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20 gennaio 2008
EYES WIDE OPEN - 7 - Fabio Benincasa, Barbarossa contro Ivan il Terribile: come (non) fare una fiction
 

Gli eventi degli ultimi giorni ci hanno informato su come siano scelti i temi per produrre una fiction Rai. I politici telefonano e ordinano, come fosse una pizza, una fiction su Padre Pio, su Di Vittorio o su Barbarossa, convinti che chi le vede si butterà al centro, a destra, a sinistra secondo il tema trattato. Probabilmente questa ingenuità non contribuisce alla profondità dell’operazione, ma l’usuale mediocrità del risultato sarà solo colpa dell’oppressività della committenza? Io penso proprio di no. La pochezza della produzione nostrana (Rai e Mediaset) forse è amplificata dalla lottizzazione politica, ma trova le sue radici in una concezione del mezzo vecchia e un po’ confusa che alligna tra le fila dei televisivi prima che fra quelle dei politici.

Nel 1944 Stalin commissionò a Sergej Ejzenstejn un film storico, Ivan il Terribile, più o meno con le stesse intenzioni con le quali il Bossi commissionerebbe una fiction sul Barbarossa. Il risultato però, al di là delle intenzioni del dittatore, che voleva un film che celebrasse il suo potere, fu un meraviglioso capolavoro, il cui protagonista era sì affascinante, ma anche oscuro e minaccioso. Ivan è un personaggio inquietante e ambiguo e come tale è un perfetto ritratto di Stalin, tanto che quest’ultimo dev’essere rimasto indeciso se sentirsi offeso o adulato (si sa che i dittatori si inorgogliscono specialmente dei loro aspetti negativi: preferiscono essere temuti più che amati). Ejzenstejn cominciò a filmare una continuazione del suo film, La congiura dei Boiardi, ma a questo punto il personaggio dello Zar Ivan diventò così ambiguo che persino Stalin mangiò la foglia e il film finì chiuso in un armadio della Mosfilm per svariati anni.
 
Dunque nonostante il feroce controllo stalinista un grande regista riusciva ad introdurre elementi inquietanti nell’opera che gli commissionavano, a prescindere dai contenuti. Ivan il Terribile mostra il potere che trionfa, ma lo mostra troppo bene, con tutte le sue oscene ambiguità. Perché ho introdotto nel nostro discorso sulla televisione questo vecchio film russo di sessant’anni fa? Diciamo che ci farà da pietra di paragone per le fiction attuali. Il loro principale difetto è quello di essere totalmente prive di ambiguità. I personaggi storici vi spiccano come figure a tutto tondo, Di Vittorio è un sindacalista totalmente sindacalista in tutto quello che fa e dice, Padre Pio un santo frate totalmente santo e totalmente frate. Questo non è realismo come si potrebbe pensare, ma semplificazione. Neppure un padre del sindacato o un santo frate sono esenti da dubbi e ambiguità e quando questi mancano il film diventa inefficace (e anche noioso).

Quando si passa alla «cattiveria» le cose cambiano, ma di poco. Totò Riina nella fiction Il capo dei capi è cattivo e quindi si porta dietro per natura almeno qualche ambiguità, ma ci sono comunque troppi tentativi di giustificare la provenienza del male che incarna. (Continua il mese prossimo: Totò Riina contro Gregory House)

Fabio Benincasa

CULTURA
13 dicembre 2007
ZONA DI SOVRAPPOSIZIONE - 4 - Petilino, Il bordo della medaglia

[I NOSTRI INVIATI - 48 - Valerio Magistro, Bianco-e-Nero, 2007]

Dove, parlando di miracoli, si dice perché scienza e religione sono la stessa medaglia e non le facce della stessa medaglia.

Capita di sentir parlare di miracoli: alcune volte per motivare la beatificazione di qualche meritevole; altre perché ci si imbatte in persone che sostengono di essere state miracolate.

Come quel signore che, in una trasmissione dell’Infedele di Gad Lerner, sosteneva di essere stato operato nell’ospedale di San Giovanni Rotondo, notoriamente terra di Padre Pio, di un tumore con metastasi ormai ovunque. Il chirurgo, a suo dire, aveva praticato un’operazione impegnativa rimuovendo tutto quello che le conoscenze gli suggerivano di togliere. Devozione e fiducia in san Pio avevano fatto da sfondo all’intervento. Tornato per un controllo e risultando, a quella data, guarito, il medico avrebbe manifestato il suo stupore aggiungendo che non sapeva spiegarsi quella a quella data guarigione se non con un miracolo, che il guarito attribuiva al Santo in questione.

Ora, se il racconto rispondesse a verità, ci sarebbero molte cose da dire sul bravo medico. Quello che mi interessa sostenere in questo caso, però, è che noi siamo, ed ancor più eravamo, circondati da fenomeni che non riusciamo a spiegare. Ma ciò non giustifica una spiegazione che chiami in causa un intervento esterno. Se, infatti, su una faccia della medaglia poniamo la scienza e sull’altra la religione, è sul bordo che accadono le cose più turbolente, difficili e dolorose. Ma anche la più bella: la conoscenza. Il bordo è la parte più scomoda: stretto; alle estremità presenta due spigoli ed inoltre spesso è rigato (altri spigoli, quindi). A me pare che nel corso della storia dell’umanità il flusso di scambio fra le due facce è sempre avvenuto a senso unico: dalla faccia religiosa a quella scientifica. Passando per il bordo, dove si sono verificate le lotte più aspre e le conquiste più belle. Ecco perché mi sembra che i miracoli sono fra quelle cose che si trovano sul bordo e che prima o poi passeranno sulla faccia della scienza. Come al solito.

P.S.: Vorrei fosse chiaro che tutto quello che vado sostenendo non mira affatto a negare l’esistenza di un dio, è semplicemente il tentativo di affrontare certe questioni con gli strumenti dei quali siamo stati forniti. La divinità, così, acquisterebbe più importanza.

Petilino

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Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

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Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

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