli anni sessanta, per studiare all'Università, e per non morire ammazzato. Per tacitarla, ogni tanto, la coscienza della mia disperata fuga, faccio qualcosa a pellicole, o a parole. L'11 febbraio 2006, nella rubrica Fulmini e Saette che tengo  su ALIAS, supplemento del 'manifesto', ho pubblicato poche righe. Le ripubblico qui, ma non finisce qui.]

Il peggio della ‘ndrangheta

Questi ragazzi di Locri che dopo l’ennesimo omicidio di ‘ndrangheta hanno cominciato a manifestare pubblicamente il loro disagio, la loro indignazione, la loro volontà di cambiare lo stato criminale delle cose, hanno evidentemente dei padri. Cosa pensano della iniziativa politica e civile dei loro figli questi padri?

Naturalmente sono tutti diversi tra di loro, nondimeno possono essere compresi in tre tipi sociologici: uomini che hanno contrastato la ‘ndrangheta, uomini che l’hanno tollerata, uomini di ‘ndrangheta. Già questo fa riflettere, ma considerate questa scenetta di vita locrese dei nostri giorni, come riferita da un testimone oculare e auricolare.

Ci troviamo in Calabria dunque, in un bar di questo paese di antica memoria. Sono le quattro di un pomeriggio del dicembre 2005. Ci sono alcuni di questi padri al suo interno, prendono il caffé e scambiano qualche parola. Il discorso gira sui fatti di Locri, l’omicidio misterioso del politico eminente, l’iniziativa clamorosa dei giovani figli. Ecco la conclusione: padre A: “…figghioli…” - padre B: “…iocanu…" Traduco in italiano: “…ragazzi…” - “…giocano…”

Il peggio della ‘ndrangheta non sta negli omicidi fisicamente compiuti dei pochi, sta nella rassegnazione, nella circospezione, nel cinismo moralmente indotti nei molti. “Così è, così è stato, così sarà. Coloro che immaginano un futuro diverso, si entusiasmano e lo gridano, sono ingenui, sono ragazzi, e come i ragazzi giocano. Ma cresceranno, e diventeranno come noi.”

Fulmini

CULTURA
21 novembre 2007
pensieri spettinati - 56 - come e perché faccio foto

[fotografie 342 - Roma, via del Colosseo (rione Monti), 10 settembre 2006 16:55:40]

Tanti i fotografi, tanti i modi di fare foto. Il mio non è di andare in giro per fare foto, ma semplicemente camminare tenendo in tasca la digitale. Cammino, respiro, guardo. E quando certe cose, persone, situazioni, mi colpiscono e mi feriscono, restituisco la cortesia facendo una foto, per raccontare di loro e di me, per rendere testimonianza del coltello e della ferita.

Diceva Robert Capa (il fotografo del miliziano colpito a morte  nel 1936) che se le foto non sono buone vuol dire che non si è abbastanza vicini. Concordo (ogni uomo è singolare, ma ci sono le affinità - non è vero?) e ci aggiungo questo: vuol dire che non si è abbastanza feriti.

Fulmini

CULTURA
14 novembre 2007
pensieri spettinati - 55 - distinzione tra parassitismo e simbiosi
Ho appreso leggendo (Pia Pera e Antonio Perazzi, Contro il giardino, Ponte alle Grazie 2007) che in Romania si semina il mais insieme ai fagioli, così i fagioli si arrampicano sul mais mentre cresce.

E, metaforico come sono, mi sono domandato quanto è difficile distinguere il parassitismo dalla simbiosi.

In biologia 'simbiosi' indica una "associazione di individui di specie diversa che vivono in stretta relazione con reciproco vantaggio" (Il nuovo Zingarelli), ma in psicologia "è considerata l'esatto contrario della relazione, dove l'uno e l'altro si riconoscono e sono reciprocamente riconosciuti nelle rispettive autonomie" (Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti).

Fulmini
CULTURA
15 ottobre 2007
pensieri spettinati - 54 - cosa è l'ideologia?
[Pensa che ti ripensa, ho provato a definire meglio il concetto di ideologia.]

Nella testa degli esseri umani (tra l’altro) si produce, si riproduce, si modifica - in ogni momento - in ogni luogo - in ogni situazione - un complesso organico, un insieme funzionale (più o meno) implicito, consapevole, coerente, di sentimenti, credenze, idee, che ne inquadrano e orientano e giustificano atteggiamenti, pensieri, azioni.

Questo insieme, questo complesso – che chiamiamo “ideologia” – costituisce la camera di compensazione e agisce come cemento tra (in alto, fuori) visioni del mondo, fedi religiose, teorie filosofiche e (in basso, dentro) bisogni, interessi, desideri.

Riguardo al numero e al tipo di esseri umani coinvolti, l’ideologia può essere individuale, di coppia, familiare, amicale, di classe, regionale, nazionale, internazionale, mondiale.

Riguardo al genere degli atteggiamenti, dei pensieri, delle azioni influenzate, l’ideologia può essere religiosa, politica, filosofica, economica, sessuale.

Fulmini



[fotografie 301 - Roma, quartiere Centocelle, 14 ottobre 2007 - una ottobrata romana]

CULTURA
18 settembre 2007
pensieri spettinati 53 - cosa è un collaboratore
Cosa facciamo, cosa dobbiamo fare, quando collaboriamo oggi, in un mondo in cui un ‘direttore della fotografia’ di un film non si contenta di essere ‘direttore’ ma pretende di essere chiamato ‘autore’?

In questo momento penso che nella realizzazione di un’opera collegiale:

la composizione di un film o di un giardino,

la costruzione di una cattedrale o di una zattera,

la messa in scena di un melodramma o di una bugia,

l’inseguimento di un sogno o di una lepre,

l’esecuzione di una sinfonia o di un delitto...

è autentico collaboratore chi si dispone intellettualmente e moralmente come Claude Lévi-Strauss adolescente.

“Da adolescente passavo gran parte del mio tempo libero a disegnare costumi e scene per opere. Il problema che mi ponevo era cercare di esprimere nel linguaggio delle arti grafiche qualcosa che esisteva già nella musica e nel libretto; cioè tentare di cogliere la caratteristica invariante di un insieme assai complesso di linguaggi (il linguaggio musicale, il linguaggio letterario, il linguaggio grafico). Il problema [del collaboratore] è trovare l’elemento comune a questi linguaggi.”(Mito e significato, Net 2002)

La soluzione del problema del collaboratore non è dunque (come troppi credono) esprimersi astrattamente, indipendentemente, bensì costruire concretamente, dipendentemente, è partecipare - prendere parte, è tradurre - “trovare l’elemento comune”.

È questo che cerco di fare io quando collaboro. È questo che spero cerchi di fare – traggo un esempio dalla mia esperienza - un montatore mentre collabora (orizzontalmente) con uno scenografo, un costumista, un attore, un’attrice, un musicista, un rumorista, un fonico, un operatore, un fotografo, eccetera e (verticalmente) con un regista, uno sceneggiatore,  un autore.

E qui compare la parola “autore”. Cosa è un autore? Per spiegarlo prima a me stesso, e poi a chi mi leggerà, così come questa volta ho collaborato con Lèvi-Strauss, la prossima collaborerò con Sofocle.

(Dimenticavo: quando comincio il montaggio di una nuova opera audiovisiva con un nuovo montatore, la prima cosa che faccio è appendere alla parete dello studio un foglietto dove sta scritto, per lui e per me, questa frase di Gustave Flaubert: “Non sono le perle. È il filo che fa la collana.”)

Fulmini

letteratura
18 agosto 2007
pensieri spettinati 52 - contro la vita eterna
Questo prodigioso e miserevole frammento dell’universo che è l’essere umano, per paura e per avidità, del vuoto e del pieno, per disperazione e consolazione, del domani e dell’oggi, ha immaginato per sé l’immortalità.

Ma, io domando e dico a coloro che credono nella vita eterna:

“avete vissuto un grande dolore? sì? e ciononostante sperate che risuoni senza fine e ritorni senza rimedio tra la testa e il petto?”

E ditemi ancora:

“considerate come ossimoro perfetto ‘vita mortale’? – come sostiene non so più chi, ma che importa chi? – o non piuttosto ‘vita eterna’?”

Fulmini

letteratura
15 agosto 2007
pensieri spettinati 51 - dell'amicizia tra padri e figli
Il bello di vivere oggi, a cavallo tra il XX e il XXI secolo, è questo nuovo sentimento di amicizia tra padri e figli. Tra certi padri e certi figli, d’accordo, ma neppure questo era possibile ieri.

Voglio dare una prova provata di questa bella novità dei tempi contemporanei, e cito i Saggi di Montaigne, l’uno e gli altri appartenenti al XVI secolo:

Dell’amicizia

…Quello dei figli verso i padri è piuttosto rispetto. L’amicizia si nutre di una comunione che tra loro non può esservi, per la troppo grande disparità, e offenderebbe forse i doveri di natura. Infatti, né tutti i segreti pensieri dei padri possono essere comunicati ai figli per non generare in essi una sconveniente dimestichezza, né si potrebbero avere da parte dei figli verso i padri gli ammonimenti e le correzioni che costituiscono uno dei principali uffici dell’amicizia…

Mio padre era stupito del processo accelerato in atto negli anni Sessanta del secolo scorso e mi domandava perplesso: “Io ho dato del Voi a mio padre e tu mi dai il tu?”

Tra mio figlio e me, invece, non ci sono state difficoltà ed esitazioni. Chi sta leggendo ‘Vita breve di Eftimios’ sa che la nostra è stata la storia di un’amicizia.

Fulmini





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letteratura
14 agosto 2007
pensieri spettinati 50 - debolezze isolane
Gli inglesi sono stati proprio cattivi a esiliare Napoleone all’isola d’Elba, dal versante occidentale della quale si tocca con gli occhi la Corsica, ma lui è stato proprio fesso ad andarsene dall’Elba, con quei boschi, quelle marine, quei vini che ho percorso, nuotato, assaggiato tra la fine di quel luglio e l'inizio di questo agosto.

Fulmini




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cinema
8 agosto 2007
pensieri spettinati 49 - su Michelangelo Antonioni

Ciò che m’impietriva e commuoveva delle opere filmiche di Antonioni era che non eri mai sicuro se fossero pittura o fotografia, fotografia o cinema, cinema o documentario, diario di un sogno o descrizione di un mondo. Amen

Fulmini




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letteratura
4 agosto 2007
pensieri spettinati 48 -
I ricordi dei figli ricadono sui padri.



[fotografie 252 - Marciana Marina, Interno-Esterno della casa al mare di Noemi ed Emerico, 29 luglio 2007]




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letteratura
14 luglio 2007
pensieri spettinati 47 - (aforismi speculari)
L'attività afferma, la reattività rafferma.




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letteratura
12 luglio 2007
Con la musica è un'altra musica
Da oggi - grazie a 'Venises', il collaboratore scatenato (o collaboratrice - chissà) - nel nostro blog-rivista entra la musica. Una musica che dura quanto la lettura e la visione del testo scritto e figurato. Se andiamo avanti così arriveremo a fare, come diceva un ruspista livornese di nome Niccolò, "la boccuccia alle bambole".





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letteratura
26 giugno 2007
pensieri spettinati 46 - La maratona
“Correre fa bene”. O no? La questione è troppo complessa, e la vita umana è troppo breve per affrontarla esaurientemente. Perciò vi propongo la seguente circostanziata domanda: “Correre la maratona fa bene?” Un amico di nome Pino – noto su queste pagine dal 24 aprile di quest’anno dispari col soprannome di Maratoneta Dialogico e Solidale (“ama correre sportivamente, conversare passeggiando e donare il sangue”) – sostiene di sì, e si prepara religiosamente per correrla in grande stile. Io sostengo di no, e vi spiego perché mai - esortandovi a partecipare alla nostra peripatetica amichevole contesa.
Argomento contro la bontà della maratona. Alla fine dell’estate del 490 a.C. i greci, sconfitti militarmente i persiani nella piana di Maratona, inviarono l’araldo Filippide (un tipo allenato) ad Atene, ad annunciare la vittoria. Costui, percorsa di corsa la distanza, rivolse agli ateniesi le famose parole "Siate felici, abbiamo vinto!" e  cadde morto, stroncato dalla superlativa fatica. Su questa impresa eccessiva si fonda la moderna gara della maratona, la quale consiste nel correre per 42 km e 195 metri – cinque km in sovrappiù della distanza tra la fatidica piana e la scuola vivente della Grecia.
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letteratura
16 giugno 2007
pensieri spettinati 45 - A che servono i sogni?
I sogni non sono fatti per essere interpretati, tantomeno per essere realizzati. Sono fatti per scombussolare le interpretazioni e le realizzazioni.
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letteratura
2 giugno 2007
pensieri spettinati 44 - Viva il Tempo
C’è stato un periodo della storia europea che amo molto per una ragione speciale. È il periodo di mezzo, tra la fine del mondo antico e l’inizio del mondo moderno, il Medio Evo insomma. Molti pensano che sia stata un’età buia, grigia, e invece è stata un’età di tutti i colori. Il colore che me la fa amare tanto è il colore arcobaleno, i tanti colori insieme dei capitelli e dei fusti delle chiese paleocristiane. I fusti i capitelli di queste chiese sono tutti diversi tra loro, prestati come sono stati da chiese precedenti di religioni precedenti. Si entra in una chiesa paleocristiana ed è come entrare in un bosco, dove gli alberi sono diversi e uguali. Quanto mi allieterebbe una strada alberata con alberi tutti diversi! Questo pensavo oggi, osservando la teoria di quercette tutte uguali che stanno sostituendo le robinie tutte diverse di via Labicana. Anche le robinie all’inizio erano tutte uguali, ma poi ognuna aveva assunto la sua forma diversamente propria, grazie al Tempo, il Signore euritmico che rimedia all’Ingenuità simmetrica degli umani.



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letteratura
17 maggio 2007
pensieri spettinati 43 - l'impiegato perfetto
Crede nell’ordine molteplice del mondo, e nel suo ordinamento attivo. Al collo la catenina inanella un crocefisso, un amuleto, un sagittario. Al polso l’orologio, il nastrino portafortuna, il metallo energetico. Ha finito di lèggere, ha capito, di grattare, non ha vinto - non importa, vincerà. Senza guardarmi in faccia afferra prima il bollettino di conto corrente e poi il mazzetto di euro da venti da dieci da cinque che gli porgo. Ci mette due minuti buoni a ordinarli, li tasta, li scrosta, li scruta, li gira, li rigira, li capovolge, raddrizza le orecchiette, spiana le pieghe, li dispone in tre pile, li assomma gerarchicamente, li conta, li dispone nei compartimenti deputati del cassetto, afferra la ricevuta e mi guarda. Trova sul mio viso qualcosa che lo gela. Il naso? – penso dapprima io. Poi seguendo il suo sguardo in panoramica a zig zag comprendo che è la barba, disordinata. Gli occhi miei ridenti e la bocca a barchetta dicono: “Nessuno è perfetto.” Lui fessura le palpebre serra le labbra - vorrebbe tacere, ma il suo sopracciglio s’inarca e ribatte: “Parla per te.”
[Ufficio postale di Piazza Dante in Roma, mercoledì 16 maggio 2007]




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letteratura
11 maggio 2007
pensieri spettinati 42 - un uovo à la coque
Sorvegliare e punire non fa per me. Preferisco riformare e cuocere. Cuocere? Sì, ma coi giusti tempi di cottura. Prendiamo l’uovo à la coque. Qual è il giusto tempo di cottura di un uovo à la coque? Un amico della mia figlia grande dice che è il tempo della Ouverture delle “Nozze di Figaro” – canticchia davanti al fornello e spegne quando è finita. Dissento. L’ouverture mozartiana in questione, per quanto si voglia vertiginosamente vivace, dura almeno quattro minuti e qualcosa. Troppo. È vero che maestro Artusi (‘La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene’, Rusconi 2005, pagina 284) scrive: “Le uova a bere fatele bollire due minuti, le uova sode dieci” – ma la virtù non sta genericamente in mezzo, e soprattutto sta in alto – ne convenite? E allora? Tre sonetti del ‘Canzoniere’ del Petrarca, ecco la mia proposta. Meglio se a memoria, vi garantisco che l’uovo avrà tutto un altro sapore.



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letteratura
8 maggio 2007
pensieri spettinati 41 - il buon giorno si vede dal mattino
L’incipit e l’explicit – l’assolvenza e la dissolvenza – sono decisivi in una vita, e in un libro. Il primo, l’inizio, è come il primo grido, quando  nasci e non sai se ridere o piangere – e nemmeno quelli che ti stanno intorno lo sanno. L’ultimo, la fine, è come il silenzio conclusivo – il resto non è ‘silenzio’, come si illude Shakespeare, è ‘pettegolezzo su un mistero’, come si delude Flaiano.
Ho saputo di questo “gioco dell’incipit” leggendo il blog di Guido ( http://www.bizblog.splinder.com ), ho immaginato di essere invitato a far parte della ‘catena’, ho cominciato a pensarci, ho capito che mi ero autoinvitato, ed ora sarebbe una mancanza di rispetto per tutti me compreso tirarmi indietro.
Per ciò ecco di seguito i miei cinque incipit prediletti, riguardo i libri letti fin qui. Ah, dimenticavo due cose. Una. Forse non conoscete ancora Luis Razeto Migliaro – ho inserito un link apposito sul blog-rivista per iniziarvi alla sua conoscenza ( economia di solidarietà ) Due. Ho scelto cinque campi letterari, essendo per professione e vocazione ‘pentatleta’ (con rispetto scrivendo).
LIBRO DI POESIE
Come splendidi corpi di defunti sempreverdi
pianti e sepolti dentro un mausoleo
la testa fra le rose, coi gelsomini ai piedi -
tali a noi sembrano i desideri che passarono
senza avverarsi mai; e non uno che trovasse
la sua notte di voluttà o un suo mattino lieto.
(Constantinos Kavafis, I desideri, in ‘Cinquantacinque poesie’, traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi, Einaudi 1963)
LIBRO DI STORIA
Tucidide di Atene ha raccontato la guerra tra Peloponnesiaci e Ateniesi quale essi la combatterono tra loro, cominciando subito dai primi accenni di ostilità, perché intuì che sarebbe stata importante e sicuramente la più degna di attenzione fra tutte le precedenti.
(Tucidide, Storie, traduzione di Edoardo Noseda, Rizzoli 1967)
LIBRO DI RACCONTI
Nel destarsi, un mattino, da sogni inquieti, Gregorio Samsa si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto.
(Franz Kafka, La metamorfosi, in ‘Racconti’, traduzione di Giorgio Zampa, Feltrinelli 1957)
LIBRO DI SCIENZA POLITICA
Tutti li stati, tutti e’ dominii che hanno avuto et hannoimperio sopra li uomini, sono stati e sono o repubbliche o principati.
(Niccolò Machiavelli, Il Principe, Einaudi 1961)
LIBRO DI FILOSOFIA
A lo largo de su historia milenaria la filosofia se ha planteado [si è posta] una y otra vez, y ha puesto siempre al centro de todas sus bùsquedas [ricerche], una sola pregunta [domanda] fundamental e inevitabile: ¿qué es verdaderamente la realidad? o ¿qué es en verdad el ser?
(Luis Razeto Migliaro, En bùsqueda del ser y de la verdad perdidos [Alla ricerca dell’essere e della verità perduti], Editorial Universidad Bolivariana 2004)




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letteratura
3 maggio 2007
pensieri spettinati 40 - Lèggere e rileggere
Una volta leggevo e andavo avanti di corsa per sapere cosa c’era la pagina dopo, il libro dopo – tanto, pensavo, questo lo rileggo. Ora leggo piano e torno spesso indietro, a rileggere la riga prima, la frase precedente, la parola appena letta. So che non leggerò un’altra volta parole, frasi, righe, periodi, paragrafi, capitoli, libri, indici, biblioteche. Sto leggendo per l’ultima volta, vorrei capire di più, meglio, tenere a memoria – non si sa mai cosa ci aspetta nell’altra vita, magari una lunga conversazione o una nuova ricerca - e rileggo.



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letteratura
27 aprile 2007
pensieri spettinati 39 - Angelus Novus qualche anno dopo
Da quando è iniziata – dopo l’intervallo regolamentare - la seconda parte della mia vita, e mi faccio prendere dal treno, mi rendo conto di viaggiare ora mai con le spalle rivolte al futuro, in modo da non vedere più, come prima, le cose del mondo che mi balzano incontro e schizzano via, ma che vanno indietro e scompaiono lentamente. Faccio sempre, torcendo il collo, le panoramiche a seguire ciò che mi attrae, ma il movimento dello zoom è meno ansioso e tende ad essere sostituito da iridi a stringere.



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letteratura
13 aprile 2007
pensieri spettinati 38 - Gesù di Nazareth e Gesù Cristo
Qualche giorno addietro un simpatico blogger - autore fra l’altro di una favolosa cronaca della nascita dell’Università [www.IacopodegliUberti.ilcannocchiale.it - 5 aprile 2007]
m’ha domandato come si fa a distinguere Gesù di Nazareth da Gesù Cristo, il Gesù di tutti (come dico io) dal Gesù dei cristiani (come dice la parola). L’ha fatto perché da qualche tempo penso e scrivo che le parole e gli atti dell’uno non coincidono con le parole e gli atti dell’altro, che Gesù Cristo è una riduzione di Gesù di Nazareth… – insomma che Gesù di Nazareth non era cristiano.
Alla domanda di IacopodegliUberti ho cominciato a rispondere (in attesa del tuo, dei vostri commenti, capovolgimenti, critiche, invettive, integrazioni, illuminazioni) che per operare questa distinzione (e in genere tutte le distinzioni) servono due cose: lavorare sulle opere e lavorare su se stessi.
Lavorare sulle opere vuol dire studiare. Studiare giusto, non studiare troppo. (Al massimo 490 tra libri, macchine, musiche, vigneti, architetture…) Studiare tutto, non studiare solo opere umane. (Al massimo 490 tra stelle, alberi, papere, montagne, fiori…) Studiando studiando ad un certo punto si comincerà a distinguere – per tornare al caso nostro - uno dall’altro i diversi protagonisti dei vangeli: Gesù di Nazareth, Gesù Cristo, Il Maestro di Giustizia esseno, il Messia ebraico…
Lavorare su se stessi vuol dire crescere in altezza. Fino a raggiungere l’altezza di Gesù di Nazareth. Diventare almeno pari a Gesù di Nazareth, sì, perché per comprendere un altro bisogna essergli pari, umanamente pari, sentire e vedere e pensare e agire come lui - vuol dire abbracciarlo guardandolo negli occhi, e se non si è alla sua altezza gli possiamo abbracciare soltanto i ginocchi.




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letteratura
10 aprile 2007
pensieri spettinati 37 - Il blog e la rinascita del noi
Il mio sguardo incrocia un gran cartello all’edicola che grida e promette di insegnare “come conquistare e mantenere la fiducia in se stessi”, e il mio pensiero corre al libretto che inaugura la civiltà moderna, il Principe di Niccolò Machiavelli, che insegnava “come conquistare e mantenere lo Stato”. Dunque all’inizio di questa nostra civiltà il problema era il noi, alla fine è diventato l'io - deduco. Non faccio in tempo ad associare cartello-libro-pensiero che mi risuona in mente una frase di Silvia Vegetti Finzi: “Sul vuoto lasciato [oggi] dalle grandi narrazioni storiche e dai romanzi familiari l’individuo afferma se stesso dandosi parola.” Insieme-sottoinsieme-io. E mi chiedo quale sia la natura e il destino del blog, che noi qui sviluppiamo come blog-rivista, come blog-noi.




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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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