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letteratura
26 dicembre 2007
racconti di racconti - 75 - Lea, Filippo, Ninetta e il comunismo

[fotografie 367 - Roma, Centocelle, (primarie del Partito Democratico), 14 ottobre 2007]

Lea è ciociara, è di Supino, un piccolo paese adagiato (col volto verso il cielo – come san Pietro crocefisso) sui fianchi dei Monti Lepini. Ed è romana, vive a Roma da quando ha conosciuto e sposato Filippo, un siciliano di Marsala.

Racconta ammirata di Ninetta, madre di Filippo, che riusciva a dividere due polli, nelle occasioni di festa grande, in quattordici parti esattamente uguali, tanti quanti erano i parenti della famiglia allargata.

Lea e Filippo sono stati comunisti fin dalla giovinezza e fino a quando c’è stato il comunismo, e anche un po’ di più, un po’ dopo. Oggi che vanno immaginando e costruendo un mondo migliore, migliore anche del comunismo, ricordano volentieri, Lea parlando e Filippo tacendo, Ninetta che del comunismo sapeva poco eppure comunista è stata fino in fondo, fino alla fine e anche un po’ dopo, nel ricordo.

Fulmini

CULTURA
15 novembre 2007
racconti di racconti - 74 - la guarigione del figlio
Palmerino è stato un grande artigiano meccanico, ora è in pensione. Parliamo di padri e figli e mi racconta di suo figlio e di se stesso come padre.

Diciassette anni fa suo figlio aveva quattrordici anni e ad certo punto, per settimane, ogni sera, appena si metteva a letto, vomitava. Lui, il padre, e lei, la madre, decidono di portarlo al Policlinico di Roma, visite, analisi, decisione dei medici di operarlo di appendicite, lo operano, tutto bene, torna a casa, e vomita.

Dopo qualche giorno di ulteriore disperazione, Palmerino racconta tutto ad un suo cliente medico, e quello gli dice che tornerà presto a trovarlo in officina, il giorno che ci porterà anche il figlio. Quel giorno arriva, il cliente medico viene, si mette da una parte e osserva padre e figlio. Poi chiama in disparte Palmerino e gli domanda: “Tu tifi per qualche squadra di calcio?” “Sì, la Roma.” “E tuo figlio?” “La Lazio.” “E ci vai qualche volta a vedere la partita con lui?” “Mai, c’ho poco tempo. Ci vediamo la mattina, e la sera. C’ho troppo da fa’. La domenica è dedicata alle mie macchine d’epoca.” “Vai qualche volta allo stadio con tuo figlio, Palmerino.” "Perché?" “Va, e poi mi dici.”

Sono andati allo stadio insieme, padre e figlio, più d’una volta. Palmerino da allora è stato più attento a suo figlio, gli ha dedicato un po’ del suo tempo, e il figlio è guarito.

Fulmini

CULTURA
2 novembre 2007
Diario della sera - 73 - noi, i bastoni e loro
Perché non si sono bastonati l’altra sera romanisti e laziali dopo il derby me lo spiega Tiberio, giovane tabaccaio romanista del quartiere Prati.

“Noi, romanisti e laziali, avevamo imbucato i bastoni dentro i cespugli fuori lo stadio, pe’ menacce. Semo usciti da’ partita, annavamo de corsa ai bastoni quanno i capi laziali e romanisti se so’ detti: ‘Ma ché, se menamo tra de noi co’ quello che ianno fatto a ‘na romana? Annamo a menà i rumeni, ‘sti bastardi, annamo a Tor di Quinto!’ Ma le guardie, nun so come, se so’ accorte, ‘ste faine, e nun s’è potuto fa’ gnente. Ecco perché.”

Fulmini

CULTURA
13 ottobre 2007
racconti di racconti 25 - L'amicizia degli antichi e dei moderni

[fotografie 296 - Isola d'Elba, Marciana Marina, il mare di sera, fine luglio 2007]

All’ombra di un sicomoro che domina bonariamente i margini d’una spiaggetta ghiaiosa, un vecchio marinaio del ‘Cotone’, il rione più antico di Marciana Marina, un paese dell’isola d’Elba, mi racconta come facesse sessant’anni fa a raggiungere l’imbarco di Genova in tempo – avvertito un giorno per il mattino seguente.

Due amici pescatori calavano a mare la barca a remi, lui s’aggiungeva a loro, e remando arrivavano a Piombino entro la luce della sera. Loro tornavano a remi all’Elba, lui si faceva prendere dal treno notturno che sferragliava verso il piroscafo, e amici come prima, non più di prima “perché l’amicizia non può essere più o meno, o è o non è”.

Fulmini

letteratura
12 settembre 2007
racconti di racconti 24 - Figli e Padri
Peppe è buono come il pane e il vino insieme. Mi fa venire sempre in mente Gesù, con quella sua predilezione per i bambini i ragazzi gli adolescenti – gli esseri umani quando sono plastici e giocosi. Infatti si occupa di sport – sempre in mezzo ai giovanissimi sta. Anche per suo padre Lucrezio ha una parola buona, nonostante fosse imperscrutabile e sfottente, a volte violento. Lo racconta sorridendo. Quando era giovane, Peppe faceva palestra. Una sera torna a casa, va da questo suo padre e gli dice trionfante: “Papà, oggi ho sollevato 6000 chili!” "Bravo - gli fa lui – e quanto ti hanno dato?" “Niente. Sono io che li ho pagati." "Allora sei cretino" - conclude l'irridente genitore. Peppe sorride, buono - a volte i genitori non sanno quello che fanno.

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letteratura
12 giugno 2007
racconti di racconti 23 - Il grande addio
In un mondo in cui troppi giovani non sopportano la vita e troppi vecchi non sopportano la morte, e in generale pochi sanno uscire di scena al momento giusto, una donna giovanissima, bellissima, e seccatissima delle insistenze di un ex, mi racconta con nostalgia la fine di un’altra sua storia, anche questa eternamente finita. “Non andava più, no, incomprensioni, imbarazzi, litigi, un giorno non riuscivamo a terminare di parlare a zig zag, ci trasciniamo fino alla porta, continuiamo sulla soglia, non riusciamo a smetterla, ma lui ad un tratto trasale, come se avesse avvertito o sentito qualcosa, mi dice che dalle altre stanze viene un rumore, o forse mi chiamano, vado a vedere e sentire, e quando torno lui non c’è più. Grande.”
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[Da qualche giorno, dal momento del passaggio alla nuova piattaforma, per qualche ragione ancora non chiara, la mia gestione del blog funziona a metà: non riesco a formattare i testi, a pubblicare foto e disegni... Io che sono impaziente di risolvere il problema invito te, complice lettore-scrittore, a portare pazienza ancora per qualche ora.]




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letteratura
29 maggio 2007
racconti di racconti 22 - discepolo e maestro
Giorgio è pittore dalla testa ai piedi. Pensa con gli occhi, pieni di linee di colori di fili di materie. Parla e precisa, ma con difficoltà, con insoddisfazione: si sente che vorrebbe parlare e mostrare non con la bocca e la voce bensì con gli occhi e le mani. Nato a Reggio Calabria è venuto a Firenze per imparare a pittare ma – spiega moltiplicandosi con un garbuglio degli occhi e una giravolta delle mani – “venuto per imparare, ho dovuto insegnare. Volevo fare il discepolo e ho dovuto fare il maestro.”



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letteratura
7 aprile 2007
racconti di racconti 21 - il fruttarolo chioccia
Ernesto er Pommidoraro lavora da quarant’anni al Mercato Vittorio di Roma, vendendo tre quattro generi di ortaggi, non di più, e i pomodori non mancano mai. Tiene d’occhio tutto e tutti, anche di profilo, come certe chiocce. L’altro giorno l’ho visto sorridere sotto i baffi osservando un tipo che s’aggirava intorno al suo banco, e oggi che siamo soli gliene chiedo la ragione. “A parte i poveracci e i senza dignità che s’infilano quarcosa nelle buste – ne ho viste di tutti i colori in tant’anni e sempre ne imparo, ce so’ quelli che s’avvicinano al banco guardando le tasche dei compratori – se guardeno le tasche non so’ interessati ai carciofi o a le zucchine, no?” E tu che fai, li avverti i clienti? “Non direttamente, noi siamo esposti, qui, ce dobbiamo lavorà ogni giorno… Io, quando li vedo avvicinarsi con l’occhio muffo, li inquadro, gli aspiranti borseggiatori, me sporgo e je grido: ‘Che te serve?’ – De solito capiscono ar volo e cambiano banco, cambiano zona.” Ernesto, ti posso fare una foto? “No. È che io con le foto ci litigo. Preferisco esse’ guardato di presenza.”



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letteratura
24 marzo 2007
racconti di racconti 20 - Le quattro stagioni
Un amico conosciuto come Il Maestro (sebbene privo di discepoli) mi racconta che un’amica comune nota come La Santa Donna (sebbene sposata ad un solo marito – ma voi capite che le basta questo), alla sua domanda su quale stagione preferisse, abbia risposto (appena uscita dal tunnel di una ingiusta malattia): “Una volta era la primavera, ora amo alla pari tutte le stagioni.”



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letteratura
18 gennaio 2007
Morire in piedi
Peppina e Bruno, madre e figlio, casalinga del Tiburtino e docente dell’Università, mi raccontano la morte di Otello marito e padre idraulico comunista. Qualche anno fa era arrivato il momento difficile per il burbero omone amico mio aggredito da un tumore frettoloso. “Era pieno di metastasi ormai, e di macchie, qui, sulle braccia, dappertutto… - ricorda Bruno - La mattina s’è voluto alzare in piedi per fa’ pipì, dignitoso com’era, per non dà fastidio… Ha fatto e m’è morto fra le braccia”. “All’ultimo ci ha fatto ciao, ciao, con la mano, così” – aggiunge Peppina, e imita il suo saluto, contenta di ricordarlo in piedi.



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9 gennaio 2007
Due gocce

Attilio e Beatrice, padre e figlia, sono uguali come due gocce di vino buono. Mi raccontano con lo stesso rapimento, con la medesima stupefazione, la bellezza della semplicità. Attilio traversando a piedi nel vento le dune del Mare del Nord mi descrive il primo articolo di Albert Einstein (Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento), la sua critica intelligente, la sua eleganza; Beatrice, allungando i piedi nel tepore dei divani della villa olandese, la seconda ballata di Frédéric Chopin, la sua conturbante elementarità, la sua arditezza.




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17 dicembre 2006

Mirella è felicemente anfibia. Nata sul mare, vive tra le colline. Vive e scrive. Svela il segreto di una quadreria in un saggio e traccia l’orizzonte di un’anima in un romanzo. Fa l’amore con le parole e con le cose. Racconta meravigliosamente (concisa come Kafka, fluente come Proust) una escursione nei rustici paesi grecanici della Calabria e tace fermandosi di colpo, incantata, mirando di notte i nobili fianchi del San Lorenzo fiorentino.




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11 dicembre 2006
Raccontandomi il futuro, Claudio ieri mi anticipava la domanda della sua amata nonna materna - una siciliana di ottantasei anni vissuta e vivente a Torino: "Sei andato a Roma? E hai visto il Papa?" Claudio è un giovane montatore bello e leggero e bravo, il Marcello Mastroianni dei montatori italiani, con cui avevo appena finito di montare un documentario dal titolo "Franca antropologa delle possedute". No, non andavamo, passeggiando, discutendo di vita e di morte e di cinema, non siamo andati a vedere il Papa in Vaticano (Claudio crede in questa vita e non nell'altra, e preferisce Hitchcock a Zeffirelli), bensì Giordano Bruno a Campo de' Fiori. Era imbronciato, il Nolano, anche se tre colombe tre gli giravano sulla testa.



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4 dicembre 2006

Sull’autobus che lambisce il Colosseo e scivola come un serpente verso il Celio, lui e lei stanno seduti di fronte. Lui legge un quotidiano regalato, s’accorge forse da un’ombra forse da una curva del posto dove si trovano, alza gli occhi su di lei e inizia: “T’ho raccontato mai…?” Lei lo guarda e non lo guarda. “Eravamo venuti a lavora’ da queste parti Rino Mario e io – ti parlo di quarant’anni fa…” Ma lei non gli dà spago. Così, mentre passiamo tra l'alta facciata travertina di San Gregorio e l’albero di Giuda sdraiato sui fianchi del Palatino, lui riprende a leggere i racconti degli altri, e lei si specchia finalmente attenta nel busto di Madre Teresa di Calcutta, anche lei distratta da un altro pensiero.




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29 novembre 2006

L’altra sera ho rivisto “Io, io, io… e gli altri”, un'opera minore di Alessandro Blasetti (del 1965), rappresentazione tragicomica delle mille forme dell’egoismo negativo. L’altruismo positivo, nella pellicola, in una delle quattro scene memorabili, assume la forma di una coppia di coniugi che transitano rapiti, felici, sottobraccio, nel folto di un bosco. Quella apparizione favolistica mi è tornata più volte in mente nel corso della prima conoscenza di Veroniki e Giancarlo, lei cipriota e lui marchigiano, allegramente e vivacemente affaccendati in un angolo discreto della campagna viterbese – dove producono olio e vino di qualità, e fiorisce tutto l’anno questa rosa glaciale fotografata. “Ci siamo conosciuti a Roma – racconta Giancarlo. Finito il lavoro in banca a Piazza Colonna ho fatto una passeggiata fino alla fine di Via del Corso. E l’ho vista, impicciata con una borsa.” “Ero in vacanza da due giorni e mi trovavo a Piazza Venezia – completa il ricordo Veroniki - scattavo qualche foto, entra nel mio campo visivo lui, alto, con gli occhiali scuri, prende la borsa e mi domanda “Posso aiutarla?” L’ho guardato bene e mi sono fidata.”




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19 novembre 2006

Danilo è un architetto di professione che ama i colori a tal punto da fare anche il pittore per vocazione. I committenti non sempre condividono una passione che è fatta di sfumature. - “A quale colore pensa per questo ambiente?” - Bianco. - “Bene. E quale in particolare, tra i bianchi possibili?” - Bianco. Per allontanare il ricordo doloroso di una tale ottusità mi racconta che anni addietro, scelto col committente un bianco particolarmente luminoso, lo fa stendere in prova su diverse pareti dell’ambiente e il giorno dopo, guardandolo e riguardandolo in momenti successivi e in variate condizioni di luce, non gli appare identico al bianco prescelto. Riprova, confronta – no, non ci siamo – insiste, si arrovella - niente ancora. Finché la passione lo trascina al cospetto di un anziano maestro decoratore, il quale lo ascolta e gli fa: - ‘Cosa c’è di fronte all’appartamento, in faccia alle sue finestre?’ - “Un edificio di mattoni rossi.” - ‘Ecco, è il riverbero di quei rossi che ottunde la luminosità del tuo bianco.’




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4 novembre 2006

Ospiti di un pranzo domenicale, un siciliano ed uno svevo raccontano le proprie mamme. Ciccio, trentasettenne sempre faceto e l’altro giorno particolarmente morigerato (“ho abusato l’ultimo mese”) si lamenta pateticamente della madre meridionale. La signora, ogni volta che il figlio “scende giù” da Roma al paese suo “affogato nella mafia”, lo costringe a ingoiare manicaretti e porzioni per lui indigesti e superflue. Gabriel, venticinquenne sempre attento che preferisce l’ascoltare al parlare, dal fondo degli occhi azzurri nati sulle rive del lago di Costanza - sollecitato - racconta che no, la madre settentrionale non lo prega, non lo assedia col cibo, quando torna su, anzi. “Forse anche da voi c’è un proverbio che dice dei figli che mangiano anche i capelli della madre?”




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31 ottobre 2006

Giorgio è nato a Cagliari, è sardo dunque (“Sassari non è Sardegna, con tutti quei turisti” - chiosa Mariella cagliaritana anche lei) e studia psicologia a Roma (che non è Italia, con tutti questi turisti?) Mi racconta con la sua faccia luminosa che l’altro giorno ha posteggiato la Punto di fronte al Policlinico per “cinque minuti cinque”. Torna e non trova più lo zaino pieno di libri e quaderni di appunti. I libri erano in prestito dalla Biblioteca di Psicologia: “come faccio ora? mi chiedevo senza risposta” - commemora Giorgio sotto gli occhi al miele di Mariella. La disperazione dura una sola notte. Il giorno dopo il ladro altruista restituisce alla biblioteca i libri - ma lo studente egoista vi allega uno solo dei quattro quaderni di appunti.




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24 ottobre 2006

Quando ho iniziato a lavora’ - mi racconta continuando a lavorare il macellaio labicano - era il sessanta: c’erano le Olimpiadi, ero un ragazzino. Ho iniziato a lavora’ e non sono più andato a scuola. A me facevano fa’ due cose sole al principio: guardare – ho passato settimane a guardà lavorà la carne ai macellai, secondo poi fa’ la carta. “Fa’ la carta?” Sì, a quell’anni se preparava la carta per avvolgere la carne ai clienti - allora era la ‘carta paglia’ - e s’infilava foglio pe’ foglio al gancio in modo tale che, quando se ne tirava uno il prossimo se preparava da solo a esse’ tirato. E secondo la carta pe’ l’ova, ch’era la carta de giornale. Se preparava da prima, con calma e senza spreca’ niente, mezzi fogli pe’ l’ova grandi, un quarto pe’ le piccole. “Posso farti una foto?” Certo, le foto sono belle, fanno ricorda’.




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21 ottobre 2006

Giuseppe è un palermitano innamorato pazzo del cinema e viene a Roma con l’amico Antonio a visitare la neonata Festa del Cinema. Discettano semiseri di dieta e d’amore (incerti, raggiunta la mezza età, se è meglio seguirla e farlo o parlarne - dell'una e dell'altro) e salta fuori dalla sua cinematografica memoria un certo Toto (senza accento, dunque palermitano anche lui) che è solito rinfacciare alla moglie il suo anticonformismo con le seguenti parole: “Quando si usavano le donne grasse eri magra, adesso che si usano le donne magre sei grassa...” La moglie reagisce solitamente così: “Stupido!”, ma non coglie nel segno. Perché quel verbo, “usare”, significa azioni diverse in italiano e in palermitano, è ambiguo insomma. E ci vuole molta intelligenza per essere ambigui.




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16 ottobre 2006

Il gigante col berretto magenta che mi vende lungo una strada di periferia tre paia di calze si racconta. Vive a Roma da poco e viene da Lagos: “Roma città capitale Italia, Lagos – prima, ora Abuja – città capitale Nigeria”. Ci guardiamo negli occhi, felici degli istanti irripetibili della prima conoscenza. Meglio qui o in Nigeria? Posso farti una foto? – gli domando prima dell’addio. Vorrebbe spiegarsi bene ma non conosce ancora le parole giuste. Socchiude la bocca scolpita, inclina il collo, accende gli occhi lucenti e dentro ci vedo scorrere – come in un film muto - una tragedia di ombre. “No - qui… meglio Italia... sì, meglio…”




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6 ottobre 2006

Il mio medico della mutua, dottor Lorenzo B, è tanto riccio se trattato come grande esperto quanto canarino se trattato come comune mortale. Provocato da una doppia simpatica domanda (“Lei, come sta?” “Mi chiedevo come sono le visite mediche tra colleghi...”) mi racconta che i colleghi sono un problema: un collega oculista è arrivato a diagnosticargli, a trent’anni, una cararatta! La visita di un medico da parte di un altro medico “è sempre uno psicodramma”: tanto misurati, sicuri, davanti ai profani, quanto smisurati, incerti, davanti agli iniziati, i colleghi. “L’iniziato sa cosa pensare” – scrive Franz Kafka  nel “Processo”.




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5 ottobre 2006

Andrea studente di psicologia (molto amico mio e molto studente) mi racconta della commovente coppia universitaria Aglioti – Leone. Lui (che insegna “Neuropsicologia del linguaggio”) ha eletto come assistente questa svagata signora (quasi uscita di testa a seguito di un grande dolore) e la tratta come “colei che comanda al comandante”. Pasquale maestro non si sa bene di che cosa (anche lui molto amico mio e molto studente) mi racconta di seguito - per associazione ossimorica - della raggelante coppia accademica Fanfani – Caroselli. Quest’altro Lui (che oltre a fare il capintesta democristiano insegnava “Storia economica”) aveva cooptato come assistente quella svagata signorina (quasi uscita di testa per una grande mancanza) e la trattava come una schiava.




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2 ottobre 2006

Periclìs cipriota-italiano immigrato è un simpatico emulo di Enea troiano-italico esiliato. Come ricorderai, lettore che mi leggi, il principe troiano (turco) fa gli ultimi sforzi per difendere la propria città incendiata dai Greci, poi visto tutto perduto si ritira sul Monte Ida e infine, per mare, a Lavinio - e diviene eroe italico (italiano). Lo salva un cambio di vestiti (scudo e armi troiane con scudo e armi greche) e “un dio tra le fiamme e i nemici” (Eneide, II, 632). Periclis è oggi un maturo architetto, sopravvissuto giovane all’invasione turca di Cipro e approdato trent’anni fa a Roma. Lo ha salvato un cambio di vestiti e la Croce Rossa, mi racconta. Sbandato nei giorni del luglio 1974, consapevole di finire nelle mani delle truppe turche accerchianti, ripara in un villaggio della Mesaorìa, fa a pezzi il fucile e lo getta in un pozzo, cambia la divisa militare con vestiti civili offerti dagli abitanti, viene catturato e trascinato verso i campi di concentramento turchi. Ma una pattuglia della Croce Rossa (“un dio tra le fiamme e i nemici”) fa in tempo e in modo di segnarne il nome. Sarà per ciò restituito ai suoi e infine regalato a noi.




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30 settembre 2006

Orlando e Luisella (che si sono amati a prima vista e non si perdono d’occhio dopo quarant’anni di matrimonio) raccontano la visita di New York e del salto “Luisella-Orlando”. Dopo molti faticosi tentativi (le biglietterie automatiche nordamericane preferiscono la moneta minuta e negano il resto dovuto) riescono a fare due biglietti… in uno. Orlando infila una prima volta il biglietto nella vidimatrice, la barra s’alza, Luisella passa, l’infila una seconda, la barra niente. Arriva il metrò, Luisella gli intima di saltare, Orlando esegue un perfetto volteggio, s’infilano allegri nella carrozza, si guardano ancora una volta.




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29 settembre 2006

L’omone fruttivendolo di via dei Santi Quattro a Roma (che sta come un mercoledì tra il Celio e San Clemente) vende e parla, racconta generosamente di sé e dei suoi familiari. Ieri mi ha regalato la concezione dell’essere umano secondo sua nonna, romana de Roma. “L’omo è fatto da due parti, metà è la parte bbona, metà la cattiva. La prova provata? Se fai na stronzata, la parte cattiva te giustifica: “non l’hai fatto pe’ cattiveria, l’hai fatto pe’ distrazione, pe’ confusione.” “None! L’hai fatto perché sei cattivo, pe’ metà s’intende, e nun dì stronzate!”




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26 settembre 2006
napoletano

Francesco e Anna (cinquantenni molto simpatici e molto sposati) l’altro ieri hanno incontrato un napoletano, ma troppe volte lungo la stessa strada. Passeggiavano lungo una grande e centrale strada di Napoli, finché si sono resi conto di aver già visto quella faccia troppe volte. Non passano molti passi e il napoletano completo di faccia s’avvicina chiedendo l’ora – per controllare se lui o lei tenessero un rolex da rapinare. Francesco e Anna – ostentando gli orologi qualsiasi: “Le quattro”. “Arriverci”. Addio, Napoli.




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24 settembre 2006
una riga di schiaffi

Giuliano (molto marito di Maria e molto padre di Claudio) mi racconta com'erano gli scippatori e i portuali di Genova negli anni settanta. Un giovane italiano scippatore fuggendo con la borsetta della vecchina appena scippata finì in mezzo ad un gruppo di portuali, i quali – restituito il maltolto - gli offrirono due possibilità: avvertire la polizia o regalargli "una riga di schiaffi”. Lo scippatore preferì il regalo: comica versione del tragico film “I disperati di Sandor” di Miclos Jancso, anche questo degli anni settanta del secolo scorso.




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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

Poesie in lingua padre. LA LINGUA RUBATA di AlfaZita (7. 'più su' ovvero SPOSTAMENTI PROGRESSIVI DELLO SGUARDO
, 28 febbraio 2008)

Politica e società. SOCIOGRAFIE di Pietro Pacelli (6. 'Il rivoluzionario di professione' ovvero L'INCUBO DI UNA COSA, 3 marzo 2008)

Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

Stato e Contro-Stato. LO STATO DEL MERIDIONE di Filippo Piccione (3. 'I numeri di Mafia + ’Ndrangheta + Camorra' ovvero 18.200 UOMINI DISPOSTI A TUTTO, 10 marzo 2008)

Musica sì ma leggera. LA COLONNA SONORA di Mario DG (2. 'Da Woody Guthrie a Bob Dylan' ovvero IL PRIMO DYLAN NON SI SCORDA MAI, 15 febbraio 2008)

A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

La nuova economia. ECONOMIA DI SOLIDARIETA' di Luis Razeto M. (1. 'Il prezzo giusto' ovvero OLTRE L'ECONOMICISMO (E IL RAZIONALISMO), OLTRE L'ETICISMO (E IL VOLONTARISMO), 21 gennaio 2008)

Sequenze fotografiche. THE LONDON EYE di Lorenzo Levrini (1. 'Cominciamo dall'ovvio' ovvero AVETE GLI OCCHI E VEDETE, AVETE LE ORECCHIE E SENTITE - 25 gennaio 2008)



 
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