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20 febbraio 2008
EYES WIDE OPEN - 8 - Totò Riina contro Gregory House

FotofotoSe il mio ultimo post si intitolava come (non) fare una fiction, questo potrebbe intitolarsi come (non) costruire dei personaggi. La fiction di Canale 5, Il capo dei capi, per me è un buon esempio di come non si dovrebbero costruire i personaggi e le trame.

Ora, se vi prendete la briga di leggere le recensioni sulla fiction (che ha avuto grande successo) vi accorgerete che tutti ne lodano l’impostazione realistica. In realtà non solo è stato aggiunto un personaggio inesistente, l’agente di polizia buono e incorrotto, Biagio Schirò, presunto ex-amico di Riina convertito al bene sulla via di Damasco (o sulla via di Palermo), ma le tortuose vicende della mafia siciliana sono state semplificate. Alcuni fatti non chiari sono stati omessi. Vicende che si snodavano per anni sembrano svolgersi in pochi mesi. Intendiamoci: non c’è niente di male in tutto questo, è il lavoro che fanno da sempre quelli che raccontano le storie. Sappiamo tutti che Richelieu non torturava i malcapitati nelle segrete come nei Tre Moschettieri di Dumas e il Marchese di Mantova non andava per osterie di notte come fa nel Rigoletto di Verdi.

Non c’è niente di male, tranne che in Italia si scambia sempre raccontare le storie con mostrare la realtà, che è una cosa diversa. Con l’audiovisivo la realtà si può ricostruire, ma proprio perché è ricostruita non è più la realtà. A causa di questa confusione, in Italia diventa difficile raccontare le storie e diventa anche difficile rappresentare la realtà.

Prendiamo un telefilm americano di successo: Dottor House. Vi si illustrano i casi clinici più assurdi e inverosimili. Poi se si controlla ci si accorge che tutte le malattie e le sindromi illustrate esistono davvero e molti di quei casi sono ispirati alla vita reale. La spigliatezza con la quale gli sceneggiatori accettano l’intrinseca stranezza della vita e la sottolineano, anche con l’uso del grottesco, aggiunge freschezza alla storia, invece di imbalsamarla in un tentativo di cronaca. Del resto lo sapevate che Pirandello aveva preso l’inverosimile trama del Fu Mattia Pascal da un articolo di giornale? Però l’aveva cambiata un po’ perché la storia vera raccontata nell’articolo gli era sembrata «troppo inverosimile».

Visto che le trame italiane mancano di freschezza e di spigliatezza è ovvio che i personaggi più interessanti, dal punto di vista della recitazione, sono quelli più ambigui. Macbeth è più interessante di Banquo, don Giovanni più interessante di don Ottavio, perché sono cattivi. La cattiveria si porta sempre dietro dubbi e misteri, se poi l’attore è abbastanza bravo da lavorarci sopra ottiene un personaggio un po’ più tridimensionale del solito. E’ stato il caso di Claudio Gioè che ha interpretato Totò Riina nella fiction, attirandosi però le ire del PM Ingroia, secondo il quale nella fiction si dava un’immagine troppo interessante e umana del mafioso. Forse questo accade perché gli altri personaggi, i buoni, sono condannati alla piattezza dell’agiografia, del santino. Il dottor House, tipico prodotto di sceneggiatura americano, non è mai chiaramente buono, nonostante il suo ruolo sia quello di salvare le vite altrui. E’ cinico e sarcastico, prende in giro i pazienti e si diverte a tormentare i suoi sottoposti in un continuo gioco sadico di potere. Mente, si droga e frequenta prostitute senza farsi troppi problemi. Eppure ha dei lati positivi. La miscela di buono e cattivo che c’è in lui lo rende interessante per il pubblico e l’interesse lo rende «vivo» anche se è solo un personaggio di fantasia. Voi potete immaginare attualmente una fiction italiana dove i personaggi siano ambigui e non siano giudicati secondo una morale preventiva?

 

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Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

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Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

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