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CULTURA
12 ottobre 2007
PROVE DI DISCUSSIONE 9 - Gesù, Gramsci, Pasolini
[Ho scritto spesso e  volentieri, su questa pagina comunitaria che è il blog-rivista, di Gesù e Gramsci e Pasolini. Il 2 novembre 2005 , alla Triennale di Milano – nell’occasione del trentennale della morte violenta di Pasolini, ho detto parole  che forse chiariscono un po’ cosa diavolo vado pensando intorno a questi tre fratelli. Ho ritrovato il testo dell’intervento e lo pubblico qui come punto di partenza di una delle nostre PROVE DI DISCUSSIONE. Lo faccio oggi in ricordo del santo del giorno, San Serafino dei Cappuccini, perché costui visse e lavorò come portinaio, questuante, cuoco, ortolano, e cappuccino – un pentatleta insomma, come Gesù, Gramsci e Pasolini. Andiamo a incominciare.]

Pasolini di Casarsa, Gramsci di Ales, Gesù di Nazareth

1…Vi parlo di Pasolini pensatore e ideologo. In relazione a due altri pensatori-ideologi: Gramsci e Gesù. Mi sono occupato di questi tre per tutta la vita – tre fratelli. E per una ragione fondamentale: tutti e tre hanno vissuto eroicamente e agito creativamente in tre distinte eppure omologhe fasi di “crisi organica” delle società che li hanno ospitati.

2…Mentre li studiavo e costruivo opere a partire da loro, opere tutte diverse nel linguaggio – cinema documentario, scienza politica, saggistica  filosofica – eppure tutte sorelle nel contenuto, il problema della crisi che anche noi qui e ora soffriamo e della sua cura, mi rendevo conto sempre più chiaramente che i grandi pensatori-ideologi sono condannati ad avere come avversari irriducibili, primi fra tutti, i loro seguaci, amici, fedeli. A Gesù sono toccati i cristiani, a Gramsci i comunisti, a Pasolini i sedicenti ‘amici’.

3…Cominciamo da Gramsci di Ales. Ho studiato Gramsci nel bel mezzo della crisi organica degli anni Sessanta-Settanta. Cercavo di capire quella crisi e ho incrociato l’edizione critica dei Quaderni del carcere fresca di stampa – era il 1975. Il risultato delle mie ricerche – pubblicato in libri, saggi, documentari, comunicazioni a convegni internazionali di studio – è stato che Gramsci - dopo la sconfitta chiamata fascismo, dopo la vittoria chiamata stalinismo, dopo il trionfo chiamato americanismo - il Gramsci prigioniero del carcere fascista, il Gramsci dei Quaderni del carcere, non credeva più nel comunismo e non pensava più col marxismo, immaginava una “società regolata” e costruiva una “nuova scienza della storia della politica”. Sì, Gramsci pensando e scrivendo i Quaderni aveva sottoposto a una radicale critica da una parte il marxismo di Marx, di Engels, e Plekhanov, Kautsky, Bernstein, Rosa Luxemburg, Lenin, Stalin, Trotskij, Bucharin, e dall’altro la sociologia di Durkeim e Weber e la politologia di Mosca e Michels, e sulle loro ceneri aveva elaborato scientificamente e ideologicamente una soluzione storicamente progressiva (oggi ancora sconosciuta) della crisi organica del mondo contemporaneo.

4…Sennonché. I compagni comunisti di Gramsci hanno restaurato la sua rivoluzione, riconducendolo alla misura di un “classico del partito comunista”, riducendo il suo nuovo pensiero e la sua nuova ideologia dei Quaderni al vecchio pensiero e alla vecchia ideologia del Gramsci fondatore del Partito Comunista d’Italia. Per i compagni comunisti Gramsci è sempre comunista e sempre giovane: persino la foto del frontespizio della edizione critica dei Quaderni non è quella della maturità della “riforma intellettuale e morale”:


[Gramsci, foto segnaletica, 1933]

ma quella della gioventù della “rivoluzione militare e politica”:



Togliatti anche in questo è stato il Migliore: nella prima edizione dei Quaderni è arrivato ad accorpare ad una delle tante note sullo storicismo crociano – rendendone oscura e difficile la lettura - la nota fondamentale in cui Gramsci critica distruttivamente la coppia concettuale marxiana Struttura – Sovrastruttura.
Per coloro tra voi che vogliano sapere cosa pensasse Gramsci del suo nuovo pensiero in rapporto ai suoi antichi maestri, leggo:

“Perché gli Epigoni dovrebbero essere inferiori ai progenitori? Nella tragedia greca, gli ‘Epigoni’ realmente portano a compimento l’impresa che i ‘Sette a Tebe’ non erano riusciti a compiere. Il concetto di degenerazione è invece legato ai Diàdochi, i successori di Alessandro.” Quaderno 8 – 1931-32.

5…E veniamo a Pasolini di Casarsa. Compreso (nella sua novità) e sviluppato (secondo le mie capacità) Gramsci scienziato della Crisi Organica e ideologo della Società Regolata, per comprendere la natura specifica della crisi organica dell’Italia degli anni Settanta che mi trovavo a vivere, ho studiato economisti, sociologi, politologi, antropologi di ogni colore. Finché sono arrivato a Pasolini, il Pasolini degli Scritti Corsari, delle Lettere Luterane, dell’Ultima Intervista registrata da Furio Colombo poche ore prima della sua morte improvvisa.

6…Cosa ha pensato e detto Pasolini della crisi, di quella crisi che smascherava i potenti (rendendoli ridicoli) e omologava i giovani (rendendoli infelici)? Pensava e diceva che era in corso “una nuova grande rivoluzione passiva”, il cui centro motore era il “Nuovo Potere Reale” e gli effetti concreti “una grande mutazione antropologica”, insomma che quella sua, che questa nostra, non era, non è una crisi congiunturale, bensì è una “crisi organica” - nel linguaggio del Gramsci maturo. Il Gramsci maturo – badate: “Gramsci non è stato precoce” ha scritto il Pasolini corsaro.

7…Ora, allora, come hanno reagito i suoi ‘amici’, al suo pensiero teorico e alla sua rappresentazione ideologica? Dicendo che Pasolini esagerava drammaticamente il presente e rimpiangeva nostalgicamente il passato – cose da poeta, grande, certo – “tre o quattro al secolo ce ne sono” gridava Moravia con le lacrime agli occhi ai suoi funerali, ma poeta. E dopo la sua morte improvvisa, come? Ripetendo infinite volte e in tutte le salse che alla base della sua morte c’era un “complotto” – un complotto che aveva come mandante ideologico la borghesia e come esecutori materiali i fascisti. A parole cioè i suoi amici riconoscevano in Pasolini un fratello-maestro, nei fatti disconoscevano il suo pensiero teorico e la sua rappresentazione ideologica.

8…Infatti Pasolini aveva ripetuto a voce alta e scritto chiaro e tondo che nell’Italia degli anni Settanta vivevano e vagavano “giovani infelici” non più fascisti, non più comunisti, immersi come erano in un “vuoto culturale”, i quali potevano uccidere e uccidevano “senza mandanti e senza scopo”, e aveva conseguentemente detto fino alla fine, fin dentro l’intervista a Furio Colombo, che l’idea del “complotto borghese e fascista” è delirante, facile, semplice, consolatoria. Leggo:

“Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. E’ facile, è semplice…” Intervista a Furio Colombo, Tuttolibri, fine ottobre 1975.”

Allora, ora, io dico agli ‘amici’ di Pasolini, con le parole rivolte da Gesù ai discepoli: “Perché lo chiamate Maestro e non pensate quello che dice?”

9…Ecco, siamo a Gesù di Nazareth. Nel bel mezzo della crisi organica del mondo antico greco-romano, Gesù critica il Tempio (la Chiesa), e lo abbandona – fin dall’adolescenza! Ricordate Gesù e i Dottori? – , critica i testi sacri – “E’ scritto… Ma io vi dico…” - e teorizza e pratica la responsabilità e l’autonomia individuale, critica le religioni tradizionali in quanto Religioni del Sacrificio - “Misericordia voglio, non sacrificio!” – ed elabora il pensiero e l’ideologia della fraternità amorevole e della resurrezione continua.

10…Cosa hanno fatto dalla sua morte violenta fino ad oggi i suoi seguaci, i cristiani? Hanno restaurato quella rivoluzione morale e intellettuale riconducendola dentro la Chiesa, riducendola a una variante della Religione del Sacrificio. L’emblema del cristianesimo difatti è il crocifisso, non la resurrezione.

Ed ecco, un papa restauratore (Giovanni Paolo II) muore ostentando il sacrificio, e un papa restauratore (Benedetto XVI) vive esortando al sacrificio. E noi? E voi? Voi non so come vogliate reagire a queste riduzioni del pensiero e dell’ideologia di Gesù di Nazareth, di Gramsci di Ales, di Pasolini di Casarsa. Io – stando così le cose - non posso dirmi, qui e ora, oggi a Milano, né cristiano, né gramsciano, né pasoliniano.

Fulmini


CULTURA
23 settembre 2007
Eftimios 37/42 - La storia come storia delle persone e dei personaggi
Prendi, prendete la vita o la letteratura, è la stessa cosa.

Ci sono persone, ci sono scrittori che pensano ci sia la storia da prima e dentro poi ci mettono le persone e i personaggi. Insomma, i Tizi, i Semproni, i cristiani, i marxisti, eccetera. C’è un disegno, da prima, tutto è scritto, le cose vanno come devono andare, e se non c’era Napoleone ci sarebbe stato un altro con altro nome che avrebbe agito nello stesso modo, e tu, voi adesso capite perché Dio o l'Evoluzione piano piano ha creato o ha determinato le condizioni per capire eccetera.

Le altre persone si sposano, e loro persone - i Tizi e i Semproni  - si sposano. I personaggi devono inserirsi in una trama e loro scrittori  - i cristiani e i marxisti - ce li inseriscono. La storia detta persone e personaggi, loro eseguono, si fanno vivere e scrivere dalla storia. Tronchi trascinati da un fiume, rotelle articolate da un ingranaggio, insomma carni degli spiriti dei loro tempi. Prendete, prendi un cineasta meccanico e la sua storia ricevuta, ci sistema dentro i personaggi, sceglie gli attori che li impersonino, i critici che li promuovano. E la storia del conformismo, no?

E poi ci sono altre persone, altri scrittori che partono da loro stessi e dai personaggi, e la storia che inventano è la storia propria di queste persone e di questi personaggi. La storia di Eftimios che sto scrivendo è proprio la storia di Eftimios, come la storia che lui ha vissuto è la sua propria storia. Perciò non paragonatelo, non paragonarlo meccanicamente ad altre persone, ad altri personaggi. Eftimios è Eftimios, tu sei tu.

Certo, si può rivivere la storia di una persona e si può riscrivere la storia di un personaggio, ma non è la sua stessa storia di vita e la medesima sua storia di fantasia. Sono una variazione a partire da un modello e una invenzione a cominciare da un’idea. Ma sono appunto altre storie. Possiamo somigliare quanto vogliamo, puoi scrivere quanto vuoi, siamo sempre tu e io. Certo, ognuno di noi può comprendere gli altri. Se li comprende tutti è raro. Mi viene in mente Gesù, mi viene in mente Eftimios.

Fulmini


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permalink | inviato da fulmini il 23/9/2007 alle 8:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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blog-rivista

Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

Dialoghi e Monologhi. IL LEGAME di Venises - che significa Venezie (in francese e in italiano: 22. 'Lezioni di Etica' ovvero LA TESI DI LAUREA DI EINSTEIN, 11 marzo 2008)

Foto e Grafie. I NOSTRI INVIATI di AlfaZita, Leonardo Ancillotto, Lorenzo Levrini, Valerio Magistro, Mara Misuraca, Khùtspe - che in lingua yiddish vuol dire 'faccia tosta', Luigi Russo, Syrah - che è il nome di un vino fruttato bilanciato e secco con note di visciola, ioJulia (64. AlfaZita - Ferrara, 12 marzo 2008, 17 marzo 2008)

PROVE DI DISCUSSIONE (15. Un viaggiatore, 'Il punto di vista di Un viaggiatore' ovvero IL SOGNO DI UNA COSA, 5 marzo 2008)

Poesia e Pittura. LO SPACCO di Umit Inatci (16. 'Auto Critica' ovvero PROFESSORE, SI TOLGA GLI OCCHIALI-BICICLO! IO STESSO RACCONTERO' DEL TEMPO, E DI ME, 14 febbraio 2008)

Racconti e Resoconti. AGATHOTOPIA - 'un buon posto per vivere' in greco antico - di Un viaggiatore (11. 'L'occasione di Ciccio' ovvero L'UOMO DI VETRO, 7 marzo 2008)

Minima moralia. A QUATTRO MANI di Fulmini e Tuoni, @lbelù, AlfaZita e Fulmini [12. AlfaZita e Fulmini, 'Kavafis per noi' ovvero E' FINITA, 4 marzo 2008]

Condivisioni di bloggers: l'evento più importante del mese nell'universo mondo. L'ULTIMOGIORNODELMESE (10. Febbraio 2008. AlfaZita, CIPRO; Claudio Ricci, COLORI; ioJulia, VARSAVIA; Khùtspe, GENOVA, 29 febbraio 2008)

Economia e Politica. IL CROGIOLO di Mario Pennetta (13. 'Il Partito Democratico e la sinistra massimalista' ovvero RIFORMISTI SUL SERIO E COMUNISTI A PAROLE - 22 febbraio 2008)

Audio e Visivo. EYES WIDE OPEN di Fabio Benincasa (8. 'Totò Riina contro Gregory House' ovvero RACCONTARE STORIE E MOSTRARE LA REALTA' SONO DUE COSE DIVERSE, 20 febbraio 2008)

Musica e Spazio. BRICIOLE MUSICALI di Venises, Ponchielli: Danza delle Ore
, 16 marzo 2008.

E' questa la musica che stai, state ascoltando.


Suono e Suoni. IL FONOGRAFO DI EDISON di Lorenzo Levrini (in inglese e in italiano - 3. 'Tecnologia e Musica' ovvero LA MUSICA DIGITALE HA UNIFORMATO IL NOSTRO TEMPO, 29 dicembre 2007)

Scienza e Religione. ZONE DI SOVRAPPOSIZIONE di Petilino (6. 'Dove si domanda se la religione necessita della divinità?' ovvero LA RELIGIONE E' UNA COSA, LA CHIESA UN'ALTRA, 16 marzo 2008)

Conti e Racconti. PROFILI di Mario DG (7. 'Uomini e lupi' ovvero LEI NON SA CHI SIAMO NOI, 19 marzo 2008)

Architetture e architetti. EDIFICI CONTEMPORANEI di Guido Aragona (5. 'Intervista al 'Sacro Volto' di Mario Botta' ovvero NON SETTE MA SETTANTA VOLTE SETTE, 29 febbraio 2008)

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, 28 febbraio 2008)

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Cose dell'altro mondo. PURE SCULTURE di Mimmo Pesce (6. 'Torso di Frankenstein', 1981, ANCHE IL MOSTRO HA UNA SUA BELLEZZA, 17 febbraio 2008)

Voci di ragazzi. TEMI MARIANI, ovvero temi in classe degli allievi di Maria Ruggiero (classe II B della Scuola Media Statale 'Caffaro' di Genova-Certosa) 5. Giulia, Una lettera aperta, 17 marzo 2008.

Invito all'Arte. PUNTI DI FUGA di Stefania Mola (4. 'Dall'Oriente con Passione' ovvero  LA PASSIONE E' NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE, 1 marzo 2008)

Davanti alla Legge. DIRITTO E ROVESCIO di 'Giuseppe' (3. 'Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale' ovvero E' DIFFICILE COMPIERE IL MALE SE SI HA COSCIENZA DI CIO' CHE SI STA FACENDO, 8 febbraio 2008)

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A difesa del prossimo. APOLOGETICA di Giuseppe Nenna (2. 'Knowledge sharing' ovvero ISTRUITEVI, PERCHE' AVREMO BISOGNO DI TUTTA LA VOSTRA INTELLIGENZA, 18 febbraio 2008)

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