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SCIENZA
2 marzo 2008
IL CROGIOLO - 14 - Mario Pennetta, Come le grandi e astute banche tosano i piccoli e ingenui risparmiatori. (Titoli obbligazionari e crisi finanziaria internazionale)
I dati previsionali sulla crescita dell’economia mondiale segnalano una crisi della crescita del Prodotto interno lordo (Pil) o un suo rallentamento. Negli Usa è prevista una crescita del Pil dello 0,4% annuo nei primi tre mesi del 2008 e dell’ 1% annuo nel secondo trimestre. Alan Greenspan, ex Presidente della Fed, ha previsto per l’anno in corso una crescita zero, anticamera di una sicura recessione. La situazione di crisi viene confermata dal calo della compravendita di case negli Usa pari a 4,89 milioni di unità.
La crisi finanziaria blocca la crescita dell’economia reale. Nel post precedente del 10 febbraio 2008 abbiamo analizzato alcune delle cause che l’hanno determinata ed illustrato alcuni dei meccanismi, come i mutui subprime, che ne sono alla base. Abbiamo descritto la difficoltà per le banche, le società finanziarie ed assicurative di valutare, con margini di errore apprezzabile, le perdite effettive.
Gli strumenti finanziari sono molteplici. Oggi analizzeremo le obbligazioni strutturate, prodotti complessi venduti sul mercato retail ad inconsapevoli risparmiatori. Vediamone le caratteristiche.
Trattandosi di prodotti complessi ne analizzeremo solo la struttura di base, evitando le complessità appositamente inserite dagli architetti finanziari per nascondere il rischio ai risparmiatori, sufficiente però a farci comprendere il loro funzionamento.
Un’impresa per finanziarsi sul mercato emette dei titoli di debito denominati ‘titoli obbligazionari’, con scadenza - ad esempio - 7 anni e con un tasso di interesse annuo pari al 4%. Questo titolo è di semplice valutazione per un risparmiatore in quanto presta all’impresa del denaro sapendo che ogni anno riceverà una cedola pari al 4% e che alla scadenza, alla fine del settimo anno, vedrà restituito il capitale che ha prestato.
L’obbligazione strutturata ha come base l’obbligazione precedentemente descritta ma introduce un elemento che ne complica la valutazione ed incrementa il rischio per il risparmiatore. L’elemento in più è il seguente: il rendimento dell’obbligazione è anche legato (oltre che al tasso di interesse, come detto prima)  all’andamento di due indici azionari, ad esempio il Cac 40, che varia a seconda delle quotazioni delle maggiori azioni quotate alla borsa di Parigi, e l’indice S&P/Mib dei maggiori 40 titoli quotati alla Borsa di Milano. Questi indici vengono quotati giornalmente e variano a seconda dell’andamento dei prezzi delle azioni sottostanti, le 40 azioni per Parigi e le 40 azioni per Milano. Il contratto prevede per questa obbligazione strutturata che se il prezzo di acquisto sarà di 100 il tasso di interesse non sarà del 4% come la precedente obbligazione semplice illustrata ma del 2% annuo. Tale tasso aumenterà a condizione che i 2 indici azionari abbiano una rivalutazione al termine del settimo anno del 20% ciascuno. In tal caso il tasso di interesse aumenterà del 2%, mentre se vi sarà una rivalutazione del 30% dei due indici aumenterà del 3%. Importante è che ambedue gli indici si rivalutino almeno in quella percentuale minima. Se invece uno  si rivaluta e l’altro no il tasso di interesse sarà quello originale del 2%. Fermiamoci a questa costruzione semplice dato che le costruzioni finanziarie di questi prodotti prevedono indici più numerosi direttamente o inversamente correlati, che complicherebbero la spiegazione senza aggiungere molto alla comprensione.
E’ intuitivo che gli andamenti futuri di questi indici introducano a valutazioni complesse incentrate sul calcolo delle probabilità. Come dovrebbe essere intuitivo che la società che costruisce e vende questi prodotti effettua studi sulle serie storiche del valore di questi indici in modo da scegliere indici che con una probabilità elevata avranno rivalutazioni inferiori, nei 7 anni di vita dell’obbligazione, a quelle minime inserite nel contratto e che farebbero guadagnare il risparmiatore.
Il risparmiatore che ha pagato 100 questa obbligazione e vuole rivenderla ad esempio sul mercato dopo un anno avrà un brutta sorpresa: il suo titolo è valutato a 80, con una perdita secca in conto capitale del 20% e cioè se ha sottoscritto 100 mila euro ne riceverà in cambio 80 mila. Perché questo prezzo? La Banca che compra fa questo ragionamento: una obbligazione semplice ha un interesse del 4% annuo, l’obbligazione che compro invece ha un interesse certo del 2% annuo ed un interesse probabilisticamente legato agli incrementi dei due indici azionari. La Banca, che è un operatore professionale, valuta che la probabilità di rivalutazione dei due indici è molto bassa, per esempio siamo alla fine del ciclo di crescita delle Borse, per cui i prossimi anni vedranno un decremento dei valori e pertanto il rischio di avere solo il 2% di interesse annuo è elevato. Quota pertanto il titolo con un prezzo del 20% inferiore a quello di emissione.
Queste obbligazioni strutturate hanno al loro interno non solo indici complessi e di difficile valutazione ma possono anche essere legate al rendimento dei titoli emessi dai prestiti subprime. Il tutto rende di difficilissima valutazione le obbligazione strutturate. Il metodo per il calcolo del prezzo dell’obbligazione deve considerare molte variabili statistiche, le volatilità, le correlazioni, gli andamenti dei prezzi ecc. e non a caso tale metodo è stato denominato Montecarlo, città del gioco d’azzardo per antonomasia, a significare la casualità e l’imprevedibilità del rendimento futuro del titolo strutturato.
Questa realtà rende ancora più incerta la comprensione della profondità della crisi finanziaria, in quanto le istituzioni finanziarie che hanno in patrimonio queste obbligazioni evitano di dare al mercato l’esatto ammontare delle perdite, motivandolo con la difficoltà di valutazione. Agenzie specializzate parlano di centinaia di miliardi di dollari. Questi titoli sono stati ceduti sul mercato a risparmiatori privati e ad altri investitori istituzionali come fondi pensione, compagnie di assicurazioni, hedge fund. Li si considera già titoli spazzatura. Il mercato internazionale è attraversato dalla paura che grandi banche grandi compagnie di assicurazioni o società finanziarie possano fallire.
Infatti recentemente il Governo tedesco ha salvato dal fallimento due grandi banche, la Ikb e la Sachsen Lb, attraverso il finanziamento concesso da banche pubbliche. La banca pubblica Kfm ha rilasciato una garanzia di 9 miliardi di euro a favore della Ikb, mentre un gruppo di banche regionali (Landensbanken) ha concesso alla Sachsen una linea di credito per 17 miliardi. La Commissione UE sta indagando per verificare se le misure attuate dallo Stato tedesco sono compatibili  con le norme che regolano il mercato europeo.
Il mercato attende la imminente pubblicazione dei bilanci per avere una prima valutazione delle perdite complessive del sistema finanziario.

Mario Pennetta

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permalink | inviato da fulmini il 2/3/2008 alle 19:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Questo blog-rivista è una relazione telematica fondata sull’amicizia, un sentimento vivo e reciproco, una benevola disposizione intellettuale e morale.

Questo è un intreccio di lettura e scrittura, un luogo aperto di incontro, conversazione, partecipazione elaborativa, composto dalle rubriche minuscole di 'Fulmini' [autore] e dalle rubriche MAIUSCOLE di 'Saette' [co-autori]:

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